L'inabitazione della Trinità nell'anima della persona umana

Slide di Robert Cheaib | Theologhia.com sull'inabitazione della Trinità nell'anima della persona umana. Il Pdf esplora il movimento circolare di uscita e ritorno a Dio, analizzando le missioni del Figlio e dello Spirito Santo, con distinzioni tra doni naturali e santificanti, per la materia di Religione a livello universitario.

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27 pagine

L’inabitazione della Trinità
nell’anima della persona umana
Indice
La
missione
del Figlio
La
missione
dello
Spiirto
Santo
L’inabita-
zione
della
Trinità
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Anteprima

L'inabitazione della Trinità nell'anima umana

Indice

La
missione
del Figlio
La
missione
dello
Spiirto
Santo
L'inabita-
zione
della
Trinità

2PRESUPPOSTI
Il movimento circolare: uscita e ritorno (exitus - reditus)Tutto proviene
da Dio (exitus) e a Dio ritorna (reditus).
Questo movimento è circolare: ogni creatura esce dal Primo Principio
(Dio) e tende a ritornarvi come al proprio fine. Il ritorno al fine (Dio)
avviene attraverso gli stessi elementi che hanno permesso l'uscita:
cioè attraverso le divine processioni trinitarie.
Le processioni delle Persone divine (del Figlio e dello Spirito) sono la
ragione della creazione. Allo stesso modo, le stesse processioni sono
anche la ragione del ritorno delle creature a Dio. Dunque, il ritorno alla
comunione con Dio si realizza secondo la Trinità, così come lo è stato
l'atto creativo.

3PRESUPPOSTI
La Trinità opera pienamente anche nel ritorno dell'uomo a Dio.
Due modalità della processione divina nelle creature:
a) Come ragione dell'uscita (creazione. ). In questa prospettiva, si parla dei doni
naturali (esistenza, intelligenza, bontà ... ), con cui le creature vengono all'essere. È
l'opera creatrice della Trinità, ma non ancora una missione personale del Figlio e
dello Spirito. È la presenza di Dio fondamentale e ontologica, non ancora salvifica
o soprannaturale.
b) Come ragione del ritorno (salvezza e comunione). Qui entra in gioco la
missione trinitaria nel senso proprio: la presenza nuova e salvifica del Figlio e
dello Spirito nella storia. Questa processione è legata ai doni santificanti: la
grazia e la gloria, che ci congiungono direttamente al fine ultimo, cioè a Dio.
Come nella generazione naturale il figlio è simile al padre solo alla fine, così la
partecipazione piena a Dio si ha solo alla fine del cammino, tramite la grazia.
La Trinità opera pienamente anche nel ritorno dell'uomo a Dio.

41.
LA MISSIONE DEL FIGLIO
L'Inviato del Padre

5“
Nel Nuovo Testamento, Gesù si presenta spesso come "colui
che è stato inviato dal Padre" (cf. Gv 3,17; 5,23-24; 6,29.57; 8,42;
17,3). Ratzinger riprende fortemente questo dato,
sottolineando che la missione del Figlio è radicata nella sua
origine eterna dal Padre. Essere "inviato" non è solo un ruolo
funzionale nella storia, ma esprime qualcosa della relazione
intra-trinitaria stessa: il Figlio è da sempre "dal Padre" e
quindi il suo essere-inviato manifesta la sua processione
eterna.

6IL FIGLIO - L'INVIATO («: ESSERE DA UN ALTRO PER GLI ALTRI»).
X Il titolo "Inviato" non è secondario rispetto a "Figlio", "Logos", o
"Immagine", ma ne esprime l'identità relazionale, sia in Dio, sia nella
storia della salvezza. È un nome proprio in senso funzionale e
rivelativo, non ontologico, ma per Ratzinger - come per la tradizione
patristica - "inviato" rivela profondamente chi è il Figlio.
X "La missione temporale manifesta l'origine eterna: essere Figlio
significa essere Inviato, riceversi e donarsi."
X "In questo invio si rivela ciò che egli è da sempre: colui che riceve se
stesso dal Padre, e proprio così dona il Padre al mondo."
X "La missione (inviato) diventa la rivelazione dell'essere: egli è da
sempre dal Padre e, perciò, può essere da lui inviato."

72. LA MISSIONE COME RIVELAZIONE DELLA GENERAZIONE
Nella linea di Agostino e Tommaso, Ratzinger afferma
che la missione storica (inviato nel tempo) è l'epifania
nella storia della processione eterna:
«Il Figlio è missione nella sua stessa essenza»
(Introduzione al cristianesimo).

83. "INVIATO" E OBBEDIENZA FILIALE
Per Ratzinger, essere l'Inviato significa anche essere il Figlio che vive
in obbedienza e amore verso il Padre. È un invio nella libertà, non
come sottomissione servile ma come comunione d'amore. Così,
l"essere inviato" esprime il modo di essere del Figlio, che riceve
tutto dal Padre e si dona completamente al Padre e al mondo.
Essere "Inviato" non è semplicemente un ruolo funzionale nella
storia, ma esprime la relazione intra-trinitaria stessa: il Figlio è da
sempre "dal Padre" e quindi il suo essere-inviato manifesta la sua
processione eterna («simbolo cristologico).

94. IL LEGAME CON LA RIVELAZIONE TRINITARIA
Nel mistero dell'invio si manifesta il Dio trinitario:

il Padre è Colui che invia,

il Figlio è l'Inviato,

lo Spirito Santo è Colui nel quale si compie l'invio e che
procede come dono.

La missione dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo come persona: amore e dono

Processione immanente dello Spirito

Lo Spirito Santo procede come amore dal
Padre e dal Figlio, ed è frutto del loro amore
reciproco.
San Tommaso d'Aquino, in analogia con
l'esperienza umana dell'amore, parla dello
Spirito come "impressione amorosa": l'amato
lascia una traccia, un'impronta nell'amante.
Questa processione amorosa è immanente,
cioè interna, e costituisce la persona stessa
dello Spirito Santo come dono reciproco del
Padre e del Figlio.

Amore attivo e passivo

L'amore è attivo (impulso, mozione
verso l'altro) e passivo (impressione
dell'altro in sé).
Lo Spirito Santo raccoglie in sé
entrambe le dimensioni: è la
relazione viva e la pienezza del dono
che unisce il Padre e il Figlio in un
vincolo perfetto.

La comunione trinitaria e la pericoresi

Dio come comunione

La Trinità è comunione pericoretica: un'unità
che non cancella la distinzione personale, ma la
realizza nella reciprocità.
Il Padre è origine e principio, donarsi verso
l'altro; il Figlio è ricezione e restituzione; lo
Spirito è amore condiviso e frutto di questa
reciprocità ..

Riflessione antropologica

L'essere umano è chiamato a
partecipare a questa comunione, a
vivere secondo la logica del dono:
donare e ricevere, nella grazia.
La libertà umana è realizzata nella
risposta all'amore: essere umili,
disponibili, capaci di restituire
l'amore ricevuto.

Lo Spirito Santo come dono nella storia della salvezza

Lo Spirito nella Scrittura e nella Chiesa

Sant'Agostino definisce lo Spirito come
"dono per eccellenza": il dono del Padre e
del Figlio all'umanità.
Lo Spirito comunica la grazia,
distribuisce i carismi e costruisce il Corpo
ecclesiale.

I tre livelli della donazione dello Spirito

Livello della creazione: lo Spirito è
all'opera nell'ordine naturale, che è
sempre orientato alla grazia (Henry de
Lubac).
Livello del servizio (carismi): profeti,
testimoni, atti di solidarietà e carità sono
manifestazioni del dono dello Spirito.
Livello della vita soprannaturale: la carità
è la forma più alta della vita nello Spirito; è
lo stesso Spirito Santo che ci permette di
amare Dio e il prossimo ..

Lo Spirito Santo è dato non semplicemente per l'essere, ma
per la comunione salvifica: solo nei doni santificanti egli è
realmente "inviato".
La missione temporale del Figlio e dello Spirito riguarda
dunque il ritorno dell'uomo a Dio nella grazia e nella gloria.
La creazione è già opera trinitaria, ma la salvezza lo è in
modo più esplicito e personale, con l'invio (missione) del
Figlio e dello Spirito.

Conclusione: il concetto di missione include due aspetti

Il rapporto tra l'inviato e colui che invia

c'è una relazione di origine che costituisce la
missione.
Gesù è sempre colui che è mandato e il Padre è colui
che manda. Questa missione sempre comporta
l'origine dal mittente.

Il rapporto tra l'inviato e la sua destinazione

La missione di una persona divina comporta un nuovo
modo di essere Dio presso le crature - una modifica
dal nostro canto, dell'economia (l'incarnazione di
Cristo è la modifica per eccellenza, Cristo ricapitola
tutta la storia in lui). Destinazione, effetti di questa
missione.
La missione di una persona divina significa l'uno e l'altro
aspetto, è anche conveniente. La convenienza
(argomento della convenienza) significa che a partire
dal dato della rivelazione cerchiamo di enucleare delle
convenienze teologiche (ragioni della fede -rationes
fidei), in altri termini: rendere conto al livello
dell'intelligenza della fede di quel dato di rivelazione.
San Tommaso d'Aquino: Quando abbiamo una volontà
pronta di credere, amiamo la verità in cui crediamo e
cerchiamo delle ragioni della fede (frutto dell'amore
della verità) -> L'atto teologico è un atto
contemplativo. A partire dal dato della rivelazione
possiamo enucleare la convenienza teologica della
missione del Figlio e lo Spirito Santo.

L'inabitazione della Trinità nell'anima umana

La nostra partecipazione alla vita divina

"PRENDEREMO
DIMORA PRESSO DI
LUI" (Gv 14,23)

C
La nostra partecipazione
alla comunione del Padre e
del Figlio nello Spirito

X
L'inabitazione di Dio è un mistero di presenza per grazia, radicato
nel battesimo, che introduce il credente nella vita relazionale della
Trinità. Questa presenza è oggetto di fede, riflessione teologica
(storica e contemporanea), e potenziale esperienza spirituale e
mistica.
X
Con la Redenzione l'uomo ottiene un nuovo rapporto a Dio,
anzitutto con la Fede che gli offre la conoscenza della salvezza e
dei mezzi per raggiungerla; e poi specialmente con la Grazia che gli
procura l'inabitazione delle divine Persone, le cui misteriose
operazioni nell'anima rischierebbero di riuscire completamente
infruttuose se non affiorassero mai alla coscienza *.

O
C
L'inabitazione della Trinità in ciascuno di noi
- "prenderemo dimora presso di lui" - in
colui che coglie e mette in opera i
comandamenti di Gesù. Gv 14,21: "Chi
accoglie i miei comandamenti e li osserva,
questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà
amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e
mi manifesterò a lui".
Il v. 23 deve essere agganciato al 21. Infatti
amare e osservare i comandamenti sono
due aspetti della stessa realtà, perché
l'amore è il motivo dell'osservanza dei
comandamenti.

Colui che osserva la parola di Cristo per amore è amato dal Padre. Gv 14, 21-
23: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi
ama. Chi ama me sarà amato del Padre mio e anch'io lo amerò e mi
manifesterò a lui". Gli disse Giuda, non l'Iscariota: "Signore, come è
accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?". Gli rispose Gesù:
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola (amore- motivo dell'osservanza
della parola) e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui.". Aggancio l'amore - parola accolta che rimanda all'amore del Padre per il
Figlio condiviso con colui che accoglie questa nell'amore parola, questo
significa che il Padre e il Figlio nell'amore prenderanno dimora presso il
discepolo, credente. A partire di questa tematica di dimorare c'è un
riferimento a Gv 14,2: "Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore
(monai pollai). Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto
(topos)" Gv 14, 23 ->dimore: prenderemo dimora, faremmo dimora presso
di lui.

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