Storia Contemporanea: il diritto allo studio in Italia e le riforme

Documento dall'Università sul diritto allo studio nella Storia Contemporanea. Il Pdf, un appunto universitario di Storia, esplora il diritto allo studio in Italia, analizzando l'analfabetismo e le disuguaglianze di classe e genere, con un focus sulla Riforma Gentile.

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16 pagine

STORIA CONTEMPORANEA IL DIRITTO ALLO STUDIO
LEZIONE DEL 07/05/2025: INTRODUZIONE:
TENDE IN PIAZZA (estate-autunno 2023) «Le università sono sempre più elitarie e la formazione sempre più un lusso»:
Ilaria Lamera, studentessa e attivista di Tende in piazza, «il manifesto», 27 Agosto 2023.
IL DIRITTO ALLO STUDIO è SANCITO DALL’ARTICOLO 34 DELLA COSTITUZIONE CHE CITA: “La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita per tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di
mezzi, hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio,
assegni familiari e altre forme di assistenza, che devono essere concesse a concorso.”
SUL PIANO GLOBALE DI DIRITTO ALLO STUDIO È SANCITO DA PIÙ CARTE ED INTERAZIONI, LA PIÙ IMPORTANTE È
LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI COME CITA L’ARTICOLO 26: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione.
L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e di base. L’istruzione elementare deve essere
obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere
egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.”
ENTRAMBE LE CARTE RICHIAMO L’ATTENZIONE SULLA GRATUITÀ DELL’ISTRUZIONE, almeno quella di base, e sul
dovere degli stati di garantire il diritto a studiare e ad istruirsi a tutti e a tutte a prescindere dalle condizioni economiche e
dall’origine di classe. PER QUANTO RIGUARDA L’ACCESSO AGLI STUDI SUPERIORI, ENTRAMBE LE CARTE
INTRODUCONO LA NOZIONE DI MERITO. NON TUTTI INDISCRIMINATAMENTE POSSONO AVERE ACCESSO AGLI
STUDI, PIUTTOSTO TUTTI COLORO CHE SONO MERITEVOLI OSSIA QUANTI HANNO RAGGIUNTO DELLE BUONE
VALUTAZIONI CON IL PROPRIO IMPEGNO. PUR CON ALCUNI LIMITI (MERITO) IL DIRITTO ALLO STUDIO E
ALL’ISTRUZIONE ACQUISISCONO UNA EVIDENTE ACCEZIONE SOCIALE E SONO INTERPRETATI COME STRUMENTI
VOLTI AL CONTRASTO DELLE DISEGUAGLIANZE DI CLASSE, DI GENERE E DI ORIGINE ETNICA.
Nella situazione attuale c’è un progressivo assottigliamento del diritto allo studio e all’istruzione che sembrano ormai
quasi diventati un privilegio. Il nostro paese è uno dei paesi europei in cui il numero di laureati è più basso. Secondo dei
dati forniti dall’ISTAT nel 2023 in Italia possiede un titolo terziario (laurea) il 20,4% degli uomini contro una media
europea del 36,4%; per quanto riguarda le donne invece il 33,3% delle donne italiane possiede una laurea contro una
media europea del 47%. Questi dati suggeriscono come in Italia permangano e persistano degli ostacoli di natura
culturale, di classe, di genere, territoriale che ostacolano l’accesso al diritto allo studio dunque il conseguimento di un
titolo come la laurea.
Per comprendere queste dinamiche e per capire quali siano questi ostacoli affronteremo il secolo del ‘900 e guardando alle fasi
di inclusione ed esclusione ed interrogandosi su come esse interagiscono con l’appartenenza di classe, con l’origine etnica e
territoriale, con l’identità di genere. Siamo interessati a comprendere come la negazione e la progressiva affermazione del diritto
allo studio agiscano concretamente sulle persone e sulle loro vite favorendo o favorendo la realizzazione personale, l’esercizio
dei diritti di cittadinanza.
IL ‘900 VIENE DEFINITO SECOLO BREVE, la periodizzazione è una suddivisione convenzionale del tempo storico che
risponde all’esigenza di individuare delle scansioni, dei punti di svolta che rendano passato più comprendibile perché più facile
da organizzare. LA STORIA CONTEMPORANEA HA UNA DATA DI INIZIO CHE DI SOLITO IDENTIFICHIAMO CON LA
RIVOLUZIONE FRANCESE DEL 1789 MA C’È ANCORA UNA DIFFICOLTÀ AD INDICARE UNA DATA DI FINE PERCHÉ LA
STORIA CONTEMPORANEA È ANCORA IN CORSO
LA DEFINIZIONE DEL ‘900 COME SECOLO BREVE, È STATA PROPOSTA DA E. J. HOBSBAWM NEL VOLUME “IL
SECOLO BREVE. 1914-1991: L'ERA DEI GRANDI CATACLISMI, 1995. NELLA SUA INTERPRETAZIONE IL ‘900 HA
UNA DATA DI INIZIO 1914 (anno dello scoppio della grande guerra) E UNA DATA DI FINE 1991 (il collasso dell’unione
sovietica). Per lui questi due poli costituiscono un periodo storico coerente perché i due eventi sanciscono l'inizio della
fine di un’epoca.
ANALFABETISMO DI MASSA E NEGAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Fin dalla nascita dell’Italia unita, nel 1861, il problema dell’analfabetismo ha rappresentato una delle grandi questioni
sociali irrisolte. Un numero altissimo di cittadini non era in grado di leggere, scrivere, fare di conto, comprendere l’italiano,
esprimersi correttamente: un analfabetismo non solo tecnico, ma anche linguistico e culturale. Questo fenomeno è stato a lungo
l’effetto diretto della negazione sistematica del diritto allo studio, che ha colpito soprattutto le classi popolari. Nel corso della
storia italiana sono state varate numerose leggi per tentare di arginare l’analfabetismo, introducendo progressivamente l’obbligo
scolastico. Tuttavia, i risultati sono stati spesso parziali e disomogenei, e gli effetti della mancanza di istruzione si sono rivelati
drammatici, ad esempio durante la Prima Guerra Mondiale: molti soldati non sapevano scrivere ai propri cari, leggere gli ordini o
comprendere le indicazioni ricevute, con gravi conseguenze personali e collettive.
Un momento cruciale fu la Riforma Gentile del 1923, definita da Mussolini "la più fascista delle riforme", in quanto
incarna pienamente l’ideologia del regime. Questa riforma sancì una visione elitaria e selettiva dell’istruzione: il diritto
allo studio non era più inteso come un’opportunità per tutti, ma come un privilegio riservato a pochi. Ne risulta un
sistema scolastico profondamente discriminatorio, che escludeva ampiamente le bambine e i bambini delle classi lavoratrici, le
donne e gli ebrei. Analizzare questa riforma significa osservare come le dinamiche di classe, genere e razza abbiano
storicamente impedito l’accesso universale all’istruzione, anche a quella elementare.
Con l’avvento della Repubblica nel 1946 si apre una nuova fase, ancora in corso, in cui emergono sia rotture che
continuità rispetto al passato. Nonostante la fine del fascismo, la Resistenza e la nuova Costituzione, l’influenza della
Riforma Gentile ha continuato a pesare sul modo in cui la scuola è organizzata e concepita, soprattutto rispetto all’effettiva
accessibilità dell’istruzione. Negli anni Sessanta si comincia però a consolidare una nuova idea di scuola come
strumento di giustizia sociale e di emancipazione individuale. Un passaggio fondamentale è la riforma della scuola
media unica del 1962, che mira a offrire un percorso formativo comune per tutti fino ai 14 anni. Questa nuova visione si
rafforza con le mobilitazioni studentesche del 1968, che portano in piazza il sogno rivoluzionario di una scuola
pubblica veramente inclusiva, capace di garantire a tutte e tutti il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, a
prescindere da classe sociale, identità di genere, origine etnica o geografica. Ci sono due esperienze emblematiche in
questi anni:
1. Don Milani e la scuola di Barbiana: nonostante arrivi dopo l’introduzione della scuola media unica, l’esperienza di
Don Milani nella sperduta Barbiana, in Toscana, evidenzia come l’esclusione legata alla condizione sociale persista in
modo profondo. In una regione ancora segnata dalla povertà e dall’analfabetismo, Don Milani promuove un’idea di
scuola come strumento di riscatto per i più emarginati.
2. Le 150 ore: introdotte nel 1973 grazie alle lotte del movimento operaio (in particolare dei metalmeccanici), le 150 ore
retribuite per studiare rappresentano una conquista fondamentale. Molti lavoratori, costretti ad abbandonare la scuola in
giovane età per motivi economici, poterono così accedere nuovamente all’istruzione.
Entrambe le esperienze dimostrano come la dimensione di classe continui a ostacolare l’accesso pieno al diritto allo studio, non
solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e simbolico.
LEZIONE DEL 08/05/2025 ANALFABETISMO: UN PROBLEMA DI LUNGO PERIODO
E.J. HOBSBAWM, GENTE NON COMUNE, 1998: Questo libro è quasi interamente dedicato al tipo di persona i cui nomi sono
di solito ignoti a tutti se non ai familiari e ai vicini, nonché nelle moderne organizzazioni statali agli uffici che registrano nascite
matrimoni e decessi. Qualche volta i loro nomi sono conosciuti dalla polizia, o da qualche giornalista in cerca di «storie vere». In
altri casi invece sono ignoti, inconoscibili […] Questi uomini e queste donne formano la gran parte della specie umana. Le
discussioni degli storici sull'importanza degli individui e delle loro decisioni non li preoccupano. L’espunzione delle loro biografie
dall'esposizione dei fatti non lascerebbe traccia sul piano narrativo della macro storia. Tuttavia, la tesi del mio libro non è solo
che le biografie in questione meritino di essere salvate dall'oblio e da quelle che Thompson ha chiamato, con parole diventate
famose, “l’enorme alterigia della posterità”. Il punto che più mi sta a cuore è che collettivamente, se non come singoli, quegli
uomini e quelle donne sono stati protagonisti della nostra storia. Quello che hanno pensato e fatto è tutt'altro che trascurabile:
era in grado di influire e ha influito sulla cultura, sugli avvenimenti e questo non è mai stato così vero come nel XX secolo.
Perciò ho voluto intitolare questa antologia sulle persone ordinarie, quelli che si è soliti chiamare persone comuni, «gente non
comune».
HOBSBAWM PUNTA L’ATTENZIONE SULLA GENTE COMUNE METTENDO IN LUCE UN’OPPOSIZIONE: DA UN
LATO LE VITE DI QUESTE PERSONE SCORRONO LONTANE DALLA STORIA, NON LASCIANO TRACCE E IL
DIBATTITO STORIOGRAFICO NON LE INCLUDE; DALL’ALTRO LATO SE PRESE SINGOLARMENTE, LE VITE DI
QUESTE PERSONE, POSSONO NON ESSERE FONTE DI INTERESSE PER LO STORICO. collettivamente però le
loro vite, le loro idee e i loro sentimenti contano per la storia perché connotativamente hanno influito enormemente sulla
cultura e sugli avvenimenti del loro tempo.
HOBSBAWM DICE CHE QUESTO È CALZANTE PER IL ‘900 CARATTERIZZATO PER UN SIGNIFICATIVO
RUOLO DELLE MASSE NELLO SVOLGIMENTO DELLA VITA POLITICA E SOCIALE. Proprio per toccare
con mano la negazione del diritto allo studio e i suoi effetti concreti sulla vita delle persone oltre ad analizzare
censimenti ed inchieste, analizzeremo gli scritti delle persone non comuni nell’evento della grande guerra. UNO
DEI MOLTI PROBLEMI DEL PAESE SIN DALL’UNIFICAZIONE È STATO L’ANALFABETISMO, UNA PIAGA
SOCIALE CHE FACEVA DELL’ITALIA UN PAESE DI PERSONE CHE NON SAPEVANO LEGGERE,
SCRIVERE. SPESSO NON PARLAVANO NÉ CAPIVANO L’ITALIANO.
NEGLI ANNI ’60, IL LINGUISTA TULLIO DE MAURO HA STUDIATO LA SITUAZIONE LINGUISTICA IN ITALIA E HA
OSSERVATO CHE, PER MOLTI ITALIANI, L’ITALIANO ERA COME UNA LINGUA STRANIERA. INFATTI, GRAN PARTE
DELLA POPOLAZIONE NON LO CONOSCEVA, NON LO PARLAVA E NON LO CAPIVA. Questa mancanza di competenza
linguistica aveva conseguenze concrete: chi non parlava italiano si trovava in una posizione di inferiorità, soprattutto nei
confronti delle persone istruite. Non potendo esprimere i propri bisogni o far valere i propri diritti, queste persone restavano
escluse dalla vita pubblica e sociale. INOLTRE, IL PROBLEMA DELLA LINGUA NON RIGUARDAVA SOLO LE DIFFERENZE
TRA CLASSI SOCIALI, MA ANCHE TRA PERSONE DELLA STESSA CLASSE CHE PROVENIVANO DA REGIONI
DIVERSE. Ad esempio, un operaio milanese poteva non capire un collega modenese, perché non avevano una lingua comune.
Questo ostacolava la possibilità di sentirsi parte di una comunità nazionale, cioè dell’Italia unita, che avrebbe dovuto essere
legata anche da una lingua condivisa.
NEL 1861, CON IL PRIMO CENSIMENTO, LITALIA UNITA SCOPRE UN GRAVE PROBLEMA: L80% DELLA
POPOLAZIONE È ANALFABETA, SOPRATTUTTO AL SUD E TRA LE DONNE (QUASI IL 100%). LO STATO CERCA DI
AFFRONTARE IL PROBLEMA CON TRE LEGGI IMPORTANTI SULL’ISTRUZIONE:
1. LEGGE CASATI (1859) (adottata prima in Piemonte, poi estesa in tutta Italia) Rende l’istruzione primaria gratuita e
obbligatoria dai 6 agli 8 anni. Sono i comuni, non lo Stato, a dover aprire e mantenere le scuole. Non prevede sanzioni
per chi non manda i figli a scuola rilascio di diplomi. I piccoli comuni, senza soldi, non riescono ad applicarla. Le
scuole sono poche, affollate, senza materiali, e i bambini spesso lavorano nei campi.
2. LEGGE COPPINO (1877) Alza l’obbligo scolastico fino ai 9 anni. Introduce sanzioni per le famiglie e i comuni
inadempienti. Cambia i programmi: si insegnano italiano, matematica e nozioni civiche.
1. Bambine: imparano lavori domestici non retribuiti.
2. Bambini: studiano i doveri civici e le materie scientifiche.
Le spese restano a carico dei comuni, ostacolando ancora una volta l’applicazione piena della legge.
QUESTE DUE LEGGI NON PARLANO ANCORA DI DIRITTO ALLO STUDIO, MA SANCISCONO L’OBBLIGO E LA
GRATUITÀ DELL’ISTRUZIONE. LA COPPINO IN PARTICOLARE INTRODUCE UN SISTEMA DI CONTROLLI PER FAR
RISPETTARE LA LEGGE.
3. LEGGE ORLANDO (1904) Estende l’obbligo scolastico fino ai 12 anni. Introduce scuole serali e festive per giovani
adulti analfabeti. Aumenta lo stipendio dei maestri. Fa parte di un progetto più ampio per includere le classi popolari
nella vita politica e sociale del paese
QUALI FURONO GLI EFFETTI DELLE LEGGI SULL’ISTRUZIONE? Le leggi sull’obbligo scolastico portarono a dei
miglioramenti: nel censimento del 1901, il tasso di analfabetismo era sceso di circa il 20% rispetto al 1861. Tuttavia, questo dato
va letto insieme ad altre fonti, in particolare l’Inchiesta Corradini del 1907, voluta dal Ministero della Pubblica Istruzione. Questa
inchiesta mostrò come in Italia esistessero forti disuguaglianze nell’accesso e nella qualità dell’istruzione: anche chi riusciva ad
andare a scuola non sempre riceve un’istruzione adeguata o paragonabile a quella di altri. Emersero così due "Italie
scolastiche": un'Italia del Nord, più industrializzata, con maggiore frequenza scolastica e migliori condizioni e una
Italia del Sud, più rurale, dove era ancora difficile rispettare l’obbligo scolastico.
Nonostante provenissero da contesti politici differenti, le leggi non riuscirono pienamente a raggiungere l’obiettivo di
eliminare l’analfabetismo e garantire un’istruzione per tutti. Segnarono però un passo importante: lo Stato e i cittadini
iniziarono ad avere il dovere, rispettivamente, di fornire e ricevere istruzione. Paradossalmente, a stimolare davvero l’uso della

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Anteprima

Introduzione al Diritto allo Studio

LEZIONE DEL 07/05/2025: INTRODUZIONE: TENDE IN PIAZZA (estate-autunno 2023) -> «Le università sono sempre più elitarie e la formazione sempre più un lusso»: Ilaria Lamera, studentessa e attivista di Tende in piazza, «il manifesto», 27 Agosto 2023. IL DIRITTO ALLO STUDIO è SANCITO DALL'ARTICOLO 34 DELLA COSTITUZIONE CHE CITA: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita per tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni familiari e altre forme di assistenza, che devono essere concesse a concorso." SUL PIANO GLOBALE DI DIRITTO ALLO STUDIO È SANCITO DA PIÙ CARTE ED INTERAZIONI, LA PIÙ IMPORTANTE È LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI COME CITA L'ARTICOLO 26: "Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e di base. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito." ENTRAMBE LE CARTE RICHIAMO L'ATTENZIONE SULLA GRATUITÀ DELL'ISTRUZIONE, almeno quella di base, e sul dovere degli stati di garantire il diritto a studiare e ad istruirsi a tutti e a tutte a prescindere dalle condizioni economiche e dall'origine di classe. PER QUANTO RIGUARDA L'ACCESSO AGLI STUDI SUPERIORI, ENTRAMBE LE CARTE INTRODUCONO LA NOZIONE DI MERITO. NON TUTTI INDISCRIMINATAMENTE POSSONO AVERE ACCESSO AGLI STUDI, PIUTTOSTO TUTTI COLORO CHE SONO MERITEVOLI OSSIA QUANTI HANNO RAGGIUNTO DELLE BUONE VALUTAZIONI CON IL PROPRIO IMPEGNO. PUR CON ALCUNI LIMITI (MERITO) IL DIRITTO ALLO STUDIO E ALL'ISTRUZIONE ACQUISISCONO UNA EVIDENTE ACCEZIONE SOCIALE E SONO INTERPRETATI COME STRUMENTI VOLTI AL CONTRASTO DELLE DISEGUAGLIANZE DI CLASSE, DI GENERE E DI ORIGINE ETNICA.

  • Nella situazione attuale c'è un progressivo assottigliamento del diritto allo studio e all'istruzione che sembrano ormai quasi diventati un privilegio. Il nostro paese è uno dei paesi europei in cui il numero di laureati è più basso. Secondo dei dati forniti dall'ISTAT nel 2023 in Italia possiede un titolo terziario (laurea) il 20,4% degli uomini contro una media europea del 36,4%; per quanto riguarda le donne invece il 33,3% delle donne italiane possiede una laurea contro una media europea del 47%. Questi dati suggeriscono come in Italia permangano e persistano degli ostacoli di natura culturale, di classe, di genere, territoriale che ostacolano l'accesso al diritto allo studio dunque il conseguimento di un titolo come la laurea.

Per comprendere queste dinamiche e per capire quali siano questi ostacoli affronteremo il secolo del '900 e guardando alle fasi di inclusione ed esclusione ed interrogandosi su come esse interagiscono con l'appartenenza di classe, con l'origine etnica e territoriale, con l'identità di genere. Siamo interessati a comprendere come la negazione e la progressiva affermazione del diritto allo studio agiscano concretamente sulle persone e sulle loro vite favorendo o favorendo la realizzazione personale, l'esercizio dei diritti di cittadinanza.

Il Novecento: Secolo Breve e Diritto allo Studio

IL '900 VIENE DEFINITO SECOLO BREVE, la periodizzazione è una suddivisione convenzionale del tempo storico che risponde all'esigenza di individuare delle scansioni, dei punti di svolta che rendano passato più comprendibile perché più facile da organizzare. LA STORIA CONTEMPORANEA HA UNA DATA DI INIZIO CHE DI SOLITO IDENTIFICHIAMO CON LA RIVOLUZIONE FRANCESE DEL 1789 MA C'È ANCORA UNA DIFFICOLTÀ AD INDICARE UNA DATA DI FINE PERCHÉ LA STORIA CONTEMPORANEA È ANCORA IN CORSO

  • LA DEFINIZIONE DEL '900 COME SECOLO BREVE, È STATA PROPOSTA DA E. J. HOBSBAWM NEL VOLUME "IL SECOLO BREVE. 1914-1991: L'ERA DEI GRANDI CATACLISMI, 1995. NELLA SUA INTERPRETAZIONE IL '900 HA UNA DATA DI INIZIO 1914 (anno dello scoppio della grande guerra) E UNA DATA DI FINE 1991 (il collasso dell'unione sovietica). Per lui questi due poli costituiscono un periodo storico coerente perché i due eventi sanciscono l'inizio della fine di un'epoca.

Analfabetismo di Massa e Negazione del Diritto allo Studio

ANALFABETISMO DI MASSA E NEGAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO Fin dalla nascita dell'Italia unita, nel 1861, il problema dell'analfabetismo ha rappresentato una delle grandi questioni sociali irrisolte. Un numero altissimo di cittadini non era in grado di leggere, scrivere, fare di conto, comprendere l'italiano, esprimersi correttamente: un analfabetismo non solo tecnico, ma anche linguistico e culturale. Questo fenomeno è stato a lungo l'effetto diretto della negazione sistematica del diritto allo studio, che ha colpito soprattutto le classi popolari. Nel corso della storia italiana sono state varate numerose leggi per tentare di arginare l'analfabetismo, introducendo progressivamente l'obbligo scolastico. Tuttavia, i risultati sono stati spesso parziali e disomogenei, e gli effetti della mancanza di istruzione si sono rivelati drammatici, ad esempio durante la Prima Guerra Mondiale: molti soldati non sapevano scrivere ai propri cari, leggere gli ordini o comprendere le indicazioni ricevute, con gravi conseguenze personali e collettive. Un momento cruciale fu la Riforma Gentile del 1923, definita da Mussolini "la più fascista delle riforme", in quanto incarna pienamente l'ideologia del regime. Questa riforma sancì una visione elitaria e selettiva dell'istruzione: il diritto allo studio non era più inteso come un'opportunità per tutti, ma come un privilegio riservato a pochi. Ne risulta un sistema scolastico profondamente discriminatorio, che escludeva ampiamente le bambine e i bambini delle classi lavoratrici, le donne e gli ebrei. Analizzare questa riforma significa osservare come le dinamiche di classe, genere e razza abbiano storicamente impedito l'accesso universale all'istruzione, anche a quella elementare. Con l'avvento della Repubblica nel 1946 si apre una nuova fase, ancora in corso, in cui emergono sia rotture che continuità rispetto al passato. Nonostante la fine del fascismo, la Resistenza e la nuova Costituzione, l'influenza della Riforma Gentile ha continuato a pesare sul modo in cui la scuola e organizzata e concepita, soprattutto rispetto all'effettiva accessibilità dell'istruzione. Negli anni Sessanta si comincia però a consolidare una nuova idea di scuola come strumento di giustizia sociale e di emancipazione individuale. Un passaggio fondamentale è la riforma della scuola media unica del 1962, che mira a offrire un percorso formativo comune per tutti fino ai 14 anni. Questa nuova visione si rafforza con le mobilitazioni studentesche del 1968, che portano in piazza il sogno rivoluzionario di una scuola pubblica veramente inclusiva, capace di garantire a tutte e tutti il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, a prescindere da classe sociale, identità di genere, origine etnica o geografica. Ci sono due esperienze emblematiche in questi anni:

  1. Don Milani e la scuola di Barbiana: nonostante arrivi dopo l'introduzione della scuola media unica, l'esperienza di Don Milani nella sperduta Barbiana, in Toscana, evidenzia come l'esclusione legata alla condizione sociale persista inmodo profondo. In una regione ancora segnata dalla povertà e dall'analfabetismo, Don Milani promuove un'idea di scuola come strumento di riscatto per i più emarginati.

  2. Le 150 ore: introdotte nel 1973 grazie alle lotte del movimento operaio (in particolare dei metalmeccanici), le 150 ore retribuite per studiare rappresentano una conquista fondamentale. Molti lavoratori, costretti ad abbandonare la scuola in giovane età per motivi economici, poterono così accedere nuovamente all'istruzione.

Entrambe le esperienze dimostrano come la dimensione di classe continui a ostacolare l'accesso pieno al diritto allo studio, non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e simbolico.

Analfabetismo: un Problema di Lungo Periodo

LEZIONE DEL 08/05/2025 -> ANALFABETISMO: UN PROBLEMA DI LUNGO PERIODO E.J. HOBSBAWM, GENTE NON COMUNE, 1998: Questo libro è quasi interamente dedicato al tipo di persona i cui nomi sono di solito ignoti a tutti se non ai familiari e ai vicini, nonché nelle moderne organizzazioni statali agli uffici che registrano nascite matrimoni e decessi. Qualche volta i loro nomi sono conosciuti dalla polizia, o da qualche giornalista in cerca di «storie vere». In altri casi invece sono ignoti, inconoscibili [ ... ] Questi uomini e queste donne formano la gran parte della specie umana. Le discussioni degli storici sull'importanza degli individui e delle loro decisioni non li preoccupano. L'espunzione delle loro biografie dall'esposizione dei fatti non lascerebbe traccia sul piano narrativo della macro storia. Tuttavia, la tesi del mio libro non è solo che le biografie in questione meritino di essere salvate dall'oblio e da quelle che Thompson ha chiamato, con parole diventate famose, "l'enorme alterigia della posterità". Il punto che più mi sta a cuore è che collettivamente, se non come singoli, quegli uomini e quelle donne sono stati protagonisti della nostra storia. Quello che hanno pensato e fatto è tutt'altro che trascurabile: era in grado di influire e ha influito sulla cultura, sugli avvenimenti e questo non è mai stato così vero come nel XX secolo. Perciò ho voluto intitolare questa antologia sulle persone ordinarie, quelli che si è soliti chiamare persone comuni, «gente non comune».

  • HOBSBAWM PUNTA L'ATTENZIONE SULLA GENTE COMUNE METTENDO IN LUCE UN'OPPOSIZIONE: DA UN LATO LE VITE DI QUESTE PERSONE SCORRONO LONTANE DALLA STORIA, NON LASCIANO TRACCE E IL DIBATTITO STORIOGRAFICO NON LE INCLUDE; DALL'ALTRO LATO SE PRESE SINGOLARMENTE, LE VITE DI QUESTE PERSONE, POSSONO NON ESSERE FONTE DI INTERESSE PER LO STORICO. collettivamente però le loro vite, le loro idee e i loro sentimenti contano per la storia perché connotativamente hanno influito enormemente sulla cultura e sugli avvenimenti del loro tempo.

Il Ruolo delle Masse nel Novecento

  • HOBSBAWM DICE CHE QUESTO È CALZANTE PER IL '900 CARATTERIZZATO PER UN SIGNIFICATIVO RUOLO DELLE MASSE NELLO SVOLGIMENTO DELLA VITA POLITICA E SOCIALE. Proprio per toccare con mano la negazione del diritto allo studio e i suoi effetti concreti sulla vita delle persone oltre ad analizzare censimenti ed inchieste, analizzeremo gli scritti delle persone non comuni nell'evento della grande guerra. UNO DEI MOLTI PROBLEMI DEL PAESE SIN DALL'UNIFICAZIONE È STATO L'ANALFABETISMO, UNA PIAGA SOCIALE CHE FACEVA DELL'ITALIA UN PAESE DI PERSONE CHE NON SAPEVANO LEGGERE, SCRIVERE. SPESSO NON PARLAVANO NE CAPIVANO L'ITALIANO.

La Situazione Linguistica in Italia

NEGLI ANNI '60, IL LINGUISTA TULLIO DE MAURO HA STUDIATO LA SITUAZIONE LINGUISTICA IN ITALIA E HA OSSERVATO CHE, PER MOLTI ITALIANI, L'ITALIANO ERA COME UNA LINGUA STRANIERA. INFATTI, GRAN PARTE DELLA POPOLAZIONE NON LO CONOSCEVA, NON LO PARLAVA E NON LO CAPIVA. Questa mancanza di competenza linguistica aveva conseguenze concrete: chi non parlava italiano si trovava in una posizione di inferiorità, soprattutto nei confronti delle persone istruite. Non potendo esprimere i propri bisogni o far valere i propri diritti, queste persone restavano escluse dalla vita pubblica e sociale. INOLTRE, IL PROBLEMA DELLA LINGUA NON RIGUARDAVA SOLO LE DIFFERENZE TRA CLASSI SOCIALI, MA ANCHE TRA PERSONE DELLA STESSA CLASSE CHE PROVENIVANO DA REGIONI DIVERSE. Ad esempio, un operaio milanese poteva non capire un collega modenese, perché non avevano una lingua comune. Questo ostacolava la possibilità di sentirsi parte di una comunità nazionale, cioè dell'Italia unita, che avrebbe dovuto essere legata anche da una lingua condivisa.

Leggi sull'Istruzione e Analfabetismo

NEL 1861, CON IL PRIMO CENSIMENTO, L'ITALIA UNITA SCOPRE UN GRAVE PROBLEMA: L'80% DELLA POPOLAZIONE È ANALFABETA, SOPRATTUTTO AL SUD E TRA LE DONNE (QUASI IL 100%). LO STATO CERCA DI AFFRONTARE IL PROBLEMA CON TRE LEGGI IMPORTANTI SULL'ISTRUZIONE:

  1. LEGGE CASATI (1859) (adottata prima in Piemonte, poi estesa in tutta Italia) -> Rende l'istruzione primaria gratuita e obbligatoria dai 6 agli 8 anni. Sono i comuni, non lo Stato, a dover aprire e mantenere le scuole. Non prevede sanzioni per chi non manda i figli a scuola ne rilascio di diplomi. I piccoli comuni, senza soldi, non riescono ad applicarla. Le scuole sono poche, affollate, senza materiali, e i bambini spesso lavorano nei campi.

  2. LEGGE COPPINO (1877) -> Alza l'obbligo scolastico fino ai 9 anni. Introduce sanzioni per le famiglie e i comuni inadempienti. Cambia i programmi: si insegnano italiano, matematica e nozioni civiche.

    1. Bambine: imparano lavori domestici non retribuiti.

    2. Bambini: studiano i doveri civici e le materie scientifiche.

    Le spese restano a carico dei comuni, ostacolando ancora una volta l'applicazione piena della legge.

QUESTE DUE LEGGI NON PARLANO ANCORA DI DIRITTO ALLO STUDIO, MA SANCISCONO L'OBBLIGO E LA GRATUITA DELL'ISTRUZIONE. LA COPPINO IN PARTICOLARE INTRODUCE UN SISTEMA DI CONTROLLI PER FAR RISPETTARE LA LEGGE.

  1. LEGGE ORLANDO (1904) -> Estende l'obbligo scolastico fino ai 12 anni. Introduce scuole serali e festive per giovani adulti analfabeti. Aumenta lo stipendio dei maestri. Fa parte di un progetto più ampio per includere le classi popolari nella vita politica e sociale del paese

Effetti delle Leggi sull'Istruzione

QUALI FURONO GLI EFFETTI DELLE LEGGI SULL'ISTRUZIONE? Le leggi sull'obbligo scolastico portarono a dei miglioramenti: nel censimento del 1901, il tasso di analfabetismo era sceso di circa il 20% rispetto al 1861. Tuttavia, questo dato va letto insieme ad altre fonti, in particolare l'Inchiesta Corradini del 1907, voluta dal Ministero della Pubblica Istruzione. Questa inchiesta mostrò come in Italia esistessero forti disuguaglianze nell'accesso e nella qualità dell'istruzione: anche chi riusciva ad andare a scuola non sempre riceve un'istruzione adeguata o paragonabile a quella di altri. Emersero così due "Italie scolastiche": un'Italia del Nord, più industrializzata, con maggiore frequenza scolastica e migliori condizioni e una Italia del Sud, più rurale, dove era ancora difficile rispettare l'obbligo scolastico. Nonostante provenissero da contesti politici differenti, le leggi non riuscirono pienamente a raggiungere l'obiettivo di eliminare l'analfabetismo e garantire un'istruzione per tutti. Segnarono però un passo importante: lo Stato e i cittadini iniziarono ad avere il dovere, rispettivamente, di fornire e ricevere istruzione. Paradossalmente, a stimolare davvero l'uso della

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