Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su Teologia I. Il Pdf esplora la fede cristiana, il rapporto tra sapere e fede, e la figura di Gesù di Nazareth, con un focus sulle parabole e la sua umanità. Questi appunti universitari di Religione sono utili per lo studio autonomo.
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SAC R C VNIVE ORDIS JESV MEDIO L. NICOLÒ MONTALTI UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORELA FEDE CRISTOLOGICA E LA SACRA SCRITTURA
La fede è una dimensione antropologia di ogni uomo. Partendo da noi, capiremo il desiderio di trascendenza per poi concentrarsi dopo sulla figura di Gesù di Nazareth. Gli uomini vivono dando un senso a ciò che vive. "Ipsum credere, nihil aliud est, quam cum assensione cogitare" Agostino, De Praedestinatione sanctorum - credere non è altro che pensare con consenso- assenso: l'uomo pensa di conoscere sempre attribuendo senso, cioè nella forma dell'assenso, che è la radice del credere. Il credere non è un'opzione di riserva del rapporto dell'uomo con la realtà, ma è una condizione antropologica (cioè dell'uomo) fondamentale (necessaria). Quindi, credere non è un'opzione, ma è una dimensione antropologica grazie alla quale l'uomo può conoscere. La fede è una dimensione fondamentale dell'uomo perché mostra la propria libertà, e non limita la persona.
Le scritture evangeliche sono la forma normativa della testimonianza che sgorga dalla consapevolezza che i discepoli ebbero, a partire dalla Pasqua, di ciò che avevano vissuto con Gesù. Dalla tessitura stessa del testo dovrà altresì emergere la centralità della Pasqua, con il dramma della morte, l'esperienza determinante del Risorto, il rimando ai gesti e alle parole con cui Gesù è intenzionalmente qualificato tutto il suo cammino fino al culmine dell'Ultima cena. Va esplorata la novità del volto di Dio, del suo Regno, della prospettiva antropologica, della dimensione della metanoia. Dio appassionatamente si prende cura dell'uomo e lo chiama all'intimità con sé, non vuole mai il male degli uomini. Il Dio cristiano è infatti relazione amante - definendosi cristiana, una persona non può che avere relazioni amanti. Infatti, l'uomo a immagine di Dio è ontologicamente chiamato a identificarsi in relazioni amanti, in testa a tutte quelle con Dio. La libertà è la condizione ontologica dell'essere chiamato a realizzare la propria esistenza in relazioni d'amore. L'amore è l'unica forza di redenzione dal male, e l'uomo valuta la qualità della sua vita proprio in base all'amore che dà. Con amore si intende quello gratuito e incondizionato, come unica forma che può davvero redimere dal male.
«La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere alla piena verità su sé stesso. » (Fides et Ratio di Giovanni Paolo II)
Conoscendo e amando la verità, ecco che si giunge alla piena verità di sé stessi. Le due dimensioni (fede e ragione) devono vivere insieme. Nella formazione dell'identità adulta, progressivamente, ha un posto singolare l'accesso ad una "fede adulta e pensata". Esperienza, ragione e prassi sono circolarmente presenti. Però, la dimensione intellettuale della fede va intesa correttamente: la ragione non ha il compito di venire a capo della fede che altrimenti resterebbe solo un sentimento emotivo o impegno di vita. Si diventa veramente grandi facendo in modo che esperienza, ragione e pratica agiscono insieme. La fede "vissuta" è fin dall'inizio una fede "saputa", che porta con se le buone ragioni del credere, come: affidarsi a Dio, vivere la vita cristiana, pregare, l'agire cristiano, l'essere fedeli alle proprie scelte, la dedizione all'altro, la solidarietà e la convivenza civile. Nella società è presente in grande scala l'agnosticismo, ovvero la decisione di non voler conoscere Dio. Egli esiste, ma nella vita non si ha interesse a conoscerlo, in quando non funzionale alla propria vita.
C'è una fede vissuta che chiede di essere saputa, perché la fede vissuta è quello che noi vediamo vivere, ad esempio, nei nonni, cioè una fede non scontata, ma piuttosto che deve avere un fondamento, che viene recepito sin da subito. Oggi si vive in un mondo multireligioso, e quindi non è possibile affermare "nasco in un paese cattolico, sarò per forza cattolico". Se fosse questa la logica, le conversioni non esisterebbero. La fede vissuta ha per forza dietro una fede saputa - una persona non si affida a Dio tanto per, ma c'è dietro qualcosa di forte, una motivazione del perché si crede.
Quando parliamo di esperienza di fede dobbiamo evitare una comprensione emozionale, sentimentale o sperimentalista, ma piuttosto si considera sempre gravida e ricca di buone ragioni che hanno bisogno di essere portate alla parola e al pensiero. La dimensione intellettuale, il ragionamento, ti muove a scoprire cos'è la fede e perché ti fa andare così in profondità ; prima c'è una fede che vivi, che sta dentro, la fede vissuta, che poi diventa fede saputa quando si comincia davvero a conoscerla. I possibili errori sono il:
La seconda tensione è tra la fede saputa e la fede pensata. La fede saputa è molto più di quella pensata, ma tuttavia necessita anche di essa. La fede saputa è un insieme di sapere e sapere, è un gustare e un comprendere, è un sentire e un intendere. Nella fede saputa vi sono molti elementi: gli effetti, le sensazioni, le buone abitudini, le cose trasmesse e le cose accolte, i gesti ricevuti e le scoperte fatte, le carenze educative e le conquiste personali, l'ambiente di crescita e le esperienze di vita. Questa fede saputa, però, deve essere pensata in due modi:
Un conto è apprendere le cose, un conto è comprenderle facendole proprie. Non basta sapere, ma bisogna anche pensare. La fede si può conoscere attraverso il pensiero critico e argomentativo (come si fa nei corsi di Teologia), oppure con il sapere riflessivo. Il cristiano deve essere tale in ogni ambito della sua vita.
L'ultima tensione è tra la fede pensata e la fede praticata. Non bisogna pensare l'agire cristiano solo come ciò che segue a una chiarificazione intellettuale della fede. Esiste un rapporto circolare tra teoria e prassi, tra pensare e praticare. L'agire umano e cristiano non è solo un luogo dove si "mette la faccia" ciò che è già saputo nel cielo luminoso della chiarezza delle idee: occorre superare l'antropologia delle facoltà, prima l'intelligenza e poi la volontà, che esegue e/o esprime solo ciò che si è capito. L'agire dell'uomo sarebbe soltanto espressivo di convinzioni e non avrebbe anche una forza conoscitiva. L'agire umano/cristiano è il luogo di un'esperienza che non solo esprime, ma costruisce la Consapevolezza del proprio essere credenti. Nella scelta di vita, se uno pensa di capire ogni cosa prima di decidere, allora non partirà mai, ma anche il decidersi e il mettere in gioco se stessi aiuta a capire di più e meglio, a tenere in mano il sentimento, a sostenere le motivazioni, a mettere alla prova le emozioni, a costruire una sapienza evangelicamente consapevole.
C'è un'esigenza fondamentale: arrischiare di fare più pratica, di indicare vie praticabili del vivere cristiano, di togliere il vissuto cristiano della sua comprensione prevalentemente sentimentale, spontaneistica, immediatista. Se la fede saputa/pensare diventa una fede praticata, allora irrobustisce la fede vissuta, la sottrae alle secche dello spontaneismo e la mette nel mare aperto della testimonianza, che fa diventare realmente adulti.
La fede praticata è la più importante: non si può appartenere ad una fede solo perché l'ho conosciuta totalmente; la pratica aiuta la teoria. Il sapere comincia ad essere fecondo quando comincio a fare - la vocazione è la scelta di vita che ognuno di noi fa, a cui si arriva soltanto camminando e faticando. Ogni fede è vissuta ed è faticosa: se la fede saputa e pensata diventa anche praticata, si irrobustisce la fede vissuta. In questo modo si diventa un vero testimone e realmente adulto.
La riscoperta dell'unità originaria tra fede e ragione e convergente con l'approfondimento della fede come dimensione antropologica universale e la conseguente esigenza di comprendere la fede specificatamente cristiana a partire dal suo rapporto con la fede esistenziale. La fiducia esistenziale è matrice della vita e radice della fede cristiana. Si riconoscono due passaggi: