Documento di Università sulle nuove professioni educative e la didattica nei servizi socio-culturali. Il Pdf, di Psicologia, analizza l'apprendimento formale, non formale e informale, la progettazione didattica e le strategie di valutazione, utile per chi studia o opera nel campo dell'educazione.
Mostra di più48 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
La complessità dell'attuale società, i cambiamenti continui nei servizi, negli assetti produttivi dei territori e nelle caratteristiche del lavoro rendono il profilo professionale dell'educatore una figura liquida, sempre in costante apertura verso la dimensione della possibilità rispetto a:
L'educatore è messo in costante discussione in merito agli orizzonti delle proprie finalità educative. I compiti attribuiti oggi all'educazione risultano molto dilatati rispetto al passato. Si richiedono interventi di insegnamento/apprendimento che, oltre alla sfera cognitiva, si rivolgano anche alle dimensioni affettive, sociali, morali ... ecc Si evidenzia la necessità di azioni educative che sappiano sviluppare le risorse di ciascun soggetto, tenendo conto della diversità. L'educatore è l'operatore che, nell'ambito di un mandato, e all'interno di un servizio stabile o di un progetto ad hoc, può entrare in gioco quando si verifica una situazione di crisi all'interno del sistema di esperienze educative dal quale sono interessati i soggetti individuali e collettivi.
Le esperienze educative possono avere diversi livelli di formalizzazione. Il decreto legislativo del 16 gennaio 2013 cita, nell'ambito del concetto di "apprendimento permanente" le esperienze educative in formali, non formali e informali ossia: qualsiasi attività intrapresa dalla persona al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva di crescita personale, civica, sociale e occupazionale.
Formale: si svolge in contesti organizzati e strutturati come la scuola e gli istituti di formazione. Porta all'acquisizione di diplomi e di qualifiche riconosciute, ci sono obiettivi, spazi e tempi ben delineati. I luoghi e i tempi sono definiti, in riferimento agli obiettivi stabiliti per norma, in cui l'organizzazione delle attività ed i rapporti fra i soggetti coinvolti risultano fortemente vincolati. Si tratta di esperienze rese perlopiù obbligatorie e il cui esito viene generalmente certificato, in modo da consentire al soggetto l'accesso a gradi di studio più elevati o ambiti professionali determinati. (Es. Scuola, università)
Non formale: si svolge al di fuori delle principali strutture d'istruzione e di formazione e, di solito, non porta a certificati ufficiali ma sono comunque caratterizzate anch'esse da progettualità e intenzionalità. L'apprendimento non formale è dispensato sul luogo di lavoro o nel quadro di attività di organizzazioni o gruppi della società civile (associazioni giovanili, sindacati o partiti politici). Può essere fornito anche da organizzazioni o servizi istituiti a complemento dei sistemi formali, quali corsi di istruzione artistica, musicale e sportiva o corsi privati per la preparazione ad esami. La distinzione tra educando e educatore è chiaramente posta. L'obiettivo fondamentale, in questo caso, è di promuovere l'acquisizione di conoscenze, abilità, competenze che riguardano in maniera relativamente diretta ed immediata i vari contesti della vita in cui i soggetti sono inseriti. Lo scopo è quello di incrementare le conoscenze e le abilità individuali, al fine di promuovere un migliore e più attivo inserimento nel contesto di vita. (Es. L'aggiornamento nei contesti lavorativi, l'animazione e le associazioni giovanili, il volontariato, gli scambi internazionali e programmi di mobilità)
Informale: avviene grazie alle relazioni quotidiane. Contrariamente all'apprendimento formale e non formale, esso non è necessariamente intenzionale e può pertanto non essere riconosciuto, a volte dallo stesso interessato, come apporto alle sue conoscenze e competenze. Non sono esperienze pedagogicamente impostate, cioè all'interno di esse non si produce un pensiero che ne ricostruisca e imposti la dinamica educativa. I risultati educativi delle esperienze informali non sono prevedibili e dichiarabili, pur potendo risultare molto influenti nella vita delle persone. (Es.le comunità online, la famiglia, gli amici, il gruppo dei pari, l'incontro con persone significative, avvenimenti pubblici)
Possiamo collocare le azioni degli educatori nell'insieme degli interventi educativi non formali, in quanto, pur al di fuori di un mandato istituzionalmente precisato nei contenuti e declinato in precisi quadri di traguardi da raggiungere previsti a priori, sono presenti in esse intenzionalità e progettualità, accompagnate dall'esigenza di controllabilità pedagogica. Non può essere posta, comunque, una distinzione netta fra esperienze educative formali, non formali e informali, ad esempio: spesso gli educatori operano a sostegno degli interventi formali della scuola, accompagnandone in parti le logiche (es. educatori che intervengono nel doposcuola), essi tuttavia conservano una prospettiva d'azione che ha la specificità di porre in primo piano il recupero ed il potenziamento delle risorse individuali e di gruppo, la valorizzazione dell'espressività, attraverso azioni didattiche specifiche e diversificate.
Un ulteriore approccio proposto per distinguere le esperienze educative si basa sul grado di intenzionalità che le regge: si fa riferimento all'esistenza di produttori di fatti educativi, alla volontarietà dei loro progetti e delle loro azioni, alla esplicazione di tali intenzionalità e dei principi operativi seguiti. In tal modo possono essere individuate esperienze educative intenzionali, non dichiaratamente intenzionali e non intenzionali.
Intenzionali: sono caratterizzate dalla presenza di un soggetto che ha lo scopo dichiarato di educare l'altro. I destinatari dell'azione educativa possono essere consapevoli anche soltanto parzialmente dell'intenzionalità degli educatori ed i margini di negoziazione delle modalità della loro partecipazione possono risultare più o meno limitati. (Es. La scuola, la formazione aziendale, i corsi di vari contenuto)
Non dichiaratamente intenzionali: si tratta di tutte quelle iniziative che tendono a modificare comportamenti o atteggiamenti, abitudini o opinioni senza che l'intento sia chiaramente esplicitato. Esse possono essere finalizzate non soltanto al bene degli educandi, ma anche al benessere degli educatori stessi. (Es. Campagne pubblicitarie, il tentativo di imporre stili di comportamento nei gruppi)
Non intenzionali: scaturiscono da produttori di fatti educativi inconsapevoli di essere tali o da circostanze in cui essi sono difficilmente individuabili. Si tratta di esperienze in cui non esiste la progettualità esplicita o non esplicita, in cui il margine di controllabilità educativa è limitato. (Es. Rapporti interpersonali, esperienze legate alla passione sportiva)
Con questo è possibile notare come l'intenzionelità sia una caratteristiche basilare dell'attività dell'educatore, un'attività contraddistinta da progettualità, da traguardi da raggiungere.
Un riferimento più specifico ad alcuni possibili contesti dell'azione educativa consente di aggiungere qualche ulteriore elemento alla riflessione condotta. Le iniziative europee dell'istruzione e la formazione sottolineano il ruolo crescente dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Mettono in evidenza che l'apprendimento deve comprendere l'intero spettro dell'apprendimento formale, non formale e informale per la promozione della realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupabilità. Le competenze necessarie per permettere alle persone di informarsi edivenire cittadini attivi e responsabili possono essere acquisite attraverso un sistema di apprendimento integrato. Gli ambiti di intervento sono diversi, tra questi ci sono: