Documento universitario di Informatica sulle biblioteche digitali. Il Pdf esplora il concetto di biblioteche digitali, analizzando gli scenari e la trasformazione del ruolo delle biblioteche, l'impatto della net economy e di iniziative come Google Books.
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Gianfranco Crupi E se ci fosse una biblioteca con ogni libro? Non ogni libro in vendita, o ogni libro importante, neanche ogni libro in una certa lingua, ma semplicemente ogni libro; la base della cultura umana. Per primo, questa biblioteca deve essere su Internet. Aaron Swartz
Il termine biblioteca digitale fa la sua prima apparizione intorno agli anni Ottanta del No- vecento in ambiente informatico e nell'accezione di "raccolta", "collezione", "scaffale" di documenti elettronici destinati a specifiche comunità di utenti, ma si attesta tra il 1992 e il '93 - in forte e non casuale contiguità con la nascita del World Wide Web - sancendo così «la convergenza teorica e tecnica tra biblioteche digitali e sistemi ipertestuali distribuiti» (Ciotti 2003: 18). Con lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazio- ne, esso è entrato a far parte del lessico biblioteconomico in un contesto semantico che lo vede ambiguamente affiancato, per sinonimia, distinzione o opposizione, ai termini biblio- teca "elettronica", "virtuale", "multimediale", "ibrida". Le differenti connotazioni semantiche testimoniano la profonda ridefinizione del concetto stesso di biblioteca a partire dai radicali cambiamenti introdotti dai processi di automazione, che hanno riguardato:
Il termine "biblioteca digitale" racchiude quindi - come risulta dalla ormai vasta letteratura sull'argomento - concezioni, tipologie e conseguentemente applicazioni assai diverse, non sempre chiaramente distinte da altri insiemi o sistemi informativi distribuiti (archivi testuali, collezioni digitali) né dalle biblioteche tradizionali, per quanto attiene alle funzionalità nel processo di diffusione della conoscenza e dell'informazione. E l'autorevole definizione for- nita dalla Digital Library Federation riesce solo in parte a sciogliere le ambiguità seman- tiche e a rappresentare con sufficiente flessibilità modelli organizzativi non convenzionali, creati e gestiti da istituzioni scientifiche non bibliotecarie. L'affollamento aggettivale delle differenti denominazioni denuncia, infatti, la radicale trasformazione dello statuto onto- logico della biblioteca nel contesto degli scenari digitali, il suo posizionamento non più esclusivo nell'universo della mediazione informativa, sempre meno dipendente dalle bi- blioteche, e dove si candidano nuovi soggetti concorrenti (sia pubblici che privati, o frutto di ibridazioni istituzionali o di partnership tra pubblico e privato), che competono autore- volmente a ridisegnare la geografia dei saperi e i luoghi dell'accesso alla conoscenza.
Basti pensare alla sfida lanciata dalla net economy con la monumentale impresa avviata da Google, che coinvolge importanti istituzioni bibliotecarie e che mette a confronto due universi informativi assai diversi per storia e per finalità - quello dell'impresa privata da una parte e quello delle istituzioni della memoria e dei beni culturali dall'altra - con l'intento co- mune, sia pure da punti vista e da "ideologie" diverse, «di integrare l'informazione disponi- bile in rete e l'informazione disponibile fuori dalla rete» (Baldacchini-Roncaglia 2005): una massa critica documentaria, che mentre genera nuovo capitale culturale, causa - come è immaginabile - vistosi fenomeni di entropia dell'informazione e il cui valore economico si basa soprattutto sulla quantità delle risorse prodotte - anche con il contributo dato dagli utenti che assumono un ruolo attivo nella loro creazione (user generated contents).
Sono cambiate dunque le funzioni tradizionali della biblioteca, la loro portata, e soprat- tutto lo scenario, il contesto in cui esse si esprimono. Stiamo infatti assistendo a una rimodu- lazione di quelle funzioni e all'assunzione di nuove responsabilità che ineriscono ai processi editoriali di creazione, produzione e diffusione della conoscenza (soprattutto in ambito ac- cademico), ai servizi di mediazione informativa (il reference innanzitutto) e alla formazione, sotto forma di alfabetizzazione all'uso degli strumenti bibliografici e di ricerca. Si pensi, ad esempio, alle attività di intermediazione tra universo bibliografico e utenti, che sono oggi arricchite da strumenti automatici di filtraggio e aggregazione dei contenuti, che possono essere calibrati per le specifiche esigenze di ristrette comunità di lettori; o all'organizzazione di servizi di editoria digitale, anche nella modalità di institutional re- pository.
È cambiato anche il nostro approccio culturale con l'universo documentario, che rap- presenta, nella singolare varietà delle tipologie concettuali, i nuovi paradigmi della so- cietà dell'informazione e della conoscenza, fondati sulla contaminazione e ibridazione delle culture e dei linguaggi e sul principio della interoperabilità tra sistemi e contesti eterogenei. L'avvento del web e delle tecnologie dell'informazione e della conoscenza ha introdotto da tempo un nuovo concetto di documento, strettamente legato al sup- porto digitale con cui esso viene rappresentato, che può essere fisicamente anche mol- to distante dal dispositivo che ne permette la lettura. È il caso delle tecnologie di cloud computing, che consentono la gestione di servizi, l'esecuzione di applicazioni e l'archi- viazione di documenti in un luogo virtuale, la "nuvola" (cloud) appunto, costituito da molteplici server distribuiti in rete.
La "convergenza al digitale" ridefinisce di fatto competenze e professioni, e invita a me- todologie di lavoro fondate sulla trasversalità delle pratiche e delle conoscenze. Del pari, sono aumentate le aspettative degli utenti, sempre più smaliziati sia nell'interazione con la struttura ipertestuale del web sia con l'uso degli strumenti di ricerca: dai "motori" - tanto più minimalisti nelle loro interfacce quanto più efficaci nelle funzionalità di reperimento, recupero e visualizzazione delle informazioni - ai sistemi di più raffinata logica struttura- le e organizzativa, come le basi di dati, che possono implicare, nella formulazione dell'e- spressione di ricerca, più complesse formalizzazioni logiche del linguaggio naturale e più articolate procedure di information retrieval.
Il sovraccarico di informazioni disponibili in rete (information overload) rischia di appiattire la differenza tra "necessario" e "superfluo" in un incessante rumore di fondo, e di rendere inversamente proporzionale il rapporto tra quantità di informazione erogata e qualità di conoscenza fruita. La formazione e trasmissione di abilità e competenze per la ricerca e la selezione di fonti informative e di risorse di qualità, di cui la biblioteca si fa carico, rappresentano, tra gli altri, un efficace strumento di contrasto al digital divide e un fattore fondamentale nella crea- zione di un "ecosistema informativo" che cerchi di assicurare governabilità all'incremento esponenziale delle risorse documentarie. Ecco perché sotto la denominazione di bibliote- ca digitale ritroviamo una assai diversificata varietà di risorse e di schemi organizzativi, ma riconducibili al modello di una global digital library, collaborativa, distribuita, non centra- lizzata, orientata all'accesso più che al possesso, al servizio più che al patrimonio.
Tuttavia, volendo schematizzare, l'espressione biblioteca digitale individua:
Tra il modello logico e la struttura di servizio organizzata si collocano alcuni archivi e de- positi documentari frutto di progetti non istituzionali a carattere volontario, di iniziati- ve editoriali o di centri accademici extrabibliotecari, in cui risultano prevalenti le finalità didattiche e di ricerca. Per questi ultimi ci riferiamo in particolare a quelle iniziative come l'Oxford Text Archive (OTA) - ma se ne potrebbero aggiungere tante altre - nate in conte- sti accademici e universitari, e nelle quali la creazione di sistematiche e coerenti collezioni di documenti della tradizione letteraria si affianca con altrettanta perspicuità all'elabora- zione di strumenti di linguistica computazionale e di analisi testuale, rivolti elettivamente a una specifica comunità di utenti.
Ma la denominazione biblioteca digitale declina anche altre accezioni, come i servizi di accesso - secondo procedure di autenticazione da parte dell'utente - a banche di dati e raccolte di periodici elettronici (e-journals), sottoscritti per abbonamento da sistemi o con- sorzi soprattutto universitari; le innumerevoli iniziative volte alla valorizzazione di collezio- ni documentarie; i tanti archivi della memoria di singoli, di piccole comunità o minoranze che grazie a Internet cercano di ricostruire e di testimoniare la propria identità storica e culturale. Tuttavia, il modello di infrastruttura fisica e organizzativa a tutt'oggi più praticato è comun- que quello della biblioteca ibrida, in cui le collezioni digitali sono parte di una complessa architettura di funzioni e di servizi, e in cui le politiche di preservazione del patrimonio do- cumentario si affiancano a quelle dell'accesso all'informazione secondo modelli commi- surati alla tipologia della biblioteca e al suo bacino di utenza reale, potenziale e virtuale.