I foraggi e i concentrati: alimenti essenziali per l'allevamento zootecnico

Documento sui foraggi e concentrati, alimenti essenziali per l'allevamento. Il Pdf esplora la distinzione tra foraggi e concentrati, i fattori che influenzano la qualità del fieno e il processo di insilamento, utile per studenti universitari di Biologia.

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33 pagine

I foraggi e concentrati
Gli alimenti zootecnici si dividono in foraggi e concentrati.
I foraggi sono ottenuti dall’intera pianta foraggera, che comprende le parti
vegetative (steli e foglie) e quelle riproduttive, oppure solamente dalle parti
vegetative. Per questo motivo i foraggi hanno un elevato contenuto in fibra grezza, e
perciò un valore energetico modesto.
I concentrati sono costituiti invece solamente dai prodotti dell’attività riproduttiva delle
piante (frutti, semi e loro derivati), hanno un basso contenuto in fibra grezza e un
elevato contenuto in principi nutritivi e sono per questo utilizzati per aumentare la
concentrazione energetica e/o proteica della razione.
Una stessa coltura foraggera può produrre foraggio oppure concentrati;
per esempio dalla raccolta della pianta intera del mais si ottiene un foraggio,
mentre se viene raccolta la sola granella si ottiene un concentrato

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Anteprima

I foraggi e i concentrati

Gli alimenti zootecnici si dividono in foraggi e concentrati. I foraggi sono ottenuti dall'intera pianta foraggera, che comprende le parti vegetative (steli e foglie) e quelle riproduttive, oppure solamente dalle parti vegetative. Per questo motivo i foraggi hanno un elevato contenuto in fibra grezza, e perciò un valore energetico modesto. I concentrati sono costituiti invece solamente dai prodotti dell'attività riproduttiva delle piante (frutti, semi e loro derivati), hanno un basso contenuto in fibra grezza e un elevato contenuto in principi nutritivi e sono per questo utilizzati per aumentare la concentrazione energetica e/o proteica della razione. Una stessa coltura foraggera può produrre foraggio oppure concentrati; per esempio dalla raccolta della pianta intera del mais si ottiene un foraggio, mentre se viene raccolta la sola granella si ottiene un concentratoforaggi possono essere freschi (verdi) affienati (fieni) insilati freschi -al pascolo o subito dopo lo sfalcio fieni- affienati in campo o in due tempi insilati- rotoballe in trincea o in silosfienagione tradizionale essicazione in due tempi disidratazione conservazione dei foraggi trincea tramite tubolari acidificazione insilamento rotoballe fasciate

Conservazione dei foraggi

La conservazione dei foraggi può avvenire tramite

  • essicazione cioè evaporazione dell'acqua dall'erba fino a valori di 12-15% (usata per la fienagione e per la disidratazione
  • acidificazione consiste nel fermentare gli zuccheri con formazione di acidi (principalmente lattico) che abbassa il pH e conserva l'alimento

Fienagione tradizionale

La fienagione a sua vota può essere tradizionale o in due tempi. Nella fienagione tradizionale l'erba viene sfalciata quado ha una umidità elevata intorno all'80% e poi viene lasciato essiccare in campo con dei rivoltamenti per facilitare l'essicazione. Il fieno viene posto poi in andane ( spazio libero fra due filari) e raccolto quando la sua umidità è pari al 20%.I foraggi verdi (o freschi) sono caratterizzati da un elevato contenuto di umidità (70- 90%) e vengono somministrati agli animali immediatamente dopo lo sfalcio, oppure vengono consumati sul posto nel caso del pascolo. L'erba è l'alimento meno costoso, ma impiegarla implica alcune difficoltà nella formulazione di razioni equilibrate, poiché la sua qualità non è costante. Un utilizzo eccessivo di erba, in particolare se sfalciata o pascolata giovane, può comportare problemi di minore digeribilità della razione alimentare nel suo complesso, che si manifesta con feci molli; inoltre è necessario considerare il possibile rischio di gonfiori ruminali se nell'erba predominano foraggere come il trifoglio, oppure se l'erba è bagnata

Fasi della fienagione tradizionale

Nella fienagione tradizionale possiamo distinguere

  • sfalcio con falciatrice a lame o a dischi
  • rivoltamento viene eseguito con voltafieno, se la quantità di foraggio è grande si possono eseguire più rivoltamenti per facilitare la evaporazione dell'acqua. NB nelle leguminose, gli steli sono più grandi delle foglie quindi essiccano più lentamente. di conseguenze le foglie si staccano dallo stelo (perché già essiccate) con conseguente perdita di sostanza secca e valore nutritivo durante questa fase.
  • andanatura con l'utilizzo di ranghinatori il fieno che avrà ora una umidità del 20% e sistemato in andane
  • raccolta vere e propria. il fieno può essere raccolto sfuso ma più spesso imballato tramite imballatrici.

Fattori che influenzano la permanenza in campo

Nella fienagione tradizionale la permanenza in campo del foraggio dipende da

  • andamento climatico sole e vento accelerano l'essicazione
  • massa di foraggio da affienare maggiore è la quantità di foraggio maggiore è il tempo di permanenza
  • tipo di foraggio le leguminose essiccano più lentamente delle graminacee perché gli steli sono più spessi, le foglie infatti tendono a staccarsi poiché essiccano prima e cadono al suolo
  • umidità del foraggio, maggiore è il contenuto di acqua maggiore è il tempo necessario
  • la modalità, maggiore numero di rivoltamenti minore tempo in campo solitamente la permanenza in campo è di 4-6 giorni per i tagli primaverili ed autunnali e di 3 giorni per i tagli estivi. Non tutte le foraggere possono essere affienate, solitamente si usa per prati monofiti e polifiti e per qualche erbaio ( sorghi gentili e trifogli annuali) gli altri erbai vengono conservati tramite insilamento o utilizzati per foraggi verdi

Fienagione in due tempi

La fienagione in due tempi prevede invece un pre-essicamento in campo, fino a valori di umidità del 30-60% a cui segue la fas di aeroessicazione in fienili ventilati fino a raggiungere l'umidità del 15% (grazie a ventilatori, l'aria può essere anche riscaldata o ambiente) Ovviamente questa tecnica ha dei vantaggi

  • riduce la permanenza in campo meno rischi legati all'andamento climatico
  • diminuisce la perdita delle foglie perché il foraggio è umido alla raccolta
  • consente di affienare anche in autunno quando l'essicazione in campo è poco possibile
  • permette di eseguire lo sfalcio nella fase fenologica ottimale (inizio fioritura per le leguminose e spigatura per le graminacee) quindi con un migliore valore nutritivo del foraggio 1 1 1 f T O 1

Qualità del fieno con essicazione in due fasi

Con l'essicazione in due fasi il fieno è di migliore qualità infatti è più ricco di beta carotene ed esente da muffe quindi si ha un fieno più sano e con migliori valori nutritivi, ovviamente bisogna calcolare i costi per l'impianto di essicazione e per l'energia durante la fase di essicazione. Per questo motivo questa tipologia di fienagione non è molto diffusa, tranne che nelle zone montane dell'Italia settentrionale dove il clima è più avverso e nelle zone di produzione del Parmigiano Reggiano dove da disciplinare il fieno è l'unico foraggio utilizzabile, è vietato l'uso di insilati. Per il Grana Padano, l'uso degli insilati è consentito ma solo in quantità limitate.

Foraggi disidratati

La disidratazione consiste nel sottoporre l'erba appena falciata (o leggermente appassita) e trinciata a una lunghezza di 3-5 cm a un'essiccazione all'interno di disidratatori, nei quali l'umidità passa dall'80 al 10% in tempi brevi. Al termine del processo, il foraggio essiccato può essere pellettato o imballato. Questo metodo permette di ridurre al minimo le perdite, raccogliendo un prodotto di elevato valore nutritivo. In Italia è applicato quasi esclusivamente al foraggio di erba medica. La valutazione qualitativa dei prodotti finali del processo di disidratazione (erba medica disidratata e farina di erba medica disidratata è fatta principalmente in base al contenuto di proteina e beta-carotene. La maggior parte del prodotto disidratato è destinata agli allevamenti di galline ovaiole e di conigli; una parte minore all'allevamento bovino

Appetibilità delle specie e carico di bestiame

A causa della diversa appetibilità delle specie, se il carico di bestiame è basso (pochi animali per unità di superficie), gli animali preleveranno dal pascolo solo le foraggere che preferiscono e lasceranno indisturbate quelle meno gradite, che però col tempo prenderanno il sopravvento, con un peggioramento qualitativo del pascolo. In caso contrario, se il carico di bestiame è molto alto, gli animali saranno costretti dalla fame a prelevare tutte le specie, lasciando solo quelle non utilizzabili o quelle non gradite che vengono favorite dal pascolamento; in questo caso il peggioramento del pascolo è sia qualitativo sia quantitativo.

I fieni

Oggi si è molto attenti ad avere un fieno di qualità in funzione delle elevate potenzialità produttive degli animali allevati. Per coprire gli ingenti fabbisogni di produzione, infatti, gli animali devono prima di tutto ingerire grandi quantità di sostanza secca, e allo stesso tempo gli alimenti devono essere altamente digeribili. Le caratteristiche di un foraggio di qualità sono: Appetibilità e sanità: ovviamente assenza di muffe di terra, buon profumo colore giusto, e cosi via Elevato contenuto in nutrienti (energia, proteine, sali minerali, vitamine) determinabile attraverso analisi di laboratorio. I parametri tradizionali presi come riferimento sono il contenuto in proteina grezza (PG), fibra grezza (FG) e la concentrazione energetica espressa in unità foraggere latte o carne (UFL o UFC).

Parametri di qualità del foraggio

Elevata ingeribilità (quantità di sostanza secca ingerita). Il fattore che influenza principalmente questo parametro è il contenuto in NDF (fibra neutro detersa). Questa frazione fibrosa comprende fondamentalmente, come abbiamo visto, la parete cellulare dei vegetali (emicellulosa, cellulosa, pectina e lignina) ed esprime la "voluminosità" del foraggio: ciò significa che più elevato è il contenuto di NDF, minore sarà l'ingestione di sostanza secca da parte dell'animale;

  • elevata digeribilità, consentita da un basso contenuto in ADF (fibra acido detersa). Questa frazione fibrosa, meno digeribile della precedente e com- prendente cellulosa e lignina, è un utile parametro per stimare la digeribilità dell'alimento: maggiore è il contenuto in ADF, minore è la digeribilità

Fattori che influenzano la qualità del fieno

La qualità di un fieno dipende da molti fattori. I principali sono i seguenti:

  • la specie: i foraggi di leguminose sono generalmente più ricchi in proteine, calcio e beta-carotene rispetto ai fieni di graminacee, le quali sono invece più ricche in zuccheri. I foraggi di leguminose possiedono generalmente un maggior tenore di lignina che farebbe supporre una minore degradabilità ruminale delle componenti fibrose. In realtà la lignina della medica e delle leguminose risulta, in genere, deprimere la degradabilità ruminale in misura minore rispetto a quanto avviene per le graminacee, a causa della particolare dislocazione spaziale della lignina. Nei prati con diverse specie vegetali(prati polifiti), nel primo taglio primaverile le leguminose sono poco rappresentate, mentre nei tagli estivi sono maggiormente presenti, e aumenta quindi il contenuto proteico dei fieni.

Momento dello sfalcio

Il momento dello sfalcio: il momento ottimale per eseguire gli sfalci da utilizzare come erba o da affienare corrisponde allo stadio fenologico di bottoni fiorali-inizio fioritura per le leguminose e inizio spigatura per le graminacee. Oltre questi stadi fenologici la produzione di sostanza secca del prato continua a crescere, ma aumenta contemporaneamente anche la fibra, e quindi diminuisce il valore nutritivo del foraggio.

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