Elementi di Criminologia: definizione, evoluzione e teorie del crimine

Documento di Diritto sull'Università riguardo gli elementi di criminologia. Il Pdf esplora la criminologia come scienza, la sua evoluzione storica e le teorie psicologiche e psicoanalitiche del crimine, inclusi i contributi di Freud e le basi biologiche del comportamento criminale.

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Anteprima

Che cos'è la criminologia?

Il termine criminologia deriva dalle parole "crimen" e "logos" e significa discorso sul crimine (il primo ad adottare questo termine fu Raffaele Garofalo nel 1885 con la sua opera così intitolata). La criminologia è, quindi, la scienza che studia:

  • Il crimine, inteso come fatto umano
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  • L'autore del crimine
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  • Le vittime
  • La condotta sociale
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  • La reazione che il crimine suscita nella società
  • I metodi di intervento sia per prevenire che per trattare il crimine

La criminologia appartiene alle scienze forensi (scienze che applicano metodologie e tecniche scientifiche alle tradizionali investigazioni giudiziarie). È una scienza multidisciplinare, poiché si avvale delle conoscenze che derivano da diverse materie, e dotata di interdisciplinarità, poiché comunica con tali scienze.

La criminologia come scienza

La criminologia viene considerata una scienza perché:

  • Utilizza metodi empirici (osservazione della realtà)
  • Le conoscenze acquisite vengono integrate in modo sistematico
  • Le teorie sono controllabili e cumulabili (da una ne può derivare un'altra)
  • Ha capacità predittiva del fenomeno criminoso

Qual è lo scopo della moderna criminologia?

Lo scopo è quello di comprendere quali sono le cause all'origine del comportamento criminale. Il primo a definire questo scopo fu Cesare Lombroso (pioniere del comportamento criminale, padre della moderna criminologia e del positivismo criminologico), il quale evidenziò anche l'utilità dello studio del MODUS OPERANDI, ovvero le modalità con le quali il soggetto compie il crimine e può essere un processo in divenire in quanto può variare nel corso dei suoi atti criminosi.

Con il termine FIRMA, si intende un comportamento fine a sé stesso che tende a rimanere stabile nel tempo in quanto non è necessario a compiere il crimine.

Perché l'uomo, ad un certo punto, sente l'esigenza di studiare il crimine?

Nel corso dell'evoluzione l'uomo è riuscito ad elaborare la distinzione tra bene e male, arrivando così a definire il crimine. Da qui nasce la domanda del perché alcuni soggetti commettono crimini ed altri no e, soprattutto, si sente l'esigenza di studiare questo fenomeno poiché ci si pose come obiettivo di estirparlo dalla società e di comprenderne le caratteristiche, cercando di prevenirlo e studiandone il trattamento (nasce questa esigenza anche dalla paura che un delitto potrebbe generare tra la popolazione).

Come si definisce la criminologia investigativa (criminalistica)?

Viene definita come la scienza che si dedica allo studio del delitto e del suo autore attraverso la raccolta di prove, informazioni ed indizi ritrovati sul luogo del delitto, con l'ausilio di un apparato tecnico-scientifico multidisciplinare.Che cos'è il crimine e quali sono le sue caratteristiche?

Il crimine è la violazione di norme condivise all'interno di un gruppo che si conformano a principi etici, morali e giuridici il cui scopo è quello di garantire gli stessi diritti a tutti i soggetti. Il concetto di crimine è caratterizzato da relatività:

  • -> Rispetto al tempo Ci sono stati e ci sono tutt'ora periodi storici e situazioni in cui un crimine non viene considerato come tale (ad es. L'omicidio in guerra)
  • -> Rispetto allo spazio Un atto ritenuto criminale in una società può non esserlo in un'altra, poiché dipende dalla società in cui quel comportamento viene esternato (nullum crimen sine legge)

Devianza e reato

DEVIANZA: è un comportamento che devia dalle norme e dalle regole sociali presenti e condivise nella società e, per questo, differisce dal concetto di crimine. Anch'essa è relativa al tempo ed allo spazio poiché dipende dalla situazione in cui tale comportamento viene posto in essere. Le cause si possono identificare in biologiche, psicologiche e sociali.

REATO: fatto tipico umano, antigiuridico, colpevole a cui è collegata una sanzione penale.

Che cos'è il campo oscuro?

È la differenza tra il numero di reati commessi in un certo peridio in un territorio ed il numero di quelli che arrivano a conoscenza delle autorità (a volte la polizia non è in grado di accertare alcuni reati o di trovare i colpevoli, a volte la vittima non denuncia il reato ed altre volte viene posta più attenzione solo su alcuni crimini) e che vengono riportati nelle statistiche.

Come nasce e come si evolve la criminologia moderna?

Già nella società greco-romana, nel mondo classico, venivano commessi crimini e si cercò prevalentemente di individuare sia le cause che i soggetti responsabili di azioni criminali anche se l'attenzione era rivolta agli aspetti giuridici del crimine (romani) ed a quelli scientifico- filosofici (greci).

Nel Medioevo, invece, si dedicarono ad attività repressive di ogni tipologia in quanto in questo periodo non vi era una reale distinzione tra il concetto di crimine e peccato (la nascita del tribunale dell'Inquisizione contribuì ad affiancare, alla visione laica del crimine, anche quella eretica) poiché fu un periodo governato da superstizione ed irrazionalità. In questo periodo si sviluppò la pratica dell'autopsia.

Rinascimento e teorie medico-scientifiche

Durante il Rinascimento, invece, gli studi iniziarono ad aprirsi verso un'ottica medico- scientifica in cui prese piede la teoria di Gerolamo Cardano: la fisiognomica, ovvero una disciplina secondo la quale venivano utilizzati i connotati fisici (viso soprattutto) di una persona per comprenderne il carattere. Il primo, però, a introdurre questa disciplina fu Aristotele, il quale scrisse un trattato in cui applicò il metodo deduttivo al mondo della natura per classificare i volti degli uomini in base alle loro sembianze con il mondo animale. Successivamente, Giovanni Battista Della Porta unì alla fisiognomica aristotelica anche la lettura esoterica di piedi, ombelico e fronte: in "De Humana Physiognomonia“ studiò l'aspetto esteriore come unico modo per apprendere la natura più profonda dell'uomo (vi è anche una classificazione aristotelica del volto umano in relazione alle somiglianze con il mondo animale). Il fondatore della fisiognomica moderna è considerato Lavater, il quale, tra il 1775 ed il 1778, studiò la struttura ossea del cranio e le forme stabili del volto per poter comprendere le caratteristiche psicologiche del soggetto esaminato.

Oltre alla fisiognomica si sviluppò anche la frenologia, il cui fondatore è Joseph Gall, il quale teorizzò i centri dell'intelligenza, della volontà e delle altre funzioni, indicati sul cranio come protuberanze e depressioni, diverse in ogni soggetto, come prodotto dello sviluppo della corteccia cerebrale sottostante, per poter comprendere il carattere e le qualità di una persona.

Nel XVI secolo, Thomas Hobbes, teorizzò "nullum crimen sine legge" e, solo dal XVIII si può parlare di criminologia in senso stretto.

Quali sono le origini del pensiero criminologico?

Con i termini "Scuola Classica" ci si riferisce a tutte le interpretazioni (elaborate prevalentemente da filosofi e scrittori) della criminalità e della giustizia sorte nel XVIII secolo. Alla base di queste interpretazioni vi è il pensiero illuministico (e i principi liberali), diffuso in Italia grazie a Cesare Beccaria, ovvero il padre di questa scuola. Viene messa in rilievo, infatti, la dignità dell'uomo e i suoi diritti: secondo la visione illuminista, ogni uomo gode di diritti naturali (vita, libertà, proprietà ... ) e lo Stato viene creato dai cittadini stessi, al fine di proteggere questi diritti, stipulando con lo stato un contratto sociale con il quale vengono limitati i diritti, in misura necessaria alla società, per il perseguimento del bene comune e per proteggerla da interessi egoistici degli individui.

Di conseguenza il crimine si identifica come una violazione del contratto sociale e come una vera e propria offesa alla società: la pena diventa lo strumento utile e necessario a preservare il contratto sociale. Nel 1764 Beccaria (grazie al quale il crimine iniziò ad essere visto come problema sociale ed allontanò l'immagine del delinquente come degenerato e reietto) pubblicò "Dei delitti e delle pene", all'interno del quale pone in discussione alcuni metodi di amministrazione della giustizia: promuove l'abolizione della pena di morte in quanto identificata come pratica disumana ed inefficace nella prevenzione del crimine. Oltre a Beccaria, anche Bentham (giurista e filoso inglese) sostiene che la pena deve avere potere deterrente alla commissione di crimini e:

  • Che la punizione fosse comminata rapidamente
  • Che vi fosse certezza dell'applicazione della pena
  • Che la pena fosse commisurata alla gravità del reato

Utilitarismo e calcolo morale

Bentham sviluppo il concetto di utilitarismo, secondo il quale gli uomini tendono alla ricerca del piacere e ad evitare la sofferenza e, di conseguenza, le loro azioni sono calcolate e finalizzate all'utile per sé stessi: l'uomo viene visto come in grado di comprendere la differenza tra bene e male. Le norme giuridiche servirebbero a compensare questa esigenza poichè ne deriva un vantaggio per tutta la società. Egli sviluppo anche il concetto di calcolo morale, secondo il quale un soggetto commette un crimine perché il piacere anticipato che prova nella commissione dell'atto criminale è maggiore rispetto alla sofferenza che ne potrebbe discendere. Inoltre, Bentham ideò un modello di struttura carceriera chiamata Panopticon: struttura circolare su più piani che prevedeva la presenza di una torre di ispezione centrale (un solo sorvegliante per tanti detenuti).

Questi due studiosi individuarono due principi fondamentali:

  1. L'uomo è dotato di libero arbitrio L'uomo è un essere razionale in grado di distinguere tra bene e male e in grado di valutare i costi e benefici di un'azione in quanto capace di autodeterminarsi e scegliere; tuttavia, è portato a perseguire i propri interessi ed il piacere personale
  2. Il sistema giudiziario fa riferimento solo alla legge (NO arbitrarietà) Affinché gli uomini siano uguali di fronte alla legge, sia le pene che la procedura di imputazione e la condanna devono essere determinate per legge

Il crimine, quindi, viene visto come fatto umano, determinato dal libero arbitrio e da cui discende una responsabilità penale (merito della scuola classica).

Il limite di questa scuola è che non si è interrogata sulla causa del crimine.

Quali sono le cause del crimine? Perché alcuni soggetti sono criminali ed altri no? (criminogenesi)

Per rispondere a questa domanda, nel corso dei secoli sono state elaborate diverse teorie, divisibili in:

  • Teorie uni fattoriali (rilievo o al fattore sociale o individuale)
  • Teorie multifattoriali (rilievo a tutti i fattori che possono aver contribuito alla condotta criminosa)

Inoltre, sono suddivisibili anche in base al metodo di approccio:

  • Approccio antropologico L'oggetto di studio è l'uomo come autore del reato ed hanno rilievo le caratteristiche psico-fisiche e sociali dell'autore (psicologiche, patologiche, psichiatriche e motivazionali)
  • Approccio sociologico L'oggetto di studio è la società in cui il crimine nasce e si sviluppa. In questo caso hanno rilievo i fattori macro-sociali che influenzano l'insorgenza del crimine.

In base all'approccio si sono sviluppate varie teorie:

TEORIE BIO-ANTROPOLOGICHE

Queste teorie si basano sul determinismo biologico: il comportamento criminale è determinato da caratteristiche fisiche e biologiche. Si utilizza, quindi, una prospettiva naturalistica per analizzare le questioni criminogenetiche in relazione a caratteristiche fisiche del soggetto o con fattori biologici,

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