Documento di Cappelletto su Vivere l'etnografia. Il Pdf esplora l'etnografia e la produzione di dati in antropologia, trattando l'osservazione partecipante e i colloqui, con un focus sulla contestualizzazione e l'interpretazione dei dati raccolti sul campo.
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Cappelletto Etnografia dei contesti educativi 9 cfu - Stefania Pontrandolfo
Jean - Pierre Oliver de Sardan
Il capitolo si apre su una riflessione riguardo la scientificità dei dati raccolti in antropologia con la ricerca sul campo. La ricerca sul campo si pone delle forme di rigore per rendere i dati il più possibile validi e plausibili. Rimane comunque una validità non propriamente statistica, che non può essere giudicata con il metro della quantificazione. Nella ricerca sul campo si fa apprendimento pratico (si impara facendo). È necessaria quindi un'ingente quantità di tempo al fine d'imparare a padroneggiare: lingua, codici locali di buona cortesia, buona creanza e sentirsi a proprio agio nelle chiacchierate e situazioni improvvisate.
La ricerca sul campo si basa su quattro forme di produzione dei dati:
Attraverso un prolungato soggiorno nel luogo di ricerca, l'antropologo si scontra con la realtà che deve studiare. Possiamo scomporre analiticamente due tipi di situazioni distinte:
In entrambi i casi le informazioni e le conoscenze acquisite possono essere registrate sistematicamente (dati e corpus) o in modalità più latenti, ma altrettanto importanti (impregnazione)
Il fine è quello di conservare a lungo i dati raccolti. Il "prendere appunti sul campo", assume la forma del taccuino. È necessario non cadere nell' illusione positivista ritenendo che quanto scritto sia totalmente oggettivo; d'altro canto non devono essere visti solamente come sostruzioni dello spirito e delle convinzioni del ricercatore nell' illusione soggettivista. I dati sono sia l'una che l'altra parte.
La competenza del ricercatore sul campo sta tutta nel poter osservare ciò a cui non era preparato. Si aprono principalmente due questioni per cui l'osservazione modifica i fenomeni osservati.
Solitamente la posizione adottata si trova a metà tra questi due atteggiamenti.
Il ricercatore è osservatore ma anche ascoltatore, bisogna quindi tenere conto che i dialoghi tra persone hanno la stessa valenza e importanza di quelli tra persona e ricercatore. Il ricercare è incessantemente impegnato in interazioni, che siano verbali o non verbali.
Il paragrafo si chiude dicendo che il taccuino è il luogo dove opera la conversione dall' osservazione partecipante a dati trattabili in un secondo momento.
Il ricercatore osserva e interagisce anche senza prestare sempre troppa attenzione. Senza avere l'impressione di lavorare. Mangia, chiacchera, scherza eccetera, questi vengono registrati nell'inconscio del ricercatore. Questi dati non si trasformano in corpus e non vengono riportati nel quaderno di campo. In questo modo si imparano a padroneggiare i codici della buona creanza. L'impregnazione è una conoscenza sensibile.
L'osservazione partecipante non permette di accedere a numerose informazioni necessarie alla ricerca. Tramite i colloqui si può avere accesso al punto di vista dell'attore. Il colloquio è quindi un mezzo privilegiato: gli appunti presi durante il colloquio costituiscono parte del corpus di dati dell' antropologo.
Il colloquio implica un saper fare, nei seguenti paragrafi si esplica quella che può essere intesa come una "politica del colloquio".
i colloqui oscillano tra due poli: consulenza e racconto. L'informatore è talvolta consulente, talvolta narratore, talvolta ambe due.
2L'intenzionelità del colloquio non è quella di estrazione d'informazioni, è invece un'interazione. Briggs riporta che il colloquio è un incontro interculturale più o meno imposto dal ricercatore. In un colloquio l'informazione è fornita anche attraverso fattori di disturbo. Al fine di massimizzare i diversi livelli d'informazione ricercati è indispensabile mettere in conto il contesto metacognitivo.
La conversazione è una strategia spesso utilizzata nei colloqui dato che permette di ridurre al minimo l'artificialità della situazione. Utilizzare una "guida al colloquio" può essere limitante, in quanto ci si attiene solamente alla lista di domande a discapito dell'improvvisazione che ogni vera discussione prevede. È più opportuno utilizzare un "canovaccio al colloquio" utilizzato come promemoria dei punti salienti da trattare, ciò permette la dinamica di una discussione.
Il colloquio di ricerca dovrebbe anche permettere la costruzione di nuove domande. Per questo è importante che il colloquio sia condotto dal ricercatore e non appaltato ad intervistatori. È una questione riguardante il "saper fare" che si riferisce ad un atteggiamento epistemologico. Come l'osservazione partecipante, il colloquio è una situazione privilegiata dove vengono prodotti "modelli interpretativi emersi sul campo".
In una dinamica di colloquio, più o meno consapevolmente, ciascuno cerca di "manipolare" l'altro. L'informatore spesso cerca di utilizzare strategie che mirano a trarre profitto dal colloquio. Il problema del ricercatore (double bind) sta nel mantenere il controllo del colloquio ed allo stesso tempo lasciare l'interlocutore esprimersi a modo suo.
Si è professionalmente tenuti a dare per vero ciò che ci viene detto dall'informatore, pensando in questo modo si può combattere i propri pregiudizi e preconcetti. Ciò viene definito da Bellah come "realismo simbolico". Realtà e parole dell'informatore si devono accordare. Il ricercatore deve porre un'attenzione critica rispetto a ciò che viene detto. Così facendo il colloquio è gestito da un "pregiudizio favorevole".
Il colloquio è inserito in una dimensione diacronica. Auspicabilmente il colloquio diverrà poi l'inizio di una serie di colloqui. Dando spazio a questa pratica di arricchirsi sempre di più.
Si tratta di produrre sistematicamente dei dati intensivi in numero finito. Esempi: liste, conteggi, genealogie, nomenclature ecc.
Questi dati non devono essere sottovalutati. Grazie a questi dati sistematici e organizzati è possibile distaccarsi rispetto ai discorsi altrui o alle personali propensioni di pensiero. In 3questo modo abbiamo la combinazione di dati "emici" (discorsivi) e dati "etici" (costruiti con dispositivi di osservazione o di misura).
I processi di censimento offrono diversi vantaggi quali cifre e dati quantitativi, oltre a permettere la funzione di indicatore.
L'osservatore si fabbrica sul campo sistemi di raccolta di questi dati calibrandoli in funzione della sua ricerca, del momento, delle domande e della sua conoscenza del campo. Alcuni sistemi come la planimetria sono oramai standardizzati. Altri occorre crearli da se in base alle esigenze.
I procedimenti di censimento permettono al ricercatore di acquisire un sapere globale minimamente organizzato.
Le fonti scritte posso essere raccolte in parte anche prima della ricerca sul campo e permettono una familiarizzazione inscindibile però dalla ricerca sul campo. Possono costituire corpus autonomi, distinti e complementari a quelli prodotti dalla ricerca.
Alcuni esempi di fonti scritte sono: PTOF, documenti d'archivio, stampe, volantini.
La combinazione continua di questi diversi tipi di dati è una peculiarità della ricerca sul campo.
L'empirismo della ricerca sul campo è eclettico. Si fonda su tutti i modi possibili di raccogliere dati.
I colloqui in situ sono una forma particolare di interazione e contribuiscono all'inserimento nella cultura locale.
I procedimenti di censimento passano da un lato per il parlato (colloqui) e dall'altro per il visuale (osservazioni).
L'ecletticismo delle fonti ha un grande vantaggio, permette di tenere meglio conto dei molteplici registri e della stratificazione della realtà studiata dal ricercatore.
Tuttavia la "sociologia dell' intervista" tende l'allontanarsi della ricerca sul campo che è fondamentalmente polimorfa.
Una forma di combinazione particolarmente feconda, è lo studio di casi, il quale fa convergere i quattro tipi di dati.
4Si origina intorno a una situazione sociale particolare, costituisce un problema (sociale / individuale).
Permette all' antropologo un confronto incrociato delle fonti.
La scuola di Manchester è stata la prima ad utilizzare questo approccio in antropologia.
Lo studio di casi offre molteplici impieghi interpretativi e teorici:
La ricerca sul campo fa capo a una "strategia scientifica" che può essere esplicita o implicita. Verranno ora spiegati alcuni "principi" che regolano e ottimizzano la "politica del campo"
La triangolazione vuole che le informazioni siano verificate.
La triangolazione complessa fa un confronto incrociato tra informatori in funzione del loro rapporto con il problema trattato. Non si tratta quindi solo di confermare o verificare ma anche ricercare informazioni di contrasto, rendendo l'eterogeneità delle argomentazioni un'oggetto di studio.
Il gruppo strategico è un'aggregazione di individui che hanno globalmente difronte uno stesso problema. I gruppi strategici quindi variano a seconda dei problemi considerati.
La nozione di gruppo strategico ha un ordine empirico.
Il gruppo strategico presuppone una data collettività, dove gli attori a seconda dei "problemi" si aggregano in maniera diversa. Il ricercatore affronta anche il tema di come il gruppo si forma e come eventualmente muta nell'arco del tempo.
La ricerca sul campo procede per interazioni che sono fondamentalmente di due tipi:
L'interpretazione e la riformulazione dell'oggetto può sfociare in contradizioni e paradossi. II lavoro in solitaria non favorisce una verbalizzazione. Vi sono principalmente tre strategie attuabili:
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