L'attentato di Sarajevo del 1914 e l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando innescarono la Prima Guerra Mondiale. L'Austria-Ungheria, sospettando il coinvolgimento della Serbia, presentò un ultimatum che portò alla guerra. La strategia tedesca, l'entrata in guerra del Regno Unito e la disgregazione dell'internazionalismo segnarono il conflitto, che si trasformò in una guerra di trincea e si espanse globalmente con l'entrata degli Stati Uniti nel 1917.
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L'attentato di Sarajevo e le conseguenze diplomatiche
Il 28 giugno 1914, l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, a Sarajevo fu il catalizzatore che innescò la Prima Guerra Mondiale. L'Austria-Ungheria, sospettando il coinvolgimento della Serbia nell'attentato e vedendo una minaccia nel crescente nazionalismo slavo, presentò un ultimatum a Belgrado il 23 luglio 1914. Le richieste austriache includevano la soppressione di ogni attività anti-austriaca e la partecipazione di investigatori austriaci nelle indagini sull'assassinio. La Serbia accettò la maggior parte delle condizioni, ma rifiutò l'intervento austriaco nelle indagini, considerandolo un'infrangimento della propria sovranità. L'Austria-Ungheria, insoddisfatta della risposta serba, dichiarò guerra il 28 luglio. Questo evento scatenò una serie di alleanze militari preesistenti: la Russia, alleata della Serbia, iniziò la mobilitazione delle proprie truppe, portando la Germania, alleata dell'Austria-Ungheria, a dichiarare guerra alla Russia il 1° agosto e alla Francia il 3 agosto.
La strategia tedesca e l'entrata in guerra del Regno Unito
La Germania, temendo un conflitto su due fronti con la Francia a ovest e la Russia a est, attuò il Piano Schlieffen, che prevedeva un attacco rapido alla Francia attraverso il Belgio neutrale, per poi concentrarsi sulla Russia. La violazione della neutralità belga, tuttavia, provocò la reazione del Regno Unito, che aveva garantito l'integrità territoriale del Belgio con il Trattato di Londra del 1839. Il 4 agosto 1914, il Regno Unito dichiarò guerra alla Germania. La guerra di movimento prevista dal piano tedesco si trasformò presto in una guerra di posizione, con la creazione di un esteso sistema di trincee che si estendeva dal Mare del Nord fino alla frontiera svizzera.
La disgregazione dell'internazionalismo e l'ascesa della guerra di trincea
L'entusiasmo iniziale per la guerra si affievolì rapidamente di fronte alla realtà di un conflitto prolungato e devastante. Le forze politiche internazionaliste, che avevano promosso la solidarietà tra i lavoratori al di là delle frontiere nazionali, si trovarono divise. In molti casi, come per la socialdemocrazia in Germania e il partito socialista in Francia, scelsero di sostenere i rispettivi governi nella guerra. La Seconda Internazionale, che aveva rappresentato un movimento di solidarietà operaia, si disgregò con l'inizio del conflitto. Sul campo di battaglia, la guerra di movimento cedette il passo a una guerra di trincea, caratterizzata da un fronte statico e da battaglie estremamente sanguinose, che si protrassero per anni.
L'espansione globale del conflitto e l'entrata degli Stati Uniti
La guerra, originariamente confinata all'Europa, si estese a livello mondiale con l'entrata in guerra di nazioni extraeuropee. Il Giappone si unì agli Alleati nel 1914, seguito da Impero Ottomano, Bulgaria e altri che si unirono alle Potenze Centrali. L'Italia, inizialmente alleata delle Potenze Centrali, entrò in guerra nel 1915 a fianco degli Alleati, seguita da altre nazioni come Portogallo, Romania e Grecia. L'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917, motivata da attacchi indiscriminati ai propri mercantili da parte dei sottomarini tedeschi e dal telegramma Zimmermann, fu un punto di svolta che portò nuove risorse e truppe nel conflitto. La guerra si era ormai trasformata in un confronto globale che coinvolgeva nazioni di tutti i continenti.
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