Prima lezione di filologia di Alberto Varvaro, appunti universitari

Documento dall'Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA) su "Prima lezione di filologia - Alberto Varvaro". Il Pdf esplora la filologia, la sua evoluzione storica e le definizioni, trattando temi come l'interpretazione e la datazione di un testo, utile per studenti universitari di Letteratura.

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18 pagine

Prima lezione di filologia - Alberto
Varvaro
Filologia romanza
Università degli Studi di Napoli Federico II (UNINA)
17 pag.
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Prima lezione di filologia
1. Filologia
Il termine filologia è un grecismo colto, risalente al Rinascimento; tuttavia, tra i primi a darne
spiegazione, vi fu il filosofo Immanuel Kant, che la definiva come una “conoscenza critica dei libri e
delle lingue”; per il tedesco Hermann Paul, il termine faceva riferimento alla cultura antica, ma nel
Settecento era già possibile utilizzarlo con riferimento alle lingue e letterature moderne. Nel “Tresor
de la langue francaise” compaiono definizioni più analitiche, tra cui quella secondo cui la filologia è
lo studio dei documenti e di tutti i contenuti che implica la civilizzazione; il dizionario “Sortout”
aggiunge che la filologia è volta alla ricerca, al mantenimento e all’interpretazione di documenti,
generalmente scritti, il cui compito essenziale è redigere l’edizione critica di un testo.
Per i vocabolari inglesi, “Oxford English Dictionary” (versione online) definisce la filologia come:
1. Amore per la conoscenza e la letteratura;
2. Branca della conoscenza che si occupa di aspetti storici, critici ed interpretativi della letteratura;
3. Erudizione classica o letteraria ( accezione più antica, del 1522);
Si ritiene invece obsoleta la definizione di “amore nel parlare o argomentare” attestata nel XVII
secolo. La definizione ritenuta più consona (risalente al 1716 e valida per tutto il Regno Unito),
indica la filologia come “ la branca del sapere che si occupa della struttura e dello sviluppo storico
e della relazioni tra le lingue o tra famiglie linguistiche”; inoltre la filologia è anche intesa come
“studio storico di fonologia e morfologia del linguaggio”, o semplicemente associata alla “linguistica
storica”. Queste accezioni, complessivamente, fanno riferimento al termine inglese “philology”, che
viene dunque inteso propriamente in Italia come “glottologia” o linguistica storica, specie in ambito
fonetico e morfologico.
Per i vocabolari italiani, Battaglia definisce la filologia come “disciplina volta a ricostruire e
interpretare i documenti o testi letterari partendo dalla critica testuale” mentre in una seconda
accezione né dà lo stesso significato di “linguistica, dottrina che studia l’origine della lingua”, anche
se in generale linguistica e filologia risultano ben distinte nel panorama degli studi.
Citando invece il GRADIT, si definisce come la disciplina che mediante l’analisi linguistica e la
critica testuale mira alla ricostruzione e alla corretta interpretazione di testi e documenti scritti;
disciplina che studia l’origine e la struttura di una lingua sulla base di documenti letterari.!
Non diversa la definizione del Devoto-Oli che la definisce come la disciplina relativa alla
ricostruzione e alla corretta interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura.!
Entrambe le definizioni parlano di “ricostruzione” e “ corretta interpretazione”; la prima inoltre si
riferisce a testi e documenti scritti, mentre la seconda restringe il campo a testi e documenti scritti
letterari. A ciò va integrata un’informazione, e cioè che nella maggior parte delle lingue europee
attuali, salvo che in italiano, la parola è connotata come indicante degli studi vecchi. La lingua
diventa centrale nelle definizioni inglesi, mentre in quelle italiane l’analisi linguistica è solo un
mezzo per lo studio dei testi. È significativo che la parola originaria si riferisca alle lingue e alle
letterature classiche e solo più tardi a quelle moderne; rimane sottinteso, anche in Italia, che la
vera filologia è la filologia classica. !
Ciò spiega anche perchè le nostre definizioni mettano in primo piano il concetto di ricostruzione,
funzionale ai testi classici ma meno ai moderni: questo perché con testi classici è necessaria la
ricostruzione in quanto se ne sono perse le tracce, invece per i testi moderni per i quali si hanno i
testi autografi non serve una ricostruzione (ad esempio per i Promessi sposi). Il rilievo dato alla
ricostruzione spinge la filologia verso l’accesso e di “filologia testuale” o “ecdotica”. !
Per quanto riguarda l’interpretazione, il termine dovrebbe indicare l’interpretazione, appunto, che
l’autore voleva dare al suo testo. La maggior parte dei testi risale a individui scomparsi anche da
secoli, o comunque il cui parere non è attingibile. In generale poi, in molti casi le interpretazioni di
singoli passi sono molteplici e divergenti. Inoltre, un classico è un testo passibile di sempre nuove
interpretazioni, un testo vivo, non chiuso in un senso dato una volta per tutte.!
Ciò si complica nel momento in cui si considera anche il contesto storico, e sociale in cui è
composto un testo: ad esempio un testo orientale è dicilmente interpretabile da un occidentale
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Anteprima

Filologia

Il termine filologia è un grecismo colto, risalente al Rinascimento; tuttavia, tra i primi a darne spiegazione, vi fu il filosofo Immanuel Kant, che la definiva come una "conoscenza critica dei libri e delle lingue"; per il tedesco Hermann Paul, il termine faceva riferimento alla cultura antica, ma nel Settecento era già possibile utilizzarlo con riferimento alle lingue e letterature moderne. Nel "Tresor de la langue francaise" compaiono definizioni più analitiche, tra cui quella secondo cui la filologia è lo studio dei documenti e di tutti i contenuti che implica la civilizzazione; il dizionario "Sortout" aggiunge che la filologia è volta alla ricerca, al mantenimento e all'interpretazione di documenti, generalmente scritti, il cui compito essenziale è redigere l'edizione critica di un testo.

Per i vocabolari inglesi, "Oxford English Dictionary" (versione online) definisce la filologia come:

  1. Amore per la conoscenza e la letteratura;
  2. Branca della conoscenza che si occupa di aspetti storici, critici ed interpretativi della letteratura;
  3. Erudizione classica o letteraria ( accezione più antica, del 1522);

Si ritiene invece obsoleta la definizione di "amore nel parlare o argomentare" attestata nel XVII secolo. La definizione ritenuta più consona (risalente al 1716 e valida per tutto il Regno Unito), indica la filologia come " la branca del sapere che si occupa della struttura e dello sviluppo storico e della relazioni tra le lingue o tra famiglie linguistiche"; inoltre la filologia è anche intesa come "studio storico di fonologia e morfologia del linguaggio", o semplicemente associata alla "linguistica storica". Queste accezioni, complessivamente, fanno riferimento al termine inglese "philology", che viene dunque inteso propriamente in Italia come "glottologia" o linguistica storica, specie in ambito fonetico e morfologico.

Per i vocabolari italiani, Battaglia definisce la filologia come "disciplina volta a ricostruire e interpretare i documenti o testi letterari partendo dalla critica testuale" mentre in una seconda accezione né dà lo stesso significato di "linguistica, dottrina che studia l'origine della lingua", anche se in generale linguistica e filologia risultano ben distinte nel panorama degli studi.

Citando invece il GRADIT, si definisce come la disciplina che mediante l'analisi linguistica e la critica testuale mira alla ricostruzione e alla corretta interpretazione di testi e documenti scritti; disciplina che studia l'origine e la struttura di una lingua sulla base di documenti letterari.

Non diversa la definizione del Devoto-Oli che la definisce come la disciplina relativa alla ricostruzione e alla corretta interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura. Entrambe le definizioni parlano di "ricostruzione" e " corretta interpretazione"; la prima inoltre si riferisce a testi e documenti scritti, mentre la seconda restringe il campo a testi e documenti scritti letterari. A ciò va integrata un'informazione, e cioè che nella maggior parte delle lingue europee attuali, salvo che in italiano, la parola è connotata come indicante degli studi vecchi. La lingua diventa centrale nelle definizioni inglesi, mentre in quelle italiane l'analisi linguistica è solo un mezzo per lo studio dei testi. È significativo che la parola originaria si riferisca alle lingue e alle letterature classiche e solo più tardi a quelle moderne; rimane sottinteso, anche in Italia, che la vera filologia è la filologia classica.

Ciò spiega anche perchè le nostre definizioni mettano in primo piano il concetto di ricostruzione, funzionale ai testi classici ma meno ai moderni: questo perché con testi classici è necessaria la ricostruzione in quanto se ne sono perse le tracce, invece per i testi moderni per i quali si hanno i testi autografi non serve una ricostruzione (ad esempio per i Promessi sposi). Il rilievo dato alla ricostruzione spinge la filologia verso l'accesso e di "filologia testuale" o "ecdotica".

Per quanto riguarda l'interpretazione, il termine dovrebbe indicare l'interpretazione, appunto, che l'autore voleva dare al suo testo. La maggior parte dei testi risale a individui scomparsi anche da secoli, o comunque il cui parere non è attingibile. In generale poi, in molti casi le interpretazioni di singoli passi sono molteplici e divergenti. Inoltre, un classico è un testo passibile di sempre nuove interpretazioni, un testo vivo, non chiuso in un senso dato una volta per tutte.

Ciò si complica nel momento in cui si considera anche il contesto storico, e sociale in cui è composto un testo: ad esempio un testo orientale è difficilmente interpretabile da un occidentale poiché come ostacolo non vi è solo la lingua ma anche il contesto di una tradizione che non gli appartiene e che perciò non può comprendere fino in fondo. Si può fare l'esempio dell'ecloga IV di Virgilio, a lungo intesa come una predizione della nascita di Cristo, perche letta in un contesto nutrito di sensibilità cristiana.

Filologia testuale

Nelle definizioni di filologia spesso ha un rilievo particolare la filologia testuale, intesa come tecnica o metodologia della ricostruzione del testo quanto più vicino possibile all'originale (ciò, da meno di un secolo, è chiamata ecdotica). In molti casi nella prassi di ricerca avviene l'identificazione tra filologia e filologia testuale: Varvaro però sostiene che sì, sicuramente la ricostruzione del testo nella sua forma più adeguata è la fase preliminare del lavoro filologico, ma non ne è certamente il compimento. Quando lo studioso ha portato a termine il lavoro ecdotico non ha completato il suo lavoro, ne ha solo costituito il punto di partenza. Al testo restano da porre tutte le domande inerentil'interpretazione, che è il fine reale della filologia.

È un grave difetto di molte pratiche interpretative il fatto che l'esegeta non conosca o non si curi di cosa sia concretamente il testo che ha davanti e studia; capita che per molte opere disponibili, per la quali decade il diritto d'autore, vi siano delle ristampe, alcune non accurate e piene di strafalcioni. Per questa ragione la filologia entra anche nell'ambito dell'attendibilità e affidabilità di un testo, in quanto è frequente un erronea trascrizione del testo, e se ciò lo era in antichità (si pensi al lavoro dell'amanuense)oggi la pericolosità è amplificata a causa del web.

È indispensabile per la valutazione di un testo conoscere come e quando sia stato costituito. Si possono fare degli esempi:

  • Il nome della rosa- Umberto Eco: presa una copia di esso, a meno che non si tratti di un edizione pirata bisognerebbe presumere di avere il testo conforme alle volontà dell'autore in quanto esiste il testo autografo curato dallo stesso Eco, perciò su tale testo è possibile fare un analisi della punteggiatura ad esempio, perchè so che essa è voluta da Eco stesso.
  • Canzoniere di Petrarca: abbiamo un manoscritto parzialmente autografo ma non si può fare la stessa analisi della punteggiatura, poiché nel medioevo l'uso di essa era sommario e differente rispetto ad oggi, e la punteggiatura che troviamo oggi è spesso inserita dagli editori contemporanei.
  • La Divina Commedia: non abbiamo nessun autografo e nessun manoscritto rivisto da Dante perciò il margine d'errore aumenta. Se con Petrarca si può analizzare la grafia e la sintassi con Dante no.

Ma i manoscritti della Divina Commedia sono risalenti ad un decennio dopo la sua morte, perciò si immagini quanto sia ampio l'errore di fronte a testi latini e greci, dove i primi manoscritti distano dalla morte dell'autore millenni. La distanza cronologica tra originale e testimoni a noi disponibili non è di per sè un dato assoluto, ma è un postulato generalmente valido che ogni copia comporta degli errori, in genere involontari, sia le innovazioni volute, come la modifica delle forme linguistiche lo scopo di attualizzarle. Maggiore distanza tra originale e testimoni presume un maggior numero di copie, e quindi un maggiore grado di corruttela. Si può ancora fare l'esempio dei poemi omerici: il testo che leggiamo risale alla sistemazione che ne diedero in epoca ellenistica, dunque parecchi secoli dopo la loro prima apparizione, probabilmente in forma orale; quindi, oltre alle traversie comuni alla tradizione dei testi, si aggiungono anche quelle legate alla tradizione scritta7orale che rimane oscura quasi del tutto.

Sarebbe scorretto lavorare sui poemi Omerici come se avessimo l'edizione garantita dal controllo dell'autore; non si può esaminare la struttura applicando, ad esempio, criteri numerologici, in quanto questi postulerebbero che il testo ci sia pervenuto come lo aveva composto l'autore.

Si può fare ancora un esempio della necessità per il lettore e per l'interprete di essere informato sulla natura del testo che legge o studia. È il caso delle "Grazie", opera di Ugo Foscolo di grande interesse, ma che l'autore non riuscì mai, in molti anni di lavoro, a portare a termine; qualsiasi edizione si diffonda ora, dunque, non può essere ritenuta completa o totalmente attendibile, ma solo come un tassello di un mosaico che l'autore avrebbe più volte rimaneggiato senza mai concluderlo e darne uno schema definitivo.

Con questi esempi possiamo in generale dire che bisogna sempre valutare le modalità di diffusione di un testo e come esso ci è pervenuto, proprio come lo si fa per una frase: quando essa viene riportata da terzi, possono variare una serie di fattori (come l'intonazione, ad esempio) che già condizionano e cambiano il senso con cui essa era stata pronunciata dall'emittente primigenio.

Per un interpretazione che voglia essere quanto più adeguata possibile, è indispensabile sapere quali siano le modalità attraverso cui un testo ci è stato trasmesso.

La storia della tradizione

Prima ancora di ricostruire e interpretare un testo, il filologo, ricercando informazioni circa il testo che gli è pervenuto, provvede ad accertarsi e trarre informazioni sulla storia della tradizione del medesimo testo. Nell'ambito della filologia classica, la storia della tradizione consiste nell'analisi dei testimoni di un testo dall'originale (generalmente perduto) fino ai giorni nostri ( i più recenti ); tale accezione è sensibilmente diversa in filologia moderna, in cui definiamo come storia della tradizione il lungo travaglio dall'idea di base del testo fino alla sua redazione, in alcuni casi definita come critica genetica del testo. Lo stesso riguarda anche i testi musicali, in cui l'interesse è quello di ricostruire non tanto le modifiche agli spartiti, quanto invece la successione delle stesse fino al testo finale. La storia della tradizione fornisce tutte le informazioni necessarie a ricostruire e interpretare un testo, ivi comprese quelle sulla genesi dello stesso, che non sono mai ricavabili in maniera diretta.

Si riporta l'esempio dell'edizione critica del IV libro delle Chroniques, una serie di racconti storiografici attribuiti al francese Jean Froissart: nel libro, si fa riferimento agli eventi storici avvenuti tra 1389 e 1400 e che si ricollegano ai tre libri precedenti dello stesso autore, improntati al racconto della guerra dei Cento anni, iniziata nel 1337. Mentre a partire dal 1381 si possedevano in varie biblioteche numerosi manoscritti dei primi tre volumi, il duca di Borgogna Filippo II possedeva del libro IV solo una copia nel 1452. Sarebbe attestato che fino al 1444 un cronista, Enguerrand de Monstrelet, ne avesse redatto l'ideale continuazione dell'opera, forse su commissione di una potente famiglia della città di Chimay, dove il cronista sarebbe morto e dove avrebbe vissuto lo stesso Froissart. Da qui è stata avanzata l'ipotesi che l'opera non sia stata ultimata dallo stesso Froissart e che il manoscritto del IV libro sia rimasto a Chimay e ne sia stato commissionato un seguito dal nobile locale; i codici che lo tramandano sono tutti posteriori al 1470, fino ad allora abbiamo dei codici che tramandano i libri I, II e III.

A confermare l'ipotesi della presenza di un ulteriore autore è la presenza di una relazione allegata al manoscritto a proposito di alcuni eventi bellici (1403) ma che l'autore non avrebbe utilizzato, narrando infatti gli stessi episodi in maniera del tutto diversa. E' stato poi accertato che l'opera sia stata diffusa solo decenni dopo la morte dello scrittore, avvalorando l'ipotesi della incompiutezza da parte di Froissart.

Nell'ambito della storia della tradizione, essa fornisce anche importanti informazioni sulla fortuna e la diffusione che l'opera ha avuto; da questo punto di vista, è fondamentale sapere se di una determinata opera si possiedono uno o più codici e, in questo ultimo caso, valutare il numero degli esemplari rimasti. E' importante anche identificare la regione di provenienza di un dato manoscritto, a quali persone fu venduto ecc; nei codici medioevali, ciò è facilitato dalla presenza dei blasoni delle antiche nobili famiglie sul frontespizio dei testi, a volte poi sostituito dalle firme dei successivi proprietari. E' possibile quindi sia ricostruire la storia di un determinato testo, sia anche una parte della storia culturale di un dato paese.

La filologia riguarda solo i testi letterari?

Il titolo presenta una delle domande ricorrenti per gli studi filologici; effettivamente, anche le definizioni dei vocabolari, riconducono la filologia ai testi letterari. In origine, con la nascita della filosofia classica, gli studi sono stati condotti per lo più su testi letterari, in quanto i vari tipi di documenti (non letterari) sono sempre stati considerati, se pur abbondanti, di importanza storica o archeologica. Tra i testi letterari vi figura anche la Bibbia, oggetto di studio della filologia classica.

Da questa "esclusione" si è diffuso il principio secondo cui i testi non letterari non abbiano bisogno di "cure filologiche", anche se è in alcuni casi (pensiamo ai Placiti del X secolo) questo principio è stato violato, in quanto i filologi stessi hanno ritenuto opportuno applicare la metodologia filologica

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