Documento dall'Università degli Studi di Verona su Verso l'Inclusive Education. Il Pdf esplora il concetto di Inclusive Education, le sue implicazioni pedagogiche e le differenze con integrazione e assimilazione, discutendo l'evoluzione dell'educazione speciale e l'influenza dell'ICF.
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Verso l'Inclusive Education Pedagogia Università degli Studi di Verona (UNIVR) 29 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/verso-l-inclusive-education-8/5337379/ Downloaded by: eduele (nareelena0@gmail.com)Verso l'Inclusive Education
La discriminazione può essere eliminata solo attraverso un'inclusione che sia sufficientemente sensibile allo sfondo culturale e alle differenze individuali e di gruppo. Il problema delle "minoranze interne" può emergere in ogni società pluralistica.
Si parla di educazione, di accoglienza della prima infanzia, di scuola, di università inclusive; si auspicano delle pratiche culturali inclusive; si desidera delle politiche, delle legislazioni inclusive; si spera in uno sviluppo inclusivo e in una cultura inclusiva: tuttavia, la diffusione rapida di questo concetto fa nascere il sospetto che sia solo fumo.
Il libro tenta di focalizzare gli aspetti centrali di una concezione dell'educazione, sia nell'ambito scolastico che in quello sociale, che favorisce lo sviluppo delle potenzialità dei soggetti con disabilità e permette loro di vivere un'esistenza dignitosa in cui si sentono riconosciuti come soggetti di bisogni e di diritti.
Lascioli ripercorre le tappe che hanno portato dal modello dell'integrazione all'attuale concetto di modello inclusivo, precisando come l'evoluzione dell'educazione speciale e l'arrivo dell'ICF nell'ambito dei servizi, abbia progressivamente modificato le mentalità a livello socio-culturale ma anche il tipo di cultura educativa. L'approccio olistico e partecipativo dell'ICF, che si basa su una concezione bio-psico-sociale del soggetto disabile, ha inciso sull' orientare sia l'organizzazione del sistema dei servizi sia la cultura educativa. La questione degli alunni con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e degli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) ha riattivato il dibattito sia in ambito scientifico sia in ambito pedagogico sul come concepire l'inclusione e sul come rivedere la stessa didattica nelle scuole. Ciò ha avuto il pregio di stimolare la riflessione, ma ha il rischio di arrivare a una classificazione rigida della popolazione scolastica; la presenza del paradigma clinico-terapeutico in campo educativo pone dei problemi riguardo l'inclusione.
Lascioli sostiene che bisogna saper coniugare flessibilità e rigore, proponendo cinque regole pratiche:
Freneit, l'ideatore dell'apprendimento cooperativo e quindi di un approccio inclusivo, parlava di pedagogia del buon senso.
Tra il termine inclusione e il termine integrazione esistono delle differenze.
Document shared on https://www.docsity.com/it/verso-l-inclusive-education-8/5337379/ Downloaded by: eduele (nareelena0@gmail.com)Negli anni '70 del secolo scorso, in Italia il termine "integrazione" era molto legato alla questione dei malati mentali e delle persone con disabilità, ma non aveva niente a che fare con le problematiche della società multietnica e dell'immigrazione. Il dibattito sull'integrazione fu al centro degli studi di molti paesi quali Francia, Inghilterra, Germania e gli Stati Uniti, tra i quali si contrapponevano due grandi modelli di integrazione:
Il primo tende ad assimilare, mentre il secondo tende a enfatizzare le diversità.
La critica alla concezione dell'integrazione come assimilazione è partita dall'etnologia critica verso il modello coloniale: durante il colonialismo della seconda metà dell'800 infatti, tutto veniva filtrato attraverso lo sguardo del coloniale. La scrittura dell'Altro funzionava spesso come uno strumento di dominazione e non come un'occasione per ascoltare, capire e incontrare l'Altro. La parola integrazione usata per gli immigrati in Francia va letta dentro la semantica della scrittura dell'Altro colonizzato, stigmatizzato e dominato. L'accettazione dell'immigrato è vincolata alla sua assimilazione agli usi e costumi della cultura e del contesto dominanti. L'integrazione in questo senso è considerata come riuscita in gran parte se l'immigrato si è adattato all'ambiente socio- culturale.
Alla fine dell'800 e nei primi del '900, molti etnologi riuscirono a mettere in discussione questa scrittura dell'Altro, sottolineando che il modo di pensare dell'Altro è diverso dal nostro ma non per questo meno dignitoso.
Marcel Mauss, considerò il processo differenziato della logica umana e dei suoi comportamenti come un fenomeno sociale totale: la regola stessa della vita è la differenziazione e la molteplicità.
Sia Lévy-Bruhl sia Mauss ci dicono che nel contatto con quei popoli e quelle culture gli europei colonizzatori possono imparare molto sulle altre culture, ma anche su se stessi: finché l'Altro viene concepito come un soggetto che si deve adattare alla norma dominante, non ci può essere nessun tipo di valorizzazione delle soggettività.
Franz Fanon descrive bene quello che accade nei processi di assicurazione forzata: il soggetto colonizzato e immigrato finisce per interiorizzare lo sguardo di chi lo domina, tentando di assicurarsi di assomigliare il più possibile alla maggioranza, ma in questo modo apre un enorme conflitto con sé stesso che produce sofferenza e dolore, fino ad arrivare arrivare all' aggressività.
Georges Devereux sostiene che il termine "integrazione" sia fortemente influenzato dal come avvengono i processi di acculturazione e dal come si sviluppa ed elabora l'identità. Per lui c'è acculturazione reciproca quando è anche l'ambiente dominante a modificarsi nella presa in conto dell'esistenza di una pluralità di modi di essere e di pensare. Con Fanon è Devereux abbiamo una chiara critica del concetto di integrazione concepito come assimilazione ad una norma. In Italia sarà Franco Basaglia che porterà queste riflessioni per applicarla alla ambito psichiatrico e a quello che riguarda i processi di deistituzionalizzazione in diversi contesti di vita in cui c'è esclusione. Basaglia riprenderà i lavori di Fanon sullo stigma e il rituale dell'integrazione nella costruzione sociale del capro espiatorio della malattia mentale.
Document shared on https://www.docsity.com/it/verso-l-inclusive-education-8/5337379/ Downloaded by: eduele (nareelena0@gmail.com)Basaglia fa due osservazioni:
Con l'arrivo del nuovo modello ICF dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul funzionamento, abbiamo l'introduzione di un nuovo paradigma: un approccio globale che mette l'accento sulle potenzialità e le capacità e la partecipazione. È da qui che si comincia a parlare di inclusione, concetto che si avvicina di più a quello che Georges Devereux chiamava "influenza" o "adattamento reciproco", ovvero la persona che arriva da un altro mondo può acquisire dei nuovi tratti culturali che prende in prestito dal nuovo contesto, a condizione che questo si modifichi per poter accogliere le differenze effettive e riconoscere che possano nascere delle identità nuove o meticce.
Il processo inclusivo è visto come un processo transculturale in quanto favorisce il superamento di confini rigidi, include e riconfigura le mappe in modo positivo.
Lo studioso di disabilità Gardou spiega che per essere inclusiva una società deve presentare diverse caratteristiche:
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