Le nuove professioni educative e la didattica nei servizi socio-culturali

Documento di Università sulle nuove professioni educative e la didattica nei servizi socio-culturali. Il Pdf, di Psicologia, analizza l'apprendimento formale, non formale e informale, la progettazione didattica e le strategie di valutazione, utile per chi studia o opera nel campo dell'educazione.

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48 pagine

LE NUOVE PROFESSIONI EDUCATIVE - la didattica nei servizi socio-culturali e assistenziali
(Daniela Maccario)!
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Capitolo 1!
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La complessità dell’attuale società, i cambiamenti continui nei servizi, negli assetti produttivi dei
territori e nelle caratteristiche del lavoro rendono il profilo professionale dell’educatore una figura
liquida, sempre in costante apertura verso la dimensione della possibilità rispetto a:!
I propri compiti (riabilitazione, prevenzione, promozione…)!
I contesti di riferimento (la famiglia, le comunità, il carcere, la strada…)!
Le competenze (una figura generalista o una sommatoria di profili specialistici)!
Campi d’azione (formale, informale, non formale)!
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L’educatore è messo in costante discussione in merito agli orizzonti delle proprie finalità educative.!
I compiti attribuiti oggi all’educazione risultano molto dilatati rispetto al passato. Si richiedono
interventi di insegnamento/apprendimento che, oltre alla sfera cognitiva, si rivolgano anche alle
dimensioni affettive, sociali, morali…ecc !
Si evidenzia la necessità di azioni educative che sappiano sviluppare le risorse di ciascun soggetto,
tenendo conto della diversità.!
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L’educatore è l’operatore che, nell’ambito di un mandato, e all’interno di un servizio stabile o di un
progetto ad hoc, può entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi all’interno del sistema
di esperienze educative dal quale sono interessati i soggetti individuali e collettivi.!
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Le esperienze educative possono avere diversi livelli di formalizzazione. Il decreto legislativo del 16
gennaio 2013 cita, nell’ambito del concetto di ‘’apprendimento permanente’’ le esperienze educative
in formali, non formali e informali ossia: qualsiasi attività intrapresa dalla persona al fine di migliorare le
conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva di crescita personale, civica, sociale e
occupazionale.!
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Formale: si svolge in contesti organizzati e strutturati come la scuola e gli istituti di formazione. Porta
all’acquisizione di diplomi e di qualifiche riconosciute, ci sono obiettivi, spazi e tempi ben delineati. I
luoghi e i tempi sono definiti, in riferimento agli obiettivi stabiliti per norma, in cui l’organizzazione
delle attività ed i rapporti fra i soggetti coinvolti risultano fortemente vincolati. Si tratta di esperienze
rese perlopiù obbligatorie e il cui esito viene generalmente certificato, in modo da consentire al
soggetto l’accesso a gradi di studio più elevati o ambiti professionali determinati.!
(Es. Scuola, università)
!
Non formale: si svolge al di fuori delle principali strutture d’istruzione e di formazione e, di solito, non
porta a certificati ufficiali ma sono comunque caratterizzate anch’esse da progettualità e
intenzionalità. L’apprendimento non formale è dispensato sul luogo di lavoro o nel quadro di attività
di organizzazioni o gruppi della società civile (associazioni giovanili, sindacati o partiti politici). Può
essere fornito anche da organizzazioni o servizi istituiti a complemento dei sistemi formali, quali corsi
di istruzione artistica, musicale e sportiva o corsi privati per la preparazione ad esami. La distinzione
tra educando e educatore è chiaramente posta. L’obiettivo fondamentale, in questo caso, è di
promuovere l’acquisizione di conoscenze, abilità, competenze che riguardano in maniera
relativamente diretta ed immediata i vari contesti della vita in cui i soggetti sono inseriti. Lo scopo è
quello di incrementare le conoscenze e le abilità individuali, al fine di promuovere un migliore e più
attivo inserimento nel contesto di vita.!
(Es. L’aggiornamento nei contesti lavorativi, l’animazione e le associazioni giovanili, il volontariato, gli scambi internazionali
e programmi di mobilità)!
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Informale: avviene grazie alle relazioni quotidiane. Contrariamente all’apprendimento formale e non
formale, esso non è necessariamente intenzionale e può pertanto non essere riconosciuto, a volte
dallo stesso interessato, come apporto alle sue conoscenze e competenze. Non sono esperienze
pedagogicamente impostate, cioè all’interno di esse non si produce un pensiero che ne ricostruisca e
imposti la dinamica educativa. I risultati educativi delle esperienze informali non sono prevedibili e
dichiarabili, pur potendo risultare molto influenti nella vita delle persone.!
(Es.le comunità online, la famiglia, gli amici, il gruppo dei pari, l’incontro con persone significative, avvenimenti pubblici) !
!
Possiamo collocare le azioni degli educatori nell’insieme degli interventi educativi non formali, in
quanto, pur al di fuori di un mandato istituzionalmente precisato nei contenuti e declinato in precisi
quadri di traguardi da raggiungere previsti a priori, sono presenti in esse intenzionalità e progettualità,
accompagnate dall’esigenza di controllabilità pedagogica. Non può essere posta, comunque, una
distinzione netta fra esperienze educative formali, non formali e informali, ad esempio: spesso gli
educatori operano a sostegno degli interventi formali della scuola, accompagnandone in parti le
logiche (es. educatori che intervengono nel doposcuola), essi tuttavia conservano una prospettiva
d’azione che ha la specificità di porre in primo piano il recupero ed il potenziamento delle risorse
individuali e di gruppo, la valorizzazione dell’espressività, attraverso azioni didattiche specifiche e
diversificate.!
!
Un ulteriore approccio proposto per distinguere le esperienze educative si basa sul grado di
intenzionalità che le regge: si fa riferimento all’esistenza di produttori di fatti educativi, alla
volontarietà dei loro progetti e delle loro azioni, alla esplicazione di tali intenzionalità e dei principi
operativi seguiti. In tal modo possono essere individuate esperienze educative intenzionali, non
dichiaratamente intenzionali e non intenzionali.!
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Intenzionali: sono caratterizzate dalla presenza di un soggetto che ha lo scopo dichiarato di educare
l’altro. I destinatari dell’azione educativa possono essere consapevoli anche soltanto parzialmente
dell’intenzionalità degli educatori ed i margini di negoziazione delle modalità della loro partecipazione
possono risultare più o meno limitati. !
(Es. La scuola, la formazione aziendale, i corsi di vari contenuto)!
!
Non dichiaratamente intenzionali: si tratta di tutte quelle iniziative che tendono a modificare
comportamenti o atteggiamenti, abitudini o opinioni senza che l’intento sia chiaramente esplicitato.
Esse possono essere finalizzate non soltanto al bene degli educandi, ma anche al benessere degli
educatori stessi. !
(Es. Campagne pubblicitarie, il tentativo di imporre stili di comportamento nei gruppi)!
!
Non intenzionali: scaturiscono da produttori di fatti educativi inconsapevoli di essere tali o da
circostanze in cui essi sono difficilmente individuabili. Si tratta di esperienze in cui non esiste la
progettualità esplicita o non esplicita, in cui il margine di controllabilità educativa è limitato.!
(Es. Rapporti interpersonali, esperienze legate alla passione sportiva)!
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Con questo è possibile notare come l’intenzionalità sia una caratteristiche basilare dell’attività
dell’educatore, un’attività contraddistinta da progettualità, da traguardi da raggiungere.!
!
Un riferimento più specifico ad alcuni possibili contesti dell’azione educativa consente di aggiungere
qualche ulteriore elemento alla riflessione condotta. Le iniziative europee dell’istruzione e la
formazione sottolineano il ruolo crescente dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Mettono in
evidenza che l’apprendimento deve comprendere l’intero spettro dell’apprendimento formale, non
formale e informale per la promozione della realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione
sociale e l’occupabilità. Le competenze necessarie per permettere alle persone di informarsi e

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Anteprima

Capitolo 1

La complessità dell'attuale società, i cambiamenti continui nei servizi, negli assetti produttivi dei territori e nelle caratteristiche del lavoro rendono il profilo professionale dell'educatore una figura liquida, sempre in costante apertura verso la dimensione della possibilità rispetto a:

  • I propri compiti (riabilitazione, prevenzione, promozione ... )
  • I contesti di riferimento (la famiglia, le comunità, il carcere, la strada ... )
  • Le competenze (una figura generalista o una sommatoria di profili specialistici)
  • Campi d'azione (formale, informale, non formale)

L'educatore è messo in costante discussione in merito agli orizzonti delle proprie finalità educative. I compiti attribuiti oggi all'educazione risultano molto dilatati rispetto al passato. Si richiedono interventi di insegnamento/apprendimento che, oltre alla sfera cognitiva, si rivolgano anche alle dimensioni affettive, sociali, morali ... ecc Si evidenzia la necessità di azioni educative che sappiano sviluppare le risorse di ciascun soggetto, tenendo conto della diversità. L'educatore è l'operatore che, nell'ambito di un mandato, e all'interno di un servizio stabile o di un progetto ad hoc, può entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi all'interno del sistema di esperienze educative dal quale sono interessati i soggetti individuali e collettivi.

Livelli di formalizzazione delle esperienze educative

Le esperienze educative possono avere diversi livelli di formalizzazione. Il decreto legislativo del 16 gennaio 2013 cita, nell'ambito del concetto di "apprendimento permanente" le esperienze educative in formali, non formali e informali ossia: qualsiasi attività intrapresa dalla persona al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva di crescita personale, civica, sociale e occupazionale.

Apprendimento formale

Formale: si svolge in contesti organizzati e strutturati come la scuola e gli istituti di formazione. Porta all'acquisizione di diplomi e di qualifiche riconosciute, ci sono obiettivi, spazi e tempi ben delineati. I luoghi e i tempi sono definiti, in riferimento agli obiettivi stabiliti per norma, in cui l'organizzazione delle attività ed i rapporti fra i soggetti coinvolti risultano fortemente vincolati. Si tratta di esperienze rese perlopiù obbligatorie e il cui esito viene generalmente certificato, in modo da consentire al soggetto l'accesso a gradi di studio più elevati o ambiti professionali determinati. (Es. Scuola, università)

Apprendimento non formale

Non formale: si svolge al di fuori delle principali strutture d'istruzione e di formazione e, di solito, non porta a certificati ufficiali ma sono comunque caratterizzate anch'esse da progettualità e intenzionalità. L'apprendimento non formale è dispensato sul luogo di lavoro o nel quadro di attività di organizzazioni o gruppi della società civile (associazioni giovanili, sindacati o partiti politici). Può essere fornito anche da organizzazioni o servizi istituiti a complemento dei sistemi formali, quali corsi di istruzione artistica, musicale e sportiva o corsi privati per la preparazione ad esami. La distinzione tra educando e educatore è chiaramente posta. L'obiettivo fondamentale, in questo caso, è di promuovere l'acquisizione di conoscenze, abilità, competenze che riguardano in maniera relativamente diretta ed immediata i vari contesti della vita in cui i soggetti sono inseriti. Lo scopo è quello di incrementare le conoscenze e le abilità individuali, al fine di promuovere un migliore e più attivo inserimento nel contesto di vita. (Es. L'aggiornamento nei contesti lavorativi, l'animazione e le associazioni giovanili, il volontariato, gli scambi internazionali e programmi di mobilità)

Apprendimento informale

Informale: avviene grazie alle relazioni quotidiane. Contrariamente all'apprendimento formale e non formale, esso non è necessariamente intenzionale e può pertanto non essere riconosciuto, a volte dallo stesso interessato, come apporto alle sue conoscenze e competenze. Non sono esperienze pedagogicamente impostate, cioè all'interno di esse non si produce un pensiero che ne ricostruisca e imposti la dinamica educativa. I risultati educativi delle esperienze informali non sono prevedibili e dichiarabili, pur potendo risultare molto influenti nella vita delle persone. (Es.le comunità online, la famiglia, gli amici, il gruppo dei pari, l'incontro con persone significative, avvenimenti pubblici)

Possiamo collocare le azioni degli educatori nell'insieme degli interventi educativi non formali, in quanto, pur al di fuori di un mandato istituzionalmente precisato nei contenuti e declinato in precisi quadri di traguardi da raggiungere previsti a priori, sono presenti in esse intenzionalità e progettualità, accompagnate dall'esigenza di controllabilità pedagogica. Non può essere posta, comunque, una distinzione netta fra esperienze educative formali, non formali e informali, ad esempio: spesso gli educatori operano a sostegno degli interventi formali della scuola, accompagnandone in parti le logiche (es. educatori che intervengono nel doposcuola), essi tuttavia conservano una prospettiva d'azione che ha la specificità di porre in primo piano il recupero ed il potenziamento delle risorse individuali e di gruppo, la valorizzazione dell'espressività, attraverso azioni didattiche specifiche e diversificate.

Grado di intenzionalità delle esperienze educative

Un ulteriore approccio proposto per distinguere le esperienze educative si basa sul grado di intenzionalità che le regge: si fa riferimento all'esistenza di produttori di fatti educativi, alla volontarietà dei loro progetti e delle loro azioni, alla esplicazione di tali intenzionalità e dei principi operativi seguiti. In tal modo possono essere individuate esperienze educative intenzionali, non dichiaratamente intenzionali e non intenzionali.

Esperienze educative intenzionali

Intenzionali: sono caratterizzate dalla presenza di un soggetto che ha lo scopo dichiarato di educare l'altro. I destinatari dell'azione educativa possono essere consapevoli anche soltanto parzialmente dell'intenzionalità degli educatori ed i margini di negoziazione delle modalità della loro partecipazione possono risultare più o meno limitati. (Es. La scuola, la formazione aziendale, i corsi di vari contenuto)

Esperienze educative non dichiaratamente intenzionali

Non dichiaratamente intenzionali: si tratta di tutte quelle iniziative che tendono a modificare comportamenti o atteggiamenti, abitudini o opinioni senza che l'intento sia chiaramente esplicitato. Esse possono essere finalizzate non soltanto al bene degli educandi, ma anche al benessere degli educatori stessi. (Es. Campagne pubblicitarie, il tentativo di imporre stili di comportamento nei gruppi)

Esperienze educative non intenzionali

Non intenzionali: scaturiscono da produttori di fatti educativi inconsapevoli di essere tali o da circostanze in cui essi sono difficilmente individuabili. Si tratta di esperienze in cui non esiste la progettualità esplicita o non esplicita, in cui il margine di controllabilità educativa è limitato. (Es. Rapporti interpersonali, esperienze legate alla passione sportiva)

Con questo è possibile notare come l'intenzionelità sia una caratteristiche basilare dell'attività dell'educatore, un'attività contraddistinta da progettualità, da traguardi da raggiungere.

Contesti dell'azione educativa

Un riferimento più specifico ad alcuni possibili contesti dell'azione educativa consente di aggiungere qualche ulteriore elemento alla riflessione condotta. Le iniziative europee dell'istruzione e la formazione sottolineano il ruolo crescente dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Mettono in evidenza che l'apprendimento deve comprendere l'intero spettro dell'apprendimento formale, non formale e informale per la promozione della realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupabilità. Le competenze necessarie per permettere alle persone di informarsi edivenire cittadini attivi e responsabili possono essere acquisite attraverso un sistema di apprendimento integrato. Gli ambiti di intervento sono diversi, tra questi ci sono:

  • La famiglia, ovvero il luogo primario dell'educazione. Alla famiglia possono essere attribuiti compiti di fondamentale portata educativa, essa costituisce una delle esperienze che maggiormente favoriscono o ostacolano la crescita personale. Le difficoltà possono essere di vario genere, ad esempio la comunicazione e il clima relazionale fortemente scompensati a causa di nuclei narcisistici, permissivistici, violenti o autoritaristici. La presenza di figure, quali quelle degli educatori, mirano ad intervenire su specifiche mancanze e/o forme di prevaricazione e violenza, potenziare e agevolare la relazione della famiglia con le altre agenzie educative, risolvere conflitti, problemi di comunicazione. La famiglia deve essere posta nelle condizioni di autoeducarsi.
  • La scuola, che ha compiti di alfabetizzazione, ma anche di formazione della persona e di preparazione alla vita sociale e lavorativa. La scuola incontra spesso difficoltà nell'asso l'avere il proprio mandato, registrando talvolta uno scostamento notevole fra gli obiettivi dichiarati e perseguiti e quelli effettivamente raggiunti. Quando è necessario un intervento personalizzato o individualizzato l'educatore può essere un valido supporto per gestire piani di intervento che richiedano un'attenzione particolare verso uno o più alunni
  • Gruppo dei pari, che contribuisce alle esperienze significative negli anni della preadolescenza e dell'adolescenza, in relazione ai luoghi ed occasioni d'incontro che favoriscono l'instaurarsi di rapporti caratterizzati da una certa continuità, dalla condivisione di esperienze, vissuti, sentimenti. All'interno dei gruppi spesso si apprendono conoscenze ed abilità fondamentali, spesso complementari a quelle apprese a scuola, in famiglia o proposte dalla società. All'educatore vengono riconosciuti spazi d'azione importanti, particolarmente quando la conflittualità nei confronti dei valori adulti correnti è conclamata. Vengono fatti degli interventi mirati nei gruppi nel rispetto di spazi e tempi delle forme di aggregazione giovanile, ma anche una semplice prevenzione rispetto ai possibili rischi di devianza, valorizzando ad esempio modalità comunicative e relazionali basate sull'empatia.
  • Il lavoro, che permette l'acquisizione e l'affinamento delle strumentalità direttamente necessarie al suo esercizio e in relazione alla capacità di agire e relazionarsi nell'ambito di un preciso quadro organizzativo, definito da norme più o meno esplicite, da particolari modalità di gestione dei rapporti interpersonali. I processi di continua trasformazione cui è soggetto il mondo produttivo richiedono attualmente una notevole flessibilità e la capacità di adattarsi per rispondere a richieste sempre nuove. Al lavoro, tuttavia, viene riconosciuta una precisa funzione di promozione dello sviluppo personale. All'educatore professionale può essere riconosciuto un mandato rivolto a favorire la buona integrazione fra esperienza lavorativa ed esperienza personale, a contribuire alla promozione di condizioni soggettive che consentano di affrontare e vivere il lavoro come occasione di apprendimento e opportunità di crescita personale, in alcuni casi di recupero della vita sociale.
  • Mezzi di comunicazione di massa, che hanno il potere di influenzare significativamente le conoscenze, le convinzioni, gli atteggiamenti individuali e collettivi, in ragione della loro pervasività e dei linguaggi di cui si avvalgono. Attraverso i media, infatti, informazioni, modelli di comportamento, valori si diffondono enormemente e risultano particolarmente incisivi, grazie all'uso di linguaggi deduttivi, basati sull'immediatezza percettiva. Gli spazi dell'azione educativa riguarda l'alfabetizzazione all'uso dei media, sottolineando anche l'importanza di incentivare esperienze di fruizione critica.
  • I centri socio-assistenziali e rieducativi, dove hanno luogo le esperienze educative che non possono compiersi pienamente nelle correnti situazioni di vita, sia per carenze oggettive sia per limitazioni soggettive, che danno origine a bisogni educativi che necessitano di risposte specifiche. Si va dai centri residenziali ai centri diurni, dalle comunità terapeutiche ai centri di educazione rivolti all'infanzia in situazione di disagio e così via. In generale si tratta di istituzioni che offrono delle opportunità di formazione, rivolte allo sviluppo delle potenzialità di apprendimento delle persone, tese alla promozione del cambiamento individuale e di gruppo attraverso la proposta di esperienze che favoriscono il coinvolgimento attivo, l'acquisizione di conoscenze e capacità. L'educatore

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