Slide dall'Università Niccolò Cusano su Psicologia dei Gruppi - Modulo 1. Il Pdf esplora il concetto di gruppo dal punto di vista etimologico e psicologico, discutendo le teorie di Kardiner e Devereux sull'influenza culturale e psicoanalitica sulla personalità, per il corso universitario di Psicologia.
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Dal punto di vista strettamente etimologico la parola gruppo deriva dall'illirico Klopuko, che significa "gomitolo" e dal germanico Kruppa (massa arrotondata, nodo).
In dialetto toscano Groppo significa nodo e può assumere il senso di groppo in gola, cioè qualcosa che non può essere verbalizzato ed esplicitato.
Quando si pensa alla parola gruppo, al di là dell'etimo, si attivano pensieri diversi: si può far riferimento a una band musicale, alla cerchia di amici, a una squadra di calcio, un reparto di un'azienda, e così via.
Dal punto di vista psicologico, invece, i gruppi costituiscono un costrutto talmente complesso da renderne impossibile una rigida spiegazione, in quanto ogni tentativo di definizione rischia di ridurre ed escludere dimensioni che potrebbero risultare fondamentali per una corretta comprensione.
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Un pensiero pienamente psicologico relativo ai gruppi si trova pertanto costretto a mettere tra parentesi la logica quantitativo-numerica che elenca i componenti del gruppo e/o i suoi obiettivi espliciti, e accedere all'esplorazione della sua fenomenologia osservabile e descrivibile in termini di norme, caratteristiche e funzionamento attraverso la conoscenza della qualità di quell'accadimento interno o esperienza affettiva che, in contesti specifici, prende il nome di gruppo. In questo senso il gruppo è considerabile come un'esperienza psichica, un vissuto, piuttosto che un insieme di elementi.
Secondo tale prospettiva il gruppo è una rappresentazione mentale, un "sogno", un "illusione" e anche "un concetto artificiale, inesistente nel mondo delle cose obiettive e vivo nel mondo del fantastico o del reale soggettivo. Un fantasia che si concretizza: questo è un gruppo" (Spaltro, 1985).
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Una caratteristica della psicologia dei gruppi è la possibilità di applicarne molteplici letture:
Un approccio pragmatico spinge a non avere gabbie teoriche ma punti di vista attraverso i quali osservare i fenomeni complessi.
Il rischio di utilizzare uno sguardo specifico è di limitarsi a un linguaggio settoriale e perdere altri punti di vista, certamente generatori di caos concettuale, ma che nei gruppi costituisce una dimensione essenziale; etichettare questa posizione come confusionaria forse può far perderne la potenzialità creativa di lettura delle dinamiche plurali.
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Qual è il rapporto tra l'individuo e l'ambiente? Tra Natura e Cultura?
Diverse prospettive e sguardi sul tale relazione:
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Gravi problematiche ambientali quali innalzamento della temperatura globale, lo scioglimento delle calotte polari, il disboscamento, la produzione sempre più costante di quella macchina del finanzcapitalismo individuato da Gallino (2011) che ha come obiettivo l'estrazione di ogni risorsa, ambientale e umana, in termini di lavoro ed energie.
Le riunioni governative recenti dovrebbero in tal senso, organizzare nel minor tempo possibile la diminuzione delle emissioni nocive, ciò in quanto la salute, le malattie, sono in stretta connessione con ciò che si verifica nell'ambiente
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Secondo la lettura socio-antropologica di Perls e Goodman (1951), fondatori della Gestalt Therapy, l'essere umano (definito spesso "animale" dagli autori) ha perso la sua distanza con la natura nel momento in cui si è distaccato da terra sacrificando l'olfatto come principale strumento di adattamento ambientale.
Per gli autori il rapporto tra individuo e ambiente (organismo/ambiente) è una caratteristica centrale dell'esperienza umana.
Essi sostengono: "In ogni indagine di natura biologica, psicologica o sociologica, è sempre necessario cominciare con l'analizzare il rapporto che intercorre tra l'organismo e il suo ambiente. [ ... ] Perciò in ogni scienza umana, quali la fisiologia dell'uomo, la psicologia o la psicoterapia, dobbiamo sempre tener presente un campo in cui almeno fattori socio-culturali, animali e fisici si trovano ad interagire tra loro" (pag.38)
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Una separazione o scissione dalla Natura può portare a una alienazione o anche a una proiezione distruttiva verso la stessa o al contrario un'idealizzazione, una sorta di esotismo nei confronti della natura stessa.
Una tradizionale dicotomia fra natura e cultura viene messa in crisi dalle scoperte neurofisiologiche che sostengono come una parte dell'equipaggiamento neurobiologico non sia presente sin dalla nascita, ma si formi nei primi anni di vita, nel contesto di accudimento linguistico, familiare di cui il bambino ha bisogno per crescere.
Le cellule nervose e i processi neurofisiologici si sviluppano con il caregiver. In questo senso i piani biologici, culturali, familiari, ambientali si intersecano e si influenzano reciprocamente
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Secondo Bronfenbrenner (1979) il soggetto appartiene a diverse reti gruppali:
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ENVIRONMENT HEALTH ANIMAL HEALTH ONE HEALTH HUMAN HEALTH
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Nella contemporanea società flessibile, In quella che viene definita società 7 x 24 (Gallino, 2014) tutti possono accedere alla struttura sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro; durante la pandemia da Covid 19 questo flusso è stato ulteriormente aumentato in quanto se pur gli orari di attività si concludessero intorno a un certo orario per gli obblighi della quarantena l'attività ha continuato a proseguire in smart-working andando ben oltre l'orario prestabilito, insidiandosi in modo capillare nei contesti domestici e familiari
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Secondo Gallino 2011), la società contemporanea, caratterizzata dal Financapitalismo è caratterizzata da tre aspetti:
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In Totem e Tabu (1913) Sigmund Freud descrisse il parallelismo fra l'uomo primitivo e l'uomo moderno, considerando che esistono comportamenti dell'uomo primitivo del tutto simili a quelli adottati dall'uomo moderno, ovviamente con le adeguate differenze legate al contesto specifico.
In questo testo Freud si spostò dall'analisi della psiche individuali allo studio dei fenomeni culturali.
Freud prestò maggiore attenzione al fatto che gli esseri umani seguivano dei percorsi di sviluppo simili al di là delle culture.
Il pensiero di Freud è deterministico.
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Nei Tre Saggi sulla teoria sessuale (1905) Freud scrive: "Gli storici della civiltà appaiono concordi nel supporre che, mediante questa deviazione delle forze pulsionali sessuali dalle mete sessuali verso nuove mete, processo al quale viene riservato il nome di sublimazione, si ottengono importanti componenti per ogni genere di realizzazione culturale" (pag. 102)
Scrive inoltre Freud "procediamo dovunque dall'ipotesi di una psiche collettiva nella quale i processi mentali si compiono come nella vita mentale dell'individuo" (p.179)
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Come sostenuto da Freud in "Introduzione della psicologia delle masse e analisi dell'Io" non esiste una così netta contrapposizione fra psicologia individuale e psicologia sociale, proprio in quanto l'altro è comunque sempre presente nella vita del soggetto, per quanto sia comunque spinto dal soddisfacimento di moti pulsionali.
Questa prospettiva può essere introduttiva nel riflettere in che modo Freud consideri la psicologia dei gruppi e il gruppo: un gruppo prevede, dal suo punto di vista, la presenza di un istinto di partecipazione.
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Secondo Freud, l'individuo all'interno di una massa subisce una influenza tale che la sua affettività è esaltata, e il soggetto dal punto di vista cognitivo perde anche le sue facoltà: perde di autonomia e iniziativa, si trasforma in "individuo collettivo" (pag. 236). Avviene cioè una regressione, come accade nei popoli primitivi e nei bambini.
Questo far riferimento a fenomeni quali la suggestione dove il soggetto perde la sua individualità. Ciò introduce a un ulteriore sguardo sul fenomeno, i vissuti all'interno dei gruppi.
Freud cioè fa coincidere il gruppo con un vissuto specifico, cioè la dispersione dell'identità o dell'Io. Egli sostiene a tal proposito: "Nella massa il singolo rinuncia al proprio modo di essere personale e si lascia suggestionare dagli altri, ciò avviene probabilmente perché vi è in lui un bisogno di stare in armonia con gli altri anziché di contrapporsi a essi, e quindi forse si comporta così «per amor loro>>"
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Carl Gustav Jung ha dedicato, nel corso della sua produzione teorica, una grande attenzione alla dimensione del sociale, tra l'altro anche molto in anticipo rispetto ad altri orientamenti psicologici, considerando il sociale un aspetto permeante l'esistenza umana.
Scrive Jung: "La psicologia arcaica è psicologia non solo del primitivo, ma anche dell'uomo moderno civile; non già quella di alcune isolate manifestazioni regressive della società moderna, ma piuttosto quella di ogni uomo civile che, nonostante l'altezza della sua coscienza, negli strati più profondi della sua psiche è ancora uomo arcaico"
Secondo Trapanese (1989), il sociale secondo Jung viene considerato la causa di tutte le manifestazioni psichiche perdendo di vista invece la plurifattorialità della sua manifestazione, l'intersoggettività e lo scambio effettivo tra dimensione individuale, familiare e sociale della psiche.
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