L'Agamennone di Eschilo: struttura, personaggi e temi principali

Documento dall'Università su L'Agamennone di Eschilo. Il Pdf analizza la tragedia greca, esplorando la sua struttura, i personaggi principali e i temi della giustizia e della vendetta, utile per studenti universitari di Letteratura.

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3.1 L’Agamennone di Eschilo
Una delle opere più rilevanti che rappresentano l’essenza della rappresentazione teatrale è
sicuramente l’Agamennone di Eschilo.
E’ una tragedia di Eschilo facente parte della trilogia dell'Orestea, seguita dal dramma
satiresco Proteo, con la quale Eschilo nel 458 a.C. vinse le Grandi Dionisie.
In generale, la tragedia è costituita da cima a fondo, di versi, cioè è da cima a fondo poesia (i greci
non avevano dubbi su cosa fosse o non fosse poesia: la poesia è solo in versi, misurati dalla
metrica).
I versi sono di due tipi:
recitati
cantati.
I versi recitati non avevano melodia e accompagnamento musicale; i versi cantati avevano melodia
e accompagnamento musicale (purtroppo le melodie non sono state trascritte insieme ai testi; ne
possediamo solo brevissimi frammenti).
Comunque tutti i versi greci, sia recitati sia cantati, sono di tipo quantitativo, cioè costituiti da
un'alternanza regolare di sillabe lunghe e sillabe brevi.
I versi recitati sono affidati agli attori, i versi cantati al coro.
Il coro non solo canta, ma contemporaneamente danza (χορεύω = danzo). I componenti del coro si
chiamano coreuti.
Gli attori monologano e dialogano sulla scena; il coro danza e canta nell'orchestra.
La scena ha la forma rettangolare ancora oggi usata, l'orchestra (ρχέω = danzo) è una spianata
circolare situata in genere più in basso della scena, con al centro l'altare di Dioniso, nume protettore
della tragedia. Talvolta il poeta tragico affida versi cantati agli attori (situazioni di particolare
pathos), oppure versi recitati al capo del coro, il corifeo, che in quel momento dialoga con gli attori.
Il verso recitato della tragedia è il trimetro giambico; i versi cantati sono svariati e complessi. Il
trimetro giambico è l'unione di tre metri giambici; un metro giambico è, nella forma base, composto
di quattro sillabe.
Le tragedie si compongono di parti ben distinte. La prima è in genere il prologo, parte recitata
affidata a un attore o più attori, una sorta di introduzione.
Dopo il prologo viene la parodo, il primo canto/danza del coro, chiamata così dalla πάροδος,
ingresso laterale dal quale il coro entrava nell'orchestra.
Tra un canto e l’altro vi è lo stasimo, il quale è un canto tenuto dal coro nell’orchestra fra un
episodio e l’altro, costituito da uno o, più gruppi triadici di strofe, con accompagnamento di danza e
di musica.
E, poi, vi sono i cinque episodi.
Prima di analizzare l’opera, è doveroso dire chi è Agamennnone.
Egli è un eroe della mitologia greca, la cui leggenda è codificata da Omero: figlio di Atreo e fratello
di Menelao, re di Micene (o, secondo un’altra versione, di Argo) e capo degli Achei nella
spedizione di Troia. La tradizione secondo cui A. avrebbe deciso il sacrificio della
figlia Ifigenia perché la spedizione dei Greci, trattenuta da venti contrari, potesse salpare, si trova
per la prima volta nel poema ciclico Le Ciprie. Già nell’Odissea si accenna al ritorno di A. in patria,
alla sua uccisione per mano di Egisto, seduttore della moglie Clitennestra, e all’uccisione da parte di
questa di Cassandra, assegnata ad A. come preda di guerra.
Ritornando all’opera, il prologo dell'Agamennone è giustamente famoso e considerato un
capolavoro.
Parla una guardia (φύλαξ), più esattamente una vedetta, che da un anno è stata incaricata dalla
regina Clitemestra, moglie di Agamennone, di passare insonne le notti sul tetto del palazzo degli
Atridi, in Argo (sì, in Omero Agamennone è re di Micene, qui di Argo). Perché tale strano incarico,
che cosa deve vedere la vedetta? È in corso la guerra di Troia, Agamennone è assente; Clitemestralo
ha tradito con Egisto e ne aspetta il ritorno intenzionata ad assassinarlo. Prima di partire,
Agamennone aveva concordato con Clitemestra che, in caso di vittoria, avrebbe fatto pervenire la
notizia ad Argo tramite una catena di fuochi, che sarebbero stati via via accesi sulle cime di
determinati monti lungo il percorso tra Troia e Argo (stratagemma che ritroviamo nel film "Il
Signore degli Anelli", come ha notato Corinna). Clitemestra, che non vuole essere presa alla
sprovvista da un improvviso ritorno del marito, ha incaricato la vedetta di sorvegliare l'orizzonte per
annunciare subito l'atteso segnale di fuoco. Queste informazioni non ci sono fornite da didascalie
dell'autore, come nel teatro moderno, ma si ricavano dalla tragedia stessa.
Nel parodo entra il coro, formato da anziani notabili di Argo, che si chiede se Agamennone stia
davvero tornando e rievoca gli antefatti della spedizione. Viene narrato il presagio favorevole di due
aquile (gli atridi) che avevano ucciso una lepre pregna (Troia). L'indovino Calcante aveva però
avvisato dell'odio di Artemide contro Agamennone, capo della spedizione. La flotta achea era
dunque rimasta bloccata in Aulide, e solo dopo il sacrificio di Ifigenia era potuta ripartire.
Nel primo episodio, Clitennestra informa il coro che Troia è caduta quella notte stessa, ma non
viene creduta, poiché pare impossibile che la notizia sia giunta in città così in fretta. Clitennestra
spiega che, grazie ad una serie di segnali luminosi fra Troia ed Argo, ha potuto avere la notizia in
brevissimo tempo.
Nel primo stasimo inno a Zeus, lodato come colui che punisce chi infrange la giustizia. Vengono
rievocati il ratto di Elena ed i morti nella guerra di Troia. Tuttavia il coro dubita ancora che la
notizia dell'imminente ritorno della spedizione vittoriosa sia vera.
Nel secondo episodio entra in scena l'araldo, che annuncia che Troia è caduta e che Agamennone
sta tornando. È interrogato dal coro e racconta i disagi e le sofferenze della guerra, conclusasi però
con la vittoria achea. Clitennestra afferma di aspettare con ansia il marito. Il coro chiede infine
notizie di Menelao, di cui si sono perse le tracce.
Nel secondo stasimo il coro fa una riflessione su Elena, paragonandola ad un leoncino allevato in
casa che, una volta cresciuto, è causa di rovina per coloro che l'hanno ospitato. Il coro ragiona
infine a proposito della dike, ossia la giustizia, che non onora i potenti ma i puri.
Nel terzo episodio arrivano su un carro Agamennone e Cassandra, principessa troiana portata in
Grecia come schiava. Il primo ringrazia gli dei per l'impresa riuscita ed il ritorno a casa.
Clitennestra fa un discorso da sposa fedele, che ha duramente sofferto per l'assenza del marito, e
convince Agamennone ad entrare a casa calpestando tappeti di porpora (che stanno in realtà a
significare lo scorrere del suo sangue, ovvero il suo imminente omicidio).

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Anteprima

L'Agamennone di Eschilo: Un'Opera Rilevante

Una delle opere più rilevanti che rappresentano l'essenza della rappresentazione teatrale è sicuramente l'Agamennone di Eschilo.

E' una tragedia di Eschilo facente parte della trilogia dell'Orestea, seguita dal dramma satiresco Proteo, con la quale Eschilo nel 458 a.C. vinse le Grandi Dionisie.

In generale, la tragedia è costituita da cima a fondo, di versi, cioè è da cima a fondo poesia (i greci non avevano dubbi su cosa fosse o non fosse poesia: la poesia è solo in versi, misurati dalla metrica).

Tipologie di Versi nella Tragedia Greca

I versi sono di due tipi:

  • recitati
  • cantati.

I versi recitati non avevano melodia e accompagnamento musicale; i versi cantati avevano melodia e accompagnamento musicale (purtroppo le melodie non sono state trascritte insieme ai testi; ne possediamo solo brevissimi frammenti).

Comunque tutti i versi greci, sia recitati sia cantati, sono di tipo quantitativo, cioè costituiti da un'alternanza regolare di sillabe lunghe e sillabe brevi.

I versi recitati sono affidati agli attori, i versi cantati al coro.

Il coro non solo canta, ma contemporaneamente danza (xopú@ = danzo). I componenti del coro si chiamano coreuti.

Gli attori monologano e dialogano sulla scena; il coro danza e canta nell'orchestra.

La scena ha la forma rettangolare ancora oggi usata, l'orchestra (opxéo = danzo) è una spianata circolare situata in genere più in basso della scena, con al centro l'altare di Dioniso, nume protettore della tragedia. Talvolta il poeta tragico affida versi cantati agli attori (situazioni di particolare pathos), oppure versi recitati al capo del coro, il corifeo, che in quel momento dialoga con gli attori.

Il verso recitato della tragedia è il trimetro giambico; i versi cantati sono svariati e complessi. Il trimetro giambico è l'unione di tre metri giambici; un metro giambico è, nella forma base, composto di quattro sillabe.

Struttura delle Tragedie Greche

Le tragedie si compongono di parti ben distinte. La prima è in genere il prologo, parte recitata affidata a un attore o più attori, una sorta di introduzione.

Dopo il prologo viene la parodo, il primo canto/danza del coro, chiamata così dalla rápodoç, ingresso laterale dal quale il coro entrava nell'orchestra.

Tra un canto e l'altro vi è lo stasimo, il quale è un canto tenuto dal coro nell'orchestra fra un episodio e l'altro, costituito da uno o, più gruppi triadici di strofe, con accompagnamento di danza e di musica.

E, poi, vi sono i cinque episodi.

Agamennone: Eroe Mitologico

Prima di analizzare l'opera, è doveroso dire chi è Agamennnone.Egli è un eroe della mitologia greca, la cui leggenda è codificata da Omero: figlio di Atreo e fratello di Menelao, re di Micene (o, secondo un'altra versione, di Argo) e capo degli Achei nella spedizione di Troia. La tradizione secondo cui A. avrebbe deciso il sacrificio della figlia Ifigenia perché la spedizione dei Greci, trattenuta da venti contrari, potesse salpare, si trova per la prima volta nel poema ciclico Le Ciprie. Già nell'Odissea si accenna al ritorno di A. in patria, alla sua uccisione per mano di Egisto, seduttore della moglie Clitennestra, e all'uccisione da parte di questa di Cassandra, assegnata ad A. come preda di guerra.

Il Prologo dell'Agamennone

Ritornando all'opera, il prologo dell'Agamennone è giustamente famoso e considerato un capolavoro.

Parla una guardia (púñağ), più esattamente una vedetta, che da un anno è stata incaricata dalla regina Clitemestra, moglie di Agamennone, di passare insonne le notti sul tetto del palazzo degli Atridi, in Argo (sì, in Omero Agamennone è re di Micene, qui di Argo). Perché tale strano incarico, che cosa deve vedere la vedetta? È in corso la guerra di Troia, Agamennone è assente; Clitemestralo ha tradito con Egisto e ne aspetta il ritorno intenzionata ad assassinarlo. Prima di partire, Agamennone aveva concordato con Clitemestra che, in caso di vittoria, avrebbe fatto pervenire la notizia ad Argo tramite una catena di fuochi, che sarebbero stati via via accesi sulle cime di determinati monti lungo il percorso tra Troia e Argo (stratagemma che ritroviamo nel film "Il Signore degli Anelli", come ha notato Corinna). Clitemestra, che non vuole essere presa alla sprovvista da un improvviso ritorno del marito, ha incaricato la vedetta di sorvegliare l'orizzonte per annunciare subito l'atteso segnale di fuoco. Queste informazioni non ci sono fornite da didascalie dell'autore, come nel teatro moderno, ma si ricavano dalla tragedia stessa.

La Parodo e gli Antefatti

Nel parodo entra il coro, formato da anziani notabili di Argo, che si chiede se Agamennone stia davvero tornando e rievoca gli antefatti della spedizione. Viene narrato il presagio favorevole di due aquile (gli atridi) che avevano ucciso una lepre pregna (Troia). L'indovino Calcante aveva però avvisato dell'odio di Artemide contro Agamennone, capo della spedizione. La flotta achea era dunque rimasta bloccata in Aulide, e solo dopo il sacrificio di Ifigenia era potuta ripartire.

Primo Episodio: La Caduta di Troia

Nel primo episodio, Clitennestra informa il coro che Troia è caduta quella notte stessa, ma non viene creduta, poiché pare impossibile che la notizia sia giunta in città così in fretta. Clitennestra spiega che, grazie ad una serie di segnali luminosi fra Troia ed Argo, ha potuto avere la notizia in brevissimo tempo.

Primo Stasimo: Inno a Zeus e Dubbi del Coro

Nel primo stasimo inno a Zeus, lodato come colui che punisce chi infrange la giustizia. Vengono rievocati il ratto di Elena ed i morti nella guerra di Troia. Tuttavia il coro dubita ancora che la notizia dell'imminente ritorno della spedizione vittoriosa sia vera.

Secondo Episodio: L'Annuncio dell'Araldo

Nel secondo episodio entra in scena l'araldo, che annuncia che Troia è caduta e che Agamennone sta tornando. È interrogato dal coro e racconta i disagi e le sofferenze della guerra, conclusasi però con la vittoria achea. Clitennestra afferma di aspettare con ansia il marito. Il coro chiede infine notizie di Menelao, di cui si sono perse le tracce.

Secondo Stasimo: Riflessioni su Elena e Giustizia

Nel secondo stasimo il coro fa una riflessione su Elena, paragonandola ad un leoncino allevato in casa che, una volta cresciuto, è causa di rovina per coloro che l'hanno ospitato. Il coro ragiona infine a proposito della dike, ossia la giustizia, che non onora i potenti ma i puri.

Terzo Episodio: Il Ritorno di Agamennone e Cassandra

Nel terzo episodio arrivano su un carro Agamennone e Cassandra, principessa troiana portata in Grecia come schiava. Il primo ringrazia gli dei per l'impresa riuscita ed il ritorno a casa. Clitennestra fa un discorso da sposa fedele, che ha duramente sofferto per l'assenza del marito, e convince Agamennone ad entrare a casa calpestando tappeti di porpora (che stanno in realtà a significare lo scorrere del suo sangue, ovvero il suo imminente omicidio).

Terzo Stasimo: Presagio di Morte

Nel terzo stasimo nonostante la conclusione vittoriosa della guerra ed il ritorno del sovrano, il coro ha un terribile sentore di morte imminente.

Quarto Episodio: La Profezia di Cassandra

Nel quarto episodio Clitennestra si rivolge con tono duro a Cassandra, che si rifiuta di scendere dal carro e rimane in silenzio. Cassandra, una volta che Clitennestra è rientrata nel palazzo, scende dal carro e comincia a lanciare oscuri lamenti ad Apollo. La donna, rapita da un'estasi profetica, rivede le disgrazie subite in passato dalla casa reale di Argo e prevede che tanto Agamennone quanto lei stessa saranno uccisi.

Quinto Episodio: L'Uccisione di Agamennone

Nel quinto episodio il coro sente provenire da dentro la casa le grida di Agamennone colpito a morte e, sconvolto, s'interroga su cosa fare. Arriva Clitennestra, mostrando i cadaveri del marito e di Cassandra, e dichiara trionfalmente di aver portato giustizia, vendicando la morte di Ifigenia e l'oltraggio che Agamennone aveva compiuto portando in casa Cassandra come amante. Il coro maledice Elena e Clitennestra, e si lamenta per la sorte toccata al re.

L'Esodo: Egisto e il Coro

Nell' esodo entra Egisto, che esulta per il piano perfettamente riuscito e per aver finalmente vendicato gli oltraggi subiti dal padre Tieste. Il coro lo maledice, temendo che si stia per instaurare un regime tirannico, e si allontana invocando il ritorno di Oreste.

La Morte di Agamennone

Nella tragedia di Eschilo, la morte di Agamennone è un episodio - chiave, in quanto appare come una fatale punizione delle sue colpe.

Dopo la caduta di Troia, Agamennone portò con sè come schiava Cassandra (una delle figlie di Priamo). Giunto nella sua reggia, fu ucciso da Egisto che, durante la lunghissima guerra contro Troia, era diventato l'amante di Clitennestra (secondo alcuni autori la relazione extraconiugale fu ispirata da Afrodite, desiderosa di punire il condottiero acheo per la distruzione di Troia).

Agamennone aveva avuto da Clitennestra quattro figli: Elettra, Crisotemi, Ifigenia ed Oreste.

Agamennone venne ucciso dalla moglie mentre era solo nel bagno, dopo che un telo, o una rete, vennero gettati su di lui per impedirne la resistenza. Clitennestra uccise anche Cassandra. La sua ira per il sacrificio di Ifigenia e la gelosia per Cassandra, si narra, furono i motivi del crimine. Egisto e Clitennestra quindi governarono il regno di Elettra per un periodo, ma l'assassinio venne vendicato sette anni dopo dal figlio Oreste che uccise la madre.

Clitennestra: Ambivalenza e Giustizia

Clitennestra affascina per il suo essere ambigua e spietata, calcolatrice e falsa, lasciva e funesta ma, nel tempo, si è ammantata di significati diversi. Questa figura di madre vendicatrice o amorevole è esistita davvero? E, soprattutto, cosa svela dei tempi antichi e dei moderni?

Si delineano così la riflessione su vendetta e giustizia, da un lato, e la rappresentazione della donna, dall'altro. Dopo aver ucciso il marito, Clitennestra afferma: «E fu giustizia». La giustizia, incoraggiata dagli dei, si è compiuta grazie a lei, eppure quella giustizia di cui parla sembra corrispondere più a una vendetta personale o familiare.

E in effetti anticamente il confine tra i due termini era piuttosto labile. Prima che le leggi delle polis definissero e limitassero il potere d'azione degli uomini, in epoca micenea la giustizia era spesso una vendetta privata per un torto subito o per l'onore macchiato.

Il Sacrificio di Ifigenia e la Vendetta di Clitennestra

Clitennestra riconosce ad Agamennone una colpa tremenda: aver ucciso la figlia Ifigenia, chiamata ad Aulide con un pretesto e lì sacrificata sull'altare di Artemide, precedentemente offesa dal re, in modo che la flotta greca potesse salpare tranquilla alla volta di Troia.

Dieci anni più tardi, Clitennestra non si dà ancora pace e, dopo essersi legata al cugino di Agamennone, Egisto, ordisce la trappola mortale.

La Catena di Delitti nella Stirpe di Atreo

Non solo: sull'intera famiglia pesa un altro delitto, che la condanna inesorabilmente a perpetuare i crimini.

Il padre di Agamennone, Atreo, aveva infatti dato in pasto al fratello Tieste i tre figli che questi aveva avuto da una ninfa.

Come avviene per altri miti, come quello di Edipo, la colpa dei padri ricade sui figli. E la catena di delitti coinvolge l'intera stirpe di Atreo, perché poi Oreste, spronato dalla sorella Elettra, ucciderà la madre ed Egisto, salvo poi essere assolto dal tribunale dell'Areopago.

Solo con l'istituzione della democrazia - sembrano affermare i tragediografi del V secolo a.C., e soprattutto Eschilo - avviene il passaggiodalla giustizia personale a quella delle leggi. Ma la vicenda di Oreste perseguitato dalle Erinni, esseri spaventosi dalla testa di serpe, merita un capitolo a sé, per la complessità delle vicende trattate.

La Caratterizzazione di Clitennestra

Tornando alla sovrana di Argo o di Micene, a seconda delle versioni, ecco un altro aspetto degno di nota: la sua caratterizzazione. Destinata a dare «mala fama a tutte le donne», come suggerisce Omero nell'Odissea, assieme alla tristemente nota Pandora Clitennestra è il modello negativo per eccellenza e svela la concezione misogina del mondo ellenico. In Omero è dolometis, "dal pensiero ingannevole", e kynopis, "dallo sguardo di cane", metafora animale che torna anche in Eschilo. Ebbene, come sostiene Cristiana Franco, il cane allude proprio al fatto che, per i greci, le donne hanno una natura differente rispetto a quella degli uomini, perché incapaci di controllarsi e sempre pronte a mettere il naso nelle questioni maschili.

In Eschilo Clitennestra è anche echidna, "vipera": «O Zeus, Zeus, sii spettatore di questi fatti, / guarda la stirpe privata dell'aquila padre, / che ha trovato la morte avvolto nelle spire / di una terribile vipera», afferma Oreste nelle Coefore, seconda tragedia dell'Orestea. Clitennestra inganna con le sue spire e morde a tradimento il re nobile come un'aquila. L'accoglie a casa, si mostra fedele e innamorata, gli offre ogni onore e poi lo massacra senza pietà. Tornerà legata ai rettili quando invoca le Erinni perché puniscano il figlio.

Ecco quindi come sono le donne, e come non dovrebbero essere: il modello a cui fare riferimento è Penelope, non certo Clitennestra, che regna da sola e trama vendetta, come fosse un uomo.

La cristallizzazione misogina di Clitennestra si è mantenuta intatta per secoli, tanto che Boccaccio, nel De claris mulieribus, considera: «Diventò più famosa per il suo scellerato ardire».

Al pari di altri autori, non cita nemmeno Ifigenia, ma piuttosto ritiene che la donna abbia ucciso il marito perché bramosa di regnare, o per non far scoprire l'adulterio con Egisto. Per secoli e secoli nessuna attenuante è concessa alla colpevole Clitennestra, protagonista anche di drammi barocchi e neoclassici.

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