Biblioteche digitali: scenari, trasformazione e impatto della net economy

Documento universitario di Informatica sulle biblioteche digitali. Il Pdf esplora il concetto di biblioteche digitali, analizzando gli scenari e la trasformazione del ruolo delle biblioteche, l'impatto della net economy e di iniziative come Google Books.

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47 pagine

3.5 Biblioteche digitali
Gianfranco Crupi
E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in
vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa
lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana.
Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet.
Aaron Swartz
3.5.1 Scenari digitali

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Anteprima

Biblioteche digitali

Gianfranco Crupi E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet. Aaron Swartz

Scenari digitali: Definizioni e contesti

Il termine biblioteca digitale fa la sua prima apparizione intorno agli anni Ottanta del No- vecento in ambiente informatico e nell'accezione di "raccolta", "collezione", "scaffale" di documenti elettronici destinati a specifiche comunità di utenti, ma si attesta tra il 1992 e il '93 - in forte e non casuale contiguità con la nascita del World Wide Web - sancendo così «la convergenza teorica e tecnica tra biblioteche digitali e sistemi ipertestuali distribuiti» (Ciotti 2003: 18). Con lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazio- ne, esso è entrato a far parte del lessico biblioteconomico in un contesto semantico che lo vede ambiguamente affiancato, per sinonimia, distinzione o opposizione, ai termini biblio- teca "elettronica", "virtuale", "multimediale", "ibrida". Le differenti connotazioni semantiche testimoniano la profonda ridefinizione del concetto stesso di biblioteca a partire dai radicali cambiamenti introdotti dai processi di automazione, che hanno riguardato:

  1. i sistemi di organizzazione e reperimento dei documenti (information retrieval)
  2. i cataloghi (OPAC, Online Public Access Catalogue, nati dall'incontro tra tecnologie tele- matiche e Internet)
  3. gli strumenti di controllo terminologico ad essi connessi (thesauri, authority files ecc.)
  4. i processi gestionali (acquisizione, conservazione, controllo ecc.)
  5. le funzioni di servizio all'utente (prestito, document delivery, virtual reference desk ecc.)

Trasformazione dello statuto ontologico della biblioteca

Il termine "biblioteca digitale" racchiude quindi - come risulta dalla ormai vasta letteratura sull'argomento - concezioni, tipologie e conseguentemente applicazioni assai diverse, non sempre chiaramente distinte da altri insiemi o sistemi informativi distribuiti (archivi testuali, collezioni digitali) né dalle biblioteche tradizionali, per quanto attiene alle funzionalità nel processo di diffusione della conoscenza e dell'informazione. E l'autorevole definizione for- nita dalla Digital Library Federation riesce solo in parte a sciogliere le ambiguità seman- tiche e a rappresentare con sufficiente flessibilità modelli organizzativi non convenzionali, creati e gestiti da istituzioni scientifiche non bibliotecarie. L'affollamento aggettivale delle differenti denominazioni denuncia, infatti, la radicale trasformazione dello statuto onto- logico della biblioteca nel contesto degli scenari digitali, il suo posizionamento non più esclusivo nell'universo della mediazione informativa, sempre meno dipendente dalle bi- blioteche, e dove si candidano nuovi soggetti concorrenti (sia pubblici che privati, o frutto di ibridazioni istituzionali o di partnership tra pubblico e privato), che competono autore- volmente a ridisegnare la geografia dei saperi e i luoghi dell'accesso alla conoscenza.

Informazione fuori e dentro la rete

Basti pensare alla sfida lanciata dalla net economy con la monumentale impresa avviata da Google, che coinvolge importanti istituzioni bibliotecarie e che mette a confronto due universi informativi assai diversi per storia e per finalità - quello dell'impresa privata da una parte e quello delle istituzioni della memoria e dei beni culturali dall'altra - con l'intento co- mune, sia pure da punti vista e da "ideologie" diverse, «di integrare l'informazione disponi- bile in rete e l'informazione disponibile fuori dalla rete» (Baldacchini-Roncaglia 2005): una massa critica documentaria, che mentre genera nuovo capitale culturale, causa - come è immaginabile - vistosi fenomeni di entropia dell'informazione e il cui valore economico si basa soprattutto sulla quantità delle risorse prodotte - anche con il contributo dato dagli utenti che assumono un ruolo attivo nella loro creazione (user generated contents).

Cambiamento delle funzioni tradizionali

Sono cambiate dunque le funzioni tradizionali della biblioteca, la loro portata, e soprat- tutto lo scenario, il contesto in cui esse si esprimono. Stiamo infatti assistendo a una rimodu- lazione di quelle funzioni e all'assunzione di nuove responsabilità che ineriscono ai processi editoriali di creazione, produzione e diffusione della conoscenza (soprattutto in ambito ac- cademico), ai servizi di mediazione informativa (il reference innanzitutto) e alla formazione, sotto forma di alfabetizzazione all'uso degli strumenti bibliografici e di ricerca. Si pensi, ad esempio, alle attività di intermediazione tra universo bibliografico e utenti, che sono oggi arricchite da strumenti automatici di filtraggio e aggregazione dei contenuti, che possono essere calibrati per le specifiche esigenze di ristrette comunità di lettori; o all'organizzazione di servizi di editoria digitale, anche nella modalità di institutional re- pository.

Cambiamento di approccio culturale

È cambiato anche il nostro approccio culturale con l'universo documentario, che rap- presenta, nella singolare varietà delle tipologie concettuali, i nuovi paradigmi della so- cietà dell'informazione e della conoscenza, fondati sulla contaminazione e ibridazione delle culture e dei linguaggi e sul principio della interoperabilità tra sistemi e contesti eterogenei. L'avvento del web e delle tecnologie dell'informazione e della conoscenza ha introdotto da tempo un nuovo concetto di documento, strettamente legato al sup- porto digitale con cui esso viene rappresentato, che può essere fisicamente anche mol- to distante dal dispositivo che ne permette la lettura. È il caso delle tecnologie di cloud computing, che consentono la gestione di servizi, l'esecuzione di applicazioni e l'archi- viazione di documenti in un luogo virtuale, la "nuvola" (cloud) appunto, costituito da molteplici server distribuiti in rete.

Ridefinizione delle competenze

La "convergenza al digitale" ridefinisce di fatto competenze e professioni, e invita a me- todologie di lavoro fondate sulla trasversalità delle pratiche e delle conoscenze. Del pari, sono aumentate le aspettative degli utenti, sempre più smaliziati sia nell'interazione con la struttura ipertestuale del web sia con l'uso degli strumenti di ricerca: dai "motori" - tanto più minimalisti nelle loro interfacce quanto più efficaci nelle funzionalità di reperimento, recupero e visualizzazione delle informazioni - ai sistemi di più raffinata logica struttura- le e organizzativa, come le basi di dati, che possono implicare, nella formulazione dell'e- spressione di ricerca, più complesse formalizzazioni logiche del linguaggio naturale e più articolate procedure di information retrieval.

Global Digital Library

Il sovraccarico di informazioni disponibili in rete (information overload) rischia di appiattire la differenza tra "necessario" e "superfluo" in un incessante rumore di fondo, e di rendere inversamente proporzionale il rapporto tra quantità di informazione erogata e qualità di conoscenza fruita. La formazione e trasmissione di abilità e competenze per la ricerca e la selezione di fonti informative e di risorse di qualità, di cui la biblioteca si fa carico, rappresentano, tra gli altri, un efficace strumento di contrasto al digital divide e un fattore fondamentale nella crea- zione di un "ecosistema informativo" che cerchi di assicurare governabilità all'incremento esponenziale delle risorse documentarie. Ecco perché sotto la denominazione di bibliote- ca digitale ritroviamo una assai diversificata varietà di risorse e di schemi organizzativi, ma riconducibili al modello di una global digital library, collaborativa, distribuita, non centra- lizzata, orientata all'accesso più che al possesso, al servizio più che al patrimonio.

Biblioteca digitale: differenti definizioni

Tuttavia, volendo schematizzare, l'espressione biblioteca digitale individua:

  • da una parte il modello logico e astratto, costituito da collezioni di documenti (non solo testuali) e dai metadati ad essi relativi
  • dall'altra, la struttura di servizio organizzata, in cui le collezioni sono al centro di un coeren- te sistema di relazioni che supportano l'intero ciclo di vita dei documenti digitali e i servizi creati per l'accesso e per il recupero delle informazioni.

Tra il modello logico e la struttura di servizio organizzata si collocano alcuni archivi e de- positi documentari frutto di progetti non istituzionali a carattere volontario, di iniziati- ve editoriali o di centri accademici extrabibliotecari, in cui risultano prevalenti le finalità didattiche e di ricerca. Per questi ultimi ci riferiamo in particolare a quelle iniziative come l'Oxford Text Archive (OTA) - ma se ne potrebbero aggiungere tante altre - nate in conte- sti accademici e universitari, e nelle quali la creazione di sistematiche e coerenti collezioni di documenti della tradizione letteraria si affianca con altrettanta perspicuità all'elabora- zione di strumenti di linguistica computazionale e di analisi testuale, rivolti elettivamente a una specifica comunità di utenti.

Biblioteca digitale: altre accezioni

Ma la denominazione biblioteca digitale declina anche altre accezioni, come i servizi di accesso - secondo procedure di autenticazione da parte dell'utente - a banche di dati e raccolte di periodici elettronici (e-journals), sottoscritti per abbonamento da sistemi o con- sorzi soprattutto universitari; le innumerevoli iniziative volte alla valorizzazione di collezio- ni documentarie; i tanti archivi della memoria di singoli, di piccole comunità o minoranze che grazie a Internet cercano di ricostruire e di testimoniare la propria identità storica e culturale. Tuttavia, il modello di infrastruttura fisica e organizzativa a tutt'oggi più praticato è comun- que quello della biblioteca ibrida, in cui le collezioni digitali sono parte di una complessa architettura di funzioni e di servizi, e in cui le politiche di preservazione del patrimonio do- cumentario si affiancano a quelle dell'accesso all'informazione secondo modelli commi- surati alla tipologia della biblioteca e al suo bacino di utenza reale, potenziale e virtuale.

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