La biografia
Le origini
Di origini catanesi, Giovanni Verga apparteneva ad una famiglia nobile di Vizzini, piccola contrada della campagna siciliana. Primo di cinque fratelli, nacque il 2 settembre 1840 a Catania, come riportato nell’atto di nascita conservato negli archivi del Senato della Repubblica italiana.
Gli studi e la prima formazione
Il gusto letterario romantico e l’amore per il patriottismo furono ereditati da Verga durante la formazione nella scuola secondaria di don Antonino Abate. A seguito di un’epidemia di colera, la famiglia Verga lasciò la città per rifugiarsi nella campagna e questo periodo legato all’adolescenza ispirerà molte novelle tra cui Cavalleria rusticana. Dopo l’iscrizione alla facoltà di legge, Verga abbandonò gli studi per dedicarsi al giornalismo politico e all’attività letteraria pubblicando i primi scritti.
Le prime esperienze a Catania
Le violente sommosse nella provincia catanese, ispirarono Verga nella stesura della novella Libertà in cui si affronta il tema drammatico delle rivolte popolari per l’abolizione del dazio arrivando a saccheggiare le proprie terre. Dopo aver lasciato gli studi di legge, Verga si recò a Firenze, capitale del Regno e punto d'incontro di numerosi intellettuali, ed ebbe modo di conoscere Luigi Capuana, critico della Nazione. A questo periodo corrisponde la stesura del romanzo Storia di una capinera, di grande successo.
Il ventennio a Milano
Durante gli anni trascorsi a Milano, Verga approfondirà la sua poetica in linea con le opinioni del verismo e del naturalismo contribuendo alla stesura degli scritti Eva e Nedda con influenze legate a scrittori come Zola e Flaubert. Nel 1878 viene pubblicata la novella Rosso Malpelo e il progetto di voler scrivere cinque romanzi intitolati successivamente in Il Ciclo dei Vinti e rappresentativi di ogni stato sociale.
Il ritorno a Catania
In seguito ad una crisi psicologica rispetto a problemi finanziari, Verga decise di tornare in Sicilia e terminò la prima stesura del romanzo Mastro-don Gesualdo ottenendo un buon successo dalla critica e dal pubblico. Successivamente decise di portare avanti il progetto de Il Ciclo dei Vinti e parallelamente venne rappresentata l’opera Cavalleria rusticana a teatro musicata da Pietro Mascagni.
La crisi creativa e gli ultimi anni
A causa della crisi creativa, Verga si allontanò dai principi del Verismo per ritornare allo stile post-romantico. Cercò di portare a termine il progetto de Il Ciclo dei Vinti senza riuscire mai a concludere. Gli ultimi anni furono caratterizzati da impegni politici e ultimi scritti; approvò la repressione delle proteste sindacali dei Fasci siciliani, appoggiati dal governo Crispi, allontanandosi definitivamente dalle idee politiche dei naturalisti francesi. Verga adottò idee conservatrici e appoggiò il colonialismo italiano. Nonostante questo rimase benevolo nei confronti delle classi più umili. Durante la prima guerra mondiale prese posizione a favore degli interventisti e si avvicinò nel dopoguerra al movimento fascista. Nel 1920 ricevette a Roma la nomina di senatore del Regno dal Re Vittorio Emanuele III. Morì in seguito a un’emorragia cerebrale due anni dopo nella sua città natia.
La poetica e le idee
Alla base del pensiero verghiano è presente l’influsso della teoria del darwinismo sociale e il pessimismo dell’impersonalità, della scientificità e del naturalismo senza speranza di miglioramento sociale. Lo scrittore nega qualsiasi tipo di felicità, anche da parte delle classi più agiate, ma il valore della famiglia e del lavoro possono contribuire al raggiungimento della felicità.
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