Tfa Sostegno VIII Ciclo: corso di preparazione su BES e DSA

Slide da Cisl Scuola Puglia su Tfa Sostegno VIII Ciclo Corso di Preparazione. Il Pdf esplora i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), analizzando normative e implicazioni per la didattica inclusiva, utile per concorsi pubblici.

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3 MARZO 2023
0RE 15.30-19,30
TFA SOSTEGNO VIII CICLO
CORSO DI PREPARAZIONE
UNITA’ 2
RIELABORAZIONE DA FONTI IN RETE
DEFINIZIONE DI BES
Gli alunni BES, ovvero con Bisogni Educativi Speciali, sono tutti quegli studenti che manifestano
una particolare esigenza di apprendimento, anche temporanea.
A loro è dedicata una normativa specifica, per garantirne la perfetta inclusione scolastica, basata
sul documento fondamentale che è il Piano Didattico Personalizzato. A questo si affianca la necessità di
una formazione ad hoc sui BES e l'uso, a scuola, di strumenti innovativi.
Nel mondo della scuola, uno dei temi di più stretta attualità è quello dell'inclusione
degli studenti con difficoltà legate all'apprendimento, che possono avere cause
diverse.
Sono i cosiddetti alunni BES, cioè portatori di Bisogni Educativi Speciali. Per
loro, negli anni, è stata pensata una normativa ad hoc che permette ai docenti di creare
una didattica personalizzata.
Un obiettivo reso possibile dall'uso di strumenti specifici, come il Piano Didattico
Personalizzato.
Che cosa sono i Bisogni Educativi Speciali (BES)
BES è l'acronimo di Bisogni Educativi Speciali. Questa definizione è stata introdotta per la prima
volta nel Regno Unito, alla fine degli anni '70. Nel tempo, ha conosciuto un crescente successo, tanto da
essere cristallizzata in documenti di valore internazionale.
La definizione di BES
DVA
DSA
BES
PROPRIA
MENTE
DETTI
3 MARZO 2023
0RE 15.30-19,30
TFA SOSTEGNO VIII CICLO
CORSO DI PREPARAZIONE
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la definizione di BES nella
sua "Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della
salute", spiegandola con queste parole: Qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento permanente
o transitoria in ambito educativo o di apprendimento, dovuta all'interazione tra vari fattori di salute e che
necessita di educazione speciale individualizzata".
Anche l'UNESCO, nella Dichiarazione di Salamanca, ha ritenuto opportuno dare la
propria interpretazione di Bisogni Educativi Speciali, facendo riferimento a: "Tutti quei
bambini e giovani i cui bisogni derivano da disabilità oppure difficoltà di apprendimento".
Nella legislazione italiana in materia di istruzione, la definizione di BES può
essere rintracciata nella Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013. Il documento
sottolinea come i bambini con bisogni educativi speciali, presentano una delle seguenti
condizioni: “Svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi
specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti
a culture diverse".
Ci si trova, dunque, di fronte ad un alunno BES ogni volta che il bambino o il
ragazzo manifesta particolari esigenze di apprendimento, che possono essere di
carattere permanente o temporaneo e causate da fattori diversi.
Quali sono i Bisogni Educativi Speciali
Nella pratica, i Bisogni Educativi Speciali possono essere ripartiti in tre categorie:
Disabilità (L.104/1992)
Disturbi evolutivi specifici (come DSA, deficit di attenzione e iperattività L.
53/2003 e 170/2010);
Disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali (BES in senso
stretto - L. 53/2003).
Visto, però, che gli alunni riconosciuti con disabilità ex legge 104 e i DSA sono
trattati in modo specifico e separato, la definizione di BES in senso stretto (a cui il
prosieguo di questo articolo fa riferimento) è limitata ai bisogni educativi che non
rientrano nelle due predette categorie.
Alunni BES e alunni DSA, punti di contatto e differenze
Per comprendere chiaramente l'importanza dei BES, è utile in primo luogo capire
perché sono differenti dai DSA (che pure ne rappresentano una sottocategoria).
Infatti, i Disturbi Specifici dell'Apprendimento possono essere certificati
solamente in maniera diagnostica, ovvero a seguito del referto di uno psicologo, di un
neuropsichiatra o in alcune regioni anche di un logopedista.

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TFA Sostegno VIII Ciclo

TFA SOSTEGNO VIII CICLO CORSO DI PREPARAZIONE CISL SCUOLA PUGLIA CISL SCUOLA IRSEF RFED UNITA' 2 RIELABORAZIONE DA FONTI IN RETE

Definizione di BES, DVA, DSA

BES propriamente detti

Gli alunni BES, ovvero con Bisogni Educativi Speciali, sono tutti quegli studenti che manifestano una particolare esigenza di apprendimento, anche temporanea. A loro è dedicata una normativa specifica, per garantirne la perfetta inclusione scolastica, basata sul documento fondamentale che è il Piano Didattico Personalizzato. A questo si affianca la necessità di una formazione ad hoc sui BES e l'uso, a scuola, di strumenti innovativi. Nel mondo della scuola, uno dei temi di più stretta attualità è quello dell'inclusione degli studenti con difficoltà legate all'apprendimento, che possono avere cause diverse. Sono i cosiddetti alunni BES, cioè portatori di Bisogni Educativi Speciali. Per loro, negli anni, è stata pensata una normativa ad hoc che permette ai docenti di creare una didattica personalizzata. Un obiettivo reso possibile dall'uso di strumenti specifici, come il Piano Didattico Personalizzato.

Cosa sono i Bisogni Educativi Speciali (BES)

BES è l'acronimo di Bisogni Educativi Speciali. Questa definizione è stata introdotta per la prima volta nel Regno Unito, alla fine degli anni '70. Nel tempo, ha conosciuto un crescente successo, tanto da essere cristallizzata in documenti di valore internazionale.

La definizione di BES secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità

3 MARZO 2023 0RE 15.30-19,30TFA SOSTEGNO VIII CICLO CORSO DI PREPARAZIONE CISL SCUOLA PUGLIA CISL SCUOLA IRSEF IRFED L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la definizione di BES nella sua "Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute", spiegandola con queste parole: "Qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento permanente o transitoria in ambito educativo o di apprendimento, dovuta all'interazione tra vari fattori di salute e che necessita di educazione speciale individualizzata".

L'interpretazione dell'UNESCO sui Bisogni Educativi Speciali

Anche l'UNESCO, nella Dichiarazione di Salamanca, ha ritenuto opportuno dare la propria interpretazione di Bisogni Educativi Speciali, facendo riferimento a: "Tutti quei bambini e giovani i cui bisogni derivano da disabilità oppure difficoltà di apprendimento".

La definizione di BES nella legislazione italiana

Nella legislazione italiana in materia di istruzione, la definizione di BES può essere rintracciata nella Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013. Il documento sottolinea come i bambini con bisogni educativi speciali, presentano una delle seguenti condizioni: "Svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/ o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse". Ci si trova, dunque, di fronte ad un alunno BES ogni volta che il bambino o il ragazzo manifesta particolari esigenze di apprendimento, che possono essere di carattere permanente o temporaneo e causate da fattori diversi.

Quali sono i Bisogni Educativi Speciali

Nella pratica, i Bisogni Educativi Speciali possono essere ripartiti in tre categorie:

  • Disabilità (L.104/1992)
  • Disturbi evolutivi specifici (come DSA, deficit di attenzione e iperattività L. 53/2003 e 170/2010);
  • Disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali (BES in senso stretto - L. 53/2003).

Visto, però, che gli alunni riconosciuti con disabilità ex legge 104 e i DSA sono trattati in modo specifico e separato, la definizione di BES in senso stretto (a cui il prosieguo di questo articolo fa riferimento) è limitata ai bisogni educativi che non rientrano nelle due predette categorie.

Alunni BES e alunni DSA: punti di contatto e differenze

Per comprendere chiaramente l'importanza dei BES, è utile in primo luogo capire perché sono differenti dai DSA (che pure ne rappresentano una sottocategoria). Infatti, i Disturbi Specifici dell'Apprendimento possono essere certificati solamente in maniera diagnostica, ovvero a seguito del referto di uno psicologo, di un neuropsichiatra o in alcune regioni anche di un logopedista.

3 MARZO 2023 0RE 15.30-19,30TFA SOSTEGNO VIII CICLO CORSO DI PREPARAZIONE CISL SCUOLA PUGLIA CISL SCUOLA IRSEF IRFED I DSA non certificano una minore capacità cognitiva nell'alunno, ma evidenziano dei deficit specifici che ne limitano le possibilità di apprendimento. Al contrario, i BES non sono il risultato di una diagnosi medica sullo studente. Rispondono, invece, alla necessità di andare incontro alle particolari esigenze che un alunno può manifestare, anche solamente per un periodo circoscritto e in assenza di una diagnosi clinica. Si è quindi in presenza di una difficoltà puramente pedagogica che l'insegnante può decidere di affrontare con la stipula di un piano didattico specifico. Sintetizzando, si può affermare che i DSA rispondono a una "categoria diagnostica", mentre i BES a una "categoria scolastica". Proprio per questo nell'individuazione dei Bisogni Educativi Speciali è fondamentale il ruolo dell'insegnante. È proprio qui la grande rivoluzione culturale introdotta dai BES; la normativa dà ai docenti la responsabilità e competenza di individuare esigenze specifiche di apprendimento. Al di fuori di procedure medico-sanitarie, le valutazioni dei docenti si basano invece sul concetto educativo e di apprendimento definito dal modello ICE (International Classification of Functioning) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La normativa sui Bisogni Educativi Speciali

Negli ultimi anni, le esigenze di specializzazione e formazione degli insegnanti si concentrano in maniera sempre più significativa sui Bes.

La Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012

Con la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 recante "Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica", il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (Miur) ha infatti introdotto il riconoscimento di esigenze didattiche particolari per alunni con difficoltà di apprendimento dovute a cause familiari, socio-ambientali o culturali. Di conseguenza, il Ministero ha fornito anche criteri organizzativi per favorire l'inclusione di questi studenti in difficoltà, indicazioni che ha poi ulteriormente approfondito e chiarito con la circolare ministeriale del 6 marzo 2013, così come con le successive note del 27 giugno 2013 e del 22 novembre 2013. Il nucleo centrale e la novità più importante dell'introduzione dei Bes nella scuola italiana è l'ampliamento del campo di applicazione di una didattica personalizzata e inclusiva, che in precedenza era prevista solamente per gli alunni con DSA (Disturbo Specifico dell'Apprendimento). In altri termini, il diritto a un Piano Didattico Personalizzato (PDP), ovvero a una

3 MARZO 2023 0RE 15.30-19,30TFA SOSTEGNO VIII CICLO CORSO DI PREPARAZIONE CISL SCUOLA PUGLIA CISL SCUOLA IRSEF IRFED personalizzazione del processo d'apprendimento, viene esteso anche gli studenti con Bisogni Educativi Speciali.

La Circolare del 17 maggio 2018

Recentemente, la circolare del 17 maggio 2018 riguardo "Autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo per ciascuno" sembrava aver rimesso in discussione la possibilità dei PDP per gli alunni con BES. In realtà è stato poi chiarito che la circolare non supera le precedenti direttive ministeriali, nonostante esprima effettivamente alcune critiche sulle note del 2013 riguardanti il tema. Al contrario, vuole incentivare una maggiore autonomia degli istituti scolastici nella personalizzazione della didattica, promuovendo così un approccio meno burocratico e più educativo rispetto ai BES.

L'area dei Bisogni Educativi Speciali e gli strumenti per l'inclusione a scuola

Dalla natura puramente scolastica e pedagogica dei Bisogni educativi speciali si evince quindi che non ha senso parlare di una "diagnosi BES": ci riferiamo infatti a un gruppo fortemente eterogeneo, composto da alunni che possono presentare specifiche diagnosi e da altri che presentano invece uno svantaggio di tipo linguistico, socio-economico o culturale. Recentemente, ad esempio, con nota MIUR 562 del 3 aprile 2019, anche gli alunni plusdotati sono stati riconosciuti come BES. Chiarito questo aspetto, le normative ministeriali indicano che agli studenti con Bisogni Educativi speciali va garantita:

  • Una didattica personalizzata che possa essere maggiormente inclusiva grazie all'utilizzo di metodologie e strategie educative più adeguate;
  • La possibilità di utilizzare strumenti compensativi, per esempio sussidi didattici alternativi o tecnologie informatiche che supportino lo studente nel processo di apprendimento;
  • La realizzazione di interventi didattici (misure dispensative) che permettano agli alunni di non svolgere determinati compiti o attività, cercando comunque di non incidere sulla qualità del percorso di formazione;
  • Una valutazione adeguata, ovvero che tenga conto delle necessità specifiche dell'alunno, evitando però una differenziazione. L'alunno con BES deve quindi sostenere la stessa prova d'esame, ma può essere supportato (per fornire degli esempi) dall'utilizzo di strumenti compensativi o dalla possibilità di più tempo a disposizione.

Il PDP e l'inclusione scolastica dei ragazzi con disturbi dell'apprendimento

3 MARZO 2023 0RE 15.30-19,30TFA SOSTEGNO VIII CICLO CORSO DI PREPARAZIONE CISL SCUOLA PUGLIA CISL SCUOLA IRSEF RFED Con il PDP (Piano Didattico Personalizzato) gli insegnanti sono chiamati a disegnare il profilo di una didattica individualizzata e inclusiva, pensata per gli alunni con difficoltà. Il PDP, introdotto dalla legge 170/2010 è obbligatorio per i DSA e facoltativo per i BES. Ecco una breve guida con le informazioni principali, pensata per supportare insegnanti e genitori.

Cos'è e come funziona il Piano Didattico Personalizzato

La sigla PDP è uno di quegli acronimi che oramai sono entrati nel linguaggio comune di chi lavora nella scuola. Sta ad indicare il Piano Didattico Personalizzato, il documento con cui il consiglio di classe struttura un percorso formativo ad hoc per tutti quei ragazzi che presentano difficoltà nell'apprendimento. Si tratta, quindi, di uno strumento chiave ai fini dell'inclusione scolastica di alunni altrimenti destinati a rimanere "indietro" rispetto al resto della classe.

Il quadro normativo di riferimento del PDP

La legge che per prima ha introdotto nel sistema scolastico italiano il Piano Didattico Personalizzato è la 170/2010, che si è occupata proprio dell'inclusione scolastica di ragazzi con disabilità e bisogni specifici. Nel testo si parla della necessità di progettare e applicare misure educative e didattiche di supporto, individualizzate e personalizzate. Un concetto poi ripreso dal Decreto Ministeriale 5669/2011, che nomina espressamente il PDP.

PDP per DSA e per BES: quando è obbligatorio

Il ruolo del PDP, quindi, è quello di rispondere alle esigenze specifiche degli alunni DSA e BES. Le due casistiche, però, vanno trattate in maniera differente. Nel caso dei DSA, infatti, c'è un vero e proprio obbligo di redazione del PDP. Quando alla scuola, relativamente ad uno studente, arriva una certificazione ufficiale di disturbo specifico dell'apprendimento, il consiglio di classe competente deve attivarsi per creare il Piano Didattico Personalizzato. Parzialmente diverso, invece, è il trattamento previsto per i ragazzi con bisogni educativi specifici. In questa circostanza non c'è un obbligo di PDP, ma solo una facoltà. La valutazione è rimessa agli insegnanti che, alla luce delle necessità particolari dell'alunno, decidono se redigere o meno il documento.

La creazione del PDP: contenuti e persone coinvolte

Per quanto riguarda la creazione del PDP, la legge si concentra soprattutto sull'indicazione delle finalità a cui si deve tendere, cioè la creazione di un percorso educativo e didattico davvero "su misura". La normativa, inoltre, si preoccupa di stabilire quali sono i soggetti coinvolti nella redazione e quali i contenuti minimi che non possono assolutamente mancare.

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