Come si definisce il genere: prospettive teoriche e storiche

Documento di Università su Come Si Definisce il Genere. Il Pdf analizza il concetto di genere attraverso diverse prospettive teoriche e storiche, esplorando le teorie classiche, il femminismo e gli women's studies, l'orientamento sessuale e le città arcobaleno, utile per gli studi di Scienze.

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32 pagine

COME SI DEFINISCE IL GENERE
Le teorie classiche sul genere
Il concetto di “genere” è stato studiato in modo più preciso dalle scienze sociali
solo nel XX secolo. Tuttavia, le analisi scientifiche sulle dierenze tra uomini e
donne sono iniziate già nella seconda metà del XIX secolo. In inglese, il termine
gender indica le due categorie sessuali, mentre in italiano la parola “genere” ha
molti significati (come “genere letterario” o “genere nelle scienze”). Per questo
motivo, in alcune discipline si preferisce usare il termine inglese gender, che si
riferisce solo all’identità sessuale come costruzione sociale."
Nel XX secolo, la sociobiologia ha ripreso questa idea per opporsi alle tre principali
teorie che cercavano di spiegare come le dierenze sessuali si trasformano in ruoli,
identità e aspettative sociali diverse."
La prima di queste teorie è chiamata “prospettiva conflittualista”. Essa rappresenta
uno dei primi tentativi scientifici di spiegare come si costruisce l’identità di genere.
Già nel Seicento, pensatori come Poullain de la Barre, e poi nel Settecento il
marchese de Condorcet, aermarono che l’idea dell’inferiorità della donna non
aveva basi scientifiche, ma nasceva da pregiudizi di una società dominata dagli
uomini."
Questi pregiudizi portarono alla creazione di leggi e regole che escludevano le
donne da molti diritti fondamentali. Il filosofo Claude de Saint-Simon, nel XIX
secolo, denunciò che queste regole erano scritte da uomini e a vantaggio degli
uomini, impedendo alle donne di avere pari opportunità."
Questa visione della società moderna mostra come i ruoli e le funzioni delle
persone siano decisi da una cultura che favorisce gli uomini, soprattutto
nell’accesso a risorse economiche, politiche e sociali. Questo sistema si mantiene
nel tempo proprio per difendere il potere maschile."
Nel XX secolo, queste idee sono diventate parte del pensiero femminista, grazie
anche a donne come Mary Wollstonecraft e Harriet Martineau. Wollstonecraft, già
nel Settecento, sosteneva che le donne non erano inferiori per natura. Martineau,
un’importante pensatrice americana, criticava il sistema democratico americano
perché non garantiva davvero l’uguaglianza tra uomini e donne. Secondo lei,
uomini e donne dovevano avere lo stesso accesso all’istruzione, al lavoro, alla
politica, alla famiglia e alla salute."
Questi principi, insieme a quelli nati dalla Rivoluzione francese, hanno ispirato
movimenti per l’emancipazione femminile, cioè per ottenere pari diritti economici,
politici e sociali per le donne. Uno dei più famosi fu quello delle suragette, che
lottavano per il diritto di voto alle donne."
La seconda prospettiva è quella del funzionalismo, che vede le dierenze tra
uomini e donne come parte naturale della loro identità, legate sia alla biologia che
alla cultura. Secondo questa visione, ogni persona costruisce la propria identità di
genere attraverso il processo di socializzazione: cioè, imparando e interiorizzando
le regole, i valori e i ruoli che la società si aspetta da lei."
Per i teorici funzionalisti, il cambiamento sociale è possibile, ma solo fino a un
certo punto: deve sempre servire a mantenere l’ordine e la stabilità del sistema
sociale. Per questo, anche la divisione dei ruoli tra uomini e donne viene
considerata utile, perché aiuterebbe la società a funzionare bene. Questa divisione
si basa sulle caratteristiche fisiche e biologiche dei due sessi, a cui viene dato
anche un certo valore sociale."
La terza prospettiva arriva invece dalla fenomenologia e dall’etnometodologia.
Secondo queste correnti di pensiero, le dierenze tra uomini e donne non
dipendono solo dalla società o dalla biologia, ma nascono soprattutto dalle azioni
concrete che le persone compiono ogni giorno."
Uomini e donne costruiscono la propria identità di genere attraverso il modo in cui
parlano, usano il corpo, si comportano, e attraverso la loro posizione nella società."
A dierenza delle teorie precedenti, questa visione mette al centro il ruolo attivo
dell’individuo: ogni persona può seguire o rifiutare i modelli imposti dalla società.
In questo modo, sono proprio le persone, con le loro scelte quotidiane, a creare e
modificare l’idea di cosa sia “maschile” o “femminile” nel corso delle relazioni
sociali."
Letture femministe
Il femminismo è un modo di pensare critico verso la società, nato dal fatto che la
condizione delle donne è sempre stata più svantaggiata rispetto a quella degli
uomini."
Questo movimento unisce idee di studio, politica e ideologia, e si è sviluppato nel
tempo a partire dalle prime richieste per ottenere il diritto di voto per le donne, nate
già durante la Rivoluzione francese."
La prima a usare il termine femminismo è stata Hubertine Auclert, una pensatrice e
attivista francese. Nel 1881, in un articolo pubblicato sulla sua rivista La Citoyenne,
ha denunciato le ingiustizie tra uomini e donne e ha parlato delle forme di
oppressione che le donne subivano a causa del loro genere."
In quello stesso articolo, Auclert proponeva un modello di società in cui le leggi, le
regole e le abitudini non si basassero sul sesso biologico per decidere chi ha certi
diritti o ruoli nella società."
Gli women’s studies
Il femminismo ha cambiato il modo di vivere, pensare e guardare il mondo,
soprattutto per le donne. Ha anche fatto capire quanto fosse importante creare
una propria tradizione di conoscenze, esperienze politiche e saperi femminili."
Alla fine degli anni Sessanta, con la crescita del femminismo negli Stati Uniti e in
alcuni Paesi europei, sono nati i primi corsi di women’s studies. Questi corsi si
basavano su teorie e metodi femministi e usavano un approccio multidisciplinare,
cioè che univa diverse materie. L’obiettivo era riempire il vuoto di conoscenze
creato da una cultura dominata dagli uomini."
Negli anni Novanta, gli storici Georges Duby e Michelle Perrot pubblicarono
un’importante opera in più volumi, chiamata Storia delle donne in Occidente, che è
diventata un punto di riferimento per questi studi in Italia e nel mondo."
Questi studi cercavano di smascherare le false immagini delle donne diuse dalla
cultura tradizionale. I corsi e i seminari di women’s studies sono nati grazie al
lavoro di associazioni, collettivi e accademiche femministe, che hanno portato
l’esperienza femminile dentro l’università e la ricerca. Così hanno potuto

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COME SI DEFINISCE IL GENERE

Le teorie classiche sul genere

Il concetto di "genere" è stato studiato in modo più preciso dalle scienze sociali solo nel XX secolo. Tuttavia, le analisi scientifiche sulle differenze tra uomini e donne sono iniziate già nella seconda metà del XIX secolo. In inglese, il termine gender indica le due categorie sessuali, mentre in italiano la parola "genere" ha molti significati (come "genere letterario" o "genere nelle scienze"). Per questo motivo, in alcune discipline si preferisce usare il termine inglese gender, che si riferisce solo all'identità sessuale come costruzione sociale.

Nel XX secolo, la sociobiologia ha ripreso questa idea per opporsi alle tre principali teorie che cercavano di spiegare come le differenze sessuali si trasformano in ruoli, identità e aspettative sociali diverse.

La prima di queste teorie è chiamata "prospettiva conflittualista". Essa rappresenta uno dei primi tentativi scientifici di spiegare come si costruisce l'identità di genere.

Già nel Seicento, pensatori come Poullain de la Barre, e poi nel Settecento il marchese de Condorcet, affermarono che l'idea dell'inferiorità della donna non aveva basi scientifiche, ma nasceva da pregiudizi di una società dominata dagli uomini.

Questi pregiudizi portarono alla creazione di leggi e regole che escludevano le donne da molti diritti fondamentali. Il filosofo Claude de Saint-Simon, nel XIX secolo, denunciò che queste regole erano scritte da uomini e a vantaggio degli uomini, impedendo alle donne di avere pari opportunità.

Questa visione della società moderna mostra come i ruoli e le funzioni delle persone siano decisi da una cultura che favorisce gli uomini, soprattutto nell'accesso a risorse economiche, politiche e sociali. Questo sistema si mantiene nel tempo proprio per difendere il potere maschile.

Nel XX secolo, queste idee sono diventate parte del pensiero femminista, grazie anche a donne come Mary Wollstonecraft e Harriet Martineau. Wollstonecraft, già nel Settecento, sosteneva che le donne non erano inferiori per natura. Martineau, un'importante pensatrice americana, criticava il sistema democratico americano perché non garantiva davvero l'uguaglianza tra uomini e donne. Secondo lei, uomini e donne dovevano avere lo stesso accesso all'istruzione, al lavoro, alla politica, alla famiglia e alla salute.

Questi principi, insieme a quelli nati dalla Rivoluzione francese, hanno ispirato movimenti per l'emancipazione femminile, cioè per ottenere pari diritti economici, politici e sociali per le donne. Uno dei più famosi fu quello delle suffragette, che lottavano per il diritto di voto alle donne.

La seconda prospettiva è quella del funzionalismo, che vede le differenze tra uomini e donne come parte naturale della loro identità, legate sia alla biologia che alla cultura. Secondo questa visione, ogni persona costruisce la propria identità di genere attraverso il processo di socializzazione: cioè, imparando e interiorizzando le regole, i valori e i ruoli che la società si aspetta da lei.

Per i teorici funzionalisti, il cambiamento sociale è possibile, ma solo fino a un certo punto: deve sempre servire a mantenere l'ordine e la stabilità del sistema sociale. Per questo, anche la divisione dei ruoli tra uomini e donne vieneconsiderata utile, perché aiuterebbe la società a funzionare bene. Questa divisione si basa sulle caratteristiche fisiche e biologiche dei due sessi, a cui viene dato anche un certo valore sociale.

La terza prospettiva arriva invece dalla fenomenologia e dall'etnometodologia. Secondo queste correnti di pensiero, le differenze tra uomini e donne non dipendono solo dalla società o dalla biologia, ma nascono soprattutto dalle azioni concrete che le persone compiono ogni giorno.

Uomini e donne costruiscono la propria identità di genere attraverso il modo in cui parlano, usano il corpo, si comportano, e attraverso la loro posizione nella società. A differenza delle teorie precedenti, questa visione mette al centro il ruolo attivo dell'individuo: ogni persona può seguire o rifiutare i modelli imposti dalla società.

In questo modo, sono proprio le persone, con le loro scelte quotidiane, a creare e modificare l'idea di cosa sia "maschile" o "femminile" nel corso delle relazioni sociali.

Letture femministe

Il femminismo è un modo di pensare critico verso la società, nato dal fatto che la condizione delle donne è sempre stata più svantaggiata rispetto a quella degli uomini.

Questo movimento unisce idee di studio, politica e ideologia, e si è sviluppato nel tempo a partire dalle prime richieste per ottenere il diritto di voto per le donne, nate già durante la Rivoluzione francese.

La prima a usare il termine femminismo è stata Hubertine Auclert, una pensatrice e attivista francese. Nel 1881, in un articolo pubblicato sulla sua rivista La Citoyenne, ha denunciato le ingiustizie tra uomini e donne e ha parlato delle forme di oppressione che le donne subivano a causa del loro genere.

In quello stesso articolo, Auclert proponeva un modello di società in cui le leggi, le regole e le abitudini non si basassero sul sesso biologico per decidere chi ha certi diritti o ruoli nella società.

Gli women's studies

Il femminismo ha cambiato il modo di vivere, pensare e guardare il mondo, soprattutto per le donne. Ha anche fatto capire quanto fosse importante creare una propria tradizione di conoscenze, esperienze politiche e saperi femminili.

Alla fine degli anni Sessanta, con la crescita del femminismo negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, sono nati i primi corsi di women's studies. Questi corsi si basavano su teorie e metodi femministi e usavano un approccio multidisciplinare, cioè che univa diverse materie. L'obiettivo era riempire il vuoto di conoscenze creato da una cultura dominata dagli uomini.

Negli anni Novanta, gli storici Georges Duby e Michelle Perrot pubblicarono un'importante opera in più volumi, chiamata Storia delle donne in Occidente, che è diventata un punto di riferimento per questi studi in Italia e nel mondo.

Questi studi cercavano di smascherare le false immagini delle donne diffuse dalla cultura tradizionale. I corsi e i seminari di women's studies sono nati grazie al lavoro di associazioni, collettivi e accademiche femministe, che hanno portato l'esperienza femminile dentro l'università e la ricerca. Così hanno potutocombattere i pregiudizi maschilisti e la discriminazione, sia nella società sia nella cultura e nella scienza.

Gli women's studies sono collegati ad altri ambiti di ricerca, come gli studi di genere, gli studi femministi e gli studi sulla sessualità, perché condividono lo stesso impegno per l'uguaglianza e il cambiamento sociale.

Quando si parla di women's studies, ci si riferisce anche a una rete di libri, studi e spazi dedicati alle donne, dove si può studiare, riflettere e partecipare alla vita politica. Un esempio è la National Association of Women's Studies, nata nel 1977 negli Stati Uniti, che è diventata subito un luogo importante per incontri, conferenze e produzione di nuovi saperi.

Grazie a questi studi sono state riscoperte storie e opere di donne escluse dai libri tradizionali. Si sono affrontati temi come il potere, i ruoli sociali, e come si formano e si mantengono le strutture della società.

Due studiose molto importanti in questo campo sono state Joan Kelly e Carroll Smith, che hanno rifiutato i vecchi metodi usati da chi aveva escluso le donne dalla scienza e dalla storia.

Uno dei temi più studiati all'inizio fu il rapporto tra donne, storia e politica.

Un'opera molto importante è la seconda edizione del libro di Eleanor Flexner, Century of Struggle: The Women's Rights Movement in the United States. Questo libro è stato il primo studio documentato sul movimento per il diritto di voto delle donne negli Stati Uniti nell'Ottocento.

Negli stessi anni, anche l'antropologa americana Gayle Rubin ha dato un contributo importante allo studio dell'oppressione delle donne. Nel suo lavoro, Rubin spiega che il genere ha un ruolo centrale: trasforma la differenza biologica tra uomini e donne in ruoli sociali, decisi dalla cultura. Questi ruoli vengono poi ripetuti dalle persone per tutta la vita, secondo ciò che la società si aspetta da loro.

Rubin mostra come questo sistema sia stato usato per controllare la sessualità delle donne, trattate come oggetti di scambio tra uomini nelle famiglie, senza che le donne potessero scegliere liberamente con chi avere relazioni o come vivere la propria sessualità. Lo studio di Rubin, partito dalla condizione sessuale delle donne, si è poi allargato anche alle identità omosessuali.

Un'altra studiosa, la psicoanalista Nancy Chodorow, ha invece mantenuto l'attenzione soprattutto sui comportamenti femminili. Anche lei parla del complesso di Edipo, come Rubin.

Secondo Chodorow, i primi anni di vita in famiglia sono fondamentali per costruire l'identità di genere:

  • I bambini vedono la madre come il primo oggetto d'amore e imitano il comportamento possessivo del padre.
  • Le bambine, invece, amano la figura paterna, ma allo stesso tempo sono legate alla madre, che diventano un modello da imitare. Questo le porta a sviluppare una predisposizione alla maternità e a vedersi come oggetti d'amore per gli uomini.

Secondo Chodorow, se madre e padre condividessero in modo equilibrato il ruolo educativo, i bambini e le bambine crescerebbero senza modelli rigidi, e maschile e femminile non sarebbero più visti in modo gerarchico (cioè uno superiore all'altro).

Anche la filosofa italiana Luisa Muraro è d'accordo. Nel suo libro L'ordine simbolico della madre, sostiene che la relazione tra madre e bambino nei primi anni di vita è molto importante.Secondo Muraro, nella nostra società domina un ordine simbolico maschile (cioè un sistema di significati e valori creato dagli uomini), mentre viene trascurato il valore delle relazioni madre-bambino fatte di gesti, parole e simboli.

Questi scambi simbolici tra madre e figlio sono alla base di valori e regole, ma vengono svalutati dalla società patriarcale. Per questo, Muraro e il gruppo Diotima (una comunità di studiose di cui fa parte) propongono di superare la distinzione tra sesso e genere, che è simile alla vecchia distinzione tra natura e cultura.

Infatti, per loro, l'ordine simbolico femminile non è solo qualcosa di "naturale", e opporlo alla "cultura" vuol dire favorire ancora una volta la visione patriarcale nella costruzione dell'identità di genere.

I men's studies

I men's studies si occupano di studiare gli uomini e il loro comportamento nella società. Sono nati negli Stati Uniti dopo un periodo di grande attivismo politico giovanile, come le occupazioni universitarie degli anni Sessanta e la nascita dei movimenti femministi. In quegli anni si cominciò anche a parlare della liberazione degli uomini nel contesto del tardo capitalismo, influenzati da pensatori come Herbert Marcuse.

Con il passare del tempo, è diventato sempre più evidente che anche gli uomini avevano bisogno di cambiare, soprattutto nei rapporti tra i generi. Ma i movimenti di protesta degli anni Settanta avevano dei limiti, e non sempre riuscirono a includere anche questo tipo di riflessione.

Grazie proprio al femminismo e ai movimenti sociali, molti uomini hanno cominciato a riflettere sul loro ruolo, sul significato dell'essere uomini, e a mettere in discussione i modelli tradizionali di mascolinità e patriarcato. Hanno iniziato a chiedere più libertà e a cercare nuovi modi di essere uomini, lontani dalle immagini rigide e dominanti del maschile.

Questa critica ai ruoli sociali costruiti per e dagli uomini ha portato molti studiosi a sostenere che il genere non è qualcosa di naturale o biologico, ma è una costruzione sociale. Fin dall'inizio, uno degli obiettivi principali dei men's studies è stato smontare l'idea che esista un solo modo "naturale" di essere uomini, mostrando invece che il concetto di mascolinità cambia nel tempo e nella storia.

La studiosa Beasley ha notato che, mentre gli studi di genere e sulla sessualità cercano di rompere le vecchie categorie (come uomo/donna, maschile/femminile), molti men's studies si basano ancora proprio su queste categorie fisse e tradizionali.

Comunque, gli studi sugli uomini stanno diventando sempre più importanti, sia nelle università che nel dibattito pubblico. Negli ultimi decenni, infatti, c'è stato un grande sviluppo degli studi critici sulla mascolinità.

I men's studies e le nuove forme di mascolinità

Grazie ai men's studies stanno emergendo nuove identità maschili e nuove forme di mascolinità. Anche in Italia sono stati fatti diversi studi e ricerche su questo tema. Gli studiosi si sono interessati soprattutto al rapporto tra i men's studies e gli studi di genere.

Oggi ci sono due modi principali di vedere questi studi:

  1. Il primo approccio nasce come reazione al femminismo e agli studi di genere. Chi segue questa linea di pensiero riconosce che le donne sono state storicamente

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