Documento di Appunti sull'introduzione allo studio del linguaggio. Il Pdf, utile per studenti universitari di Lingue, offre una panoramica dettagliata dell'analisi grammaticale, logica e del periodo della lingua italiana, con esempi chiari e una struttura schematica per facilitare l'apprendimento.
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Analisi grammaticale: procedimento che ha la funzione di associare ad ogni parola presente all'interno di una frase la propria categoria grammaticale (o parte del discorso). Focalizzata sulle proprietà morfologiche caratteristiche delle singole parole. Analisi logica: meccanismo attraverso il quale vengono individuate le categorie sintattiche di appartenenza di ciascun elemento della frase; analizza le parole nel loro rapporto con gli altri componenti della frase. es. Giovanni beve un caffè bollente quando si alza al mattino.
La grammatica tradizionale distingue nove parti del discorso per la lingua italiana; cinque di esse sono categorie variabili, ovvero mutano la loro terminazione a seconda dell'accordo con altri elementi della frase (es. un aggettivo che accompagna un nome maschile singolare deve essere a sua volta nella forma maschile singolare), le altre quattro invariabili.
Le principali categorie sintattiche che si possono individuare mediante l'analisi logica sono:
"L'elemento della frase cui si riferisce il predicato" (Serianni, p. 89). Definizione un po' vaga, che in determinati casi (es. verbi di "piacere", frasi passive) si rivela poco felice. Bisogna compiere un'importante distinzione:
SOGGETTO GRAMMATICALE: l'elemento della frase che si accorda obbligatoriamente in persona e numero con il verbo. È questo il vero e solo soggetto a livello formale! Qualsiasi categoria può fungere da soggetto grammaticale, ma le più comuni sono sicuramente nome e pronome. SOGGETTO LOGICO (cfr Serianni, cap II, § 23): elemento che compie l'azione, o di cui parla la frase; definizione poco felice e piuttosto vaga, su cui vedi le lezioni del prof. Graffi (cfr anche Graffi-Scalise, p. 188). Non sempre i due livelli coincidono: es. A Maria piacciono molto i romanzi rosa -> il soggetto logico è "Maria", perché la frase ci dice qualcosa su di lei, ma il soggetto grammaticale (il vero soggetto) è "i romanzi rosa", infatti il verbo "piacciono" (III plur.) si concorda in persona e numero con "romanzi", non con "Maria". es. Arturo è stato lasciato dalla propria ragazza -> il soggetto logico è "ragazza", perché è lei ad aver compiuto l'azione in questione, ma il soggetto grammaticale è "Arturo", infatti il participio "lasciato" è masch. sing., come il nome "Arturo", non femminile come "ragazza". A livello sintattico, "dalla propria ragazza" è un complemento d'agente.
Quando viene chiesto di individuare il soggetto di una frase, ci si riferisce esclusivamente alla nozione di soggetto grammaticale.
Il predicato è il vero nucleo della frase. Normalmente esprime ciò che si dice a proposito del soggetto, (un'azione o un determinato stato psicologico o emotivo), ma si può dire più in generale che esso esprime un'azione o uno stato. I tipi di predicato fondamentalmente sono due, ma c'è un terzo caso che è importante sottolineare (quello del predicato con verbi estimativi, elettivi, appellativi ecc):
PREDICATO NOMINALE: è costituito dall'unione del verbo essere (COPULA) con uno o più sostantivi e/o aggettivi (NOME DEL PREDICATO/PARTE NOMINALE); esprime un determinato stato o una certa qualità del soggetto. es. Mario è fiero del nostro successo / Anna è una ragazza solare. PREDICATO VERBALE: formato con un normale verbo predicativo; la maggioranza dei verbi della lingua italiana è di questo tipo, e non richiede alcun complemento predicativo per esprimere un concetto compiuto. Generalmente esprime un'azione. es. Luigina arriva / Andrea compra un libro / Sandro regala una penna a Marta. Il predicato può essere formato anche da più di una voce verbale: es. Il rapinatore è stato arrestato -> frase passiva: tre voci verbali, ausiliare essere (è stato) + participio. es. Federica sta stirando -> verbo fraseologico, con stare + gerundio del verbo portatore di significato. es. Valentina dovrà partire -> verbo servile (dovere) + infinito. VERBI EFFETTIVI, ESTIMATIVI, ELETTIVI: con verbi effettivi (sembrare, parere ecc), appellativi (chiamare, nominare ecc), estimativi (stimare, ritenere, reputare ecc) ed elettivi (eleggere, selezionare ecc) si realizza un predicato a metà tra nominale e verbale, poiché essi richiedono un complemento predicativo (su cui si tornerà in seguito) perché la frase abbia senso compiuto. es. Napolitano è stato eletto presidente della Repubblica nel 2006 -> senza "presidente" la frase non ha pienamente senso, ci dice solo che il soggetto ha ricevuto una carica (ma non quale). es. Mirko ha chiamato suo figlio Dylan -> senza "Dylan" il verbo "chiamare" non ha il significato di "attribuire un nome", ma semplicemente di "rivolgersi a qualcuno". Alcune grammatiche considerano queste costruzioni come predicati nominali a tutti gli effetti, ma probabilmente è meglio tenere distinte le costruzioni con verbi copulativi come questi dal predicato nominale vero e proprio.
Nonostante questa distinzione sia scientificamente poco precisa e più utile a livello descrittivo che non di analisi linguistica più accurata, i verbi vengono divisi in due categorie:
TRANSITIVI: sono i verbi che ammettono la presenza di un complemento oggetto. INTRANSITIVI: verbi che non ammettono la presenza del complemento oggetto. Si noti bene, i verbi transitivi "ammettono", non "richiedono" la presenza dell'oggetto perché esso non deve necessariamente essere espresso: gran parte dei verbi transitivi infatti ammettono sia una costruzione transitiva, con oggetto espresso, sia una di tipo intransitivo senza oggetto, e ciò può accadere o perché l'oggetto è implicito (= "interno" al verbo), oppure in virtù di una costruzione sintattica differente, in cui il soggetto non è un agente. es. Paolo mangia un gelato -> costruzione transitiva: il verbo "mangia" è accompagnato dal complemento oggetto "un gelato". es. Paolo mangia in giardino -> l'oggetto non è presente: si presume sia del cibo in senso generico. es. il piromane sta bruciando l'edificio -> uso transitivo, "sta bruciando" = "sta dando fuoco": il verbo regge anche il complemento oggetto, e il soggetto compie l'azione di bruciare. es. l'edificio sta bruciando -> uso intransitivo, "sta bruciando" = "sta andando a fuoco": non può esserci alcun complemento oggetto; qui a differenza di prima il soggetto, "l'edificio", non compie l'azione.
Si dicono impersonali quei verbi che non rimandano a una persona o una cosa determinata e che si adoperano solo alla 3º persona singolare dei modi finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale; con l'imperativo non esiste l'impersonale) o nei modi non finiti (infinito, participio, gerundio). Nelle costruzioni impersonali il verbo non ha alcun soggetto (su questo punto si tornerà in seguito, con l'analisi delle proposizioni subordinate). All'interno di questa gamma troviamo:
Esistono però ulteriori modalità per esprimere l'impersonale, soprattutto una:
es. Si arriverà nel pomeriggio -> verbo intransitivo NB: nel caso in cui il verbo sia transitivo e di forma passiva, in presenza di un sintagma concordato con il "si" siamo in presenza non di una costruzione impersonale, ma passivante: il soggetto c'è, ed è il sintagma che si concorda con il verbo. es. Di Maria si è detto un gran bene -> "un gran bene" è il soggetto della frase, che si potrebbe trasformare in passiva ("di Maria è stato detto un gran bene). es. Al lavoro si sono fatte molte cose -> con il plurale si nota ancor di più la concordanza tra soggetto (qui "molte cose") e predicato: la frase potrebbe essere trasformata in "al lavoro sono state fatte molte cose", pertanto la costruzione è passivante, non impersonale!
È l'elemento della frase su cui ricade l'azione del predicato, con legame sintattico diretto: non è introdotto da alcuna preposizione. "Risponde" alla domanda "chi? / che cosa?", ma non va confuso col soggetto! es. Tolkien pubblicò Il Signore degli Anelli nel 1948 -> anche il soggetto risponde alla domanda "chi?", ma l'oggetto, l'elemento su cui ricade l'azione del verbo, è evidentemente "il Signore degli Anelli". NB: "ricade" non vuol dire necessariamente "subisce", non bisogna mescolare il piano dei rapporti sintattici con quelli semantici, che dipendono unicamente dal significato intrinseco del verbo selezionato (cf. anche le lezioni del prof. Graffi): es. La squadra ha patito numerose sconfitte -> l'oggetto è "numerose sconfitte", anche se è la squadra (il soggetto della frase) ha subito l'azione del verbo.
I complementi predicativi sono dei complementi che completano e determinano in modo più preciso il significato del verbo, nel caso in cui esso non sia già predicativo di per sé (cfr verbi estimativi, elettivi ecc); può essere formato da uno o più nomi e/o aggettivi. La grammatica distingue due tipi di complemento predicativo: