Team educativo efficace nei servizi 0-6: fondamenti e gestione

Documento universitario sui fondamenti di un team educativo efficace nei servizi 0-6. Il Pdf esplora le dinamiche relazionali e organizzative, la gestione di spazi e tempi come dispositivi pedagogici, e l'impatto dell'ambiente sull'apprendimento del bambino in Psicologia.

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16 pagine

Le fondamenta di un buon team educavo poggiano sulla condivisione di una stessa identà educava perché ciò
permee di agire nella stessa direzione come un gruppo.
Identà educava: l’intreccio di principi, teorie, convincimen, idee e buone prache cui fa riferimento chi educa.
È essenziale che il team educavo si costruisca aorno a un’identà educava comune e che quest’ulma abbia tra i
suoi principi di riferimento quello della partecipazione.
Un team che ponga come valore di riferimento la partecipazione, oltre a meere al centro l’ascolto del bambino, non
potrà che essere socialmente aperto sollecitando la partecipazione di tu gli aori adul che hanno un ruolo
nell’educazione dei bambini (educatori, collaboratori ausiliari, genitori, il territorio, le agenzie territoriali ecc.). Il ruolo
del coordinatore pedagogico agisce una funzione sostanziale di sollecitazione, curando l’apertura partecipava dal
punto di vista progeuale, relazionale, organizzavo.
Se l’identà educava condivisa è la base per lo sviluppo di relazioni posive nel team di servizio 0-6, queste relazioni
dovrebbero rispondere alle caraerische del gruppo di lavoro razionale descrio da Bion. Il team educavo dovrebbe
funzionare secondo:
Un approccio relazionale-scienco, individuando obievi educavi sulla base dei principi e delle nalità
generali condivise, denendo proge di intervento per raggiungere tali obievi e modalità di verica che
permeono il confronto tra gli esi aesi e quelli oenu;
Un’idea di sviluppo come conseguenza dell’apprendere dall’esperienza, che signica sostanzialmente due cose:
o Concepire il proprio pensare educavo non come denito a priori, ma come in connuo dialogo con la realtà
operava, aperto a quanto espresso da i bambini e disposto a modicarsi;
o Considerare il processo di partecipazione al gruppo di lavoro come l’esito di un connuo aggiustamento
relazionale basato sulla progressiva e mai ulmata conoscenza dei reciproci pun di vista, allo scopo di
costruire prospeve educave condivise;
Un processo di cooperazione che produce l’organizzazione e la struura del gruppo, denendo in maniera
condivisa ruoli, funzioni e compi.
Bion soolinea che esistono due ordini di dicoltà che riguardano i singoli dentro al gruppo:
La prima dicoltà è data dall’ambivalenza vissuta nel senre da una parte il bisogno di appartenenza ad un
gruppo, dall’altra il pericolo di perdere in quello stesso gruppo la propria individualità;
La seconda dicoltà è connessa al dover imparare a stare nel gruppo, ad apprendere dall’esperienza, con le
fache connesse all’esporsi, al confrontarsi con pun di vista diversi dal proprio. Sta nello scoprire che
l’appartenenza al gruppo va guadagnata, che non si è dota per natura di capacità democrache e che
comunque queste vanno rinnovate e scoperte all’interno di ogni nuovo gruppo.
Queste dicoltà intralciano la realizzazione del compito del gruppo e la cooperazione.
Per fronteggiare tali dicoltà il team può trovare una risorsa nel coordinatore pedagogico che p meere in ao
strategie quali: richiamare aenzione ed energie sugli obievi e i proge educavi concorda; operare come
facilitatore del confronto democraco per favorire la cooperazione; promuovere la struura organizzava del gruppo,
in modo coerente a obievi e proge condivisi.
2.4.2 Per un buon team educavo: alcuni indicatori
Il team di un servizio 0-6 potrà sostenere la qualità educava, e in parcolare quella della relazione tra adulto e
bambino e tra bambini, se si vericano le seguen condizioni:
Gli educatori condividono in maniera esplicita una stessa identà educava, assumendo tra i propri riferimen
principio partecipavo (vedi par. 2.4.1);
Gli obievi e i proge educavi si sviluppano a parre dalla dichiarata identà educava del servizio. Poiché tra
i principi di riferimento vi è la partecipazione del bambino, la nalità comune dei proge educavi è quella di
tenere conto di quanto il bambino esprime, monitorando le proposte dell’adulto di conseguenza. Dunque il
team, elabora e verica obievi e proge educavi su questa base;
Il team si dà una struura organizzava coerente con gli obievi e i proge educavi concorda, equilibrato nei
carichi di lavoro;
Il team è avo nell’aermare il principio partecipavo sia all’interno sia all’esterno del servizio. All’interno, per
discutere obievi e proge educavi con il personale ausiliario; all’esterno gli interlocutori fondamentali sono i
genitori, con i quali si riene di dover stringere un pao educavo per la buona crescita dei bambini. Vengono
messi in campo molte azioni volte non so a informare, Ma anche ad avare i genitori come partner educavi: si
sollecitano i genitori ad esprimere i loro pun di vista educavi e a proporre esperienze da realizzare;
È presente un coordinamento pedagogico che sosene il team nei suoi compi educavi promuovendo:
o Una denizione chiara ed equa dei carichi di lavoro, dei ruoli e dei compi;
o Una programmazione precisa di tempi e modi per confrontarsi su obievi, proge, strategie di
monitoraggio, veriche;
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o Un confronto democraco nei momen di discussione in gruppo, orientato verso la co-costruzione di
condivisioni mirate al compito.
In
sintesi:
La qualità relazionale riconosce al bambino la capacità e la possibilità di contribuire alla costruzione ava del proprio
percorso di crescita. Riconosce che il bambino sia avo, concreto e capace nel suo rapporto con la realtà, che abbia
un suo punto di vista sul mondo, del tuo peculiare e dierente rispeo a quello dell’adulto, riconoscendogli il dirio
e la competenza di esprimerlo araverso canali suoi propri, tra cui soprauo la dimensione non verbale e il gioco.
Occorre che la praca educava sia condivisa dal team educavo come uno dei riferimen portan e che venga
esplicitamente dichiarata nei documen in cui viene declinata l’identà educava del servizio.
Assumere una prospeva educava partecipava comporta un certo modo di declinare il rapporto adulto-bambino,
in cui si intrecciano dimensioni interave complesse che espandono e arricchiscono di signica il riferimento
partecipavo. Centrale è l’ascolto di quanto il bambino esprime, un ascolto olisco e sensibile. A questo ascolto
corrisponde una risposta relazionale che:
o Comunica l’acceazione piena e valorizzante, sostenendo la costruzione di un se è capace di autonomia;
o Riconosce e conene i vissu di disagio connessi all’apprendimento, promuovendo il dispiegamento del processo
di crescita su tu i piani (aevo, cognivo e sociale);
o Rilancia, per smolare le competenze potenziali del bambino, ma sempre con sensibilità aenta alla dimensione
aeva e movazionale, aspeando la risposta del bambino per decidere se mantenere o lasciar cadere il
rilancio.
Per uno sviluppo di relazioni cooperave tra pari l’adulto sarà sempre un passo indietro negli scambi tra bambini,
intervenendo delicatamente secondo modalità precise (rispecchiamen incrocia; domande di spiegazioni incrociate;
rilanci ecc.). Con lo sle relazionale descrio, l’adulto conene i vissu negavi suscita dai coni, promuove gli
scambi nalizza a prendere accordi e a stabilire regole comuni, sosene un approccio razionale alle coniualità
considerandole come problemi da risolvere.
Gli aspe relazionali descri possono trovare potenziamento e piena realizzazione solo se intreccia con una certa
progeazione educava e certe modalità di gesre gli spazi, i materiali, i tempi.
L’assunzione di una prospeva partecipava non può che contagiare il modo di sviluppare l’insieme delle relazioni
che contribuiscono a costruire il servizio educavo, perciò anche quelle tra adul. Un rapporto tra adul improntato
alla collaborazione partecipava deve essere considerato lo sfondo necessario entro cui può trovare realizzazione la
partecipazione infanle. È davvero importante che il team educavo aderisca autencamente a principi partecipavi,
pracandoli al suo interno ma anche nei confron di ogni interlocutore interessato o coinvolto
nell’educazione dei bambini.
3. Spazi e tempi (ambiente)
L’oerta formava si caraerizza per le avità e esperienze che vengono propos i bambini, per il clima relazionale
che contraddisngue rapporto tra bambini e adulto e dei bambini tra loro, per le peculiari modalità araverso cui ha
luogo il processo di insegnamento e apprendimento e per le caraerische degli ambien nei quali i piccoli passano la
loro giornata fuori casa: spazi, arredi, giocaoli, ogge e materiali, tempi.
Si può aermare che nella pedagogia dell’infanzia l’ambiente è un forte disposivo educavo: un disposivo
pedagogico, non solo uno spazio-tempo in cui collocare l’esperienza della quodianità.
3.1 Per una pedagogia dello spazio e del tempo
L’organizzazione dello spazio e la gesone del tempo vengono generalmente considerate come elemen di base per il
buon funzionamento della vita quodiana e per lo svolgimento dell’avità con i bambini. Sono aspe che
consentono di dare ordine alla vita quodiana e orire a bambini smoli signicavi.
Nell’organizzazione degli spazi e dei tempi, si intrecciano elemen di materialità (ampiezza dei locali, distribuzione
degli arredi, durata delle avità ecc.), veicoli istuzionali (turni di lavoro, tempi di compresenza ecc.) con elemen
simbolici e relazionali che inuiscono fortemente sul modo con cui lo spazio e il tempo vengono vissu da chi ne fa
esperienza, adul e bambini.
3.1.1 Il signicato psicologico e sociale dello spazio
Lewin, già dalla metà del secolo scorso, aprì la via a riessioni signicave circa il tema della valenza psicologica e
sociale dello spazio. Lewin mee in evidenza due aspe dello spazio: quello materiale e quello psicologico, chiamando
ambiente” l’intreccio di ques due aspe.
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Anteprima

Identità Educativa e Team

Le fondamenta di un buon team educativo poggiano sulla condivisione di una stessa identità educativa perché ciò permette di agire nella stessa direzione come un gruppo. Identità educativa: l'intreccio di principi, teorie, convincimenti, idee e buone pratiche cui fa riferimento chi educa. È essenziale che il team educativo si costruisca attorno a un'identità educativa comune e che quest'ultima abbia tra i suoi principi di riferimento quello della partecipazione. Un team che ponga come valore di riferimento la partecipazione, oltre a mettere al centro l'ascolto del bambino, non potrà che essere socialmente aperto sollecitando la partecipazione di tutti gli attori adulti che hanno un ruolo nell'educazione dei bambini (educatori, collaboratori ausiliari, genitori, il territorio, le agenzie territoriali ecc.). Il ruolo del coordinatore pedagogico agisce una funzione sostanziale di sollecitazione, curando l'apertura partecipativa dal punto di vista progettuale, relazionale, organizzativo. Se l'identità educativa condivisa è la base per lo sviluppo di relazioni positive nel team di servizio 0-6, queste relazioni dovrebbero rispondere alle caratteristiche del gruppo di lavoro razionale descritto da Bion. Il team educativo dovrebbe funzionare secondo:

  • Un approccio relazionale-scientifico, individuando obiettivi educativi sulla base dei principi e delle finalità generali condivise, definendo progetti di intervento per raggiungere tali obiettivi e modalità di verifica che permettono il confronto tra gli esiti attesi e quelli ottenuti;

Un'idea di sviluppo come conseguenza dell'apprendere dall'esperienza, che significa sostanzialmente due cose:

  1. Concepire il proprio pensare educativo non come definito a priori, ma come in continuo dialogo con la realtà operativa, aperto a quanto espresso da i bambini e disposto a modificarsi;
  2. Considerare il processo di partecipazione al gruppo di lavoro come l'esito di un continuo aggiustamento relazionale basato sulla progressiva e mai ultimata conoscenza dei reciproci punti di vista, allo scopo di costruire prospettive educative condivise;
  • Un processo di cooperazione che produce l'organizzazione e la struttura del gruppo, definendo in maniera condivisa ruoli, funzioni e compiti.

Difficoltà nel Gruppo e Ruolo del Coordinatore

Bion sottolinea che esistono due ordini di difficoltà che riguardano i singoli dentro al gruppo:

  • La prima difficoltà è data dall'ambivalenza vissuta nel sentire da una parte il bisogno di appartenenza ad un gruppo, dall'altra il pericolo di perdere in quello stesso gruppo la propria individualità;
  • La seconda difficoltà è connessa al dover imparare a stare nel gruppo, ad apprendere dall'esperienza, con le fatiche connesse all'esporsi, al confrontarsi con punti di vista diversi dal proprio. Sta nello scoprire che l'appartenenza al gruppo va guadagnata, che non si è dotati per natura di capacità democratiche e che comunque queste vanno rinnovate e scoperte all'interno di ogni nuovo gruppo.

Queste difficoltà intralciano la realizzazione del compito del gruppo e la cooperazione. Per fronteggiare tali difficoltà il team può trovare una risorsa nel coordinatore pedagogico che può mettere in atto strategie quali: richiamare attenzione ed energie sugli obiettivi e i progetti educativi concordati; operare come facilitatore del confronto democratico per favorire la cooperazione; promuovere la struttura organizzativa del gruppo, in modo coerente a obiettivi e progetti condivisi.

Indicatori per un Team Educativo Efficace

2.4.2 Per un buon team educativo: alcuni indicatori Il team di un servizio 0-6 potrà sostenere la qualità educativa, e in particolare quella della relazione tra adulto e bambino e tra bambini, se si verificano le seguenti condizioni:

  • Gli educatori condividono in maniera esplicita una stessa identità educativa, assumendo tra i propri riferimenti principio partecipativo (vedi par. 2.4.1);
  • Gli obiettivi e i progetti educativi si sviluppano a partire dalla dichiarata identità educativa del servizio. Poiché tra i principi di riferimento vi è la partecipazione del bambino, la finalità comune dei progetti educativi è quella di tenere conto di quanto il bambino esprime, monitorando le proposte dell'adulto di conseguenza. Dunque il team, elabora e verifica obiettivi e progetti educativi su questa base;
  • Il team si dà una struttura organizzativa coerente con gli obiettivi e i progetti educativi concordati, equilibrato nei carichi di lavoro;
  • Il team è attivo nell'affermare il principio partecipativo sia all'interno sia all'esterno del servizio. All'interno, per discutere obiettivi e progetti educativi con il personale ausiliario; all'esterno gli interlocutori fondamentali sono i genitori, con i quali si ritiene di dover stringere un patto educativo per la buona crescita dei bambini. Vengono messi in campo molte azioni volte non so a informare, Ma anche ad attivare i genitori come partner educativi: si sollecitano i genitori ad esprimere i loro punti di vista educativi e a proporre esperienze da realizzare; È presente un coordinamento pedagogico che sostiene il team nei suoi compiti educativi promuovendo:
  1. Una definizione chiara ed equa dei carichi di lavoro, dei ruoli e dei compiti;
  2. Una programmazione precisa di tempi e modi per confrontarsi su obiettivi, progetti, strategie di monitoraggio, verifiche;

pag. 23 Document shared on https://www.docsity.com/it/educare-l-infanzia-temi-chiave-per-i-servizi-0-6-anni-1/9402023/ Downloaded by: CrisTiNa_02 (cristinabelviso@gmail.com) O Un confronto democratico nei momenti di discussione in gruppo, orientato verso la co-costruzione di condivisioni mirate al compito.

Qualità Relazionale e Prospettiva Partecipativa

In sintesi: La qualità relazionale riconosce al bambino la capacità e la possibilità di contribuire alla costruzione attiva del proprio percorso di crescita. Riconosce che il bambino sia attivo, concreto e capace nel suo rapporto con la realtà, che abbia un suo punto di vista sul mondo, del tutto peculiare e differente rispetto a quello dell'adulto, riconoscendogli il diritto e la competenza di esprimerlo attraverso canali suoi propri, tra cui soprattutto la dimensione non verbale e il gioco. Occorre che la pratica educativa sia condivisa dal team educativo come uno dei riferimenti portanti e che venga esplicitamente dichiarata nei documenti in cui viene declinata l'identità educativa del servizio. Assumere una prospettiva educativa partecipativa comporta un certo modo di declinare il rapporto adulto-bambino, in cui si intrecciano dimensioni interattive complesse che espandono e arricchiscono di significati il riferimento partecipativo. Centrale è l'ascolto di quanto il bambino esprime, un ascolto olistico e sensibile. A questo ascolto corrisponde una risposta relazionale che:

  • Comunica l'accettazione piena e valorizzante, sostenendo la costruzione di un se è capace di autonomia;
  • Riconosce e contiene i vissuti di disagio connessi all'apprendimento, promuovendo il dispiegamento del processo di crescita su tutti i piani (affettivo, cognitivo e sociale);
  • Rilancia, per stimolare le competenze potenziali del bambino, ma sempre con sensibilità attenta alla dimensione affettiva e motivazionale, aspettando la risposta del bambino per decidere se mantenere o lasciar cadere il rilancio.

Per uno sviluppo di relazioni cooperative tra pari l'adulto sarà sempre un passo indietro negli scambi tra bambini, intervenendo delicatamente secondo modalità precise (rispecchiamenti incrociati; domande di spiegazioni incrociate; rilanci ecc.). Con lo stile relazionale descritto, l'adulto contiene i vissuti negativi suscitati dai conflitti, promuove gli scambi finalizzati a prendere accordi e a stabilire regole comuni, sostiene un approccio razionale alle conflittualità considerandole come problemi da risolvere. Gli aspetti relazionali descritti possono trovare potenziamento e piena realizzazione solo se intrecciati con una certa progettazione educativa e certe modalità di gestire gli spazi, i materiali, i tempi. L'assunzione di una prospettiva partecipativa non può che contagiare il modo di sviluppare l'insieme delle relazioni che contribuiscono a costruire il servizio educativo, perciò anche quelle tra adulti. Un rapporto tra adulti improntato alla collaborazione partecipativa deve essere considerato lo sfondo necessario entro cui può trovare realizzazione la partecipazione infantile. È davvero importante che il team educativo aderisca autenticamente a principi partecipativi, praticandoli al suo interno ma anche nei confronti di ogni interlocutore interessato o coinvolto nell'educazione dei bambini.

Spazi e Tempi nell'Ambiente Educativo

L'Offerta Formativa e il Contesto

3. Spazi e tempi (ambiente) L'offerta formativa si caratterizza per le attività e esperienze che vengono proposti i bambini, per il clima relazionale che contraddistingue rapporto tra bambini e adulto e dei bambini tra loro, per le peculiari modalità attraverso cui ha luogo il processo di insegnamento e apprendimento e per le caratteristiche degli ambienti nei quali i piccoli passano la loro giornata fuori casa: spazi, arredi, giocattoli, oggetti e materiali, tempi. Si può affermare che nella pedagogia dell'infanzia l'ambiente è un forte dispositivo educativo: un dispositivo pedagogico, non solo uno spazio-tempo in cui collocare l'esperienza della quotidianità.

Pedagogia dello Spazio e del Tempo

3.1 Per una pedagogia dello spazio e del tempo L'organizzazione dello spazio e la gestione del tempo vengono generalmente considerate come elementi di base per il buon funzionamento della vita quotidiana e per lo svolgimento dell'attività con i bambini. Sono aspetti che consentono di dare ordine alla vita quotidiana e offrire a bambini stimoli significativi. Nell'organizzazione degli spazi e dei tempi, si intrecciano elementi di materialità (ampiezza dei locali, distribuzione degli arredi, durata delle attività ecc.), veicoli istituzionali (turni di lavoro, tempi di compresenza ecc.) con elementi simbolici e relazionali che influiscono fortemente sul modo con cui lo spazio e il tempo vengono vissuti da chi ne fa esperienza, adulti e bambini.

Significato Psicologico e Sociale dello Spazio

3.1.1 Il significato psicologico e sociale dello spazio Lewin, già dalla metà del secolo scorso, aprì la via a riflessioni significative circa il tema della valenza psicologica e sociale dello spazio. Lewin mette in evidenza due aspetti dello spazio: quello materiale e quello psicologico, chiamando "ambiente" l'intreccio di questi due aspetti.

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