Documento su MIDI - Musical Instrument Digital Interface. Il Pdf esplora l'evoluzione dei sintetizzatori, dai modelli modulari ai più compatti, analizzando i contributi di pionieri come Moog e le innovazioni di ARP, con focus su inviluppi ADSR e LFO, per la materia Musica a livello Universitario.
Mostra di più28 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
MIDI (Musical Instrument Digital Interface) è un protocollo che consente la comunicazione tra strumenti musicali elettronici, computer e altri dispositivi, permettendo loro di scambiarsi informazioni in modo standardizzato.
Un'interfaccia è un sistema che permette a due o più entità di collegarsi e scambiarsi informazioni. Nel contesto MIDI, l'interfaccia assicura una connessione efficace tra i dispositivi.
Negli strumenti musicali elettronici, la generazione del suono avviene senza parti meccaniche in movimento, basandosi interamente su circuiti e sistemi digitali o analogici per produrre il segnale sonoro.
1964: Il crescente desiderio dei musicisti di esplorare nuove sonorità porta alla nascita dei primi sintetizzatori, grazie al contributo di alcuni pionieri.
I primi sintetizzatori, come quelli di Moog, erano modulari: composti da vari moduli, ciascuno con una specifica funzione. In questi strumenti, il controllo del suono è separato dalla generazione sonora.
I primi sintetizzatori erano analogici e monofonici (capaci di suonare una sola nota per volta). Il primo synth di Moog era monofonico e si affermò presto nella musica sperimentale.
Nel 1968, Walter Carlos (successivamente noto come Wendy Carlos) incise "Switched-On Bach", un album di brani classici riarrangiati per sintetizzatore. La timbrica sintetica che ricordava l'orchestra fece colpo sul pubblico, e Carlos divenne noto per il successo di "MoogMania", che ispirò molti musicisti a utilizzare i synth Moog.
Il MiniMoog, lanciato nel 1970, fu una svolta per l'azienda Moog e risollevò le vendite. Ecco l'evoluzione del MiniMoog:
Il MiniMoog è un sintetizzatore compatto (o integrato), già cablato internamente, in contrasto con i sintetizzatori modulari, in cui ogni modulo deve essere collegato manualmente.
La ARP fu fondata da Alan R. Pearlman, un ingegnere che, dopo aver venduto le sue quote in un'altra azienda, decise di intraprendere un nuovo percorso nel mondo dei sintetizzatori. Spinto dall'interesse per la tecnologia musicale e dall'esperienza maturata con i sistemi Moog e Buchla, Pearlman mirava a creare strumenti più affidabili e versatili.
Il primo grande progetto della ARP fu il ARP 2500, un sintetizzatore modulare concepito per superare alcune limitazioni osservate nei Moog. Pearlman considerava il 2500 più affidabile, poiché affrontava problemi comuni nei Moog, come la frequente perdita di accordatura e la complessità dei cablaggi frontali.
Il design del 2500 si distingueva per un approccio ingegneristico innovativo. I pannelli modulari presentavano uno schema di color-coding per facilitare l'uso e includevano una matrice di switch multiposizione, detta metric-switches, per sostituire i classici cavi di patch. Tuttavia, questa soluzione non si rivelò completamente vincente rispetto alla flessibilità dei cablaggi Moog.
Sebbene il 2500 fosse tecnicamente avanzato, i costi di produzione e assemblaggio risultarono elevati, rendendolo economicamente meno competitivo. Anche la tastiera, che utilizzava un sistema a due colori per emulare il funzionamento di due tastiere separate, era innovativa ma contribuiva a complicare ulteriormente il prodotto.
Per promuovere i propri strumenti, ARP adottò una strategia aggressiva, regalando sintetizzatori ad artisti, studi cinematografici e altre figure influenti nel settore musicale. Questa mossa, pensata per aumentare la visibilità del marchio, aiutò ARP a costruire la sua reputazione, pur con un impatto limitato sui profitti iniziali.
Nonostante le sfide, l'ARP 2500 rimane un simbolo di innovazione e della visione pionieristica di Alan R. Pearlman nel panorama della musica elettronica.
Nel 1972, la ARP presentò l'Odyssey, un sintetizzatore compatto progettato per offrire una gamma di possibilità più ampia rispetto al celebre MiniMoog. Sebbene più piccolo, l'Odyssey si distingueva per una circuiteria più complessa, che gli conferiva maggiore flessibilità sonora rispetto al suo concorrente diretto.
Una delle caratteristiche più discusse dell'Odyssey era il filtro, che ARP progettò ispirandosi al design della Moog, una scelta che suscitò polemiche ma garantì al sintetizzatore una sonorità ricca e distintiva.
Il pannello di controllo era dotato di un set di fader, selettori e un sistema di color-coding che facilitava la navigazione tra le funzioni, rendendo l'Odyssey più intuitivo rispetto a molti altri strumenti dell'epoca. Tuttavia, il potenziometro per il pitch, nonostante fosse un elemento innovativo, era considerato poco ergonomico, il che rappresentava un piccolo difetto nell'uso pratico.
L'Odyssey trovò presto il favore di musicisti e produttori, grazie al suo equilibrio tra dimensioni contenute e prestazioni avanzate. Rimane uno dei sintetizzatori più iconici della ARP, apprezzato per la sua versatilità e il design pionieristico che univa funzionalità avanzate a un formato più portatile rispetto ai grandi sintetizzatori modulari.
L'Electronic Music Studios (EMS) fu fondato alla fine degli anni '60 da Peter Zinovieff, un uomo di buona famiglia e tra i primi a dotarsi di un computer per uso personale in studio. Originariamente, EMS non nacque come un'azienda produttrice di strumenti elettronici, ma come uno studio di registrazione e sperimentazione musicale.
L'EMS VCS3 fu il primo sintetizzatore prodotto dall'azienda, coincidente con il suo anno di fondazione. Si trattava di un sintetizzatore modulare compatto con una matrice di pin, un sistema innovativo che consentiva di chiudere circuiti interni semplicemente inserendo i pin nei punti desiderati. Questo design lo rendeva ideale anche per scopi didattici, poiché semplificava l'esplorazione delle possibilità sonore.
Il VCS3 era dotato di:
In seguito, EMS sviluppò il Synthi A (AKS), una versione portatile del VCS3. Questo modello integrava una tastiera piatta (non meccanica) e un sequencer nella parte inferiore. Fu uno strumento popolare anche tra artisti famosi, come i Pink Floyd, che lo utilizzarono in alcune delle loro produzioni.
Nonostante l'innovazione, EMS faticò a competere con giganti come Moog e ARP. Il tentativo di realizzare un sintetizzatore più imponente portò alla creazione del Synthi 100, uno strumento di grandi dimensioni, ma con scarso successo commerciale.
Nel frattempo, i sintetizzatori iniziavano a lasciare il segno anche nel rock. Nel 1970, il brano "Lucky Man" degli Emerson, Lake & Palmer includeva un memorabile assolo di sintetizzatore eseguito con un Moog modulare, quando questi strumenti erano ancora lontani dalla popolarità di massa.
Nel 1971, il tastierista Keith Emerson, pioniere nell'uso dei sintetizzatori nei live, utilizzò questi strumenti nel brano "Knife Edge", accompagnato da uno dei primi videoclip musicali che documentava l'uso del sintetizzatore sul palco.
Nonostante la difficoltà a competere con i colossi del settore, EMS ha lasciato un'impronta significativa grazie alle sue innovazioni, alla praticità dei suoi strumenti e al loro utilizzo da parte di artisti leggendari.
I Voltage Controlled Synthesizer (VCS) sono sintetizzatori progettati per essere controllati attraverso variazioni di tensione elettrica. Il principio fondamentale è che nel contesto dei sintetizzatori il parametro che varia è il voltaggio, solitamente compreso in un intervallo di pochi Volt.
Inizialmente, i sintetizzatori di diversi produttori utilizzavano regolazioni di tensione differenti, rendendo difficile l'integrazione tra strumenti di marchi diversi. Oggi, sono stati introdotti standard di tensione, come il famoso sistema 1 Volt per ottava (1V/Oct), che garantiscono la compatibilità tra strumenti.
Nel mondo del suono, ogni parametro percepito (soggettivo) ha un corrispettivo fisico misurabile (oggettivo):