La comunicazione attraverso l'arte e la creatività in psicologia

Slide di Università sulla comunicazione attraverso l'arte e la creatività. Il Pdf esplora come l'arte stimoli l'autostima e rafforzi i legami sociali, citando Taddia e Montessori, e suggerisce attività per l'angolo dell'espressività in Psicologia.

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LA COMUNICAZIONE ATTRAVERSO
L’ARTE E LA CREATIVITA
DOTT.SSA SILVANA IZZO
PERCHÈARTE CREATIVITÀ?
L’arte offre un terreno di incontro nel quale si mobilitano molteplici risorse,
sperimentando nuovi linguaggi che stimolano la creatività. Essa rinvigorisce l’autostima
per la creazione di oggetti, rafforza i legami del gruppo di lavoro e restituisce fiducia
negli altri.
È indispensabile poter offrire diverse possibilità di approccio (manipolazione o
decorazione, etc.), che possano soddisfare le preferenze personali, cogliendo il “gesto
spontaneo” (Winnicott D. W., 1960).

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L'arte e la creatività

DOTT.SSA SILVANA IZZOPERCHÈ ARTE CREATIVITÀ? L'arte offre un terreno di incontro nel quale si mobilitano molteplici risorse, sperimentando nuovi linguaggi che stimolano la creatività. Essa rinvigorisce l'autostima per la creazione di oggetti, rafforza i legami del gruppo di lavoro e restituisce fiducia negli altri. È indispensabile poter offrire diverse possibilità di approccio (manipolazione o decorazione, etc.), che possano soddisfare le preferenze personali, cogliendo il “gesto spontaneo" (Winnicott D. W., 1960).

Colori e forme: dove le parole non arrivano

L'arte è strumento per consentire di trovare: Libertà interiore Propria Personalità Proprio Stile Allontanare le angosce e le alienazioni L'arte utilizza un linguaggio arcaico, ponendo l'individuo di nuovo in armonia con la sua struttura primordiale

Laboratori creativi

uno spazio specializzato per l'acquisizione di una tecnica Il laboratori creativi non verbali, in forma individuale e di gruppo, hanno come obiettivo il recupero della manualità per "progettare" e "costruire", ovvero, "comunicare" il proprio mondo interiore, attraverso la manipolazione dell'argilla ad esempio, del pennello e l'uso espressivo del colore.

  • Tali attività laboratoriali creano momenti di aggregazione che possono alleviare la sofferenza del disagio psichico e l'abilitazione verso l'autonomia (Alberto dal pennello al cucchiaio)

Il caso di Alberto

  • Età: 22
  • Diagnosi funzionale: pluridisabilità causata da un trauma perinatale. Assenza della parola, assenza di movimento degli arti inferiori e superiori, con motricità residua di questi ultimi.

sapere di esperienze sensoriali, quelle che facciamo da piccoli afferrando questo. Alberto, come spesso succede, è stato fortemente deprivato gli oggetti per portarli davanti agli occhi, metterli in bocca, farli cadere e vedere che succede. Alberto, come spesso accade, appare agli operatori come una persona che non può fare un sacco di cose, praticamente nulla, per cui viene spontaneo sostituirsi a lui in tutto. Lo trattano con molto riguardo, ma non credono che possa essere capace, dunque non gli chiedono nulla (e non si fa così troppo spes- so anche con i vecchi in casa di riposo?). Si decide di far provare ad Alberto un percorso attraverso l'uso di attività espressive: la sua mano ha una prensione molto compromessa, ma con l'aiuto di altri colleghi si costruisce un'impugnatura morbida e cicciotta a un pennello e si prova a osservare che effetto gli fa vedere che un suo gesto produce un colore. L'attività viene progettata e attuata con la giusta calma e definizione di obiettivi, si riesce così a vedere che dopo alcune volte il movimento della mano che tiene il pennello è intenzionale. Tale movimento definisce una macchia di colore e il vedere questo provoca ad Alberto un sorriso e/o un suo alzare lo sguardo verso l'operatore. I tempi di lavoro si allungano da pochi secondi a qualche minuto, il pennello non cade più con la frequenza delle prime volte. L'operatore è gratificato e si sente bravo, pur nella complessità del tutto.

Il pennello non cade più

è gratificato e si sente bravo, pur nella complessita A questo punto si prova a dare al nostro amico un altro ambiente- stimolo che ci permetterà di osservare che effetto gli fa vedere/sentire un suo gesto produrre un suono. Al posto del pennello gli viene dato un battente, sempre con la sua impugnatura personalizzata, e Alberto viene accompagnato in un percorso di esplorazione tattile- timbrico-sonora di oggetti che producono suoni. Anche in tal caso osserviamo la presenza di alcuni elementi che ci permettono di fare delle ipotesi di lavoro e di sostenere il senso dell'attività. Già, qual è il senso? Perché dovremmo perdere tempo a far colorare e far fare le musichette a una persona che non può fare niente da sola? Perché il passaggio successivo diventa questo: vogliamo provare a vedere se quella mano, che ha imparato a tenere il pennello e il battente e a muoverli, può tenere un cucchiaio e con questo portare alla bocca un boccone. Non sto dicendo che l'obiettivo è di far mangiare Alberto

autonomamente, ma tra il «non sei capace» e il «puoi fare tutto da solo» ci sono molti step intermedi. Così il tentativo viene portato avanti con gli stessi criteri: c'è un operatore di riferimento, sempre lui, e c'è un luogo ben costruito per provare (mi riferisco semplicemente al fatto che il tavolo, se si usa il tavolo, è a un'altezza adeguata, che il piatto e il cucchiaio sono posizionati correttamente, che non c'è nessuno che viene lì a rompere le scatole, e simili accorgimenti piccoli ma essenziali). La cosa funziona e nel giro di qualche mese Alberto mangia quasi metà del pasto da solo, senza essere imboccato. Il caso viene presentato in équipe, l'operatore è molto gratificato perché i colleghi, qualche volta scettici e distratti, vedono un breve video che documenta il lavoro e restano colpiti. Cambia la loro percezione, la loro rappresentazione mentale di Alberto. Purtroppo quasi sempre questi progressi sono fragili e basta poco, veramente poco, per distruggere la loro efficacia e ritornare a sistemi operativi basati sul sostituirsi alla persona anziché sul fornire sostegni, solo perché così si fa prima o natale della persona disabile come un IN PAOLINI, 2009 .

Imparare l'arte

Le attività manipolative si rivolgono ai ragazzi diversamente abili che, presentando spesso processi mentali ancorati al concreto più che astratti, hanno bisogno di svolgere attività di carattere pratico. In caso di disfunzione motoria si punta al miglioramento delle capacità grafo-motorie e di estensione del tratto In caso di ritardo mentale sull'aspetto ideativo - capacità senso-percettive; - sviluppare le abilità manuali; - l'attenzione e la memorizzazione

Utilizzo di materiali e strumenti

ATTRAVERSO L'UTILIZZO DEI MATERIALI E DEGLI STRUMENTI E ATTRAVERSO L'UTILIZZO DELLE TECNICHE USATE PER PRODURRE GLI OGGETTI;

  • Gratificazione;
  • Autostima (in genere carente);
  • Sviluppa la "creatività" che è importante anche per innescare processi mentali di tipo logico-astrattivi e di problem solving che in tali alunni sono seriamente compromessi;
  • Migliorano le capacità relazionali attraverso un processo importantissimo di socializzazione e del rispetto e l'acquisizione;

Organizzazione del lavoro sul foglio

Ogni essere umano ha bisogno di organizzare il suo spazio; farlo su uun foglio non è semplice: questa capacità è indice del livello di organizzazione interna del soggetto. Quanti fogli dare a testa? 1 Un foglio è l'ideale perché rappresenta uno spazio circoscritto da riempire, una struttura all'interno della quale mettere qualcosa adattando il mondo interno a quello esterno.

Biglietto da visita

  • Dopo una o due volte che ci si incontra, o la prima volta che la persona disegna, produce un qualcosa di unico nel suo genere.
  • E spesso l'esposizione della condizione dell'utente, il "peso sullo stomaco."

Cosa si guarda?

  • È importante tenere conto di tutti gli elementi : I colori , se sono falsi o naturali
  • Il protagonista chi è e cosa fa
  • Altre figure che possono esserci chi sono e cosa fanno
  • Il tempo dell'azione
  • Stabilità o precarietà del tratto e della forma

L'arte nel settore della disabilità

NEL SETTORE DELLA DISABILITÀ L'ARTE LAVORA SOPRATTUTTO COME RITORNO DEL IO: IL PAZIENTE SI RENDE CONTO CHE È IN GRADO DI COMUNICARE CON GLI ALTRI ED È PIÙ FACILE VERIFICARE I PROGRESSI E APPRENDERE COMPETENZE.

Arte e disabilità fisica

Il problema fondamentale nel profondo della psiche della persona con disabilità è: che cosa sono venut a fare sulla terra? ho un posto in questo mondo?

Funzione dell'arte con utenza specifica

L'ARTE CON QUESTO TIPO DI UTENZA NON È SOLO PASTICCIARE PUÒ AVERE ANCHE UNA FUNZIONE DI MANTENIMENTO O POTENZIAMENTO DELLE ABILITÀ, SCOPERTA DI NUOVE AUTONOMIE E NUOVE CAPACITÀ ESPRESSIVE. Vedi tecnica del collage, acquerello, musica

Scheda tecnica dell'attività

Gli operatori lavorano in sinergia per comprendere quali materiali siano più adatti allo specifico contesto. Le attività vanno progettate a partire dall'emersione di un bisogno.

  • A volte è la persona ad esprimere verbalmente un desidero ed a seguito di questa espressione il personale struttura progetta un materiale che vi risponda. Molto spesso ciò non è possibile per via della compromissione dell'utenza, è quindi responsabilità dell'utenza ed è responsabilità dell'organizzazione del servizio decidere cosa offrire agli ospiti. Per questo l'azione che deve precedere la progettazione è l'osservazione. Prendere coscienza di:
  • Lacune
  • Interessi
  • Competenze

Domande guida per l'osservatore

  • Cosa fa spontaneamente?
  • Cosa lo fa arrabbiare perché non riesce?
  • Di cosa parla? Nel progettare è importante concentrarsi più su quello che le persone possono fare piuttosto che su quello che non possono fare.
  • Secondo la Montessori, Scelta l'attività ed il materiale è importante fare una scheda tecnica

Cos'è una scheda tecnica?

Un documento che ci consenta di analizzare l'attività compilando alcuni campi

  • Nome dell'attività
  • Finalità
  • Materiale
  • Allestimento
  • Procedura d'esecuzione
  • Estensione
  • variazioni

procedure di presen- tecnica, mok tazione dell'attività, che viene così esposta in maniera univoca dal personale. Nella figura 4.1 viene presentato un modello di scheda.

Scheda tecnica dell'attività: form esemplificativo

Nome dell'attività Nomenclatura Finalità Scopo diretto:

  • riconoscere le immagini
  • appaiare un'immagine al nome corrispondente Scopo indiretto:
  • esercitare la competenza lingui- stica e il coordinamento oculo- manuale
  • favorire la concentrazione e l'at- tenzione
  • allenare la memoria a lungo e a breve termine
  • portare a termine un compito Materiale
  • Una scatola
  • Immagini su cartoncini (fiori, animali, insetti, uccelli, frutti) contrasse- gnati sul retro con il rispettivo nome
  • Cartellini plastificati riportanti i nomi delle immagini Allestimento Nella scatola è presente una serie di 10 immagini della stessa categoria e i rispettivi cartellini Procedura di esecuzione
  • Estrarre una a una tutte le immagini e disporle in fila di fronte a sé
  • Prendere i cartellini e, uno alla volta, dopo aver letto la scritta ad alta voce, cercare l'immagine corrispondente e riporlo sotto di essa
  • Procedere in ugual modo con tutti i cartellini
  • Girare le immagini una alla volta per accertarsi che siano corretti gli appaiamenti
  • Procedere con il riordino dei cartellini e delle immagini Estensione dell'attività Più complessa:
  • aumentare le immagini presenti contemporaneamente
  • lezione dei tre tempi
  • uso dell'alfabetario mobile
  • disporre le immagini per ordine alfabetico
  • mischiare le categorie di imma- gini: fiori con insetti, animali con frutti, ecc. Più semplice:
  • diminuire il numero di immagini da riconoscere e abbinare ai rispettivi cartellini Variazioni dell'attività
  • Variare le immagini
  • Utilizzare oggetti tridimensionali Modello esemplificativo della scheda tecnica di un'attività montessoriana.

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