LEZIONE 1 - 18 febbraio 2025
Educazione civica secondo le Linee Guida ministeriali
L'educazione civica è diventata una disciplina trasversale, cioè coinvolge tutte le materie
scolastiche. Secondo le Linee guida del Ministero dell'istruzione, non si studia solo la
Costituzione italiana, ma anche altri aspetti fondamentali della cittadinanza attiva:
- Educazione alla legalità e alla cittadinanza: comprendere i diritti e i doveri del
cittadino.
- Educazione ambientale: sviluppare consapevolezza sull'importanza della sostenibilità
e della tutela del pianeta.
- Cittadinanza digitale: imparare a usare gli strumenti digitali (ad esempio: privacy, uso
dei social, fake news ... ) in modo consapevole, sicuro e responsabile.
- Educazione alla salute, alla solidarietà, alla pace e alla cooperazione
internazionale.
Il filo conduttore è l'idea di responsabilità del cittadino: conoscere le regole per vivere
insieme, partecipare alla vita democratica, rispettare l'ambiente e gli altri.
Discorsi europei sul senso della democrazia
Vans (probabilmente un riferimento a un leader o intellettuale europeo):
- Afferma che l'Europa si è allontanata dai suoi obiettivi comuni, perché i cittadini si
sono allontanati dai valori comuni (come solidarietà, libertà, rispetto dei diritti).
- Secondo lui, per rafforzare l'Unione Europea bisogna ricostruire un legame tra le
persone e i valori democratici.
Olaf Scholz (Cancelliere tedesco):
- Ricorda che la Germania non può dimenticare il passato nazista, e proprio per
questo la sua democrazia deve avere delle regole rigide.
- La democrazia deve ascoltare l'interesse dei cittadini, ma sempre nel rispetto
delle regole costituzionali.
- Il suo messaggio: le istituzioni devono prevenire ogni abuso di potere, proprio per
evitare il ritorno di regimi autoritari.
Articolo 1 della Costituzione Italiana
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
- "Repubblica democratica": il popolo elegge i propri rappresentanti, e non c'è un re.
- "Fondata sul lavoro": il lavoro è considerato il fondamento della dignità personale e
della vita sociale.
- "La sovranità appartiene al popolo": è il popolo che ha il potere, ma lo esercita nei
limiti stabiliti dalla Costituzione, cioè non può fare tutto ciò che vuole, ma deve
rispettare regole comuni (come sottolinea anche Scholz).
Kelsen e Schmitt: due visioni opposte della sovranità
Hans Kelsen (giurista austriaco, teorico della "piramide delle norme"):
- Secondo lui, ogni norma giuridica (legge) è valida solo se si basa su una norma
superiore.
- Al vertice della piramide c'è una "norma fondamentale", che legittima tutte le altre.
- Per Kelsen, essendo un liberale, le regole servono a risolvere i conflitti sociali in
modo razionale, senza violenza.
Carl Schmitt (giurista tedesco):
- Ha una visione opposta: per lui, è il popolo sovrano che crea il diritto,
specialmente nei momenti di crisi.
- Non è la legge a legittimare il potere, ma la volontà popolare, anche se ciò può
portare a decisioni autoritarie.
Confronto: Scholz si rifà a Kelsen (la struttura salva la democrazia), Vans a Schmitt
(serve ascoltare la volontà popolare). In realtà, serve un equilibrio tra entrambe le
visioni.
Il costituzionalismo: storia e significato
Il costituzionalismo è un movimento di pensiero e un processo storico che ha portato a:
- Limitare il potere assoluto del sovrano (re, imperatore, ecc.)
- Riconoscere e tutelare i diritti dei cittadini
- Separare i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario)
Origini:
- Inghilterra: già nel 1215 con la Magna Carta, i nobili impongono al re limiti al suo
potere.
- Gloriosa Rivoluzione (1688): il potere deve essere condiviso con il Parlamento.
- Da lì nascono le basi per le rivoluzioni americana (1776) e francese (1789).
Rivoluzione francese:
- Nasce la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino.
- "Un popolo che non riconosce i diritti e non separa i poteri, non ha una vera
Costituzione".
Importanza della separazione dei poteri (Montesquieu):
Lo stato è sovrano, ma il suo potere è diviso al suo interno.
- Legislativo: fa le leggi
- Esecutivo: governa e le applica
- Giudiziario: giudica secondo le leggi
Solo separando i poteri si garantisce che nessuno possa abusarne.
Questo serve a creare le condizioni affinché ogni organo dello stato sia soggetto al diritto.
La Costituzione italiana: nascita e struttura
Dallo Statuto Albertino alla Repubblica
- Statuto Albertino (1848): prima costituzione del Regno d'Italia (breve, 84 articoli),
concessa dal re. Inizia con la descrizione dell'organizzazione del potere e riconoscendo
il potere del re. Successivamente riconosce alcune libertà fondamentali (stampa libera,
uguaglianza dei cittadini davanti alla legge).
- Dopo la Seconda guerra mondiale, l'Italia diventa una Repubblica nel 1946 (con un
rappresentante socialista).
- Il 2 giugno 1946 si tiene un referendum: il popolo sceglie tra monarchia e repubblica
(viene abbandonato il criterio censitario e di utilizza il meccanismo rappresentativo
proporzionale). Votano per la prima volta anche le donne.
- Si elegge l'Assemblea Costituente, che redige la Costituzione.
Approvazione della Costituzione
- La Costituzione viene approvata il 22 dicembre 1947
- Entra in vigore il 1º gennaio 1948
Struttura della Costituzione
La Costituzione italiana ha 139 articoli, divisi in:
- Principi fondamentali (articoli 1-12): i valori fondanti della Repubblica
- Diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54): libertà personali, diritti civili, sociali e politici
- Ordinamento della Repubblica (art. 55-139): Parlamento, Governo, Presidente,
Regioni, ecc.
Le prime parti della Costituzione non possono essere modificate, come:
- Il carattere repubblicano dello Stato (democratico)
- I diritti fondamentali e inviolabili della persona
La seconda parte è soggetta a modifiche.
Attuazione della Costituzione: un cammino difficile
Dopo il 1948, molte leggi dello Stato non erano ancora coerenti con la nuova
Costituzione.
- Il grande tema della Costituzione sarà per 40 anni quello di attuare la Costituzione
stessa.
- Ci è voluto molto tempo per applicare davvero i suoi principi, soprattutto in
ambito sociale e dei diritti civili.
- Si parla di un "gelo della Costituzione" fino agli anni '70, periodo in cui non si è riuscito
ad applicarla.
- Negli anni successivi, il tema è diventato quello di "riformare" la Costituzione per
adattarla ai tempi moderni.
LEZIONE 2 - 25 febbraio 2025
Le libertà fondamentali
L'articolo 2, secondo Nadia Urbinati, contiene tutta la Costituzione.
- Esso rivela il principio personalistico, secondo cui la persona è al centro del disegno
costituzionale.
- Si trova nella prima parte, cioè quella dei principi fondamentali (1-12).
- La costituzione italiana, rispetto ad altre, non ha un preambolo ma parte
direttamente dall'art. 1. Questo perché si temeva che il preambolo, se fosse stato molto
breve, sarebbe stato interpretato come non prettamente giuridico. La costituzione
italiana deve essere tutta vincolante.
- Scelta di sganciarsi dallo Statuto Albertino del 1848 che era molto più povero e
partiva subito con l'organizzazione dei re (figlio maschio, sacro, ha tutti i poteri). Nella
Costituzione, invece, si parte dai diritti.
Articolo 2 della Costituzione Italiana
- È la chiave per leggere gli altri diritti e doveri dei cittadini.
- È un grande diritto che contiene altri diritti.
- Ci permette di leggere tutto l'impianto della costituzione.
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità e richiede
l'adempimento a doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale."
- "La Repubblica": la Repubblica non è lo Stato in senso stretto, ma tutta la comunità
organizzata (lo Stato è il governo). Infatti, l'articolo 114 ci dice che la Repubblica è
composta da comuni, province, regioni, stato: quindi la Repubblica è un insieme di
tutte le forme organizzate della comunità nello Stato.
- "Riconosce": la Repubblica riconosce, cioè si trova di fronte a sé qualcosa che già c'è e
che quindi non può non vedere. Quindi non si vuole fondare qualcosa che non c'era, ma
riconoscere qualcosa che già c'era. Questo ci rimanda alla teoria dei diritti naturali,
cioè l'idea che l'individuo in sé è portatore di alcuni diritti che si oppongono all'autorità
dello Stato.
La parola riconosce, quindi, è usata:
- nell'art. 2
- nell'art. 5 > nel rapporto delle autonomie territoriali (i comuni): lo stato
riconosce che i comuni già c'erano da prima dello stato. Lo stato italiano è
del 1861.
Lo Statuto Albertino non aveva dei termini così chiari anche perché era una Costituzione
"concessa", cioè che non è nata da un processo democratico o da un'assemblea
costituente, ma è stata "concessa" dal re per sua volontà.
In altre parole:
- Fu emanato dal re Carlo Alberto di Savoia nel 1848.
- Il re non era obbligato a farlo: fu una sua decisione, anche se influenzata dal clima
rivoluzionario del tempo.
- Era un atto unilaterale: il sovrano concede diritti al popolo, ma può anche
modificarli o revocarli (almeno in teoria).
Questo tipo di Costituzione riflette una mentalità ancora monarchica e autoritaria, dove il
potere del re resta centrale e sovrano, anche se limitato in parte.
Infatti, il Re nello Statuto Albertino non utilizza l'espressione "riconosce", ma dice
semplicemente "c'è questo diritto".
- "E garantisce": non solo riconoscere, ma anche garantire i diritti attraverso alcuni
meccanismi come la Costituzione. La Costituzione, infatti, si occupa di tutelare i diritti.
Lo Statuto Albertino aveva affermato i diritti ma non li aveva garantiti. Non dobbiamo
solo affidare i diritti alla legge, ma la legge deve anche essere conforme a questi diritti.
Il diritto è effettivamente garantito quando viene presa in mano la situazione da un
giudice. Deve esserci una legge giusta e un giudice che la applica. Se manca uno
di questi due aspetti, il diritto non è garantito. Non basta solo la presenza di un giudice
se poi non c'è una legge giusta. E non basta solo la presenza di una legge giusta se poi
non viene applicata dal giudice.
- "I diritti inviolabili dell'uomo": ma che cos'è un diritto inviolabile? La legge trova nella
Costituzione qualcosa che non può fare. Il legislatore garantisce e attua, ma non
pregiudica questi diritti.
I diritti inviolabili
- Non possono essere violati da nessuno > Rappresentano un limite insuperabile
anche per lo Stato stesso. Nemmeno una legge o una riforma costituzionale possono
eliminarli o violarli, perché fanno parte dell'identità fondamentale della Costituzione.
- Sono dell'uomo > Quando la Costituzione italiana, all'articolo 2, parla di "diritti
inviolabili dell'uomo", utilizza volutamente il termine uomo e non cittadino. Questo ha
un significato preciso e profondo. Non sono solo diritti dei cittadini italiani. I diritti
inviolabili dell'uomo spettano a tutte le persone, a prescindere dalla cittadinanza, dalla
nazionalità o dallo status giuridico. Sono diritti che appartengono all'essere umano in