Slide dall'Università Cattolica del Sacro Cuore sui beni comuni. Il Pdf esplora la classificazione e le sfide di gestione, come la "Tragedy of the Commons", con soluzioni dalla teoria dei giochi. Questo documento di Economia, adatto per l'Università, è stato prodotto con testo conciso e tabelle esplicative.
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Laurea Triennale, Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, Università Cattolica del Sacro Cuore Linda Arata, Dipartimento di Economia Agro- alimentareClassificazione
Rivalità Sì No Sì Beni privati Beni clubs Escludibilità No Beni Comuni Beni pubblici
Escludibilità: possibilità di impedire a qualcuno di godere di quel bene Rivalità: Il consumo di un bene da parte di un soggetto riduce la disponibilità del bene per gli altri. NOTA: il confine tra le categorie non sempre è netto. Alcuni beni non rivali possono diventare rivali quando la domanda di quei beni raggiunge un certo livello e quel bene inizia a diventare scarso (es. sanità pubblica, istruzione, parco pubblico, ... )
Rivalità Sì No Sì Beni privati Beni clubs Escludibilità No Beni Beni pubblici Comuni
I beni comuni sono non escludibili e rivali. Chiunque può utilizzarli senza pagare un prezzo ma l'uso da parte di ciascuno riduce la possibilità di goderne da parte di altri. Esempi: riserva ittica nel mare/oceano, foreste, falde acquifere, biodiversità, parcheggio gratuito, pascoli in montagna, campo da calcetto del quartiere, fiori/frutti spontanei, fonti energetiche non rinnovabili, fauna selvatica cacciata, minerali, atmosfera . Ne usufruisco/consumo senza pagare un prezzo per tale consumo. Non hanno un prezzo (non hanno un mercato) ma hanno un valore !! Io non pago per usufruire di tale bene ma il suo consumo mi dà soddisfazione (generano un valore).
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Il problema dei beni comuni è legato alle sue caratteristiche di rivalità e non escludibilità. Problema di finanziamento e ripartizione del loro costo tra i beneficiari Tragedy of the commons, Garett Hardin, 1968 (Science) Esempio del pascolo comune I beni comuni li si distrugge, senza volerlo
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Il costo/danno di utilizzo del bene comune da parte di un individuo non ricade sull'individuo ma si ripartisce uniformemente tra tutti quelli che utilizzano il bene. Beneficio per l'individuo = | Costo per l'individuo: I/n n= numero di individui che usano il bene comune Il beneficio che l'individuo trae dall'utilizzo di unità in più (beneficio marginale) è sempre superiore al costo individuale di tale utilizzo aggiuntivo (costo marginale). Tutti, agendo per autointeresse, sono incentivati ad usare sempre di più il bene comune e non si accorgono del suo sfruttamento. Gli individui si accorgono di aver passato il limite (punto di non ritorno) troppo tardi, si è avviato un processo irreversibile di distruzione del bene comune. Ci rimette sia l'individuo che la collettività
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La tragedia dei beni comuni si pone quando vi è la libertà degli individui. Se vi è un «capo» che gestisce i beni comuni per tutti non si pone la tragedia dei beni comuni. E' proprio nella libertà di azione che sorge il problema dei beni comuni.
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Due pescatori di uno stesso lago: Anna e Bruno. I numeri indicano l'utilità derivata dal pescato Bruno SI LIMITA NON SI LIMITA Anna SI LIMITA 3,3 1,4 NON SI LIMITA 4,1 2,2 Mossi da interesse collettivo Solo mossi da interesse personale Entrambi si limitano Entrambi non si limitano La scelta razionale e autointeressata è non limitarsi per entrambi (2,2)> distruzione del bene comune (non più pesci nel lago). Anche se ... la soluzione migliore per entrambi individualmente e collettivamente sarebbe limitarsi/limitarsi (3,3)
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La mano invisibile proposta da Adam Smith (« l'individuo nel perseguire l'interesse personale contribuisce all'interesse/benessere collettivo») non funziona nel caso dei beni comuni !!! Nel caso dei beni comuni, se l'individuo agisce solo per autointeresse («miope») porta alla distruzione dei beni comuni. Nel caso dei beni comuni è necessario che accanto all'autointeresse vi siano virtù quali la fiducia, la relazione, la cooperazione (economia civile!). Cioè l'individuo agisce per perseguire sia il proprio interesse che quello dell'altro (in un'ottica del noi): parte attiva e consapevole alla preservazione del bene comune. Così facendo contribuisce al benessere sia per la collettività sia per sé.
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Come risolvere la tragedia dei beni comuni? In alcuni casi si è privatizzato il bene comune suddividendolo in tante frazioni private (es. bosco, parco, ... ). Si perde la non escludibilità. Tuttavia quando il bene comune è indivisibile (lago, mare, atmosfera ... ) ciò non si può fare. Occorre trovare soluzioni collettive al problema. Stato che gestisce il bene comune attraverso un sistema di licenze, quote, etc .:
Continua ..
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Etica individuale: i soggetti attribuiscono un valore intrinseco alla scelta di non sfruttare eccessivamente i beni comuni. E come se i soggetti includessero nella loro funzione obiettivo (utilità) l'autolimitazione nell'uso dei beni comuni e dunque se si autolimitano aumentano la loro utilità. Si autolimitano per un motivo etico. Es. Anna ha un'etica ambientale che accresce il valore che ricava dalla pesca se si autolimita, indipendentemente da ciò che fa Bruno Bruno SI LIMITA NON SI LIMITA Anna SI LIMITA 3 + 8,3 1+ 8,4 NON SI LIMITA 4,1 2,2 ¿ è l'utilità aggiuntiva che Anna ricava dall'autolimitarsi in virtù della sua etica ambientale. Supponiamo che nell'esempio >1 L'etica individuale porta ad autolimitarsi nell'utilizzo dei beni comuni indipendentemente da quello che gli altri fanno. Se vi è l'etica individuale, non si dipende dagli altri nella scelta ma si dipende dagli altri nel risultato/utilità.
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Quando le motivazioni intrinseche sono forti non si dipende dagli altri nella scelta ma si dipende dagli altri nel risultato ottenuto.
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Ciò che manca in ciascuna delle tre strade è la considerazione di una dimensione collettiva, del «noi», di sentirsi parte di una rete di relazioni. cooperazione tra individui, che si danno proprie regole «interne» per la gestione del bene comune (Elinor Ostrom) Senza legami, senza riconoscere che siamo legati gli uni agli altri, perché utilizziamo le stesse risorse comuni, non riusciamo a uscire dalla tragedia dei beni comuni
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In giro per il mondo, vi sono gruppi di persone che si sono date delle regole interne (norme sociali, consuetudini, non leggi dello Stato) per l'uso dei beni comuni. Questi sistemi sono sopravvissuti per secoli. Le azioni individuali sono contagiose. Fare un'azione che ha valenza collettiva cambia la persona stessa che la fa. La dimensione del noi può essere un noi locale (comunità locale: paese, città ... ), o un noi globale (comunità mondiale degli esseri umani) a seconda della «portata» del bene comune.
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L'etica del noi: Anna/Bruno SI LIMITA NON SI LIMITA SI LIMITA 3,3 1,4 NON SI LIMITA 4,1 2,2 Se si applica la razionalità del noi, non si guarda alla mia utilità (Anna o Bruno) ma all'utilità/benessere complessivo (Anna + Bruno).
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La questione dei beni comuni è una questione tuttora aperta
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Si è entrati nell'era dei beni comuni Ciò lo indicano ... la crisi ambientale (cambiamento climatico, perdita di biodiversità, perdita di fertilità dei suoli, deforestazione eccessiva, inquinamento dell'aria e dell'acqua, fonti energetiche non rinnovabili, disastri climatici come inondazioni, uragani, cementificazione di suolo agricolo per opere urbane, abbandono delle montagne e dissesto idro-geologico ... ) ; le crisi sociali (enormi diseguaglianze sociali all'interno di uno stesso Paese e tra Paesi, ... ); le crisi relazionali (individualismo, riduzione della dimensione media della famiglia, solitudine .. ) le crisi sanitarie (Ebola, Covid 19, ... ) I beni comuni e la loro gestione diventa centrale: acqua, biodiversità, fonti energetiche non rinnovabili, emissioni di gas serra, foreste, oceani, sicurezza, ...
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