Documento dal Liceo Scientifico su Disegno e Storia Dell'arte. Il Pdf, adatto per la scuola superiore, esplora gli elementi del linguaggio visivo e la storia dell'arte, concentrandosi sull'arte greca e i suoi periodi, come l'Ellenismo, e include concetti di comunicazione e il significato di "classico".
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Il linguaggio è lo strumento privilegiato della comunicazione. Grazie a esso possiamo esprimere idee e ipotesi ma anche raccontare fatti realmente accaduti, porre domande, rispondere, impartire ordini e dare voce alle nostre emozioni e sensazioni. Il linguaggio verbale non è l'unico tipo di linguaggio esistente perché la comunicazione avviene in moltissimi modi, per esempio mediante il corpo con la danza, i gesti e le espressioni del volto, la musica, la pittura. Tutte queste forme di comunicazione sono linguaggi a tutti gli effetti e prendono nomi diversi, per esempio linguaggio musicale, linguaggio dei gesti e linguaggio visivo.
La danza è un esempio di linguaggio non verbale Non tutti i linguaggi sono immediatamente accessibili a tutti. Se, ad esempio, sfogliassimo uno spartito per pianoforte senza aver mai studiato musica non riusciremmo a suonare, così come viaggiando in un paese lontano non saremmo in grado di esprimerci nella lingua locale né tanto meno di comprendere ciò che ci viene detto. Per comunicare attraverso un certo linguaggio (verbale, linguistico ma anche musicale, visivo ... ) è necessario conoscerne il codice, ovvero gli elementi di base e le regole.
Per questo motivo anche il linguaggio visivo, che ad una prima occhiata può darci l'impressione di essere immediatamente comprensibile, ha bisogno di essere studiato. L'esempio più immediato in questo caso è quello fornito dall'arte contemporanea, un campo che spesso anche gli appassionati più insaziabili di arte guardano con una certa diffidenza. L'arte, che nel caso del contemporaneo ciò è ancora più evidente, deve essere studiata altrimenti non verrà pienamente compresa!
Il linguaggio visivo ha i suoi codici: gli elementi fondamentali del disegno, ad esempio, sono diversi da quelli della pittura e della scultura, e sono diverse anche le regole in base alle quali questi elementi si combinano fra di loro per formare un'opera.
I codici, inoltre, cambiano nel tempo. Quando proviamo a leggere una poesia scritta due secoli fa, infatti, ci renderemo subito conto che l'italiano utilizzato è molto diverso da quello che parliamo e usiamo oggi. Allo stesso modo anche i codici del linguaggio visivo hanno subito dei cambiamenti nel corso del tempo.
Quali sono gli elementi del linguaggio visivo? Kandinsky, Paesaggio invernale, 1909. Oggi siamo letteralmente assediati dalle immagini! Pensiamo alle pubblicità, alle riviste e ai quotidiani, ai fumetti, alla televisione, a Youtube, ai social network e agli utilizzi potenzialmente infiniti delle immagini nel web. Le immagini non sono mai fine a sé stesse ma sono state progettate e create per mille motivi diversi, ad esempio per convincerci a comprare un prodotto, generare una reazione emotiva, informare, educare, intrattenere ... Per comprendere fino in fondo il mondo che ci circonda dobbiamo imparare a "smontare" le immagini nei loro elementi base e imparare a comprenderne il significato profondo per selezionarle, separarle, distinguere quelle utili da quelle inutili, quelle vere da quelle false.
Questo ragionamento si applica anche alla storia dell'arte perché per analizzare un'opera è necessario che i bambini e i ragazzi, sebbene con diversi gradi di profondità, imparino a leggere e interpretare ciò che vedono. E per far ciò è necessario conoscere gli elementi costitutivi del linguaggio visivo.
Per spiegare il concetto di "segno" si potrebbe iniziare con un piccolo esperimento: tutti gli alunni devono scrivere una frase breve, raccolti i foglietti, mescolali e prendine uno a caso. Molto probabilmente sarai in grado di riconoscere l'identità di chi lo ha scritto basandosi esclusivamente sull'osservazione della grafia. Ognuno di noi, infatti, ha un modo di scrivere originale, c'è chi inclina la penna verso destra e chi verso sinistra, c'è chi arrotonda le pance delle lettere e chi, invece, tende ad avere una scrittura più allungata. Questo esempio è molto utile per far comprendere il significato di "segno", un concetto che in verità è molto complesso (basti pensare alla semiotica) ma che è fondamentale da conoscere per approcciarsi all'arte.
Segni grafici a confronto: a sinistra, Leonardo da Vinci, Possibile Autoritratto, 1513 circa; a destra, Umberto Boccioni, Studio per Dinamismo di un ciclista, 1913. Che cosa sono i "segni"? I segni sono gli elementi di base di un disegno, di un dipinto, di una scultura o di un'opera architettonica. Ad esempio in un disegno, i segni sono i tratti di matita o del medium che è stato utilizzato (segno grafico), in un dipinto le singole pennellate (segno pittorico), in una scultura le tracce lasciate dallo strumento utilizzato per dare la forma al materiale (segno plastico), in architettura elementi complessi (segni architettonici).
Il segno più semplice è senza dubbio il punto. Possiamo realizzare un punto con tantissimi strumenti: penne, matite colorate o di grafite, acquerelli, colori a olio ... È importante non confonderlo con il punto geometrico: il punto del disegno o della pittura ha una dimensione e una forma perché dipende dal materiale di cui è composto e dalla "mano" dell'artista, quello geometrico no. Un singolo punto può essere già molto espressivo ma un aggregato di punti costituiscono forme più complesse.
Il segno nell'arte preistorica Grotte di Lascaux. Il segno può avere anche un significato simbolico. Attraverso segni anche molto semplici, infatti, è possibile comunicare messaggi complessi legati alla propria cultura, al mondo spirituale e a valori sociali. Il segno simbolico può essere costituito da una parola, un suono, un movimento o una figura. L'esempio più noto riguarda senza dubbio l'arte preistorica in cui gli uomini utilizzavano semplici segni e figure di immediata comprensione per esprimere le loro paure e le loro speranze.
Immaginiamo un punto su una superficie, un semplice puntino su un foglio di carta: che cosa succederebbe se il punto iniziasse a muoversi? Il risultato sarebbe la linea, ovvero la traccia del movimento lasciato da un certo strumento su una superficie e, attraverso lo strumento, la traccia del movimento che ha compiuto la mano dell'artefice.
Schiele, Autoritratto. Come per il punto, anche le caratteristiche della linea dipendono dallo strumento utilizzato, dalla superficie su cui lavoriamo e dai movimenti che imprime la nostra mano. Le linee possono essere di tanti tipi: rette, curve (che cambiano direzione con regolarità), spezzate (formate da tante linee rette) e miste (comprendono al proprio interno linee rette, curve e spezzate).
Guardiamo un qualunque oggetto di uso quotidiano, per esempio il nostro smartphone o un bicchiere o una bottiglia: è facile individuare la forma del loro profilo che, a sua volta, è formato da linee. Per esempio, il nostro smartphone si presenta come un rettangolo, formato quindi da linee spezzate; una bottiglia invece ha un profilo più sinuoso, compatibile con le linee curve.
Quando cerchiamo di disegnare un oggetto viene spontaneo cercare di riprodurre su carta quel profilo attraverso le linee di contorno. Il problema con cui ci scontriamo sistematicamente, però, riguarda il fatto che le cose non hanno un contorno netto ma questo non è altro che il risultato dell'elaborazione visiva dei nostri occhi e della nostra mente! È questa una delle grandi sfide di chi sta imparando a disegnare: rendere le forme degli oggetti utilizzando le linee in maniera non stereotipata.
Come dicevamo poco sopra, le caratteristiche della linea dipendono dallo strumento che adoperiamo, dalla superficie ma ovviamente anche da ciò che vogliamo esprimere. Quando ad esempio siamo molto arrabbiati la nostra grafia può subire delle piccole variazioni rispetto al normale perché il nostro stato d'animo influenza il modo di prendere la penna, la pressione esercitata sul foglio, l'ampiezza e la grandezza delle lettere.
Lo stesso vale per gli artisti, a seconda di ciò che vogliono esprimere in una determinata opera utilizzeranno diversamente gli strumenti e otterranno risultati diversi. Guarda questi due disegni: uno è stato realizzato da Kirchner e l'altro da Leonardo da Vinci. In entrambi i casi gli artisti hanno riprodotto un paesaggio ma il risultato finale è completamente diverso, ciò dipende da tanti fattori (il modo di concepire lo spazio bidimensionale del foglio, il tipo di tecnica ... ) e tra questi possiamo annoverare anche l'espressività delle linee.
Non si tratta di definire quale disegno è più o meno fedele alla realtà ma di capire in che modo le linee sono state adoperate per rendere immediatamente visibile ai nostri occhi il soggetto rappresentato. In un caso le linee sono quasi nervose, essenziali e di grande impatto visivo, nell'altro invece siamo di fronte ad un'opera ben meditata, ricca di dettagli e che sfonda prospetticamente il foglio.
a sinistra: E. L. Kirchner, a destra :Leonardo da Vinci, Paesaggio con fiume, 1473.
Saper tratteggiare è un'abilità importantissima perché consente di creare texture, ovvero di rendere visivamente la diversa consistenza dei materiali evitando che i nostri disegni sembrino piatti. Si può tratteggiare senza mai staccare la matita dal foglio e il risultato sarà un tratteggio continuo e leggermente ondulato.
Esempi di texture diverse Si può staccare la matita dalla superficie e creare tante linee parallele e poi tracciare linee sovrapposte in direzione contraria (tratteggio incrociato). Se il tratteggio è formato da linee leggere e distanziate il risultato sarà di maggiore luminosità, al contrario se le linee del tratteggio sono molto ravvicinate e scure si otterrà l'effetto