Modulo 1: La teoria di Jean Piaget e gli stadi dello sviluppo cognitivo

Documento dall'Università sulla teoria di Jean Piaget, coprendo la sua biografia e i principali contributi alla psicologia dello sviluppo. Il Pdf, di Psicologia per l'Università, analizza gli stadi dello sviluppo cognitivo, con un focus sull'intelligenza sensomotoria e i suoi sotto-stadi, per facilitare la comprensione dei concetti piagetiani.

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32 pagine

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MODULO 1
Guida allo studio. I materiali relativi a questo primo modulo si articolano in tre parti.
Lo Studente troverà nella Parte I un riassunto sull’evoluzione del pensiero di J. Piaget.
Nella Parte II, dopo alcuni cenni alle tecniche sperimentali utilizzate nello studio della
cognizione nella prima infanzia, si propone una “rilettura” del bambino piagetiano con
riferimento specifico allo stadio dell’intelligenza senso-motoria. La Parte III, infine,
contiene alcune informazioni sugli approcci teorici innatista-modulare e
neurocostruttivista. Tra parentesi [ ] sono indicati eventuali rimandi e collegamenti
anche con contenuti di altri moduli.
DALLA TEORIA DI PIAGET AGLI APPROCCI RECENTI
I. PIAGET E “IL BAMBINO EPISTEMICO”
La produzione scientifica di J. Piaget: principali periodi e contributi.
Gli anni della formazione (1896-1920).
Piaget nasce a Neuchâtel (Svizzera) nell’agosto del 1896. Fin da bambino
manifesta un interesse molto vivace per la zoologia, in particolare per le
conchiglie, marine e lacustri, delle quali diviene assai precocemente uno
specialista, al quale altri specialisti adulti da varie parti del mondo si
rivolgono. Ma l’adolescente Piaget, che metteva le sue competenze
malacologiche al servizio del Museo di Storia Naturale di Neuchâtel, doveva
esporsi a sollecitazioni intellettuali di altra natura e potenza. Da un lato, un
insegnamento religioso particolarmente intenso, e dall’altro l’impatto con
alcune letture filosofiche, in primo luogo con Bergson. Come ebbe a dire nella
sua autobiografia, “lo choc fu enorme” e tale da improntare di tutta la
costruzione teorica che avrebbe preso corpo nel corso delle decadi successive.
La scoperta di Bergson gli diede una sorta di rivelazione dell’identità di Dio e
della vita, e gli fece vedere il problema della conoscenza sotto un nuovo
aspetto, inducendolo a dedicare la vita alla spiegazione biologica della
conoscenza.
E’ da notare che i primi lavori significativi di natura teorica coincidono con
gli anni della prima guerra mondiale, due “romanzi filosofici”, La mission de
l’idée (1916) e Recherche (1918), che riflettono le preoccupazioni
scientifiche, metafisiche e sentimentali di un giovane di fronte ai problemi del
mondo di allora: scienza e fede, pace e guerra, cristianesimo e socialismo.
Preoccupazioni che trovano precocemente una loro composizione in un
progetto di studio del progresso, dove troviamo già abbozzati gli assi portanti
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della teoria, e cioè il fatto che la logica abbia la sua fonte in una specie di
organizzazione spontanea delle azioni, con equilibri, squilibri e
riequilibrazioni, la dialettica fra l’assimilazione e l’accomodamento, e l’altra
idea, che prelude a tutto lo strutturalismo successivo, e cioè che a tutti i livelli
- psicologico, logico, morale, estetico e politico - si pone lo stesso problema
dei rapporti fra la parte ed il tutto.
Piaget si laurea in biologia nel 1919, ma il carattere poliedrico della prima
formazione continua a manifestarsi anche successivamente, quando lavora al
laboratorio di psicologia a Zurigo e per due anni assiste alla presentazione di
malati psichiatrici all’ospedale Sainte Anne di Parigi. Sempre a Parigi, nel
laboratorio dello psicologo Binet, viene incaricato di standardizzare alcuni
test di intelligenza per bambini. Questi test presentavano sotto forma verbale
alcuni problemi squisitamente logici, come per esempio quelli di seriazione e
di transitività. Uno in particolare è rimasto celebre “Edith è più chiara di
Susanna e più scura di Lili. Chi di loro è la più scura. Ed è che il giovane
Piaget scopre la sua vocazione di psicologo ed epistemologo dell’intelligenza,
accorgendosi che determinati ragionamenti apparentemente semplici,
presentati in forma verbale, provocavano difficoltà insospettate fino a dodici
anni. contemporaneamente, nasce una delle sue creazioni più originali, che
consiste proprio nel superamento del metodo dei test, basati unicamente sulle
risposte giusto-sbagliato, superamento che consiste nella elaborazione del
“metodo clinico”. Memore dell’esperienza con i malati psichiatrici, Piaget si
ispira al metodo della libera conversazione con i bambini, cercando di captare
la loro logica attraverso i “meandri” dei loro ragionamenti, interessandosi di
più agli errori che non ai successi, recuperando la logica sottostante agli errori
e ricomponendola con quella sottostante alle risposte esatte, come una sorta di
“psicoanalisi dell’intelligenza”. Scopriva già allora quel carattere di
“costruzione della logica, l’antitesi di una visuale innatista, il ché gli diede
l’idea, ancora una volta, di una sorta di ”embriologia dell’intelligenza”
secondo un’immagine che gli è sempre stata cara.
La pubblicazione delle osservazioni sistematizzate di questa fase gli
procurarono la nomina di “Chef des Travaux” dell’Istituto Jean Jacques
Rousseau a Ginevra, dove intendeva dedicare 2-3 anni allo studio del pensiero
infantile, inteso come caso particolare del problema della conoscenza, nella
fase di costruzione di alcune strutture e categorie logiche fondamentali:
inclusione, rapporti di ordine, numero, spazio, tempo. Senonché quel che egli
chiamò “un détour” (una deviazione) di qualche anno si risolse in un arco di
produzione scientifica di una sessantina d’anni.
Le prime ricerche sul pensiero infantile (Gli anni venti).
Le prime ricerche di Piaget hanno per oggetto il pensiero infantile in un’ età
in cui questo si esprime già verbalmente, e cioè tra i tre ed dieci anni, con il
preciso scopo di studiare la dinamica di formazione delle operazioni logiche e

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Guida allo studio

I materiali relativi a questo primo modulo si articolano in tre parti. Lo Studente troverà nella Parte I un riassunto sull'evoluzione del pensiero di J. Piaget. Nella Parte II, dopo alcuni cenni alle tecniche sperimentali utilizzate nello studio della cognizione nella prima infanzia, si propone una "rilettura" del bambino piagetiano con riferimento specifico allo stadio dell'intelligenza senso-motoria. La Parte III, infine, contiene alcune informazioni sugli approcci teorici innatista-modulare e neurocostruttivista. Tra parentesi [-> ] sono indicati eventuali rimandi e collegamenti anche con contenuti di altri moduli.

Dalla teoria di Piaget agli approcci recenti

Piaget e "il bambino epistemico"

La produzione scientifica di J. Piaget: principali periodi e contributi.

Gli anni della formazione (1896-1920)

Piaget nasce a Neuchâtel (Svizzera) nell'agosto del 1896. Fin da bambino manifesta un interesse molto vivace per la zoologia, in particolare per le conchiglie, marine e lacustri, delle quali diviene assai precocemente uno specialista, al quale altri specialisti adulti da varie parti del mondo si rivolgono. Ma l'adolescente Piaget, che metteva le sue competenze malacologiche al servizio del Museo di Storia Naturale di Neuchâtel, doveva esporsi a sollecitazioni intellettuali di altra natura e potenza. Da un lato, un insegnamento religioso particolarmente intenso, e dall'altro l'impatto con alcune letture filosofiche, in primo luogo con Bergson. Come ebbe a dire nella sua autobiografia, "lo choc fu enorme" e tale da improntare di sé tutta la costruzione teorica che avrebbe preso corpo nel corso delle decadi successive. La scoperta di Bergson gli diede una sorta di rivelazione dell'identità di Dio e della vita, e gli fece vedere il problema della conoscenza sotto un nuovo aspetto, inducendolo a dedicare la vita alla spiegazione biologica della conoscenza. E' da notare che i primi lavori significativi di natura teorica coincidono con gli anni della prima guerra mondiale, due "romanzi filosofici", La mission de l'idée (1916) e Recherche (1918), che riflettono le preoccupazioni scientifiche, metafisiche e sentimentali di un giovane di fronte ai problemi del mondo di allora: scienza e fede, pace e guerra, cristianesimo e socialismo. Preoccupazioni che trovano precocemente una loro composizione in un progetto di studio del progresso, dove troviamo già abbozzati gli assi portanti 1della teoria, e cioè il fatto che la logica abbia la sua fonte in una specie di organizzazione spontanea delle azioni, con equilibri, squilibri e riequilibrazioni, la dialettica fra l'assimilazione e l'accomodamento, e l'altra idea, che prelude a tutto lo strutturalismo successivo, e cioè che a tutti i livelli - psicologico, logico, morale, estetico e politico - si pone lo stesso problema dei rapporti fra la parte ed il tutto. Piaget si laurea in biologia nel 1919, ma il carattere poliedrico della prima formazione continua a manifestarsi anche successivamente, quando lavora al laboratorio di psicologia a Zurigo e per due anni assiste alla presentazione di malati psichiatrici all'ospedale Sainte Anne di Parigi. Sempre a Parigi, nel laboratorio dello psicologo Binet, viene incaricato di standardizzare alcuni test di intelligenza per bambini. Questi test presentavano sotto forma verbale alcuni problemi squisitamente logici, come per esempio quelli di seriazione e di transitività. Uno in particolare è rimasto celebre "Edith è più chiara di Susanna e più scura di Lili. Chi di loro la più scura". Ed è lì che il giovane Piaget scopre la sua vocazione di psicologo ed epistemologo dell'intelligenza, accorgendosi che determinati ragionamenti apparentemente semplici, presentati in forma verbale, provocavano difficoltà insospettate fino a dodici anni. Lì contemporaneamente, nasce una delle sue creazioni più originali, che consiste proprio nel superamento del metodo dei test, basati unicamente sulle risposte giusto-sbagliato, superamento che consiste nella elaborazione del "metodo clinico". Memore dell'esperienza con i malati psichiatrici, Piaget si ispira al metodo della libera conversazione con i bambini, cercando di captare la loro logica attraverso i "meandri" dei loro ragionamenti, interessandosi di più agli errori che non ai successi, recuperando la logica sottostante agli errori e ricomponendola con quella sottostante alle risposte esatte, come una sorta di "psicoanalisi dell'intelligenza". Scopriva già allora quel carattere di "costruzione " della logica, l'antitesi di una visuale innatista, il ché gli diede l'idea, ancora una volta, di una sorta di "embriologia dell'intelligenza" secondo un'immagine che gli è sempre stata cara. La pubblicazione delle osservazioni sistematizzate di questa fase gli procurarono la nomina di "Chef des Travaux" dell'Istituto Jean Jacques Rousseau a Ginevra, dove intendeva dedicare 2-3 anni allo studio del pensiero infantile, inteso come caso particolare del problema della conoscenza, nella fase di costruzione di alcune strutture e categorie logiche fondamentali: inclusione, rapporti di ordine, numero, spazio, tempo. Senonché quel che egli chiamò "un détour" (una deviazione) di qualche anno si risolse in un arco di produzione scientifica di una sessantina d'anni.

Le prime ricerche sul pensiero infantile (Gli anni venti)

Le prime ricerche di Piaget hanno per oggetto il pensiero infantile in un' età in cui questo si esprime già verbalmente, e cioè tra i tre ed dieci anni, con il preciso scopo di studiare la dinamica di formazione delle operazioni logiche e 2del ragionamento causale. Il metodo utilizzato con i bambini delle classi materne ed elementari di Ginevra fu quello inaugurato a Parigi, in alternanza con il metodo dell'osservazione in situazioni controllate (discorsi spontanei dei bambini di 6 anni alla Maison des Petits, manifestazioni spontanee di bambini in aule di scuola captate durante un certo numero di incontri giornalieri) ."Il buon clinico si fa dirigere pur dirigendo", lo sperimentatore pone delle domande su dei punti specifici come per esempio, a proposito del sogno: l'origine, il luogo, l'organo, il perché del sogno, e chiede di spiegare, giustificare, e proponendo egli stesso dei controsuggerimenti, o delle situazioni-gioco, come nel giudizio morale, a proposito delle bugie, delle colpe, ecc ... Tuttavia, già verso la fine di questo periodo, con il lavoro sulla "Causalità fisica nel bambino", si inseriscono anche delle piccole esperienze fisiche dal vivo, con possibilità di manipolazione dei materiali, di verifica delle trasformazioni in atto, per esempio immergendo in recipienti d'acqua dei materiali di natura e consistenza differente. Qui si annuncia quella evoluzione del metodo clinico in metodo "clinico-critico" che caratterizzerà le ricerche a partire dalla decade successiva, laddove il sondaggio del pensiero infantile avverrà sul duplice piano dell'espressione verbale e della manipolazione del materiale.

Le opere di questo periodo

  • Il linguaggio e il pensiero nel bambino (1923)
  • Il giudizio e il ragionamento nel bambino (1924)
  • La rappresentazione del mondo nel bambino (1926)
  • La causalità fisica nel bambino (1927)
  • Il giudizio morale (1932).

Dal punto di vista teorico, questi lavori si caratterizzano per il fatto che essi porgono alcune manifestazioni della logica infantile e della sua evoluzione in età scolare in maniera ancora descrittiva, senza ricorso a quella formalizzazione logico-matematica che caratterizzerà in maniera tipica la teoria piagetiana nella fase strutturalista. Alcuni aspetti salienti vengono messi in luce, la cui centralità è tale da venire riconfermata anche in epoche successive in forme più precise: l'egocentrismo dominante dai tre ai sei-sette anni ed il suo superamento nella capacità di concepire la reversibilità logica e la reciprocità morale, attraverso il "decentramento" cognitivo.

Definizione dell'egocentrismo

"Per il linguaggio corrente l'egocentrismo consiste nel riportare tutto a sé, nel senso di un io cosciente di se stesso, mentre noi chiamiano egocentrismo la 3indifferenziazione tra il punto di vista proprio e quello degli altri, oppure tra la propria attività e le trasformazioni dell'oggetto". Esso è essenzialmente un fenomeno inconscio poiché la consapevolezza dell'egocentrismo lo distrugge al momento stesso in cui si manifesta, ed è definibile come una sorta di illusione di prospettiva inconscia e sistematica, o ancora "un assorbimento dell'io nelle cose e nelle persone", un pensiero centrato sul punto di vista proprio del soggetto ed incapace di essere collegato e coordinato con punti di vista diversi. Correlativamente, uscire dall'egocentrismo non significherà tanto acquisire nuove informazioni sulle cose quanto dissociare ciò che pertiene al soggetto da ciò che pertiene all'oggetto, e "disporsi nell'insieme delle prospettive possibili, stabilire fra le cose, le persone ed il proprio io un sistema di relazioni comuni e reciproche". Come tale, si tratta di un atteggiamento che ci accompagna tutta la vita, e ci insidia in ogni stato di inerzia mentale, o sotto l'influenza di particolari dinamiche affettivo - relazionali.

Espressioni salienti dell'egocentrismo

A) Sul piano del linguaggio: si tratta della manifestazione più conosciuta e nello stesso tempo più criticata e si riferisce a quelle condotte rilevabili nei cosiddetti "monologhi collettivi", quando i bambini parlano senza differenziare ciò che può valere per loro stessi e ciò che può capire l'altro, quindi senza tener conto di chi sta ascoltando. Altre manifestazioni nel linguaggio si possono avere al livello semantico a proposito di parole il cui significato è intrinsecamente relazionale. Esempi tipici sono "fratello", "straniero", "destra-sinistra", assolutizzati in significati statici e parziali, per cui, per un bambino svizzero, un francese è sempre e per definizione "straniero", anche quando si trova in patria, per lo stesso motivo per cui uno svizzero è sempre e per definizione un "non straniero" anche quando si trova fuori dal suo paese. Il proprio fratello non ha fratelli, è un fratello e basta, per cui se si dice: "siamo tre fratelli", il bambino non riesce spontaneamente a cogliere il fatto che questa affermazione è compatibile con l'affermazione seguente: "X, un mio fratello ha due fratelli". La destra e la sinistra sono sempre quella particolare destra e quella particolare sinistra e non delle posizioni relative. B) Sul piano della rappresentazione spaziale ed in particolare delle prospettive. Esempio tipico: l' esperienza "delle tre montagne". Si chiede di anticipare che cosa vedrebbe una bambola di fronte ad un plastico composto di tre montagne, vallate, fiumi, paesi, ed altri elementi, quando si sposti sulla sinistra, sulla destra, o dalla parte opposta. Fino a 7-8 anni, i bambini sono incapaci di rappresentarsi i cambiamenti di prospettiva e persino di riconoscere quelli corretti quando si presentano su dei disegni. 4

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