Documento da Med2 su Malattie Cerebrovascolari del SNC. Il Pdf esamina le vasculopatie cerebrali acute, distinguendo tra ischemia ed emorragia, con un focus sulla fisiopatologia dell'ischemia cerebrale e la circolazione, utile per lo studio universitario.
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Revisore: Elisa Basili Neurologia Lez. 05 Prof. Pegoraro 01/04/21 Integrazioni da lezione 06 e 07/20 MED2 Prof. Pegoraro
(Le porzioni riportate in corsivo sono tratte dalla sbobina dell'anno 2019 di Treviso).
Si definisce come malattia cerebrovascolare del SNC "una qualsiasi affezione dell'encefalo causata da una patologia del sistema vascolare". Sono distinguibili in due categorie:
Nell'ambito delle malattie cerebrovascolari è importante definire l'ictus: per l'OMS, esso è la "comparsa improvvisa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale e/o globale delle funzioni cerebrali, a causa di un infarto (ischemia) o un'emorragia a livello dell'encefalo, della retina o del midollo spinale, con durata superiore alle 24 ore o ad esito infausto di natura vascolare".
È importante notare come la definizione fornita non distingua fra l'ictus causato da un evento ischemico o da uno emorragico: è infatti basata su un criterio clinico, mentre in altre circostanze tale definizione non è da sola sufficiente per un'accurata diagnosi. Si è pertanto aggiunto al criterio clinico un connotato strumentale: per parlare di ictus è necessario dimostrare la presenza di danno tissutale di natura vascolare.
Per comprendere l'applicazione di tale criterio clinico/strumentale si riporta un esempio: paziente 50enne che in mattinata riferisce un deficit di forza dell'arto superiore sx della durata di 15 minuti circa e poi completamente regredito; all'arrivo in PS il sintomo è assente e l'EO neurologico risulta negativo. A questo punto diventa essenziale il criterio strumentale per escludere un TIA.
Nel caso del paziente riportato sopra, se all'RM in sequenza di diffusione non si evidenziano alterazioni, si potrà parlare di TIA, se invece si ha un difetto in diffusione, ciò indica danno parenchimale, quindi ictus.
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Si dividono in due categorie:
Saranno ora affrontate le forme emorragiche.
Rappresenta il 10% di tutti i casi. L'ictus qui insorge in maniera iperacuta, più rapida dell'ictus su base ischemica. Ha inoltre una mortalità più elevata ed esiti più gravi. Il fattore eziopatogenetico più rilevante è l'ipertensione arteriosa, spesso in pazienti inconsapevoli del loro stato iperteso che si manifesta con picchi ipertensivi.
La tipica sede è a livello dei nuclei profondi:
In base alla localizzazione si possono distinguere emorragie intraparenchimali:
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L'ipertensione induce alterazioni della parete a livello delle piccole arterie perforanti: si innesca un processo di lipoialinosi a livello vasale, che porta poi alla formazione di piccoli aneurismi (di Charcot- Bouchard) che possono rompersi in conseguenza all'ipertensione; anche l'amiloidosi (angiopatia congofila) può essere una conseguenza del danno parietale.
L'emorragia cerebrale può anche essere causata da ipertensione episodica in individui non ipertesi (es. freddo, interventi chirurgici).
Nell'immagine si vede un'emorragia localizzata nei nuclei profondi (parte sinistra, sede tipica), mentre la parte destra dell'illustrazione rappresenta i casi di sede atipica in cui la causa è legata a MAV, alterazioni della coagulazione, angiomi cavernosi o droghe (soprattutto cocaina ed anfetamine), quest'ultima causa è alquanto frequente in giovani non ipertesi.
Il danno da emorragia cerebrale riconosce una causa diretta ed una indiretta.
L'insieme di questi fattori concorre a creare l'alone ipodenso che in RM e TC circonda l'emorragia. L'immagine a lato è un preparato autoptico che mostra una grossa emorragia a sede tipica nei nuclei profondi.
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L'insorgenza dei sintomi è molto rapida. Nel quadro si possono avere:
Il quadro in genere peggiora per 24-72 ore per poi stabilizzarsi e, in ultima analisi, risolversi con il riassorbimento del sanguinamento, sebbene possano permanere spesso sequele.
Quindi l'emorragia cerebrale è un evento clinico che ha insito il connotato di estrema gravità.
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dimostrare MAV, cavernomi (che sono lesioni venose con un letto vascolare a bassa pressione) e tumori stessi.
Seguono immagini rappresentanti quadri di emorragie cerebrali.
Nell'immagine a lato è ben visibile l'alone ipodenso, rappresentato dai fattori concorrenti (la citotossicità, l'edema vasogenico e la rottura della membrana).
Qui si vede la drammatica evoluzione di un paziente in cui si ha stravaso di sangue nei ventricoli; si vede inoltre lo shift della linea mediana. Nei casi più gravi si assiste alla formazione di livelli o di emorragia subaracnoidea. SI tratta di casi ad elevata mortalità.
Nell'AngioTC a lato, infine, è evidenziata dalla freccia una malformazione artero-venosa. Si nota un gavocciolo di vasi, la cui eventuale rottura causa, in questo caso, uno spandimento in sede atipica, molto vicino alla corteccia e quindi altamente epilettogeno (candidabile a terapia profilattica antiepilettica).
L'emorragia cerebrale ha un'elevata mortalità, attorno al 35-40% entro il primo mese, e si associa a conseguente invalidità grave nel 50% dei casi.