Cristologia: Gesù di Nazareth, profeta del Regno e Figlio dell'Uomo

Documento dall'Istituto Teologico di Genova su Cristologia: Gesù di Nazareth, profeta del Regno e Figlio dell'Uomo. Il Pdf, un set di appunti universitari di Religione, esplora la figura di Gesù, il Regno di Dio e l'evoluzione del titolo "Figlio dell'Uomo" nei Vangeli.

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16 pagine

ISTITUTO TEOLOGICO DI GENOVA
CRISTOLOGIA
DON GIUSEPPE TORRE
EMANUELE MORASSO
ANNO ACCADEMICO 2024/25
Emanuele Morasso AA. 2024/25 III Teologia
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CRISTOLOGIA
INTRODUZIONE
Testo: Marcello Bordone, Gesù di Nazareth Presenza, memoria, attesa.
Parlare di Gesù è facile e difficile allo stesso tempo: la sua figura affascina, i primi discepoli chiedono: “Sei tu colui che
deve venire?”, e ancora oggi rimane una figura viva nonostante l’avvento della tecnocrazia e dell’uomo consumatore con
la sua crisi di fede. La creazione di un’umanità perfetta crea invece terribili scenari; ma l’umanità di Cristo attira,
soprattutto quando si intravede un Gesù meno ieratico e più “umano”, un volto storico avvicinabile: un uomo eccezionale,
vicino ai poveri, lontano dalle strutture di potere, libero e incarnato nella storia, dono totale di , un fratello universale.
La provocazione che viene dalla condizione umana, schiacciata da povertà e guerre, può avvicinare alla figura di Cristo
generando domande esistenziali e il vuoto interiore del benessere, corrodente per l’uomo, può trovare risposta nel Gesù
amico”, più vicino del Gesù “dogmatico”. Certo, Gesù è anche tanto altro, ma questi approcci non confessionale”,
sebbene non possa rappresentare l’ultimo tassello, può comunque essere una strada battuta per arrivare al Cristo della
Fede. Si consideri inoltre come, in una società sempre pplurireligiosa la figura di Cristo può essere avvicinata anche
da persone che non sono cristiani, fornendo un’occasione di annuncio per la Fede.
Che cosa vuol dire “Cristologia”? Gesù è il nome di un uomo, Cristo è ciò che Lui è in senso più profondo; Gesù è il
Cristo, l’atteso Figlio di Dio. La portata della Cristologia è dire: come si può vedere che quel personaggio storico,
Gesù di Nazareth, è il Cristo. Non si tratta solo di studiare la figura di Gesù, ma come quel personaggio ha una pretesa
assoluta, come quel Cristo è salvezza per il mondo. Il Cristo viene annunciato dalla Chiesa, che ne ha fatto il suo centro:
la comunità ecclesiale, nella sua Fede e nel suo annuncio, è un necessario punto di partenza. Pretendere di studiare
Cristo senza la mediazione ecclesiale, senza passare dagli occhi dei suoi apostoli e discepoli, è un fallimento storico: non
si può arrivare a Cristo senza la testimonianza dei suoi. La partenza epistemologica è quindi la comunità che annuncia e
trasmette Cristo. Luogo teologico della Fede e della predicazione, la Chiesa è anche il luogo unico dove è possibile
incontrare autenticamente la figura vera del Cristo, scrollando immagini deviate; sono comunque da evitare due pericoli:
Ricercare l’approccio storico/cronachistico prescindendo dalla predicazione apostolica;
Pretendere un’adesione ad un “Cristo della Fede” svincolando dalla figura del Cristo storico.
È l’adesione alla Chiesa ad impedire queste due deviazioni.
Le due figure, il “Gesù storico” e il “Gesù della Fede”, sono state a lungo contrapposte, ma questa operazione è
sbagliata: certo, tutto è stato letto dai suoi discepoli alla luce della Pasqua, ma la luce della Pasqua non rappresenta
solo una novità, ma una luce che illumina in modo nuovo tutta la biografia terrena di Cristo, come una luce che
entra in una stanza e illumina gli oggetti già presenti, ma fino a quel momento invisibili. Cristo è visto come il punto
culminante di una storia precedente, e vi è un approccio narrativo alla sua figura: la Fede professa la vicenda di
Cristo non come un fatto a sé, ma come un fatto collocato pienamente nella storia della Salvezza di un popolo. Punto di
culmine, compimento delle promesse, Cristo è anche l’inizio di una storia di attesa, compimento escatologico della
storia umana. Fin da subito la storicità di Cristo è stata messa in dubbio: forte era infatti la polemica della Chiesa antica
contro i docetisti, che proponevano un “Cristo immagine”, non vero. La storicità di Cristo pone una doppia
trascendenza alla Fede: non solo Dio è trascendente in sé, ma ciò che si annuncia sono eventi storicamente successi, al
di là della sfera personale, e la Fede è adesione a questi avvenimenti di Dio. Vi è un Cristo storico in ciò che crediamo, e
non si può non leggerlo alla luce della Pasqua, senza invenzione arbitrarie. Tutto il NT è l’annuncio di Cristo vivente,
crocifisso, risorto e sentito come presente nella comunità cristiana. In Romani si parla proprio di un Gesù Cristo nato
da Davide, suo discendente secondo la carne; gli stessi Vangeli usano le genealogie per inserire Cristo nella storia del
popolo di Dio. La stessa vicenda terrena di Cristo, raccontata nei Vangeli, è importante perché è risorto: noi
ricordiamo la vita di Gesù non per trasmettere la memoria di una vicenda, ma perché sono i fatti di Cristo risorto.
Se non fosse risorto, raccontare la sua storia a cosa servirebbe? Il Gesù terreno è incluso nella Fede al Cristo.
Non si tratta quindi di difendere la figura storica di Gesù per dimostrare che è razionale crederci, ma perché la vita terrena
di Gesù è fondamentale perché è il Cristo, e la Pasqua e la vita terrena di Gesù sono strettamente inscindibili. Anche le

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Anteprima

ISTITUTO TEOLOGICO DI GENOVA

CRISTOLOGIA

DON GIUSEPPE TORRE EMANUELE MORASSO ANNO ACCADEMICO 2024/25Emanuele Morasso AA. 2024/25 III Teologia

INTRODUZIONE ALLA CRISTOLOGIA

Testo: Marcello Bordone, Gesù di Nazareth - Presenza, memoria, attesa. Parlare di Gesù è facile e difficile allo stesso tempo: la sua figura affascina, i primi discepoli chiedono: "Sei tu colui che deve venire?", e ancora oggi rimane una figura viva nonostante l'avvento della tecnocrazia e dell'uomo consumatore con la sua crisi di fede. La creazione di un'umanità perfetta crea invece terribili scenari; ma l'umanità di Cristo attira, soprattutto quando si intravede un Gesù meno ieratico e più "umano", un volto storico avvicinabile: un uomo eccezionale, vicino ai poveri, lontano dalle strutture di potere, libero e incarnato nella storia, dono totale di sé, un fratello universale. La provocazione che viene dalla condizione umana, schiacciata da povertà e guerre, può avvicinare alla figura di Cristo generando domande esistenziali e il vuoto interiore del benessere, corrodente per l'uomo, può trovare risposta nel Gesù "amico", più vicino del Gesù "dogmatico". Certo, Gesù è anche tanto altro, ma questi approcci "non confessionale", sebbene non possa rappresentare l'ultimo tassello, può comunque essere una strada battuta per arrivare al Cristo della Fede. Si consideri inoltre come, in una società sempre più plurireligiosa la figura di Cristo può essere avvicinata anche da persone che non sono cristiani, fornendo un'occasione di annuncio per la Fede.

Significato di Cristologia

Che cosa vuol dire "Cristologia"? Gesù è il nome di un uomo, Cristo è ciò che Lui è in senso più profondo; Gesù è il Cristo, l'atteso Figlio di Dio. La portata della Cristologia è dire: come si può vedere che quel personaggio storico, Gesù di Nazareth, è il Cristo. Non si tratta solo di studiare la figura di Gesù, ma come quel personaggio ha una pretesa assoluta, come quel Cristo è salvezza per il mondo. Il Cristo viene annunciato dalla Chiesa, che ne ha fatto il suo centro: la comunità ecclesiale, nella sua Fede e nel suo annuncio, è un necessario punto di partenza. Pretendere di studiare Cristo senza la mediazione ecclesiale, senza passare dagli occhi dei suoi apostoli e discepoli, è un fallimento storico: non si può arrivare a Cristo senza la testimonianza dei suoi. La partenza epistemologica è quindi la comunità che annuncia e trasmette Cristo. Luogo teologico della Fede e della predicazione, la Chiesa è anche il luogo unico dove è possibile incontrare autenticamente la figura vera del Cristo, scrollando immagini deviate; sono comunque da evitare due pericoli:

  • Ricercare l'approccio storico/cronachistico prescindendo dalla predicazione apostolica;

◼ Pretendere un'adesione ad un "Cristo della Fede" svincolando dalla figura del Cristo storico. È l'adesione alla Chiesa ad impedire queste due deviazioni.

Gesù storico e Gesù della Fede

Le due figure, il "Gesù storico" e il "Gesù della Fede", sono state a lungo contrapposte, ma questa operazione è sbagliata: certo, tutto è stato letto dai suoi discepoli alla luce della Pasqua, ma la luce della Pasqua non rappresenta solo una novità, ma una luce che illumina in modo nuovo tutta la biografia terrena di Cristo, come una luce che entra in una stanza e illumina gli oggetti già presenti, ma fino a quel momento invisibili. Cristo è visto come il punto culminante di una storia precedente, e vi è un approccio narrativo alla sua figura: la Fede professa la vicenda di Cristo non come un fatto a sé, ma come un fatto collocato pienamente nella storia della Salvezza di un popolo. Punto di culmine, compimento delle promesse, Cristo è anche l'inizio di una storia di attesa, compimento escatologico della storia umana. Fin da subito la storicità di Cristo è stata messa in dubbio: forte era infatti la polemica della Chiesa antica contro i docetisti, che proponevano un "Cristo immagine", non vero. La storicità di Cristo pone una doppia trascendenza alla Fede: non solo Dio è trascendente in sé, ma ciò che si annuncia sono eventi storicamente successi, al di là della sfera personale, e la Fede è adesione a questi avvenimenti di Dio. Vi è un Cristo storico in ciò che crediamo, e non si può non leggerlo alla luce della Pasqua, senza invenzione arbitrarie. Tutto il NT è l'annuncio di Cristo vivente, crocifisso, risorto e sentito come presente nella comunità cristiana. In Romani si parla proprio di un Gesù Cristo nato da Davide, suo discendente secondo la carne; gli stessi Vangeli usano le genealogie per inserire Cristo nella storia del popolo di Dio. La stessa vicenda terrena di Cristo, raccontata nei Vangeli, è importante perché è risorto: noi ricordiamo la vita di Gesù non per trasmettere la memoria di una vicenda, ma perché sono i fatti di Cristo risorto. Se non fosse risorto, raccontare la sua storia a cosa servirebbe? Il Gesù terreno è incluso nella Fede al Cristo. Non si tratta quindi di difendere la figura storica di Gesù per dimostrare che è razionale crederci, ma perché la vita terrena di Gesù è fondamentale perché è il Cristo, e la Pasqua e la vita terrena di Gesù sono strettamente inscindibili. Anche le 1Emanuele Morasso AA. 2024/25 III Teologia sue parole pronunciate nel corso del suo ministero sono il fondamento: la Chiesa dice di Cristo ciò che Cristo ha detto di sé, e Cristo ha parlato nella sua vita terrena. Non ci sono solo avvenimenti, ma una auto-interpretazione di Gesù ai suoi stessi avvenimenti: eventi e parole esprimono il senso della Rivelazione che si snodava davanti agli occhi degli Apostoli e discepoli. Non è certo facile andare a vedere cosa, nei singoli Vangeli, è ipsissima verba o aggiunta, ma nei singoli avvenimenti è necessario aderire alla spiegazione che già Gesù vivente offre degli avvenimenti della sua vita, un immediato rispecchiamento dei fatti; la Pasqua arriverà dopo, la ricomprensione pasquale arriverà, ma già gli Apostoli non hanno davanti solo fatti bruti, ma una prima catechesi di Cristo che spiega i fatti della sua vita. Prima della Cristologia della Chiesa vi è la Cristologia diretta di Cristo. Certo, non è allo stato puro e nei Vangeli è mescolata agli strati successivi, ma è lì presente e fonda la futura comprensione apostolica ed ecclesiastica. L'incontro storico con Gesù di Nazareth è la base della Fede: vedere, ascoltare, toccare Gesù è l'esperienza originaria della Chiesa, a cui poi seguirà il credere senza vedere. Senza gli occhi di Pietro e gli altri, la Chiesa non avrebbe annuncio, la realtà dell'incontro storico precede ma non è separata dalla Fede e dalla predicazione apostolica pasquale. Anche se in seguito non si potrà più sperimentare così la presenza di Cristo, la Fede di coloro che credono senza vedere è sempre Fede incarnata, perché si basa sull'esperienza anche sensoriale dei primi Apostoli e discepoli. Questa possibilità rimane a noi impossibile, e diventa particolare pensare di potere accedere oggi ad una comprensione qualitativamente e diversamente migliore della vicenda di Gesù rispetto a coloro che con Gesù hanno vissuto giorno dopo giorno per anni. Gli Apostoli non creano eventi, ma un annuncio e una comprensione dell'evento. La Cristologia apostolica (e quindi poi della Chiesa tutta) non è di un ordine diverso, migliore o inferiore da quella di Cristo, ma insieme formano un unico fondamento della Fede. La Tradizione di questa Rivelazione è in parte nello scritto, che rimarrà la regola suprema della Fede; ma questo primato della Scrittura non è l'unica via attraverso la quale la Chiesa comunica con l'evento originale. Vi è una tradizione post- biblica che va vista in concerto con la Scrittura, di cui non può fare a meno, ma che la stessa Scrittura non rinnega, perché la Tradizione raggiunge, interpreta e diffonde la Parola delle Scritture. D'altronde, è la Chiesa stessa che ha scritto le Scritture. Non bisogna considerarle separate, come se dicessero due verità; ma l'unità di Cristo è alla base di entrambe. D'altronde, la Chiesa che legge le Scritture raggiunge un sensus plenior, una lettura di significato molto più pieno rispetto alla semplice lettura filologica e testuale. Questa Tradizione è garantita dallo Spirito Santo, il mandato di Cristo e la Successione apostolica.

CRISTOLOGIA E STORIA

Storiografia e fatti avvenuti

La differenza fra storiografia e fatti avvenuti è il fatto che la prima restituisce un elemento soggettivo, una reinterpretazione dei fatti successi. I fatti in sé e i significati che i fatti possiedono in quanto umani non sono estranei fra loro; un conto è preoccuparsi della successione semplicemente cronologica degli eventi, un conto è preoccuparsi del significato della storia. Una storia esatta potrebbe non essere una storia vera in senso pieno; e se non si può ridurre la storia a razionalità perfetta, la fattualità di tanti aspetti non può essere negata da una successiva interpretazione storica. Dentro alla storia un senso assoluto non si trova, ma questa tensione verso il futuro ci dice che c'è una speranza di un futuro migliore; è un indice di una possibilità aperta, un qualcosa di oltre non deducibile dalla storia stessa. L'uomo sperimenta in questo senso un approccio alla trascendenza, al Mistero, nel momento in cui la storia umana desidera un bisogno di senso e salvezza. Nella storia compaiono i segni di questa salvezza, ad esempio nella religione: lontana dall'essere una sovrastruttura, è un anelito dell'uomo stesso, una ricerca di risposta a quel bisogno innato di senso.

L'interesse storiografico nell'Ottocento

Nell'Ottocento l'interesse storiografico aveva cercato di togliere dalla figura di Gesù la comprensione degli Apostoli e della Chiesa nascente, in modo da giungere, secondo il loro progetto, ad un Gesù "storico", prepasquale. Il progetto, iniziato da Reimarus, si proponeva di eliminare dogmi, riflessioni, ecc., ma questa ricerca che pare pura da precomprensioni in realtà è una precomprensione in sé, perché la figura di Gesù che emergeva era in fondo quella che volevano fare emergere: un grande maestro di moralità, con bei detti sapienziali. Veniva però a mancare tutta la di dimensione di Figlio di Dio e tanto altro; l'aver spezzato dalle "catene" della Chiesa aveva reso la figura di Gesù molto sbiadita, con niente da dire all'uomo di oggi se non vaghi insegnamenti morali. La teologia di fine Ottocento divenne consapevole che le sue tecniche di investigazione ricadevano in una dimensione troppo positivistica: il solo dato cronachistico storico, l'elenco dei fatti puri e duri restituiva un Gesù forse esatto ma sicuro non vero. Fu questa la fine della Prima indagine. 2

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