Introduzione alla letteratura comparata: origini ed evoluzione in Italia

Documento di Armando Gnisci su introduzione alla letteratura comparata. Il Pdf, di livello universitario e di materia Letteratura, esplora la storia comparata della letteratura, le sue origini e l'evoluzione in Europa e in Italia, discutendo concetti chiave e nuove prospettive del Novecento.

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Introduzione alla letteratura comparata - Armando Gnisci
CAPITOLO 1: LA STORIA COMPARATA DELLA LETTERATURA
La comparazione storico-letteraria, come descritta da Hans Robert Jauss, non si limita a mettere in
relazione due o più opere o autori. Richiede l'intervento di un "terzo elemento", che è rappresentato
dall'interprete e dal suo punto di vista. Questo terzo elemento agisce come una norma teoretica, un principio
guida che orienta il confronto tra i testi. Infine, Jauss ricorda come, fin dai tempi degli umanisti e degli
illuministi, la comparazione tra autori e opere sia stata utilizzata per promuovere specifici ideali estetici e
morali, che riflettono le esigenze e i valori della società dell'epoca. In questo modo, la letteratura non è solo
un mezzo di espressione, ma anche un modo per influenzare e migliorare la società.
Hans Robert Jauss ha assegnato il compito di rinnovare la prospettiva sociale della letteratura alla storia
comparatistica. Questo obiettivo sembra oggi essere perseguito dalla storia letteraria, in particolare da quella
che cerca di superare la crisi delle storie letterarie di stampo nazionalista e di rimpiazzare i modelli di
studio formalistici.
Nel Settecento si scrivevano storie universali della letteratura nazionale e comparata, che hanno posto le
basi della storiografia letteraria comparata. Tuttavia, fu solo nella seconda metà dell'Ottocento che questa
disciplina venne istituita come insegnamento in alcune università francesi, portando a una crescente
identificazione tra letteratura comparata e storia comparata delle letterature europee. Oggi, la storia della
comparatistica letteraria europea può essere riletta come una sequenza di tre fasi:
-la "pratica" della storia letteraria, che riflette le origini storiografiche della letteratura comparata;
-la "critica", che si riferisce alla crisi della storia letteraria intorno al Novecento;
-la "teoria", che indica il cambiamento avvenuto dagli anni Settanta in poi, il quale ha rinnovato gli studi
letterari e la comparatistica internazionale, contribuendo alla ricostruzione della storiografia letteraria.
La storia letteraria nazionale
A partire dalla metà degli anni Novanta, la storia letteraria italiana ha vissuto una trasformazione
significativa, abbandonando i tradizionali approcci cronologici che si concentravano su periodi storici e
movimenti letterari. Nuove opere hanno iniziato a privilegiare un'analisi basata sui generi letterari,
offrendo così uno sguardo più dettagliato sull’evoluzione e l'interazione di questi generi con i contesti
socio-culturali. Questo cambio di prospettiva mette in luce come i generi non solo si sviluppano nel tempo,
ma anche come riflettano e influenzino le dinamiche culturali e sociali.
Un esempio notevole di questo approccio è il Manuale di letteratura italiana “Storia per generi e per
problemi”, curato da F. Brioschi e C. Di Girolamo. Questo testo suddivide la storia della letteratura italiana
in tre grandi periodi: dal Cinquecento alla metà del Settecento; dalla metà del Settecento all'Uni
d'Italia; dall'Unità d'Italia fino alla fine del Novecento.
Sebbene questo approccio permetta una visione sistematica della letteratura italiana, mantiene concetti
come "scambio", "sfondo" e "contesto" senza metterli in discussione, riflettendo una certa persistenza delle
tradizioni interpretative.
D’altro canto, il Manuale “La scrittura e l'interpretazione”, curato da Luperini, Cataldi e Marchiani,
rappresenta un’innovazione significativa. Questo manuale combina l’analisi dei generi letterari con una
prospettiva comparativa che integra la letteratura italiana con altre tradizioni letterarie internazionali. Inoltre,
il testo tratta la periodizzazione non solo in termini di evoluzione letteraria, ma anche attraverso una lente
economica, politica e sociale, offrendo una visione più complessa del sistema letterario.
La comparatistica internazionale ha messo in discussione i concetti tradizionali di "sfondo" e "contesto"
utilizzati nella storia letteraria italiana. La ricerca comparatistica ha approfondito come le letterature si
influenzino reciprocamente e come si sviluppino in un contesto globale, mentre in Italia c’è stata una certa
riluttanza a integrare queste nuove acquisizioni metodologiche. Questo fenomeno può essere spiegato da due
fattori principali: un forte focus sulla propria letteratura nazionale e il bisogno di costruire e raccontare
un'identità culturale distintiva.
Un'eccezione significativa a questa tendenza è il lavoro di Luperini e dei suoi collaboratori, che cercano di
superare i limiti dell'approccio tradizionale integrando una prospettiva comparatistica. In questo senso,
il manuale non si limita a descrivere la letteratura italiana in isolamento, ma la colloca all’interno di un
panorama più ampio, riflettendo le influenze e le interazioni con altre tradizioni letterarie. Questa
evoluzione nella storiografia letteraria italiana si inserisce in un contesto più ampio, dove la comparatistica ha
messo in evidenza la necessità di considerare le letterature in un quadro multiculturale e
multilinguistico.
Breve storia delle storie letterarie comparate - Dal Settecento alla prima metà del Novecento
La comparazione storiografica letteraria in Europa comincia a definirsi nella seconda metà del
Settecento, con la nascita della storia "universale" della letteratura e l'emergere della critica comparata
nel Romanticismo. Questi approcci, insieme alla storia letteraria "nazionale", formano le basi della storia
comparata della letteratura.
In Italia, nonostante lavori come quelli di Giovanni Getto nella Storia delle storie letterarie (1942), la
riflessione sulla storia comparata della letteratura ha enfatizzato la diversità dei modelli narrativi piuttosto
che l'integrazione tra storia universale e nazionale. La storia letteraria ha cercato di comprendere e
raccontare la cultura attraverso i testi, sia a livello nazionale che globale. Esempi significativi in Italia includono
la Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi e l'opera del gesuita spagnolo Juan Andrés.
Mentre Andrés, con il suo approccio enciclopedico, offriva una visione globale, il modello dominante è
stato quello di Tiraboschi e Francesco de Sanctis, focalizzato sulla storia nazionale.
A livello europeo, il modello universalistico si è espresso attraverso opere come il Discorso sopra le
vicende della letteratura (1760) di Carlo Denina, che adottava un approccio comparatistico e tentava di
mettere in luce le differenze tra le tradizioni letterarie europee, mirando a una storia della cultura più
integrata.
Nel XIX secolo, la storiografia letteraria italiana era profondamente influenzata da due principali
orientamenti ideologici: quello clericale e quello illuministico. Un esempio della visione clericale è
rappresentato dalla Storia della letteratura italiana (1865) di Cesare Cantù, mentre la prospettiva
illuministica è incarnata nelle Lezioni di letteratura italiana (1866-1872) di Luigi Settembrini. Sulla base di
queste influenze, Francesco De Sanctis sviluppò una concezione della storia della letteratura come storia
della coscienza civile della nazione, riflettendo i limiti e le peculiarità culturali del suo tempo.
In Europa, la riflessione storiografica seguiva percorsi diversi. Madame de Staël, nel suo De la littérature
(1800), offriva una prospettiva illuministica, mentre Schlegel, con il suo Aesthetik (1815), proponeva una
visione più influenzata dalla tradizione cattolica. Sismondi, nei suoi volumi, si dedicava all'analisi comparata
delle letterature romanze e del loro legame con le letterature mediorientali, ma la struttura del suo lavoro,
che trattava le letterature separatamente senza una sintesi sincronica, limitava l'efficacia dell'approccio
comparativo.
A metà del XIX secolo, la comparazione storiografica letteraria iniziava a prendere piede in Francia, con
studiosi come Villemain e Ampère che cercavano di identificare temi e forme letterarie comuni all'Europa
medievale. Questo periodo vide anche la nascita di studi sulle influenze reciproche tra autori e opere, come
dimostrano Jean-Jacques Rousseau et les origines du cosmopolitisme littéraire (1895) di Texte e Le
fonti dell'Orlando Furioso (1876). L'emergere di un canone letterario europeo, definito sulla base della
"singolarità" e dell'originalità degli autori, contribuì a definire i classici della letteratura occidentale.
L'epoca di maggiore fiducia nell'unità della cultura europea si colloca tra gli anni '30 e '40 del Novecento,
quando opere fondamentali nella storia letteraria comparata furono pubblicate da studiosi come Paul Hazard,
Ernst Robert Curtius ed Erich Auerbach. Tra i pionieri di questo campo c'è Paul Hazard, che esplorò la
crisi della coscienza europea nel Seicento. La sua opera esaminava come il relativismo culturale e il
confronto tra diverse civiltà avessero messo in discussione i fondamenti della cultura europea,
tradizionalmente legittimati dalla Bibbia. Hazard rappresenta un esempio di "storia della cultura", un
genere che emerse alla fine del Settecento e che si rivelò particolarmente utile per la storia letteraria
comparatistica.

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La storia comparata della letteratura

La comparazione storico-letteraria, come descritta da Hans Robert Jauss, non si limita a mettere in relazione due o più opere o autori. Richiede l'intervento di un "terzo elemento", che è rappresentato dall'interprete e dal suo punto di vista. Questo terzo elemento agisce come una norma teoretica, un principio guida che orienta il confronto tra i testi. Infine, Jauss ricorda come, fin dai tempi degli umanisti e degli illuministi, la comparazione tra autori e opere sia stata utilizzata per promuovere specifici ideali estetici e morali, che riflettono le esigenze e i valori della società dell'epoca. In questo modo, la letteratura non è solo un mezzo di espressione, ma anche un modo per influenzare e migliorare la società.

Hans Robert Jauss ha assegnato il compito di rinnovare la prospettiva sociale della letteratura alla storia comparatistica. Questo obiettivo sembra oggi essere perseguito dalla storia letteraria, in particolare da quella che cerca di superare la crisi delle storie letterarie di stampo nazionalista e di rimpiazzare i modelli di studio formalistici.

Nel Settecento si scrivevano storie universali della letteratura nazionale e comparata, che hanno posto le basi della storiografia letteraria comparata. Tuttavia, fu solo nella seconda metà dell'Ottocento che questa disciplina venne istituita come insegnamento in alcune università francesi, portando a una crescente identificazione tra letteratura comparata e storia comparata delle letterature europee. Oggi, la storia della comparatistica letteraria europea può essere riletta come una sequenza di tre fasi:

  • la "pratica" della storia letteraria, che riflette le origini storiografiche della letteratura comparata;
  • la "critica", che si riferisce alla crisi della storia letteraria intorno al Novecento;
  • la "teoria", che indica il cambiamento avvenuto dagli anni Settanta in poi, il quale ha rinnovato gli studi letterari e la comparatistica internazionale, contribuendo alla ricostruzione della storiografia letteraria.

La storia letteraria nazionale

A partire dalla metà degli anni Novanta, la storia letteraria italiana ha vissuto una trasformazione significativa, abbandonando i tradizionali approcci cronologici che si concentravano su periodi storici e movimenti letterari. Nuove opere hanno iniziato a privilegiare un'analisi basata sui generi letterari, offrendo così uno sguardo più dettagliato sull'evoluzione e l'interazione di questi generi con i contesti socio-culturali. Questo cambio di prospettiva mette in luce come i generi non solo si sviluppano nel tempo, ma anche come riflettano e influenzino le dinamiche culturali e sociali.

Un esempio notevole di questo approccio è il Manuale di letteratura italiana "Storia per generi e per problemi", curato da F. Brioschi e C. Di Girolamo. Questo testo suddivide la storia della letteratura italiana in tre grandi periodi: dal Cinquecento alla metà del Settecento; dalla metà del Settecento all'Unità d'Italia; dall'Unità d'italia fino alla fine del Novecento.

Sebbene questo approccio permetta una visione sistematica della letteratura italiana, mantiene concetti come "scambio", "sfondo" e "contesto" senza metterli in discussione, riflettendo una certa persistenza delle tradizioni interpretative.

D'altro canto, il Manuale "La scrittura e l'interpretazione", curato da Luperini, Cataldi e Marchiani, rappresenta un'innovazione significativa. Questo manuale combina l'analisi dei generi letterari con una prospettiva comparativa che integra la letteratura italiana con altre tradizioni letterarie internazionali. Inoltre, il testo tratta la periodizzazione non solo in termini di evoluzione letteraria, ma anche attraverso una lente economica, politica e sociale, offrendo una visione più complessa del sistema letterario.

La comparatistica internazionale ha messo in discussione i concetti tradizionali di "sfondo" e "contesto" utilizzati nella storia letteraria italiana. La ricerca comparatistica ha approfondito come le letterature si influenzino reciprocamente e come si sviluppino in un contesto globale, mentre in Italia c'è stata una certa riluttanza a integrare queste nuove acquisizioni metodologiche. Questo fenomeno può essere spiegato da due fattori principali: un forte focus sulla propria letteratura nazionale e il bisogno di costruire e raccontare un'identità culturale distintiva.Un'eccezione significativa a questa tendenza è il lavoro di Luperini e dei suoi collaboratori, che cercano di superare i limiti dell'approccio tradizionale integrando una prospettiva comparatistica. In questo senso, il manuale non si limita a descrivere la letteratura italiana in isolamento, ma la colloca all'interno di un panorama più ampio, riflettendo le influenze e le interazioni con altre tradizioni letterarie. Questa evoluzione nella storiografia letteraria italiana si inserisce in un contesto più ampio, dove la comparatistica ha messo in evidenza la necessità di considerare le letterature in un quadro multiculturale e multilinguistico.

Breve storia delle storie letterarie comparate - Dal Settecento alla prima metà del Novecento

La comparazione storiografica letteraria in Europa comincia a definirsi nella seconda metà del Settecento, con la nascita della storia "universale" della letteratura e l'emergere della critica comparata nel Romanticismo. Questi approcci, insieme alla storia letteraria "nazionale", formano le basi della storia comparata della letteratura.

In Italia, nonostante lavori come quelli di Giovanni Getto nella Storia delle storie letterarie (1942), la riflessione sulla storia comparata della letteratura ha enfatizzato la diversità dei modelli narrativi piuttosto che l'integrazione tra storia universale e nazionale. La storia letteraria ha cercato di comprendere e raccontare la cultura attraverso i testi, sia a livello nazionale che globale. Esempi significativi in Italia includono la Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi e l'opera del gesuita spagnolo Juan Andrés.

Mentre Andrés, con il suo approccio enciclopedico, offriva una visione globale, il modello dominante è stato quello di Tiraboschi e Francesco de Sanctis, focalizzato sulla storia nazionale.

A livello europeo, il modello universalistico si è espresso attraverso opere come il Discorso sopra le vicende della letteratura (1760) di Carlo Denina, che adottava un approccio comparatistico e tentava di mettere in luce le differenze tra le tradizioni letterarie europee, mirando a una storia della cultura più integrata.

Nel XIX secolo, la storiografia letteraria italiana era profondamente influenzata da due principali orientamenti ideologici: quello clericale e quello illuministico. Un esempio della visione clericale è rappresentato dalla Storia della letteratura italiana (1865) di Cesare Cantù, mentre la prospettiva illuministica è incarnata nelle Lezioni di letteratura italiana (1866-1872) di Luigi Settembrini. Sulla base di queste influenze, Francesco De Sanctis sviluppo una concezione della storia della letteratura come storia della coscienza civile della nazione, riflettendo i limiti e le peculiarità culturali del suo tempo.

In Europa, la riflessione storiografica seguiva percorsi diversi. Madame de Staël, nel suo De la littérature (1800), offriva una prospettiva illuministica, mentre Schlegel, con il suo Aesthetik (1815), proponeva una visione più influenzata dalla tradizione cattolica. Sismondi, nei suoi volumi, si dedicava all'analisi comparata delle letterature romanze e del loro legame con le letterature mediorientali, ma la struttura del suo lavoro, che trattava le letterature separatamente senza una sintesi sincronica, limitava l'efficacia dell'approccio comparativo.

A metà del XIX secolo, la comparazione storiografica letteraria iniziava a prendere piede in Francia, con studiosi come Villemain e Ampère che cercavano di identificare temi e forme letterarie comuni all'Europa medievale. Questo periodo vide anche la nascita di studi sulle influenze reciproche tra autori e opere, come dimostrano Jean-Jacques Rousseau et les origines du cosmopolitisme littéraire (1895) di Texte e Le fonti dell'Orlando Furioso (1876). L'emergere di un canone letterario europeo, definito sulla base della "singolarità" e dell'originalità degli autori, contribuì a definire i classici della letteratura occidentale.

L'epoca di maggiore fiducia nell'unità della cultura europea si colloca tra gli anni '30 e '40 del Novecento, quando opere fondamentali nella storia letteraria comparata furono pubblicate da studiosi come Paul Hazard, Ernst Robert Curtius ed Erich Auerbach. Tra i pionieri di questo campo c'è Paul Hazard, che esplorò la crisi della coscienza europea nel Seicento. La sua opera esaminava come il relativismo culturale e il confronto tra diverse civiltà avessero messo in discussione i fondamenti della cultura europea, tradizionalmente legittimati dalla Bibbia. Hazard rappresenta un esempio di "storia della cultura", un genere che emerse alla fine del Settecento e che si rivelò particolarmente utile per la storia letteraria comparatistica.Ernst Robert Curtius, con la sua analisi storico-filologica, puntava a rivelare la struttura della letteratura europea. Curtius si focalizzava su generi letterari, forme metriche, topoi e personaggi, recuperando la letteratura latina del primo Medioevo come un ponte tra il mondo antico e quello moderno.

Erich Auerbach, condividendo l'approccio filologico e storico-sintetico di Curtius, si concentrava sul "realismo" e sulla mutazione della rappresentazione della realtà nella letteratura europea.

Mihály Babits, poeta e critico ungherese, introdusse l'idea di una corrente letteraria universale da cui derivano le singole letterature nazionali. Babits vedeva questa continuità come un antidoto al crescente nazionalismo e sottolineava la continuità della letteratura europea da Omero al Novecento. Tuttavia, la sua visione è stata criticata per il suo eccessivo classicismo e per l'esclusione delle letterature espresse in lingue europee "minori".

Giacomo Prampolini rappresenta un altro contributo fondamentale con la sua Storia universale della letteratura (1948). Prampolini riprese il modello storiografico universalistico derivato dall'ideologia romantica, proponendo l'idea di una "letteratura mondiale" caratterizzata da diversità e differenze di sviluppo letterario. Sottolineò il ruolo delle minoranze etniche e critico i limiti del canone occidentale, introducendo il concetto di "metaletteratura" per analizzare linguaggi particolari come quelli degli autori modernisti, e riprendendo l'idea goethiana di "Weltliteratur".

La crisi della storia letteraria

Negli anni della seconda metà del Novecento, lo studio della storia della letteratura ha vissuto molti cambiamenti significativi. Le nuove idee hanno riguardato sia i metodi di analisi dei testi sia il modo in cui si pensa alla relazione tra letteratura e società. Tra i cambiamenti più importanti, c'è stato un rinnovato interesse per il modo in cui i testi letterari sono strutturati e come comunicano significato.

Gerard Genette, per esempio, ha studiato come le storie vengono raccontate e come la loro struttura influisce sulla nostra comprensione. Jurij M. Lotman ha esaminato come i testi si inseriscono in un contesto culturale più ampio e come i segni e i simboli usati nei testi siano parte di un sistema culturale più grande.

Oltre a questi approcci formali, ci sono stati sviluppi importanti nel campo della sociologia e della comunicazione. Lucien Goldmann ha proposto che la letteratura rifletta le idee e le strutture mentali dei gruppi sociali. Pierre Bourdieu ha introdotto il concetto di "campo letterario", studiando come le istituzioni e le norme influenzano la produzione e la ricezione dei testi. La sua idea era che il successo di un'opera letteraria dipendesse anche dalle condizioni sociali e dalle dinamiche di potere.

Un'altra innovazione fondamentale è stata la teoria della ricezione di Hans Robert Jauss. Jauss ha spostato l'attenzione dal rapporto tra autore e testo al rapporto tra testo e lettore. Ha sostenuto che la storia della letteratura dovrebbe considerare come i lettori di diverse epoche interpretano i testi e come le loro aspettative cambiano nel tempo. Wolfgang Iser e Umberto Eco hanno ulteriormente sviluppato queste idee, analizzando come i testi guidano la risposta dei lettori e come il significato emerge dall'interazione tra il testo e il lettore. Un cambiamento importante è stato il passaggio dall'idea di influenza all'idea di ricezione.

In passato si pensava che le letterature minori semplicemente importassero elementi dalle letterature maggiori. Oggi, invece, si considera che ogni processo di influenza comporti una reinterpretazione attiva dei testi.

Nel corso della seconda metà del Novecento, la visione tradizionale della letteratura comparata ha subito importanti cambiamenti. Un contributo cruciale a questo rinnovamento è stato dato da Leo Spitzer, che ha messo in discussione l'idea che le letterature minori importassero passivamente temi e forme dalle letterature maggiori. Spitzer ha sostenuto che il processo di influenza deve essere visto come un processo attivo di ricezione e appropriazione, dove i testi vengono reinterpretati in nuovi contesti culturali. Questo cambiamento di prospettiva ha portato alla revisione del modello eurocentrico, che per lungo tempo aveva dominato gli studi letterari. In particolare, la visione eurocentrica tendeva a considerare le letterature non occidentali come semplici derivati di quelle europee. Con la nuova enfasi sulla ricezione e sull'appropriazione, si è cominciato a riconoscere l'importanza delle risposte attive e creative delle culture diverse.

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