L'immagine del cibo nella cultura contemporanea e l'arte di Salvador Dalì

Slide dall'Università di Parma su Immagine del cibo nella cultura contemporanea. Il Pdf esplora l'immagine del cibo nell'arte, con un focus su Salvador Dalì, analizzando movimenti come la Nuova Oggettività e il Realismo Magico. Questo materiale di Arte è utile per studenti universitari.

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49 pagine

Immagine del cibo nella cultura contemporanea
Università di Parma -
corso di Scienze Gastronomiche
A.A. 2023/2024
Lezione del 20 novembre 2023, ore 14,30
Tommaso Lucchetti
Due movimenti nascono parallelamente e
similmente nel 1925, tra il desiderio di recupero
della classicità formale e stilistica, ed al tempo
stesso una sensibilità alle decisive innovazioni
delle avanguardie
- Nuova oggettività
- Realismo magico

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Anteprima

Immagine del cibo nella cultura contemporanea

Università di Parma -
corso di Scienze Gastronomiche
A.A. 2023/2024
Lezione del 20 novembre 2023, ore 14,30
Tommaso Lucchetti

Due movimenti artistici

Due movimenti
nascono
parallelamente
e
similmente nel 1925, tra il desiderio di recupero
della classicità formale e stilistica, ed al tempo
stesso una sensibilità alle decisive innovazioni
delle avanguardie

  • Nuova oggettività
  • Realismo magico

Nuova oggettività

Prende il nome dalla mostra «Neue Sachlichkeit».
Pittura «oggettiva» ma «intellettualizzata».
«Oggettività» come nuova sensibilità per mostrare e leggere la realtà

George Grosz, Germania una fiaba d'inverno, 1918

Dopo una formazione che lo avvicina alle avanguardie cubiste e futuriste Grosz entra nel movimento «Dada», con
la sua partecipazione alla prima mostra berlinese del 1920, dove presenta questo dipinto, considerato una delle
opere-chiave della rassegna, invettiva urlata e denuncia feroce contro la violenza del potere e l'atteggiamento di
disarmante e ipocrita distacco (indifferente e disinteressato) della piccola borghesia.
Al centro di questo quadro, oggi perduto, sta appunto un grosso borghese tedesco, comodamente seduto a
tavola, aggrappato alla sua forchetta e coltello, mentre sul piatto sembra ci sia un'aquila bifronte, simbolo della
Germania divorata nell'indifferenza. Intorno a lui il mondo vacilla, e sotto sono rappresentati i tre pilastri della
società: l'esercito, la Chiesa, la scuola. Un marinaio rivoluzionario ed una prostituta completano questo quadro.
Sokal-Anzeiger

George Grosz, I pilastri della società, 1926

In questo periodo Grosz ha aderito al movimento della «Nuova oggettività». In questa fase crea uno stile
eclettico, che fonde in maniera estremamente efficace la recente esperienza espressionista e le formule
stilistiche futuriste e cubiste con spunti grotteschi e caricaturali dalla pittura popolare e volgare nordeuropea di
autori visionari quattro-cinquecenteschi (Bosh, Bruegel, etc.). L'intento è più che una satira un vero e proprio
insulto alla Germania di quegli anni, ridicolizzandone le fondamenta sociali, i ceti egemoni e la cultura
dominante (ed il boccale di birra diventa un attributo iconografico identitario e inquietante).
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Sozialismus
bienŐblatt

George Grosz, Il macellaio, 1930

Fin dagli esordi Grotz rivela una spiccata propensione alla caricatura, dove impiega il suo disegno, a tratti
elementare ed infantile, per raffigurare figure moralmente discutibili, o allusive di vizi e pratiche truculente che
rimandano alle corruzioni e mostruosità in atto nella società tedesca di quegli anni. Il placido cinismo di questo
macellaio, con il grembiule sporco di sangue, compiaciuto davanti alla sua vetrina stivata di carcasse, allude alle
violenze e carneficini in corso, che molti fanno finta di non vedere.

George Grosz, L'agitatore, 1930

Un altro dipinto del pittore tedesco che è un'assordante richiamo alla presa di coscienza dell'azione devastante
da parte della dittatura, evocata con un senso di eloquente e codificato terrore dal gigantesco stivale in alto a
sinistra. Tamburo, sonaglio, megafono e grammofono sono un riferimento esplicito alla propaganda nazista,
mentre in alto il pollo arrosto e la bottiglia di vino rappresentano il modo più facile ed allettante per concupire le
masse acclamanti.

George Grosz, Vignetta, 1950 ca

In questo disegno del periodo americano, nel più classico e composto dei salotti borghesi, con vasi di fiori,
quadri alle pareti, e tendaggi vari, si vede un signore decisamente appesantito e seduto ad una tavola
lautamente imbandita, intento ad ingozzarsi senza ritegno, con un cane allertato ai suoi piedi. In attesa dietro la
porta c'è anche il suo opposto inquietante, uno scheletro quale allegoria della morte, che come monito si
presenta in incognito, ricordando la visione da incubo imminente e condanna ferale tipica delle allegorie della
gola di Bosch ed altri pittori fiamminghi.

Georg Scholz, Piccola città di giorno, 1922-23

La raffigurazione di una piccola realtà urbana di provincia, nella sua banale e reiterata quotidianità, è concepita
intenzionalmente per far risultare questo microcosmo ridicolo, grottesco, quasi paranoico nel suo ordinario
ripetersi uguale, giorno dopo giorno. Lo stile è vagamente infantile, ed ancor più sottolinea la banalità di un
certo vivere alla tedesca, una critica quando non un'esplicita censura ad un sistema sociale e culturale
dominante.

Georg Scholz, Piccola città di giorno, 1922-23, particolare

Tra i tanti dettagli di ordinaria sopravvivenza quotidiana, riprodotti con critico ed anzi caustico distacco, la scena
di macelleria scivola rapidamente dalla banalità bozzettistica al truculento raccapriccio. I principi cardinali della
violenza e della brutalità nella visione, formulati nel binomio dadaista di «ferro e carne», sono qui ben presenti.
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Otto Dix, Sylvia von Arden, 1926

Dix venne totalmente messo al bando dal regime nazista, che vedeva come «degenerata» la sua stessa arte e la
sua visione della società tedesca. In questi anni Dix compie una sua personale ricerca sulle tecniche artistiche del
Rinascimento italiano, che lo porta a nuove soluzioni formali. In quest'opera il ritratto della giornalista è
l'impietosa visione di un ceto di intellettuali tedeschi molto caratterizzante di quegli anni. La protagonista è
dipinta al Romanische Café, ritrovo dell'élite culturale berlinese, con la sigaretta accesa, i suoi fiammiferi, il suo
astuccio ed il suo cocktail. Il carattere mondano e spregiudicato di questa donna moderna ed in carriera assume,
anche nel rendere perfidamente le debolezze (come la calza mal indossata), un'ironia acida che scivola dal
realismo alla parodia.

Fritz Burmann, Vecchia alla finestra, 1923

Il pittore compie una descrizione spietatamente analitica, attraverso un naturalismo che scandaglia la fisionomia
della protagonista, con una precisione impietosa nei dettagli, in grado di far ricordare certi esiti grotteschi e
caricaturali nel raffigurare la vecchiaia tipici della pittura tedesca cinquecentesca. Il realismo estremo e
crudamente dettagliato scende anche nei particolari della tavola da pranzo a cui sembra aggrapparsi l'anziana,
dove diverse mosche insidiano il suo risicatissimo pasto, una zuppa in un tegamino, gusci d'uova già consumate, e
legumi.

Realismo magico

Termine che prende origine da un saggio di Franz Roh.
Si cerca un realismo che abbia un'intenzione poetica, un suo realismo,
una sua vena inventiva e fantasiosa, inquadrabile in un vago senso del
«magico».

Antonio Donghi, La cocottina, 1925

La finalità del movimento è la ricerca di un realismo che però non è affatto reale, perché porta una visione
incantata, fissa, nella solidità dei volumi e delle masse di colori. La pittura è traslucida, perfettamente levigata,
delicata e solida al tempo stesso, come porcellana. E non a caso una candida cocotte, accanto ad una bottiglia ed
un bicchiere di vetro, campeggia sul tavolinetto di un caffè, in una composizione assai simile al ritratto precedente
di Dix, ma assai diversa proprio per questa eleganza cristallizzata, senza tempo ma elegantemente arcaicizzante, di
questo dipinto di Donghi.

Erich Wegner, Banco di osteria, 1927

Per i pittori del „Realismo magico“ la natura inanimata degli oggetti, la loro essenza più intima ed inesplorata, ed
il loro potere evocativo rappresentano un elemento fondante e ricorrente. L'assenza della figura umana, che di
per sé carica di suggestioni la scena dipinta nelle natura morte, si fa ancor più enigmatica e carica di assonanze
oniriche, con i vetri affusolati ed i modernissimi utensili e recipienti cromati di questo banco di osteria.

André Derain, Tavola, 1921-22

Derain è da considerarsi un precursore del Realismo Magico, per la sua capacità di cogliere l'intima e spesso
nascosta essenza degli oggetti, la poesia della loro capacità di interagire con lo spazio, riuscendo ad indagare i
segreti ed i dettagli di ogni singolo elemento quale parte identificativa di un insieme.

Maria Blanchard, Bambino con gelato, 1925

Pittrice di origine spagnola, dalla lunga permanenza parigina, fu molto vicina al movimento cubista ai suoi esordi
(in particolare con Juan Gris, con cui ebbe intensi scambi e confronti, e particolare vicinanza stilistica). Con il
tempo il suo stile si fa più figurativo e tradizionale, pur mantenendo una certa durezza nelle campiture e nella
resa spigolosa dei volumi. Ammirata dai colleghi, Diego Rivera definì il suo stile «espressione pura».
Iconograficamente preziosa è questa rarissima raffigurazione dei carretti di gelato dei venditori ambulanti, che
erano caratteristici di quegli anni, rappresentando quasi un elemento identificativo di piazze cittadine e paesane.
..

María Blanchard, La tazza di cioccolato, 1929-30

Nei suoi dipinti si alternano contrasti tra colori brillanti e temi malinconici, cercando di trasmettere sensazioni
emotive. Ancora una volta si nota in quest'opera (conosciuta anche come «La pappa dei bambini») come
l'infanzia costituisca la presenza prediletta per i suoi dipinti, consentendole di trasmettere una grazia particolare
e delicata, nella resa dell'entusiasmo dei piccoli e del loro candore ingenuo, talvolta maliziosamente venato di
compiacimento nelle loro soddisfazioni da golosi. Lo stile mantiene una certa, espressiva, spigolosità cubista.
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Charley Toorop, Bistrot, 1931

Il suo realismo (che qualcuno ha definito "spietato") contraddistingue le opera di questa pittrice olandese. La
potenza e l'efficacia della sua resa pittorica è qui al servizio della raffigurazione di una tipologia di locale pubblico
per la mescita di bevande e la piccola ristorazione, il bistrot, che si diffonderà in particolare in Francia a partire
dall'Ottocento. Tra il realismo dei volti e dell'abbigliamento umile degli avventori spicca la resa glaciale dei
bicchieri e del rinfrescatoio sul bancone, sotto l'illuminazione innaturale e torbida di una luce elettrica livida, e la
lunga baguette in primo piano che taglia il primo tavolo in prospettiva, e che sicuramente un cliente si è portato
con sé nel locale.
VIANDOX
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