Processi di creazione della conoscenza organizzativa, cultura d'impresa e apprendimento

Documento da Università su Processi di creazione della conoscenza organizzativa. Il Pdf esplora la cultura d'impresa, l'apprendimento organizzativo adattivo e generativo, e il loro legame con il cambiamento, utile per lo studio di Economia a livello universitario.

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50 pagine

MODULO 1 Processi di creazione della conoscenza organizzativa
LEZIONE 1.1 La cultura d’impresa
La Cultura di Impresa - Definizione:
“insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto o sviluppato
imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno
funzionato abbastanza bene da poter essere considerati validi, e perciò tali da essere insegnati ai nuovi
membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi “(Schein,
1995)
- La cultura d’impresa risiede contemporaneamente nella mente dei singoli e nella memoria
organizzativa (routine)
- Perché ci sia una cultura è necessario che esista un gruppo (un insieme di persone):
o che sono state insieme abbastanza a lungo da aver condiviso problemi significativi;
o che hanno avuto l’opportunità di risolvere quei problemi e di osservare gli effetti delle
loro soluzioni;
o che hanno acquisito nuovi membri (il momento nel quale si manifesta con maggiore
evidenza l’esistenza di una cultura è quando essa viene trasmessa ai nuovi entranti in
impresa)
- La cultura si caratterizza per almeno due possibili livelli di analisi:
o gli elementi visibili della cultura  i comportamenti che caratterizzano gli attori
organizzativi;
o gli assunti impliciti (i valori) all’origine dei comportamenti e delle altre forme visibili di
espressione culturale. Solo comprendendo come si struttura il paradigma culturale che
caratterizza l’impresa è possibile dare significato ai comportamenti e alle strutture e
riuscire a comprendere in quale modo gestire il cambiamento culturale.
- la cultura si fonda su soluzioni a problemi che si presentano durante la vita dell’impresa
o il gruppo sperimenta la soluzione ai problemi che incontra, fin quando non trova una
soluzione che “funziona; a quel punto la soluzione individuata viene ripetuta
successivamente tutte le volte che si ripresenta la situazione rispetto alla quale essa ha
costituito una risposta adeguata. Il gruppo dovrebbe abbandonarla quando essa cessa di
funzionare, spesso capita che, essendo parte di un patrimonio comune del quale è
difficile disfarsi, il gruppo tende a ripeterla indefinitamente determinando da sé il
proprio insuccesso.
NB. Per evitare che l’ingresso dei nuovi membri non destabilizzi il patrimonio culturale edificato nel
corso degli anni è necessario contemperare da una parte l’esigenza della conservazione di una identità
culturale, dall’altra parte favorire l’introduzione di elementi che ne permettano un’evoluzione.
Il modello dei tipi culturali si propone di individuare il tipo culturale (Mercato, Clan, Adhocrazia,
Gerarchia) cui la singola impresa appartiene. È il risultato dell’intersezione di due dimensioni di analisi:
Processi organizzativi → enfatizza la rilevanza che all’interno dell’organizzazione viene posta su fattori
quali flessibilità, spontaneità e individualismo, piuttosto che su
stabilità e ordine, distinguendo quindi tra una situazione in cui i processi organizzativi assumono un
carattere organicistico o meccanicistico;
Baricentro politico → enfatizza la rilevanza del baricentro dell’attenzione politica, che può essere
focalizzarsi verso l’ambiente interno all’organizzazione (tendendo sostanzialmente a garantire
l’integrazione tra le diverse componenti aziendali) o verso l’ambiente esterno (concentrandosi dunque
sul posizionamento competitivo e la performance).
N.B. Non esiste nella realtà tipi culturali puri
un’impresa sarà classificabile in un quadrante piuttosto che in un altro per i suoi tratti dominanti (Es.
Un’impresa che opera in business diversi presenterà caratteri appartenenti a tipi elementari diversi, ma
sarà tuttavia classificabile, in linea di massima, in uno di essi, sulla base di quegli attributi che risultano
preminenti).

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Processi di creazione della conoscenza organizzativa

La cultura d'impresa

La Cultura di Impresa - Definizione:

"insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto o sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno funzionato abbastanza bene da poter essere considerati validi, e perciò tali da essere insegnati ai nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi "(Schein, 1995)

  • La cultura d'impresa risiede contemporaneamente nella mente dei singoli e nella memoria organizzativa (routine)
  • Perché ci sia una cultura è necessario che esista un gruppo (un insieme di persone):
    • che sono state insieme abbastanza a lungo da aver condiviso problemi significativi;
    • che hanno avuto l'opportunità di risolvere quei problemi e di osservare gli effetti delle loro soluzioni;
    • che hanno acquisito nuovi membri (il momento nel quale si manifesta con maggiore evidenza l'esistenza di una cultura è quando essa viene trasmessa ai nuovi entranti in impresa)
  • La cultura si caratterizza per almeno due possibili livelli di analisi:
    • gli elementi visibili della cultura [ i comportamenti che caratterizzano gli attori organizzativi;
    • gli assunti impliciti (i valori) all'origine dei comportamenti e delle altre forme visibili di espressione culturale. Solo comprendendo come si struttura il paradigma culturale che caratterizza l'impresa è possibile dare significato ai comportamenti e alle strutture e riuscire a comprendere in quale modo gestire il cambiamento culturale.
  • la cultura si fonda su soluzioni a problemi che si presentano durante la vita dell'impresa
    • il gruppo sperimenta la soluzione ai problemi che incontra, fin quando non trova una soluzione che "funziona"; a quel punto la soluzione individuata viene ripetuta successivamente tutte le volte che si ripresenta la situazione rispetto alla quale essa ha costituito una risposta adeguata. Il gruppo dovrebbe abbandonarla quando essa cessa di funzionare, spesso capita che, essendo parte di un patrimonio comune del quale è difficile disfarsi, il gruppo tende a ripeterla indefinitamente determinando da sé il proprio insuccesso.

NB. Per evitare che l'ingresso dei nuovi membri non destabilizzi il patrimonio culturale edificato nel corso degli anni è necessario contemperare da una parte l'esigenza della conservazione di una identità culturale, dall'altra parte favorire l'introduzione di elementi che ne permettano un'evoluzione.Il ruolo della cultura Assegna significato alla realtà rendendo possibile l'azione CULTURA D'IMPRESA Assegna significato alle azioni dei singoli rendendo possibile il loro sforzo cooperante AMRIFNTF INTERNO

Il modello dei tipi culturali si propone di individuare il tipo culturale (Mercato, Clan, Adhocrazia, Gerarchia) cui la singola impresa appartiene. È il risultato dell'intersezione di due dimensioni di analisi:

Processi organizzativi > enfatizza la rilevanza che all'interno dell'organizzazione viene posta su fattori quali flessibilità, spontaneità e individualismo, piuttosto che su stabilità e ordine, distinguendo quindi tra una situazione in cui i processi organizzativi assumono un carattere organicistico o meccanicistico;

Baricentro politico -> enfatizza la rilevanza del baricentro dell'attenzione politica, che può essere focalizzarsi verso l'ambiente interno all'organizzazione (tendendo sostanzialmente a garantire l'integrazione tra le diverse componenti aziendali) o verso l'ambiente esterno (concentrandosi dunque sul posizionamento competitivo e la performance).

N.B. Non esiste nella realtà tipi culturali puri > un'impresa sarà classificabile in un quadrante piuttosto che in un altro per i suoi tratti dominanti (Es. Un'impresa che opera in business diversi presenterà caratteri appartenenti a tipi elementari diversi, ma sarà tuttavia classificabile, in linea di massima, in uno di essi, sulla base di quegli attributi che risultano preminenti).

BARICENTRO POLITICO posizionamento estamno MERCATO ADHOCRAZIA interne CULTURADI GERARCHIA CLAN meccanicisticii organicisticli PROCESSI ORGANIZZATIVIMercato (posizionamento esterno + processi meccanicistici): le transazioni sono governate dal meccanismo di mercato e la misura dell'efficacia politica è data dalla produttività raggiunta attraverso di esso. Il mercato è il termine di riferimento costante della strategia dell'impresa, che proprio nella competitività in termini relativi (ovvero nei confronti dei concorrenti) trova la sua finalizzazione. In questa direzione vengono convogliati gli orientamenti sia individuali (leadership) che organizzativi verso i risultati di produzione e di mercato.

Clan (mantenimento interno + processi organicistici): la coesione, la partecipazione e il lavoro di gruppo e la soddisfazione personale sono considerati più importanti degli obiettivi finanziari o di mercato. Il focus della strategia è rappresentato dallo sviluppo del capitale umano: il clan persegue la propria sopravvivenza nel contesto di riferimento attraverso uno sviluppo (strategia) principalmente di tipo interno, puntando su una forte integrazione delle parti che lo compongono ed una altrettanto significativa capacità di queste di rispondere (in maniera organica, non meccanica) agli stimoli provenienti dall'ambiente.

Adhocrazia (posizionamento esterno + processi organicistici): si enfatizzano i valori della intraprendenza, della creatività, della adattabilità, della flessibilità e della tolleranza delle opinioni divergenti; l'efficacia operativa è misurata in termini di scoperta di nuovi mercati e nuove direzioni per la crescita. L'organizzazione che in essa si configura è autenticamente innovativa, in quanto orientata alla sperimentazione e allo sviluppo di ipotesi nuove sia in relazione alle proprie strategie competitive che in relazione ai binomi prodotto-processo cui essa dà vita. L'innovazione risulta così una sorta di meta- strategia dell'impresa adhocrazia, che informa le determinazioni del suo agire strategico.

Cultura di Gerarchia (mantenimento interno + processi meccanicistici): si enfatizza l'importanza dell'ordine e delle regole; le transazioni sono sottoposte a un controllo molto stretto da parte dell'organizzazione; l'efficacia del business è data dal raggiungimento di obiettivi pianificati e coerenti tra loro. Si tratta cioè di un'impresa orientata alla ripetizione, alla consuetudine operativa, particolarmente inadatta a sopravvivere al di fuori di mercati stabili o nicchie.

Il processo di interpretazione nel governo di impresa

L'INTERPRETAZIONE

La cultura è alimentata da due grandi processi:

  • processo estrattivo -> interpretazione
  • processo accumulativo -> apprendimento
  • L'interpretazione è la vera interfaccia di input tra la mente dell'agente e il suo mondo: l'interpretazione è una relazione tra l'interprete e il senso racchiuso nel dato e nel mondo. L'interpretazione risale da un segno al suo significato, trasformando così il dato fenomenico in informazione.

Lo sforzo dell'interprete è quello di non introdurre arbitrariamente un senso entro il mondo, ma di estrarne, di svelarne, ricavare il senso alla luce di un contesto globale in cui il dato si iscrive. La comprensione del proprio contesto non è mai operazione banale Un atto è sempre accompagnato da un contesto. Il contesto è una parte di mondo derivante dalla relazionalità tra il reale e l'interpretante. Mentre una parte della realtà continuerebbe ad esistere se l'agente non esistesse, il contesto no.IL CONTESTO DI INTERPRETAZIONE

Il contesto non è generato solo dall'interpretazione dell'agente, ma è in ogni caso a lui riferito. Insomma, l'insieme di relazioni, anche non interpretate, che definisce la situazione del contesto e costituisce il crogiolo in cui scaturisce il senso, più che la natura, dell'esserci dell'agente. Se il contesto è così determinante per il senso dell'agire, compierne un'esplicitazione vuol dire fornire il quadro indispensabile all'interpretazione delle azioni.

Il contesto però non esiste di per sé: diviene tale perché è in relazione con chi agisce e come tale è rilevante, anche solo potenzialmente, per chi lo interpreta in quanto compresente al suo agire.

Il contesto deve essere esso stesso interpretato, o meglio devono essere interpretate le relazioni che ne determinano la costruzione. Per cogliere tali relazioni l'agente imprenditoriale deve fare attenzione ai segnali che percepisce, i quali acquistano significato in quanto inseriti nel contesto. I segnali percepiti sia dall'ambiente esterno che da quello interno generano il contesto, e tale percezione è possibile in virtù del contesto generato.

Meo (1996) definisce il contesto in tre successivi passi legati indissolubilmente gli uni agli altri:

  1. Uno: il contesto è il complesso di tutti i fattori che convergono a costituire una condizione necessaria dell'emissione di un messaggio (verbale o non-verbale) e della sua comprensione-interpretazione e che, in quanto tali, sono strutturalmente connessi con tale emissione;
  2. Due: il contesto è condizione necessaria del conferimento del significato e del rinvio del referente;
  3. Tre: il contesto è condizione necessaria del costituirsi del testo ed è ciò che si esibisce nel testo e tramite il testo.

N.B. Il contesto è necessario all'interpretazione ed alla comprensione, che è il fine cui l'interpretazione tende. Ciò che si vuole interpretare non è altro che la manifestazione del contesto stesso o, comunque, un atto attraverso il quale si può tornare a questo. Tutto ciò che si cerca di interpretare o conoscere altro non è che l'espressione di certi legami fra certi fattori, si cerca di investigare qualcosa che deriva da altro già conosciuto.

Dimensioni del contesto di interpretazione

Il contesto può essere studiato attraverso due dimensioni che ne caratterizzano l'esistenza:

  • il contesto come in cui
  • il contesto come con cui.
  • il contesto come in cui
    • Qualsiasi cosa possa essere pensata viene naturalmente posta in un luogo e ad un tempo. L'agente non potrà mai prescindere in tutto e per tutto dal proprio contesto e dalla conseguente esperienza, saldamente collocata in una dimensione spazio temporale. Anche quando si pensa a ciò che è fuori da ogni luogo ed ogni tempo, ci riferiamo al luogo e al tempo per negarne la necessità. Ogni pensiero è correlato ad un contesto che è l'"in-cui", dimensione da cui si può sfuggire, ma dalla quale non si può prescindere. Tale precisazione sarà ancora più importante quando alla nozione di contesto ci riferiamo non come al necessario contorno di un nostro atto, ma come ciò che è legato a fatti o atti che si vuol osservare, conoscere e interpretare.
  • il contesto come con cui

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