Slide di scuola superiore sull'età dell'Imperialismo (1870-1914). Il Pdf esplora le radici economiche, politiche e culturali del fenomeno, analizzando il nazionalismo, la spartizione della Cina e la modernizzazione del Giappone, con un focus sulla Storia.
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L'imperialismo è la tendenza di uno Stato a praticare una politica aggressiva di potenza per imporre i propri interessi economici e il proprio prestigio. La più grande potenza imperialista d'Europa fu l'Inghilterra. Oltre l'Europa grandi potenze imperialiste furono il Giappone e gli Stati Uniti. Le principali cause della nascita dell'imperialismo sono tre: 1) Economiche - 2) Politiche - 3) Culturali
1) Economiche Dopo la rivoluzione industriale aumenta l'importanza delle materie prime: petrolio, ferro, rame, ecc. I Paesi europei però erano poveri di materie prime mentre quelli asiatici e africani ne erano ricchi e divenne importante per gli europei ricercare e controllare nuovi mercati in cui investire grandi capitali, inseguito allo sviluppo del capitalismo
12) Politiche: il nazionalismo L'imperialismo rappresentò una forma estrema di nazionalismo. Il nazionalismo di fine '800 fu il risvolto negativo dell'idea romantica dell'idea di nazione indipendente, con cui si designava il territorio di un popolo storicamente unito da lingua, cultura, tradizioni. Ora invece il nazionalismo imperialista esaltava la potenza militare, economica e culturale delle singole nazioni. Il passaggio successivo fu quello di ritenere di avere il diritto, in virtù della propria superiorità, di portare l'"opera civilizzatrice" nei Paesi più arretrati, anche con le armi, se necessario. Le conquiste coloniali divennero quindi il simbolo di una nazione forte e prestigiosa. In politica interna i nazionalisti erano accesi antidemocratici, cioè contrari all'allargamento del diritto di voto a tutto il popolo e consideravano il parlamento un freno per l'autorità dei sovrani e dei capi militari.
23) Culturali: il razzismo Il nazionalismo fu accompagnato da teorie razziali che sostenevano la superiorità della civiltà europea rispetto alle culture dei popoli colonizzati. Era diffusa l'opinione che l'uomo bianco dovesse dominare tutte le altre "razze". Razzisti si definiscono coloro i quali credono che caratteristiche innate, ereditate biologicamente, determinino il comportamento umano. La dottrina razzista afferma che l'identità etnica e nazionale di un popolo viene definita dal "sangue". Nella visione del razzismo, il valore di un essere umano non è determinato dalla sua individualità, bensì dal suo essere parte di una "collettività nazionale ed etnica". Molti intellettuali, compresi diversi scienziati, fornirono supporto pseudo-scientifico al pensiero razzista. Si sosteneva, ad esempio, l'esistenza di tre razze umane, bianca, gialla e nera, delle quali la prima sarebbe portatrice di un patrimonio spirituale superiore alle altre due. Il razzismo del XIX sec. fu inoltre rafforzato dalla teoria dell'evoluzione e dal principio della selezione naturale di Darwin, applicati però in modo improprio e meccanico alle società umane.
3L'imperialismo comportò quindi un'idea esasperata di nazione, l'esaltazione del proprio popolo, della propria razza ed un'esaltazione anche della guerra per primeggiare rispetto ad altre nazioni. L'Imperialismo portò molti vantaggi e ricchezze ai colonizzatori ma mise in crisi i paesi colonizzati, gli europei, ricorsero in modo sistematico all'uso della violenza: contro le nuove terribili armi in acciaio dei bianchi (fucili di precisione veloci da caricare, mitragliatrici, potenti cannoni), gli africani e gli asiatici potevano opporre ben poco. I paesi colonizzati vennero sottoposti a uno sfruttamento brutale, sia delle risorse che degli abitanti costretti a lavorare in condizioni misere e pagati con salari insufficienti. Solo in minima parte la colonizzazione comportò un certo sviluppo tecnologico per i territori occupati. In molte regioni venne imposto il sistema della monocultura che consiste nella coltivazione sullo stesso terreno di un solo tipo di pianta. Altrettanto grave fu l'annientamento delle culture locali operato dalla colonizzazione. Soprattutto nei territori le cui strutture politico-religiose erano poco organizzate, lo scontro con gli europei fu devastante, perché gli stili di vita tradizionali non resero all'invasione di lingue, abitudini, costumi diversi. La divisione tra paesi sviluppati e paesi deboli si accentuò sino a costituire uno dei più gravi problemi del XX secolo.
4La spartizione dell'Africa L'Africa venne divisa soprattutto tra Francia e Inghilterra: l'Inghilterra voleva conquistarla da nord a sud (dall'Egitto al Sudafrica); la Francia invece da ovest a est. Nel 1884-85 la Conferenza di Berlino stabilì i criteri della spartizione. Anche il Belgio e l'Italia ne beneficiarono: il Belgio ottenne il Congo e l'Italia (a tappe) ottenne Eritrea, Somalia e Libia. Sulla carta geografica dell'Africa le nazioni europee tracciarono linee che stabilivano le rispettive aree di influenza. La spartizione venne operata senza tenere in alcun conto le esigenze delle popolazioni locali: anzi, tribù rivali furono costrette dai nuovi confini a difficili convivenze, mentre gruppi omogenei venivano separati. Un conflitto armato vide fronteggiarsi in Sudafrica inglesi e boeri (coloni di origine olandese). La guerra (1889-1902) fu vinta dagli inglesi che riunirono i territori boeri in un'unica colonia, l'Unione Sudafricana, di cui sfruttarono sistematicamente le immense ricchezze minerarie, praticando unapolitica di segregazione (divisione) razziale nei confronti dei neri fino al 1994 (anno in cui Nelson Mandela fu eletto primo presidendete della Repubblica Sudafricana, dopo essersi battuto per tutta la vita per i diritti dei neri, passando anche un totale di 27 anni in prigione).
5La spartizione dell'Asia Già da tempo alcun potenze europee possedevano nel continente asiatico basi commerciali, ma nel corso dell'Ottocento esse intensificarono la loro presenza allo scopo di acquisire nuovi territori: l'Olanda consolidò il suo dominio in Indonesia, la Francia in Indocina, mentre la Russia conquistava la Siberia. L'Inghilterra conquisto nel 1858 l'intera penisola indiana. Gli inglesi trasformarono radicalmente l'economia indiana con effetti negativi per la maggior parte della popolazione. I contadini indiani, ad esempio, furono costretti a coltivare prodotti da esportazione come il cotone, il tè, la juta e l'oppio, senza ricevere in cambio un adeguato beneficio. La dominazione inglese però ebbe anche effetti positivi: venne creato un moderno sistema di comunicazioni (ferrovie, strade, poste) e furono fondate scuole e università sul modello europeo, che formarono una nuova classe indiana di tecnici preparati. E fu proprio questo gruppo di giovani indiani a dar vita, in seguito, ad un movimento nazionale per l'indipendenza. In Australia, invece, l'Inghilterra concesse alle varie colonie di formare una Confederazione Australiana(Commonwealth of Australia)
6La spartizione dell'Asia: La Cina La Cina per le sue stesse dimensioni non poteva essere oggetto di una conquista territoriale, fu, però, vittima di una conquista commerciale. Da secoli il "Celeste Impero" (chiamato così perche l'imperatore cinese era considerato "figlio del cielo") viveva chiuso nel suo isolamento, legato a tradizioni antichissime, e dominato da potenti funzionari statali detti "mandarini", che governavano in modo iniquo la popolazione per lo più contadina. Alla sovrappopolazione si aggiungeva la scarsità di cibo, causata dal fatto che le tecniche agricole erano arretrate e le terre coltivabili insufficienti. Della fragilità della Cina approfittarono per primi gli inglesi, che nel porto di Canton (l'unico aperto agli occidentali) acquistavano tè, porcellane e seta, ma non riuscivano a vendere i loro prodotti, che non interessavano i cinesi. Gli inglesi introdussero allora, clandestinamente e a basso costo, l'oppio che producevano in India, danneggiando in modo molto grave la salute dei cinesi e provocando così la reazione del governo. La "guerra dell'oppio" (1839-1842), fu però vinta facilmente dagli inglesi. La Cina dovette cedere all'Inghilterra la città di Hong Kong e aprire al commercio inglese (compreso quello dell'oppio) altri quattro porti.
7La spartizione dell'Asia: La Cina (continua) Poiché il potere imperiale si dimostrava sempre più debole, ne approfitto anche il Giappone che dichiarò guerra alla Cina e ottenne la Corea e l'isola di Formosa. Russia, Germania, Francia e Inghilterra, pur riconoscendo formalmente la sopravvivenza della Cina, la spartirono in zone di influenza, mentre gli Stati Uniti ebbero l'accesso a tutti i porti. Il contatto con la cultura occidentale aveva però determinato la nascita di un movimento che chiedeva la modernizzazione della Cina. Questo movimento fu guidato da Sun Yat-sen, fondatore del Kuomintang (Partito nazionale popolare) con tre obiettivi: indipendenza, democrazia e giustizia sociale. In seguito a sommosse popolari, il governo imperiale cadde il 1º gennaio 1912 e venne proclamata la Repubblica. Ben presto però le forze reazionarie (cioè quelle che volevano ristabilire il potere imperiale) si imposero nuovamente, consegnando il potere ai "signori della guerra", i governatori militari delle province, e facendo precipitare la Cina nell'anarchia e nella guerra civile.
8La modernizzazione del Giappone Le potenze imperialistiche tentarono di aggredire anche il Giappone. Neppure il Giappone, come la Cina, aveva contatti con la civiltà occidentale, chiuso in un sistema feudale con a capo l'imperatore adorato come un dio e gli shogun (governatori provinciali con grandi poteri). Ma a metà del XIX secolo questo sistema incominciò a indebolirsi. Dopo una lunga guerra civile, nel 1867 il giovane imperatore Mitsuhito diede inizio all'era Meiji (illuminata) con una serie di riforme che portarono alla veloce modernizzazione del paese:
In pochi anni il Giappone fu in grado non solo di difendersi dagli attacchi delle grandi potenze imperialistiche, ma di competere con esse: vinta la guerra contro la Cina, dieci anni dopo attaccò la Russia per il possesso della Manciuria. Il conflitto russo-giapponese (1904-1905) si concluse con la schiacciante vittoria del Giappone: per la prima volta un grande paese europeo veniva sconfitto da una nazione extraeuropea e una nuova potenza entrava sulla scena politica mondiale. 9