Documento da IUL Università Telematica degli Studi su La Gestione Finanziaria. Il Pdf esplora l'equilibrio monetario e il fabbisogno finanziario, le modalità di copertura e le relazioni tra equilibrio economico e monetario. Utile per studenti universitari di Economia.
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UNIVERSITÀ TELEMATICA DEGLI STUDI PROF. FRANCESCO MANCA CORSO DI ECONOMIA AZIENDALE A.A. 2024/2025 DISPENSE AD USO ESCLUSIVO DEGLI STUDENTI DISPENSA N. 8 LA GESTIONE FINANZIARIA
SOMMARIO: 1. Premessa. - 2. Il fabbisogno finan- ziario. - 3. Le modalità di copertura del fabbi- sogno finanziario: capitale proprio e capitale di credito. - 4. (Segue): l'autofinanziamento. - 5. Le relazioni fra equilibrio economico e moneta- rio.1. Premessa Come si è visto, l'equilibrio monetario (o autosufficienza finanziaria) è una delle condizioni che qualifica il concetto di economicità assieme all'equilibrio economico; a differenza di quest'ultimo, però, il primo appare assai meno stabile nel breve periodo, sicché risulta importante analizzarlo anche nell'ambito di intervalli relativamente ristretti di tempo. Ciò non si- gnifica che uno studio della dinamica finanziaria nel medio-lungo termine non vada effettuato, ma è bene ricordare che nel lungo andare i valori eco- nomici tendono a coincidere con quelli finanziari, dai quali sono stati misu- rati; pertanto, ad una osservazione temporalmente estesa, in cui i valori eco- nomici e quelli finanziari assumono andamenti sempre più simili, ne va af- fiancata un'altra riferita ad un futuro più immediato, nel quale le due dina- miche citate possono mostrare tendenze anche assai difformi. Siffatta atten- zione nei confronti della dinamica finanziaria di breve periodo risiede nel fatto che mentre l'equilibrio economico può non verificarsi per limitati pe- riodi di tempo, purché si riscontri poi nel medio-lungo termine; quello finan- ziario (e monetario) deve essere cercato continuamente, pena l'impossibilità di supportare la stessa gestione economica dell'impresa. L'interesse per la dinamica finanziaria, però, non deve essere così intenso da indurre a trascu- rare gli aspetti tecnici ed economici del ciclo operativo aziendale, a favore dell'ossessivo rispetto delle condizioni stabilite per i pagamenti; così fa- cendo, infatti, presto o tardi la dinamica economica, per effetto della scarsa attenzione che le viene dedicata, finirà per influire negativamente anche su quella finanziaria, ponendo il soggetto economico di fronte ad uno stato di crisi inatteso e apparentemente improvviso.
Vedremo adesso che il concetto che sintetizza la contrapposizione fra en- trate e uscite è il fabbisogno finanziario, dalla cui individuazione è possibile trarre utili indicazioni in ordine al manifestarsi delle variazioni finanziarie e monetarie; il che servirà a scegliere le modalità giudicate più opportune per far fronte al suddetto fabbisogno, mantenendo il più possibile inalterato l'equilibrio economico e la struttura patrimoniale dell'azienda. Si vaglierà così la possibilità di attingere le risorse finanziarie necessarie da tre diverse fonti: dai conferenti il capitale di rischio, oppure dai finanziatori, o infine dai cicli operativi, cioè dalla gestione reddituale; ciascuna di queste soluzioni dovrà essere attentamente ponderata in relazione ai sacrifici che comporta, alle conseguenze che produce sugli assetti dell'impresa e alla compatibilità rispetto alle altre due soluzioni.
Nell'ambito dell'analisi delle due fonti esterne di copertura del fabbiso- gno finanziario (ossia capitale proprio e di credito), esamineremo anche le forme più ricorrenti di tali fonti, evidenziando i costi (effettivi o figurativi) ad esse correlati; inoltre, accenneremo anche alla funzione delle riservenell'economia dell'azienda, in particolare per quel che attiene al fronteggia- mento del rischio economico d'impresa.
Le entrate e le uscite (monetarie e no) di cui parliamo sono relative sia ad operazioni d'esercizio, cioè connesse alla acquisizione di fattori produt- tivi (a fecondità semplice e a fecondità ripetuta), sia alla remunerazione di tali fattori, compreso il capitale proprio; pertanto, particolare attenzione sarà dedicata allo studio della gestione corrente, dato che dal suo contributo al finanziamento dell'azienda si possono ricavare utili indicazioni sulla capa- cità di non ricorrere a finanziamenti esterni ma, al contrario, di sfruttare le potenzialità interne. Nel corso di questo studio emergeranno ancora più evi- denti le interrelazioni fra dinamica economica e dinamica finanziaria: si po- trà dimostrare non solo quanto le diverse classi di componenti reddituali pos- sano influire sulla creazione di risorse finanziarie, ma anche quanto la ge- stione finanziaria possa incidere sulla elasticità dell'azienda, fino a portarla, nei casi peggiori, verso stati di crisi difficilmente superabili.
Il concetto di fabbisogno finanziario (o di capitale), come accennato nel capitolo settimo, può essere esaminato da un duplice punto di vista: sotto l'aspetto dinamico, lo abbiamo designato come l'ammontare dei mezzi mo- netari di cui necessita l'impresa per far fronte ai pagamenti derivanti dalla gestione, ma possiamo anche definirlo, sotto un profilo contabile, come la differenza tra le uscite in fase di liquidazione e le entrate in fase di riscos- sione, rilevate o rilevabili in un dato arco temporale; in sostanza, si tratta di contrapporre alle uscite finanziarie, derivanti dalla remunerazione dei fattori produttivi e dagli investimenti, le entrate monetarie, scaturenti dall'incasso dei ricavi e da operazioni di smobilizzo degli investimenti. Il fatto di rilevare e le uscite finanziarie (cioè in fase sia di liquidazione che di pagamento) e le entrate monetarie (ossia nella sola fase di riscossione) deriva dalla circo- stanza che i debiti generano un fabbisogno di capitale, mentre i crediti, finché non vengono incassati, non contribuiscono a coprire il suddetto fabbisogno; in questo calcolo si applica, in qualche modo, il principio di prudenza che si adotta nella determinazione del reddito di esercizio, escludendo quei valori finanziari attivi (i crediti) che non si sono ancora tramutati in entrate mone- tarie.
Quanto all'origine delle suddette entrate e uscite, va precisato che le prime non riguardano in genere l'accensione di finanziamenti passivi, perché appare più utile evidenziare un fabbisogno (connesso alla sola gestione dei cicli operativi) che sia separato dalle fonti di copertura, le quali costituiscono l'oggetto della successiva analisi; il capitale di credito pervenuto all'azienda,difatti, rappresenta una delle forme di copertura del fabbisogno (oltre al ca- pitale proprio e all'autofinanziamento). Comprendendo anche gli incassi de- rivanti dall'assunzione di debiti di finanziamento, invece, si andrebbe a de- terminare il fabbisogno netto dell'azienda, rendendo meno evidente il con- tributo della gestione reddituale alla riduzione del fabbisogno complessivo di capitale; di conseguenza, le entrate deriveranno dalla vendita dei prodotti e dai disinvestimenti (ivi compresi i rimborsi dei prestiti concessi a terzi), mentre le uscite saranno relative ai costi, agli investimenti e al pagamento dei dividendi, che insieme corrispondono alla remunerazione di tutti i fattori produttivi impiegati.
Sotto l'aspetto statico, invece, il fabbisogno finanziario si può definire come la somma degli investimenti in attesa di realizzo, ovvero come l'in- sieme dei costi anticipati per attivare i cicli operativi e che sono in attesa di contrapporsi, direttamente e indirettamente, ai ricavi di vendita; detti costi, per la precisione, riguardano genericamente il processo di acquisizione dei fattori produttivi, siano essi a realizzo diretto o a realizzo indiretto (circo- stanza che investe prevalentemente l'aspetto finanziario e monetario e meno quello economico). Tale acquisizione, che di solito precede la riscossione dei ricavi (tranne, ad esempio, molte aziende che producono su commessa), ge- nera un fabbisogno di capitale, il quale verrà ridotto o annullato proprio nel momento in cui i corrispettivi, legati alla conclusione dei cicli operativi atti- vati con quei fattori, verranno definitivamente incassati. Gli investimenti di cui si parla, a ben vedere, altro non sono che elementi del patrimonio impie- gato nella gestione, cioè quel capitale monetario che è divenuto capitale tec- nico e poi capitale commerciale, ed è in attesa di ritornare sotto forma di denaro; in particolare, si possono incontrare le seguenti principali categorie di investimenti:
Definito il concetto di fabbisogno finanziario, sia dal punto di vista sta- tico che dinamico, è opportuno adesso individuare alcuni fattori che ne de- terminano l'altezza, la durata e la composizione; sull'altezza influiscono si- curamente le dimensioni dell'impresa, vuoi in termini di struttura produttiva, organizzativa e patrimoniale, vuoi in termini di struttura dei costi e di am- montare del fatturato, vuoi infine in termini di prospettive future. In partico- lare, la struttura aziendale, intesa nelle sue diverse qualificazioni, produce determinati volumi di costi ai quali va associato un corrispondente fabbiso- gno finanziario, la cui distribuzione nel tempo varierà a seconda della per- centuale di patrimonio costituita da immobilizzazioni soggette a rinnovo (momento nel quale, lo ricordiamo, il fabbisogno subisce un innalzamento); il fatturato e le condizioni per la sua traduzione in denaro influiscono, ovvia- mente, sul volume delle entrate, provocando la variazione del fabbisogno complessivo; le prospettive future, infine, inducono variazioni sia nelle en- trate che nelle uscite, in misura variabile in relazione alla capacità dell'im- presa di aumentare il divario fra componenti positivi e negativi di reddito, nonché alle tendenze di sviluppo (l'aumento dimensionale ad esempio, im- plicando nuovi investimenti, genera nuovo fabbisogno di capitale).
In merito alla durata del fabbisogno, essa dipende dal tempo che inter- corre fra l'acquisizione dei primi fattori produttivi e l'incasso definitivo dei corrispettivi di vendita, cioè la chiusura del ciclo operativo; in sostanza, ri- sultano determinanti sia la velocità con la quale vengono dapprima attivati e poi conclusi i processi produttivi, sia la durata della fase di riscossione dei crediti: quanto maggiori sono i tempi di produzione, vendita e incasso dei ricavi, tanto più aumenta l'estensione temporale del fabbisogno di capitale. Sulle due circostanze citate influiscono, da un lato, le caratteristiche fisiche, tecniche e qualitative del prodotto, dalle quali dipende la lunghezza del pro- cesso produttivo (che sovente è direttamente proporzionale al grado di sofi- sticazione del prodotto); dall'altro lato, l'andamento del ciclo di vita del pro- dotto, che incide sul momento in cui l'altezza dei ricavi inizierà a raggiun- gere livelli soddisfacenti.
A proposito della tempistica degli incassi e dei pagamenti, gli analisti di bilancio usano calcolare il ciclo di cassa, ossia il tempo minimo che passa fra il primo pagamento in contanti e il primo incasso con la medesima mo- dalità: per giungere a tale risultato si sommano il tempo di giacenza media delle scorte in magazzino in attesa di utilizzo, la durata media della produ- zione, il tempo di giacenza media dei prodotti finiti in attesa di vendita e il