I cento linguaggi dei bambini: l'approccio di Reggio Emilia, Università Bicocca

Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca su I cento linguaggi dei bambini: l'approccio di Reggio Emilia. Il Pdf esplora l'educazione infantile, le relazioni e gli spazi educativi, con riferimenti a Loris Malaguzzi, Howard Gardner e Bruner, per la materia di Psicologia a livello universitario.

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38 pagine

I cento linguaggi dei bambini.
L'approccio di Reggio Emilia.
Didattica Pedagogica
Università degli Studi di Milano-Bicocca
37 pag.
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I cento linguaggi dei bambini: L'approccio di Reggio Emilia

I cento linguaggi dei bambini. L'approccio di Reggio Emilia. Didattica Pedagogica Università degli Studi di Milano-Bicocca 37 pag. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: valeria.luppino1 (v.luppino593@gmail.com)I cento linguaggi dei bambini Sono una metafora delle straordinarie potenzialità dei bambini, dei processi conoscitivi e creativi, delle molteplici forme con cui la vita si manifesta e la conoscenza viene costruita. I cento linguaggi sono da intendersi come disponibilità che si trasformano e si moltiplicano, nella cooperazione e nell'interazione tra linguaggi, tra bambini e adulti. È responsabilità del nido e della scuola per l'infanzia valorizzare tutti i linguaggi verbali e non verbali.

Presentazione di Susanna Mantovani

Il libro è stato inizialmente scritto negli Stati Uniti e poi tradotto in italiano. In questo libro vengono descritti i modi di fare la scuola per i bambini, di curare l'ambiente fisico, di collegarsi con la famiglia, di progettare e proporre le attività. Il leader di questo approccio è Loris Malaguzzi che è riuscito a creare una rete di conoscenze, di contatti e dibattito tra molte scuole non solo del nostro paese. Egli considerava i bambini non come recipienti o oggetti passivi, ma invece come soggetti capaci di costruire oggetti, fantasie, immagini, pensieri e conoscenze. I bambini hanno diritto a un ambiente curato, piacevole e attraente.

Prefazione di Howard Garner

Garner pedagogista di fama internazionale rimane colpito dall'esperienza reggiana e ne intraprende rapporti. Garner riconosce il successo dell'esperienza reggiana nel suo radicamento nella città, nella collaborazione presente tra il territorio e la scuola. Rimane colpito dal fatto che a Reggio gli insegnanti sanno come ascoltare i bambini, come lasciare che prendano l'iniziativa e sanno come guidarli in modo produttivo. La validità di questo approccio viene anche riconosciuta dal fatto che l'esperienza di Reggio non è finita, ma continua ad evolversi; non è un lavoro statico ma va sempre a perfezionarsi.

Reggio: una città di gentilezza, curiosità e immaginazione secondo Bruner

Bruner nella visita di Reggio Emilia, rimase colpito di come qui si coltivasse l'immaginazione, rafforzando nello stesso tempo nei bambini il senso del possibile. Rimase colpito dalla libertà di scambio tra i bambini che si scambiavano ed esprimevano le loro idee in una dinamica di intersoggettività. > i bambini sono coinvolti collettivamente, non lavorano separatamente.

Introduzione di Edwards, Gandini e Forman

1 Introduzione di Edwards, Gandini e Forman Questo libro rappresenta il secondo contributo della scuola di Reggio Emilia agli americani, in quanto il primo è stata la mostra su Reggio che ha iniziato il suo tour in Europa nel 1981 e negli stati uniti nel 1987. La mostra e la presenza di pannelli con immagini prodotte dai bambini, delle loro parole, delle riflessioni degli adulti e delle fotografie presenti testimoniano l'attenzione per la realizzazione della documentazione che serve per rendere visibile i processi di apprendimento dei bambini e per migliorare l'azione didattica dell'insegnante. Gli Stati Uniti si sono particolarmente interessati all'approccio di Reggio Emilia, con l'esigenza di ricercare un approccio pedagogico che meglio risponda alle loro aspettative educative. Lo studio dell'approccio però non deve essere visto come una ricetta da applicare a priori al loro sistema educativo, ma deve essere visto come risorsa e fonte di ispirazione. L'incontro con l'esperienza reggiana ha suscitato meraviglia negli americani soprattutto per le abilità riscontrate nei lavori dei bambini e per la cura dedicata allo spazio fisico.

Cosa imparare da Reggio Emilia? Lillian Katz

2 Cosa possiamo imparare di Reggio Emilia? Lillian Katz (altra edizione) Katz espone alcuni argomenti su cui ci sarebbe da imparare dalla scuola di Reggio; indice un confronto tra Reggio e gli Stati Uniti.

Progetti di lavoro e arti visive nella scuola materna

Viene sottolineata l'importanza dei progetti di lavoro che sono parte del programma attraverso il quale i bambini vengono incoraggiati a prendere proprie decisioni e fare proprie scelte. Lo studio intenso di particolari fenomeni offre al bambino precoci esperienze per conoscere, che può altamente appagarlo. I progetti non devono essere svolti su temi lontani e non comuni per il bambino, ma sono preferibili tematiche vicine all'esperienza del bambino e dunque più familiari. Questo perché nelle tematiche familiari, il bambino può lavorare con maggiore autonomia e si sente maggiormente responsabile del progetto che sta intraprendendo. Se invece il tema del progetto risulta sconosciuto per il bambino e fuori dalla sua esperienza diretta, il bambino tenderà a dipendere dall'adulto assumendo un ruolo passivo. -degno di nota per gli americani è il modo in cui i bambini della scuola dell'infanzia utilizzino con efficacia il linguaggio grafico per rappresentare idee, situazioni, esperienze, osservazione. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: valeria.luppino1 (v.luppino593@gmail.com)Esempio del progetto sul supermercato, si tratta di una tematica comune e molto vicina al bambino. Il supermercato viene fatto visitare più volte dai bambini; le esperienze al suo interno, la sua struttura ecc. vengono rappresentate attraverso disegni estremamente particolareggiati. I bambini fanno inoltre delle proposte al direttore del supermercato di cosa vorrebbero aggiungere al supermercato per migliorarlo.

Rappresentazioni reali o immaginarie

Il lavoro di disegno su un'osservazione concreta non inibisce l'utilizzo di fantasia e immaginazione da parte del bambino. Infatti, il bambino nell'attività grafica sembra essere in grado di coniugare le due dimensioni. Le arti visive sono viste come un ulteriore linguaggio possibile, utilizzato dai i bambini non ancora competenti nella scrittura. > linguaggio grafico offre ai bambini la possibilità di esplorare e ampliare le conoscenze.

Contenuto della relazione insegnante-bambino

Dalle ricerche di Bruner e da quello che Lillan Katz ha potuto osservare sull'interazione tra insegnante e adulto nelle scuole degli Stati Uniti, è emerso che l'interazione è di carattere direttivo. L'interazione tra adulto e bambino si rileva quasi esclusivamente nei momenti di routines attraverso feedbacks o in generale fornendo al bambino inpout sul modo di comportarsi o il livello di esecuzione del lavoro. Katz ha invece notato che a Reggio Emilia l'interazione sia concentrata sul lavoro stesso che il bambino sta svolgendo; questo da un lato ha il vantaggio di aiutare il bambino a risolvere gli eventuali conflitti, di capire come procedere e dall'altro di far sentire anche l'insegnante realmente coinvolto nel lavoro del bambino, dando consigli e incoraggiandolo. > il tipo di lavoro svolto dai bambini offre un ricco contenuto per la creazione di una buona relazione adulto-bambino.

Considerazione dei lavori dei bambini

  • I bambini sentono quando gli adulti considerano le loro idee e i propri lavori; a Reggio i lavori dei bambini vengono considerati con molta serietà e attenzione. Negli U.S non sono portati a considerare con così tanto interesse le idee dei bambini, ma più che altro l'attenzione si focalizza sui conflitti e sulle interferenze al lavoro. > gli educatori di Reggio hanno aspettative molto alte rispetto alle capacità dei bambini.
  • A Reggio i bambini sanno che lo studio su determinati temi sarà la base di partenza per ulteriori lavori di gruppo;
  • negli U.S per esempio i disegni sono semplicemente disegni da portare a casa e da non guardare più; a Reggio li utilizzano invece come risorse per ulteriori esplorazioni o considerati come importanti documenti per progettare il prossimo tema.

Modelli e metafore nella programmazione per i bambini piccoli

Katz si è resa conto che i modelli e le metafore sottostanti che guidano l'azione educativa a Reggio sono differenti da quelli degli U.S.

  • scuola come famiglia allargata e comunità. Gli edifici sembrano gradi case e le classi a differenza di quelle americane sono eterogenee; in questo modo anche l'insegnante permane per 3 anni consecutivi instaurando un rapporto di intimità e vicinanza sia con i bambini che con le famiglie. L'ambiente è dunque informale e rilassato, e si rivela adeguato a lavori in piccoli gruppi. In questo clima i bambini sono liberi di giocare e lavorare senza frequenti interruzioni. Il senso di comunità è anche reso dal fatto che i bambini si assumono responsabilità e compiti all'interno del gruppo della sezione.
  • Negli U.S, a differenza di Reggio, i programmi ministeriali seguono un modello industriale secondo il quale tutti i bambini devono essere soggetti alla stessa sequenza di istruzioni ben determinate col fine di produrre prodotti standardizzati. Questo modello è inappropriato soprattutto per i bambini più piccoli che hanno bisogno di creare un legame stretto con un'unica figura educativa di riferimento. La figura dell'adulto è invece intercambiabile e implica che l'educazione sia un processo unilaterale.
  • Importanza del coinvolgimento dei genitori nell'esperienza scolastica. I genitori sono coinvolti anche nel piano di lavoro dei bambini; la documentazione delle loro attività permette di condividere con i genitori non solo il lavoro finito, ma anche il processo che ha portato alla creazione del lavoro.
  • A Reggio vi è un approccio che considera ogni piccola caratteristica del bambino, ogni attitudine e ogni bisogno che viene esaminato ed esplorato per mezzo della documentazione.

Document shared on www.docsity.com Downloaded by: valeria.luppino1 (v.luppino593@gmail.com)Il bambino ha cento linguaggi, ma gliene rubano 99-Tonnucci

Le scuole belle per i più piccoli

Le scuole secondo Loris Malaguzzi dovevano essere luoghi di alta qualità, scuole belle, pubbliche e dunque accessibili a tutti. Questo rispondeva all'esigenza secondo la quale sono soprattutto i primi anni di vita che incidono sulla qualità di vita di ognuno di noi; infatti varie ricerche dimostrano come nei primi anni di vita le differenze di livelli sociali e culturali sono basse. Per questo compito di una buona società democratica è quello di garantire a tutti i bambini le migliori condizioni per crescere e dunque di assicurare ad ognuno, soprattutto nei primi anni di vita, la scuola migliore possibile. Le scuole devono dunque essere belle, originali e accoglienti; accolgono e sorprendono i bambini con spazi di ingresso pieni di colori, di grandi pitture, comprendono angoli dei travestimenti o teatri per i burattini. In ogni scuola dell'infanzia di Reggio Emilia c'è un atelier cioè un laboratorio di attività espressive, dove vengono svolte diverse attività artistiche e creative (pittura, sculture con creta ecc.) con l'utilizzo di materiali differenti. Questa esposizione così precoce di intensa alle diverse proposte espressive attraverso molteplici materiali porta i bambini a una produzione artistica di livello molto alto. Ogni atelier è tenuto da una educatrice/educatore (ha portato i primi educatori maschi) che erano operatori diplomati all'istituto dell'arte. - > soggetti con formazione completamente diversa, fonte di arricchimento per la scuola. Vi sono presenti spazi esterni che ospitano un orto e una capretta facendo scienza osservando la natura. Malaguzzi ha portato le sue scuole oltre i livelli montessoriani, offrendo ai bambini una scuola aperta, libera e allegra, che permettesse loro di crescere nel modo migliore che ciascuno sceglieva. La battaglia combattuta di Malaguzzi a favore dei bambini è che i loro 100 linguaggi potessero essere conservati, sviluppati, secondo desideri e le vocazioni dei bambini stessi. Questo viene in qualche modo espresso dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; l'articolo 13 dice che tutti i bambini hanno il diritto alla libertà di espressione e dunque si può dire che tutti i bambini dovrebbero potersi esprimere secondo le loro preferenze e le loro capacità (utilizzando i 100 linguaggi). La scuola per essere per tutti dovrebbe offrire la possibilità di esprimersi nei modi e con gli strumenti che ogni bambino sente più adeguato. In realtà all'interno della scuola vengono privilegiati la lingua e la matematica, mentre rimangono infantili e non crescono il disegno, il canto, il ballo, la manualità perché non stimolati e sottovalutati.

I migliori insegnanti

I governi hanno riformato le scuole, ma non si è mai intervenuti radicalmente per la formazione degli insegnanti. Le scuole di Reggio hanno lavorato molto in questo ambito con continue iniziative di formazione alle quali partecipava tutto l'apparato scolastico; necessario è il confronto tra insegnanti.

Le scuole comunali

Malaguzzi ha creduto nel decentramento delle scuole con una gestione comunale. Questo secondo lui è importante perché solo una realtà vicina come quella comunale sa quali sono le esigente culturali della propria scuola > il modello di gestione comunale è il modello che dovrebbe essere adottato.

Un paradosso italiano

L'unico livello scolastico che eccelle in Italia è quello delle scuole dell'infanzia anche se sono le scuole in cui le insegnanti hanno ricevuto una formazione più breve e di bassa qualità; questo è stato possibile perché i comuni inventori e gestori di queste scuole hanno investito molto sulla formazione degli insegnanti e quest'ultimi consapevoli della loro carente formazione hanno partecipato a seminari e incontri con elevata motivazione. Il modello delle scuole di Reggio è stato ampiamente riconosciuto all'estero a differenza dell'Italia.

Punti di partenza

Capitolo 1. La storia, le idee, la cultura: la voce e il pensiero di Loris Malaguzzi.

Capitolo in cui parla Loris Malaguzzi e ci spiega la sua esperienza.

1. Introduzione

>Gli studi rivolti ai bambini hanno messo sempre più in evidenza le straordinarie potenzialità dei bambini; questo avrebbe dovuto portare a nuovi orizzonti nell'azione educativa. Nonostante ciò il bambino continuava ad essere un soggetto ingombrante e incompetente e bisognoso di continua protezione. In questo modo si è continuato a sottovalutare il bambino e a non riconoscere la rete di capacità di apprendimento e di relazione che possiede.

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