Documento di Università su Istituzione di Diritto Pubblico. Il Pdf esplora il diritto pubblico, distinguendolo dal diritto privato, e analizza la norma giuridica, l'ordinamento e gli elementi costitutivi dello Stato, il procedimento legislativo italiano e l'abrogazione delle norme, per la materia di Diritto.
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E' un fenomeno giuridico e umano ciò significa che è un esperienza giuridica, che nasce con l'esigenza di determinare e di ordinare i comportamenti e i fatti degli uomini che fanno parte di una società in un determinato periodo storico. La prima distinzione che abbiamo del diritto è quella tra diritto pubblico e diritto privato. Il diritto privato è la parte che disciplina i rapporti tra i soggetti privati (rapporti di famiglia come matrimonio, adozione, divorzio ecc .. ); Il diritto pubblico si divide in diritto costituzionale, penale e tributario
La norma giuridica è una previsione generale ed astratta volta a disciplinare una serie indeterminata di casi (la generalità e l'astrattezza sono dei requisiti fondamentali della norma, ed indicano l'attitudine della norma a regolare intere categorie di fatti o di comportamenti). Le caratteristiche sono 3:
(L'ordinamento giuridico è l'insieme delle norme giuridiche (cioè le leggi e le regole) che servono a regolare la vita delle persone in una società. In modo semplice, possiamo dire che è il sistema di regole che stabilisce cosa si può fare, cosa non si può fare e cosa succede se qualcuno non rispetta le regole.)
L'ordinamento giuridico presuppone lo studio di 3 teorie:
Lo Stato è un ordinamento giuridico originale, sovrano, a fini generali ed è territoriale. Gli elementi costitutivi dello stato sono:
E' il rapporto che c'è tra governati e governanti Storicamente le forme di stato si sono evolute: stato assoluto, stato liberale,stato sociale e stato totalitario e stato democratico che a sua volta può essere:
Lo Stato assoluto si afferma in Europa dopo la fine del feudalesimo. In questo modello, il potere è concentrato nelle mani del sovrano, che accentra su di sé ogni funzione di governo. Tuttavia, l'esperienza inglese è diversa da quella dell'Europa continentale. In Inghilterra, infatti, i signori feudali non vengono eliminati ma mantengono un ruolo attivo sul territorio. Questi poteri intermedi rappresentano un limite al potere del re e contribuiscono a creare una tradizione di equilibrio tra potere centrale e autonomie locali, che si riflette ancora oggi nella struttura monarchica della Gran Bretagna. Il percorso dello Stato assoluto si conclude con la rivoluzione francese del 1789, che segna l'inizio dello Stato liberale. I principi di libertà, uguaglianza e fraternità, insieme alla separazione dei poteri, diventano i fondamenti del nuovo assetto. Il potere legislativo, che consiste nel fare le leggi, viene separato da quello esecutivo, che governa, e da quello giudiziario, che giudica. Questi poteri non possono essere concentrati in un'unica persona o organo, ma devono essere affidati a soggetti diversi. Nasce così il Parlamento, eletto dal corpo elettorale. Tuttavia, il suffragio è ristretto e censitario, cioè possono votare solo uomini appartenenti a determinate classi sociali. Di conseguenza, il Parlamento rappresenta solo una parte della società, in particolare i cittadini ricchi. Nello Stato liberale, la legge è l'atto principale e tutto il potere pubblico deve trovare fondamento in essa. Questo è il principio di legalità formale, che impone ai pubblici poteri di agire solo in base alla legge. L'uguaglianza, in questa fase, è soltanto formale: tutti sono uguali davanti alla legge, ma non si tiene conto delle disuguaglianze economiche e sociali. Con l'inizio del Novecento, si affermano esperienze autoritarie e antidemocratiche, come lo Stato totalitario. Questo modello rappresenta un ritorno all'accentramento del potere, alla soppressione delle libertà e all'eliminazione della separazione dei poteri. In Italia, con l'instaurazione del fascismo, lo Statuto Albertino, che era una costituzione flessibile, perde ogni efficacia e viene svuotato dei suoi contenuti. Le leggi fasciste cancellano i principi liberali e instaurano un potere assoluto. La reazione a queste esperienze porta alla nascita dello Stato democratico. Il momento simbolico di questa transizione si ha con il referendum del 2 giugno 1946, quando per la prima volta votano anche le donne. Il popolo è chiamato a scegliere tra monarchia e repubblica, e a eleggere l'Assemblea Costituente incaricata di scrivere la nuova Costituzione. La Costituzione repubblicana, entrata in vigore nel 1948, è una costituzione rigida, cioè può essere modificata solo attraverso un procedimento aggravato, come previsto dall'articolo 138. Ci sono inoltre limiti alla revisione costituzionale: non possono essere cambiati i principi fondamentali che definiscono l'identità democratica dello Stato. Viene istituita la Corte costituzionale, che ha il compito di controllare che le leggi ordinarie (leggi approvate dal parlamento) e gli atti con forza di legge (leggi approvate dal governo) siano conformi alla Costituzione. A livello giuridico, il principio di legalità si arricchisce:non basta che le leggi siano seguite (legalità formale), ma è importante anche che rispettino i diritti e i valori della Costituzione (legalità sostanziale). Anche il principio di uguaglianza si evolve: non è più sufficiente dire che tutti sono uguali davanti alla legge, come nello Stato liberale. La Costituzione repubblicana, all'articolo 3, sancisce che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. È questa la differenza tra uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale. Per capire meglio, si può immaginare la scena di un padre e un figlio che vanno allo stadio: hanno lo stesso biglietto e lo stesso posto, quindi si trovano in una situazione formalmente uguale, ma il bambino è troppo basso per vedere la partita. Se il padre lo solleva per permettergli di guardare, sta rimuovendo l'ostacolo: questo è l'intervento dello Stato per realizzare l'uguaglianza sostanziale, cioè trattare in modo diverso situazioni diverse per garantire a tutti le stesse possibilità effettive.
Stato democratico a sua volta può essere:
Esse sono forme di stato che indicano il diverso rapporto del decentramento del potere. Lo stato unitario non lavora attraverso un decentramento del potere, cioè è l'apparato statale ad essere titolare e ad esercitare il potere Lo stato regionale In uno Stato regionale, invece, lo Stato centrale condivide il potere con le Regioni. L'articolo 5 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica una e indivisibile, ma che riconosce e promuove le autonomie locali (come le Regioni). Le Regioni possono fare leggi su alcune materie, grazie al loro potere legislativo, che è esercitato dal Consiglio regionale. Il Consiglio regionale è l'organo che fa le leggi nella Regione. L'aggiunta regionale (guidata dal Presidente della Regione) ha invece il potere esecutivo, cioè applica le leggi e amministra la Regione. La Costituzione spiega come si dividono i compiti tra Stato e Regioni:
Lo stato federale è un insieme di stati che hanno un'autonomia maggiore rispetto alle regioni un'autonomia maggiore rispetto alle regioni, quindi viene riconosciuta una maggiore autonomia negli stati federali , e quindi un accentuata forma di accentramento del potere (Stati Uniti Germania)