Tempi del Diritto: Età Medievale, Moderna e Contemporanea, Appunti

Documento dall'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Tempi del Diritto: Età Medievale, Moderna, Contemporanea. Il Pdf esplora l'evoluzione del diritto, dalle compilazioni giustinianee alle codificazioni illuministiche, con un focus su figure chiave e riforme legislative, utile per lo studio universitario del Diritto.

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49 pagine

TEMPI DEL DIRITTO. ETA'
MEDIEVALE,MODERNA,CONTEMPORANEA
Storia Del Diritto Medievale E Moderno
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
48 pag.
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Diritto medievale
STORIA DEL DIRITTO MEDIEVALE E MODERNO
Introduzione Cronologica
La convenzionale partizione storia:
Tardo antico: dal IV – V secolo d.C. (Diocleziano – Costantino) fino al 476 d.C.
Alto medioevo: 476 d.C. – 1000 (X secolo): il 476 è l’anno più remoto per identificare l’inizio dell’epoca medievale, accade
un avvenimento di grande importanza, la caduta dell’impero romano d’occidente, con la morte dell’imperatore Romolo
Augostolo (12 anni) ad opera del generale barbaro (di origini germaniche) Odoacre. Cade così la splendente dominazione
romana. L’anno 1000 viene invece assunto convenzionalmente per indicare la svolta che ha subito il mondo uscendo da quel
periodo di scarso sviluppo. In questo periodo non ci sono per l’appunto valenze storiche di rilievo ma per quanto riguarda il
punto di vista giuridico ci troviamo in una stagione autonoma, fatta di diversi ordinamenti da studiare.
Basso medioevo: XI secolo – 1492: in questo lasso di tempo vi sono aspetti di grande importanza, avvenimenti dall’impatto
significativo che mutano alcuni caratteri del mondo europeo che apriranno poi una nuova stagione. Fra questi ricordiamo:
Conquista dell’impero bizantino da parte dei turchi ottomani.
Nascita del regno di Spagna (sviluppatosi con vicende fra loro molto diverse, c’è una grande varietà fra la popolazione).
Riconquista del territorio: le grandi casate dei Castiglionesi, Navarra, Aragonesi, si impegneranno nella riconquista
della penisola Iberica. Questa fase termina nel 1492, anno della scoperta dell’America.
Età moderna: 1492 – 1789. I semi delle varie rivoluzioni si faranno sentire notevolmente, portando grandi modifiche per la
maggior parte degli assetti politici a venire.
Età contemporanea: 1789 – nostri giorni.
LE RADICI PROFONDE D’EUROPA
La fine del mondo antico
La fine del mondo antico e l’inizio dell’età medievale coincide con l’anno 476 d.C. Per trattare meglio quella che viene definita
la fine dell’impero romano d’occidente bisogna fare riferimento a due motivi:
Il primo è che da più di un secolo l’imperatore Costantino, il primo imperatore cristiano, aveva spostato il centro operativo
dell’Impero nella zona est, dividendo così l’intero territorio in due aree, quella orientale e quella occidentale, e ponendo per
quest’ultima una nuova capitale che sorse sul sito di quella che era stata la città di Bisanzio, con il nome di Costantinopoli,
in suo onore, città che diverrà in seguito di grande importanza.
Il secondo è che la morte dell’imperatore Romolo da parte di un “barbaro” non era stato motivo di reale rottura, tanto che lo
stesso germanico Odoacre aveva inviato le insegne imperiali a Costantinopoli in segno di formale deferenza, a cui poi
l’imperatore d’oriente, Zenone, rispose nominandolo “patritius” e assumendo lui stesso il controllo di entrambi i territori
portando un periodo di instabilità. Sarà poi con Giustiniano, protagonista di una imponente strategia finalizzata alla
ricomposizione dell’unità, che si cercherà di riportare alla luce l’Impero romano, piano che subirà dei ritardi con la guerra
gotica (535-553) che vide opporsi l’impero Bizantino con quello degli Ostrogoti.
Dopo la vittoria delle truppe del generale Belisario, Giustiniano operò una complessa e ben articolata organizzazione, basata su
una fitta schiera di funzionari ben formati: il territorio peninsulare venne diviso in aree amministrative, con capitale a Ravenna,
collegata direttamente a Costantinopoli, che divenne la città principale dove risiedeva il rappresentante diretto dell’imperatore il
quale aveva alle sue dipendenze i Duchi, ai quali spettava il dominio bizantino italiano, suddiviso in varie circoscrizioni e il
prefetto d’Italia. Per quanto scrupolosa, la sua missione portava numerose lacune: in primo luogo Roma, città sempre più in
secondo piano, a capo del quale vi era un vescovo che in periodi successivi avrebbe acquisito grandi poteri, la Sicilia, isola di
grande importanza strategica, con ampi poteri politici e militari autonomi e svincolata da ogni subordinazione con Ravenna,
Venezia, vittima di incursioni da parte dei barbari, il Capitanato d’Italia (Puglia, Lucania, Calabria) e la cosiddetta Pentapoli
(Romagna meridionale e Marche) che entrambe godevano di una certa autonomia. Insomma, L’Italia bizantina, anche dopo la
vittoria di Giustiniano sugli ostrogoti, se pur poteva vantare una robusta struttura istituzionale sostenuta dall’impero d’oriente,
restava comunque una realtà fragile e tutt’altro che uniforme, tanto più che dopo il 568, quando la travolgente penetrazione dei
longobardi nel territorio peninsulare aprì una lunga fase di instabilità e di violenta mutazione. --> Comincia il medioevo.
La compilazione Giustinianea
529 – 534 = Raccolta normativa fra le più importanti ed influenti nella storia ad opera di Giustiniano. Prima di Giustiniano, non
si avevano vere e proprie raccolte, si parlava per lo più di codici privati, come nel caso di quello Gregoriano ed Ermogeniano
(III secolo), che raccolgono in un più piccolo volumetto una serie di costituzioni ritenute più importanti rispetto alle altre. A
queste seguirà qualcosa di più corposo ad opera di Teodosio II, promulgato nel 438, diviso in 16 libri che raccoglie costituzioni
da Diocleziano a Teodosio. Giustiniano prende spunto da questi e da tutti i precedenti atti legislativi di maggiore importanza per
dare inizio alla sua più grande opera. Il fulcro dell’intera operazione si concetrò su due obiettivi principali di sistemazione, uno
riguardante le costituzioni imperiali (leges) e l’altro la preziosa elaborazione dottrinale dei giuristi romani dell’età classica
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Anteprima

Diritto medievale

Introduzione Cronologica

La convenzionale partizione storia:

  • Tardo antico: dal IV - V secolo d.C. (Diocleziano - Costantino) fino al 476 d.C.
  • Alto medioevo: 476 d.C. - 1000 (X secolo): il 476 è l'anno più remoto per identificare l'inizio dell'epoca medievale, accade un avvenimento di grande importanza, la caduta dell'impero romano d'occidente, con la morte dell'imperatore Romolo Augostolo (12 anni) ad opera del generale barbaro (di origini germaniche) Odoacre. Cade così la splendente dominazione romana. L'anno 1000 viene invece assunto convenzionalmente per indicare la svolta che ha subito il mondo uscendo da quel periodo di scarso sviluppo. In questo periodo non ci sono per l'appunto valenze storiche di rilievo ma per quanto riguarda il punto di vista giuridico ci troviamo in una stagione autonoma, fatta di diversi ordinamenti da studiare.
  • Basso medioevo: XI secolo - 1492: in questo lasso di tempo vi sono aspetti di grande importanza, avvenimenti dall'impatto significativo che mutano alcuni caratteri del mondo europeo che apriranno poi una nuova stagione. Fra questi ricordiamo:

Eventi chiave del Basso Medioevo

  • Conquista dell'impero bizantino da parte dei turchi ottomani.
  • Nascita del regno di Spagna (sviluppatosi con vicende fra loro molto diverse, c'è una grande varietà fra la popolazione).
  • Riconquista del territorio: le grandi casate dei Castiglionesi, Navarra, Aragonesi, si impegneranno nella riconquista della penisola Iberica. Questa fase termina nel 1492, anno della scoperta dell'America.
  • Età moderna: 1492 - 1789. I semi delle varie rivoluzioni si faranno sentire notevolmente, portando grandi modifiche per la maggior parte degli assetti politici a venire.
  • Età contemporanea: 1789 - nostri giorni.

LE RADICI PROFONDE D'EUROPA

La fine del mondo antico

La fine del mondo antico e l'inizio dell'età medievale coincide con l'anno 476 d.C. Per trattare meglio quella che viene definita la fine dell'impero romano d'occidente bisogna fare riferimento a due motivi:

  • Il primo è che da più di un secolo l'imperatore Costantino, il primo imperatore cristiano, aveva spostato il centro operativo dell'Impero nella zona est, dividendo così l'intero territorio in due aree, quella orientale e quella occidentale, e ponendo per quest'ultima una nuova capitale che sorse sul sito di quella che era stata la città di Bisanzio, con il nome di Costantinopoli, in suo onore, città che diverrà in seguito di grande importanza.
  • Il secondo è che la morte dell'imperatore Romolo da parte di un "barbaro" non era stato motivo di reale rottura, tanto che lo stesso germanico Odoacre aveva inviato le insegne imperiali a Costantinopoli in segno di formale deferenza, a cui poi l'imperatore d'oriente, Zenone, rispose nominandolo "patritius" e assumendo lui stesso il controllo di entrambi i territori portando un periodo di instabilità. Sarà poi con Giustiniano, protagonista di una imponente strategia finalizzata alla ricomposizione dell'unità, che si cercherà di riportare alla luce l'Impero romano, piano che subirà dei ritardi con la guerra gotica (535-553) che vide opporsi l'impero Bizantino con quello degli Ostrogoti.

Organizzazione dell'Italia bizantina

Dopo la vittoria delle truppe del generale Belisario, Giustiniano operò una complessa e ben articolata organizzazione, basata su una fitta schiera di funzionari ben formati: il territorio peninsulare venne diviso in aree amministrative, con capitale a Ravenna, collegata direttamente a Costantinopoli, che divenne la città principale dove risiedeva il rappresentante diretto dell'imperatore il quale aveva alle sue dipendenze i Duchi, ai quali spettava il dominio bizantino italiano, suddiviso in varie circoscrizioni e il prefetto d'Italia. Per quanto scrupolosa, la sua missione portava numerose lacune: in primo luogo Roma, città sempre più in secondo piano, a capo del quale vi era un vescovo che in periodi successivi avrebbe acquisito grandi poteri, la Sicilia, isola di grande importanza strategica, con ampi poteri politici e militari autonomi e svincolata da ogni subordinazione con Ravenna, Venezia, vittima di incursioni da parte dei barbari, il Capitanato d'Italia (Puglia, Lucania, Calabria) e la cosiddetta Pentapoli (Romagna meridionale e Marche) che entrambe godevano di una certa autonomia. Insomma, L'Italia bizantina, anche dopo la vittoria di Giustiniano sugli ostrogoti, se pur poteva vantare una robusta struttura istituzionale sostenuta dall'impero d'oriente, restava comunque una realtà fragile e tutt'altro che uniforme, tanto più che dopo il 568, quando la travolgente penetrazione dei longobardi nel territorio peninsulare aprì una lunga fase di instabilità e di violenta mutazione. -- > Comincia il medioevo.

La compilazione Giustinianea

529 - 534 = Raccolta normativa fra le più importanti ed influenti nella storia ad opera di Giustiniano. Prima di Giustiniano, non si avevano vere e proprie raccolte, si parlava per lo più di codici privati, come nel caso di quello Gregoriano ed Ermogeniano (III secolo), che raccolgono in un più piccolo volumetto una serie di costituzioni ritenute più importanti rispetto alle altre. A queste seguirà qualcosa di più corposo ad opera di Teodosio II, promulgato nel 438, diviso in 16 libri che raccoglie costituzioni da Diocleziano a Teodosio. Giustiniano prende spunto da questi e da tutti i precedenti atti legislativi di maggiore importanza per dare inizio alla sua più grande opera. Il fulcro dell'intera operazione si concetrò su due obiettivi principali di sistemazione, uno riguardante le costituzioni imperiali (leges) e l'altro la preziosa elaborazione dottrinale dei giuristi romani dell'età classica (iura). Nel 529 abbiamo così la prima versione del "codex" ("primus codex Justinianus") composta da 12 libri, a cui ne seguirà un'altra, quella definitiva, nel 534 ("codex Repetitae Praelectionis"), che, con varie integrazioni e adattamenti, raccoglie più di 1500 costituzioni a partire da Adriano fino agli anni stessi di Giustiniano, ricoprendo più ambiti del diritto (privato, ecclesiastico, penale, pubblico, amministrativo). Nel 533 è la volta dei 50 libri del Digesto, forse l'opera più importante di Giustiniano, in cui si selezionano quasi 10000 frammenti di giuristi romani, fra i quali spiccano i nomi di Papiniano, Gaio, Ulpiano, Modestino e Paolo, tutti fioriti tra il II e III secolo, ed è proprio grazie a quest'opera che si è potuta tramandare la sapienza giuridica romana, pur se con evidenti tagli e manipolazioni. Sempre nel 533, in base alle finalità del progetto, ricordiamo anche le "Institutiones", una sintesi di 4 libri, in cui vennero raccolti i concetti fondamentali ai fini della formazione del giovane giurista, secondo la tripartizione (res, personae, actiones) proposta da Gaio in un'analoga opera. Giustiniano non interruppe qui la sua intensa attività legislativa, che continuò fino alla sua morte, avvenuta nel 565. In questo lasso di tempo si accumularono una serie ulteriore di "costitutiones", pubblicate in epoca successiva sotto la denominazione più nota di "corpus iuris civilis", le quali andranno a completare l'imponente produzione normativa. Rimane da tenere presente che comunque, al di là del grande lavoro operato da Giustiniano, i vari imperatori fino a Giustiniano stesso, che hanno fatto del cristianesimo la religione ufficiale dello stato, hanno prodotto una legislazione destinata ad incidere e anzi ad alterare profondamente alcuni valori della cultura romana classica, portandoli sempre di più a perdere di valore ("pater familias"). Per rendere nota l'importanza del "corpus", Giustiniano si impegnò ad estendere il suo ambito di vigenza anche alla parte occidentale dell'impero (che dopo la vittoria contro gli Ostrogoti si limitava alla sola penisola italiana). Il provvedimento con cui si dispose questa estensione fu la celebre "pragmatica sanctio" (554) che l'imperatore Bizantino dichiara di aver promulgato "pro petitione Vigilii" (su richiesta di Vigilio), il vescovo di Roma del tempo. In questo modo si cercò di ridare unificazione e una direzione solida al frammentato impero d'occidente, lavoro che non si portò a termine a causa di un nuovo irreversibile fatto: i Longobardi stavano progressivamente prendendo possesso dell'Italia.

I diritti germanici

I Longobardi erano solo uno dei tanti popoli germanici che nel IV secolo si stanziavano stabilmente in territorio italiano e in alcuni casi europeo che conservano ancora oggi la stessa denominazione (Sassonia dai Sassoni, Baviera dai Bavari, ecc.). Pur nelle loro identità distintive, questi popoli manifestavano tutti alcuni tratti comuni, fra cui il nomadismo, la propensione militare e alla conquista, l'assenza di una cultura scritta. I barbari, al contrario dei romani, si reggevano su un patrimonio di consuetudini orali, che identificavano principalmente l'etnia della popolazione, quest'ultima considerata come la più importante, per loro era l'appartenenza al gruppo ad identificare i loro usi, costumi e usanze (principio di personalità del diritto) e consideravano perciò innaturale identificare l'ambito di vigenza delle regole sulla base del territorio, come invece era di norma per i romani (principio di territorialità del diritto).

Contenuti delle consuetudini germaniche

Per quanto riguarda i CONTENUTI DELLE CONSUETUDINI dei singoli popoli, le singole specificità non impediscono di individuare dei valori di fondo condivisi, molto spesso in contrasto con i modelli del mondo romano:

  • Rilevanza giuridica del gruppo piuttosto che del singolo: il gruppo è definito non soltanto come "nucleo familiare", ma in relazione ad una serie di affinità, tutele e amicizie. Il singolo emerge solo con un'unica identità giuridica definita, è l'uomo libero atto al combattimento; quindi non esiste una dimensione pubblicistica dello stato (bambino, donna, anziano) ma una gestione collettiva, attraverso l'assemblea di uomini in armi.
  • Manca la titolarità esclusiva di un bene (casa, terra, cibo) -- > uso e godimento di gruppo.
  • In mancanza di un organo giuridico pubblico, anche la sfera penale si mostrava assai diversa. Nella maggior parte dei casi l'offeso operava lo strumento della vendetta che in alcuni casi poteva coinvolgere più persone, dai famigliari agli amici e compagni (faida); quando non si era a conoscenza del reale offensore, di solito si faceva appello al giudizio divino (ordalia) che, attraverso una serie di prove molto dolorose o in alcuni casi un duello, si pensava potesse portare alla conoscenza della verità. -- > Solo in seguito si suggerirono l'adozione di strumenti più tipici per la soluzione delle controversie, come ad esempio il pagamento in beni materiali o in denaro. In seguito si arriva ad un ulteriore sviluppo dal punto di vista giuridico di questi popoli BARBARI che giungono a dotarsi di un vero e proprio TESTO GIURIDICO scritto nel quale raccogliere le proprie consuetudini -- > Passaggio decisivo perché: a) Supera la fluidità orale, si giunge così a maggiore certezza e organicità. b) Accelera l'integrazione con le altre culture presenti nel territorio insediato o conquistato (soprattutto quella latina). c) Consolida un processo di gerarchizzazione del potere e di esaltazione della regalità, pur non perdendo il completamente il carattere della mera guida militare.

Esempi di legislazione scritta germanica

TRE SONO I PIU' IMPORTANTI ESEMPI DI LEGISLAZIONE SCRITTA ADOTTATI DA SOVRANI GERMANICI TRA IL VI E VII SECOLO.

  • Lex Romana Wisogothorum: 506, re Alarico II (Francia sud-occidentale e penisola Iberica), questa riprende parte delle norme del padre Eurico, il nuovo testo aveva l'obiettivo di dotare la nuova entità territoriale di norme più vicine alla sensibilità latina con cui si era entrati in contatto, con contenuti più robusti di quelli previsti dalla Lex romana, composta per la maggior parte di leges tratte dal codice Teodosiano e di iura tratte da opere giuriste romano di Paolo e Gaio. -- > Non si riuscì del tutto a superare le usanze dei Visigoti.

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