Slide di Università su Hegel. La dialettica e il sistema. Il Pdf, adatto a studenti universitari o di scuola superiore avanzata, esplora la filosofia di Hegel, concentrandosi sulla sua biografia, il concetto di Assoluto e i principi della dialettica hegeliana in Filosofia.
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Hegel. La dialettica e il sistemaNote biografiche · Hegel nasce nel 1770 a Stoccarda. Studia filosofia e teologia a Tubinga, dove conosce i compagni di studi Hoelderlin e Schelling; guarda con entusiasmo e speranza alla rivoluzione francese in corso. ·Nel 1801 comincia a insegnare a Jena. La prima opera fondamentale è la Fenomenologia dello spirito, del 1807. Nello stesso anno lascia Jena, occupata da Napoleone e diviene rettore del ginnasio di Norimberga, mentre scrive di logica. ·Il secondo scritto fondamentale è del 1817 e presenta una visione d'insieme del sistema hegeliano con finalità didattiche: l'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio. .Hegel, ormai famoso e stimatissimo, trascorre poi l'ultima fase della sua vita come professore all'università di Berlino, dove pubblica i Lineamenti di filosofia del diritto. Le lezioni berlinesi, pubblicate postume dai suoi allievi, offrono notevoli contributi alla conoscenza dei suo pensiero. Muore nel 1831.
"Ciò che è reale è razionale ... " · La cultura moderna e in particolare quella illuministica, Kant incluso, ha secondo Hegel la responsabilità di aver separato e contrapposto i diversi aspetti della realtà - morale e conoscenza, sentimento e ragione, individuo e comunità, finito e infinito, umano e divino, soggetto e oggetto - di cui è invece indispensabile cogliere la profonda unità e il legame vivente, riconciliandoli gli uni agli altri. La filosofia hegeliana si assume dunque il compito di superare le contraddizioni della cultura moderna. ·La ragione ha il compito, e anche la possibilità, di conoscere il reale nella sua totalità. Bisogna dunque superare il dualismo kantiano tra fenomeno e cosa in se (o noumeno), che non ha motivo di esistere e genera scetticismo. Il motivo per cui la ragione deve e può conoscere la realtà in tutti i suoi aspetti è che la realtà stessa è, nella sua essenza, razionale. Questo lo abbiamo già visto in filosofia della storia, ma è un principio che Hegel considera valido in ogni ambito del sapere. E' la Ragione stessa - che Hegel chiama anche Idea o Spirito o Dio o Assoluto - che si dispiega nella realtà, manifestandosi nella natura e, in modo più ricco e adeguato, nel mondo umano. ·La ragione è dunque allo stesso tempo il pensiero del soggetto e l'essenza della realtà oggettiva che il soggetto conosce. E la filosofia comprende sia le strutture del pensiero conoscente (logica), sia il mondo naturale, psicologico e sociale che gli umani si trovano di fronte (filosofia della natura e filosofia dello spirito), arrivando a cogliere i nessi indissolubili fra queste tre dimensioni, tutte espressioni dello stesso principio. Allo sguardo comune e non filosofico, il mondo si presenta come un insieme di cose o fatti, estraneo al pensiero e alla ragione; la filosofia è invece in grado di scoprire che il mondo, a vari livelli, è intessuto di pensiero e di ragione.
...e ciò che è razionale è reale" (la civetta di Minerva) ·Una celebre affermazione hegeliana suona: "Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale". Abbiamo appena visto il significato dalla prima parte della frase. La seconda parte dice la stessa cosa, ma da un'altra prospettiva, e si può leggere come un'accusa all'atteggiamento degli illuministi, Kant incluso, i quali - agli occhi di Hegel - hanno l'arroganza di voler dare delle lezioni alla realtà con il loro pensiero razionale e critico. Questo risulta evidente soprattutto in ambito etico, storico e politico: si pensi al "tu devi" kantiano, un imperativo assoluto che entra in netto contrasto con la realtà delle emozioni e delle relazioni umane, perlopiù improntate all'egoismo; oppure si pensi alle dure critiche illuministiche alle realtà socio-politiche dell'ancien régime, sfociate in particolare nella rivoluzione francese. .Quel che Hegel intende polemicamente sottolineare è che la realtà, manifestazione progressiva della Ragione divina, evolve seguendo tappe epocali e necessarie, rispetto alle quali il pensiero critico del singolo filosofo che punta il dito dalla sua scrivania conta meno di nulla, o meglio è esso stesso espressione secondaria e derivata di un mutamento epocale già in atto. La filosofia, dunque, non deve pretendere arrogantemente di dirigere il corso degli eventi in base a supposti principi universali e atemporali: deve invece limitarsi a osservare gli eventi una volta che si sono compiuti e farne emergere il significato razionale già presente in essi. Per questo Hegel paragona la filosofia alla civetta che il mito rappresentava spesso accanto a Minerva, dea della saggezza: la civetta infatti si alza in volo al tramonto, quando la giornata è già finita. ·La filosofia inoltre per Hegel deve essere sistematica, per rimediare alla frammentazione dei saperi della cultura scientifica moderna, che separa nettamente i campi di ricerca.
. Il rapporto, spesso conflittuale, di Hegel con la filosofia kantiana è fondamentale, anche perché i due pensatori sono spesso considerati i vertici del pensiero moderno e a volte paragonati alla grande coppia antagonistica dell'antichità: Aristotele e Platone. Sia nel presente materiale che in quello dedicato alla filosofia della storia ho quindi sottolineato i più significativi momenti di confronto tra Hegel e Kant. Volendo qui riassumere al massimo i punti cruciali di dissenso potremmo indicare : 1) il già citato 'agnosticismo' kantiano, che Hegel rifiuta nettamente; 2) la posizione generale del kantismo per la quale il "dover- essere" si contrappone all'essere, la razionalità alla realtà; mentre in Hegel "essere" e "dover-essere" coincidono: ciò che, di volta in volta, si manifesta è già ciò che razionalmente deve essere, in quanto espressione necessaria del divenire della realtà fondamentale (Idea-Ragione-Spirito-Dio), che si sviluppa verso un grado sempre maggiore di autocoscienza e libertà. ·La critica che Hegel rivolge a Fichte, pur riconoscendogli di aver aperto la strada all'idealismo tedesco, è - potremmo dire - di essere rimasto troppo kantiano, non essendo riuscito a superare il dualismo tra le opposte astrazioni di "io" e "non-io", soggetto e oggetto, spirito e materia. Perciò Hegel legge il percorso infinito tracciato dallo Streben fichtiano come un "cattivo infinito", come un anelito che rimanda eternamente la propria realizzazione, restando in una posizione conflittuale e irrisolta nei confronti della realtà. .A Schelling, nel momento del distacco dopo l'amicizia giovanile, Hegel rimprovera invece di aver concepito l'identità tra i due poli della vita nell'Assoluto in modo vago, indistinto e immediato, senza riuscire a mostrare chiaramente in cosa quell'identità consista. L'Assoluto schellinghiano viene paragonato sarcasticamente alla "notte, nella quale tutte le vacche sono nere".
"Il vero è l'intero" ·Per Hegel, l'Assoluto non è dunque una sostanza che includa immediatamente tutto, bensì un processo, un percorso necessario. In tale movimento - articolato in diversi passaggi - pensiero e realtà, soggettività e oggettività sono appunto momenti distinti di quell'unico processo che è l'Assoluto. Per questo, l'unità dell'Assoluto in Hegel non è immediata (com'era fondamentalmente in Schelling), ma deriva da una serie di mediazioni e di superamenti. .Per comprendere meglio questo punto cruciale, paragoniamo l'Assoluto a un soggetto umano che, (1) in un primo momento, progetta mentalmente di scrivere un libro. In questa prima fase il suo pensiero è puro pensiero, pura soggettività. Quando, (2) in un secondo momento quel pensiero si trasforma gradualmente, attraverso la concreta scrittura, nel libro, il pensiero del soggetto è diventato altro da lui, si è manifestato e gli sta di fronte come un oggetto, si è oggettivato. Infine, (3) guardando il proprio libro e rileggendone il testo, egli è in grado di riconoscere l'identità tra quell'oggetto e il proprio pensiero soggettivo, il quale, anzi, solo grazie all'oggettivazione nel libro è stato pienamente compreso nei suoi significati. E' attraverso un simile percorso scandito in tre fasi che il soggetto può rendersi conto di chi veramente è, divenendo consapevole di sé. ·Qualcosa di simile accade anche all'Assoluto. Esso è presente in ogni momento del processo, ma la sua verità emerge compiutamente solo alla fine. Per questo Hegel afferma che il vero "è l'intero", e che "l'intero è l'essenza che si completa mediante il proprio sviluppo". .(Schelling in realtà ha affermato qualcosa di simile nella sua filosofia della storia, ma Hegel fa valere questa prospettiva di processo dialettico in ogni ambito della filosofia). ·Ciò è strettamente connesso all'identità di ragione e realtà (descritta nelle schede precedenti): ciò che è puramente razionale si manifesta nella realtà attraverso una serie di tappe, e solo alla fine del percorso è possibile comprendere pienamente come il reale non sia altro che il razionale, e viceversa.