Documento dall'Università degli Studi di Milano su Filologia Germanica. Il Pdf esplora la medicina nel Medioevo germanico, l'etimologia di verbi come 'geban' e 'sehan', e ricette medievali per la paralisi, utile per lo studio delle Lingue a livello universitario.
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Filologia germanica Prof.ssa Elena Di Venosa
a.a. 2024-2025
THEORICA PRACTICA RES NATURALES (fisiologia) CHIRURGIA (chirurgia) RES PRAETER NATURAM (patologia) MATERIA MEDICA (farmacia RES NON NATURALES (igiene (dietetica) Di Clemente 2009, p. 67
Per l'antichità e il medioevo si può parlare di medicina e di cure mediche in vari modi: gli scienziati (che in origine erano filosofi o comunque uomini dotti in generale) potevano fare studi teorici sul corpo umano, sulle malattie e su come curarle o prevenirle, e poi c'erano vari esperti di cure, da effettuare o mediante la chirurgia, oppure con dei farmaci, spesso con sostanze di origine vegetale (fitoterapia), più raramente con sostanze di origine animale o minerale. Alcuni medici si dedicavano invece alla prevenzione delle malattie dettando regole di igiene e dietetica.
Tra coloro che curavano i malati c'erano i medici, soprattutto teorici (facevano osservazioni e studi sui corpi e discutevano sull'origine delle malattie, ecc.), ma si occupavano anche concretamente della cura dei soldati. Poi c'erano i guaritori e sacerdoti, che erano esperti di divinità e vendevano amuleti e formule magiche per contrastare la malattia causata da entità o divinità maligne; poi c'erano i farmacisti o "droghieri", cioè coloro che erano esperti di droghe, ovvero farmaci (gr. pharmakopolai "farmacopea") fatti di erbe e altre sostanze. Un gruppo a parte erano le donne che si occupavano delle gravidanze: si tratta di levatrici e ostetriche. Di solito questa era un'attività prettamente femminile. Anche i "padri di famiglia" potevano dedicarsi alle cure in casa, soprattutto erano loro che curavano i loro schiavi.
Secondo Edward Grant (La scienza nel medioevo, 1983, p. 9), nell'alto medievo non si praticava una scienza rigorosa e affidabile:
[ ... ] è un fatto indiscutibile che la scienza raggiunse il più basso livello nell'Europa occidentale approssimativamente tra il 500 d.C. e il 1000 d.C.
Infatti in questi secoli si perdono molte conoscenze teoriche trasmesse dagli scienziati greci e romani, e i loro metodi "scientifici" si fondono con credenze religiose e superstizioni (per es., una ricetta può spiegare che si deve applicare un unguento, ma aggiungendo un segno della croce, o una preghiera o un'invocazione a un dio pagano o al Dio cristiano).
A noi interessa soprattutto la medicina, ma nel medioevo si praticavano anche altre scienze, anche se non ancora di concezione moderna.
Un vero e proprio progresso scientifico inizia dopo il 1000, grazie alla diffusione di trattati arabi ed ebraici, oppure trattati greci tradotti in arabo, ebraico e latino. Nel XII sec. inizia poi la fase dell'aristotelismo, con lo studio dei trattati di Aristotele (384-322 a.C.), riscoperto proprio dagli arabi (nell'occidente si erano perse le conoscenze dirette dei trattati greci). Poi con la nascita delle università lo studio delle scienze diventerà molto più rigoroso e con metodi più simili a quelli moderni, ma ci sono trattati del XV-XVI secolo che portano avanti ancora le credenze medievali.
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Teniamo presente la cronologia delle diverse aree germaniche: le testimonianze che leggeremo di area nordica sono tutte successive al 1000, quindi in teoria dovremmo già trovare tracce delle scienze arabe e dell'aristotelismo; invece nonostante l'epoca tarda, in area nordica sopravvive una tradizione medico-magica che riflette ancora le concezioni germaniche di epoca pagana.
Sul continente (area franca e sassone) e in Inghilterra (area anglosassone) le testimonianze risalgono invece tutte a prima del 1000, siamo in pieno alto medioevo, cioè proprio l'epoca che Grant ha definito la peggiore per quanto riguarda l'esercizio delle scienze.
Il medioevo eredita le conoscenze scientifiche raccolte dai filosofi greci e poi diffuse nell'Impero romano e bizantino. Già nel corso delle guerre macedoniche tra Roma e il regno di Macedonia (II sec. a.C.), molti greci vengono fatti schiavi dai romani, e questi schiavi erano spesso persone colte, che hanno contribuito a portare le scienze greche in area latina.
Nell'epoca dei regni romano-barbarici (regno ostrogoto d'Italia, regno longobardo, franco) tra IV e VI secolo, le scienze note sul territorio italiano occupato dai Germani sono sempre quelle di epoca greco-romana. Quindi, nonostante gli stravolgimenti dovuti alla caduta dell'impero romano, le scienze in qualche modo sopravvivono e sono portate avanti dai dotti di lingua germanica.
L'epoca doro della scienza antica è l'epoca ellenistica, che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla conquista romana di Alessandria d'Egitto in seguito alla battaglia di Azio nel 31 a.C. (vinta da Ottaviano contro Marco Antonio, che era alleato con il regno tolemaico d'Egitto, di cui era regina Cleopatra). È in questo periodo che si comprende il concetto stesso di "scienza" e si mettono a fuoco le varie discipline scientifiche. Molte scoperte scientifiche ereditate dai romani sono di filosofi- scienziati greci, come i principi di Archimede, la geometria di Euclide, le teorie eliocentriche di Aristarco, la cosmologia di Empedocle e lo studio degli equinozi di Ipparco.
Il metodo degli scienziati greci era empirico, basato cioè sull'osservazione dei fenomeni fisici. Alcuni scienziati prediligevano la teoria, altri la sperimentazione, infatti alcuni filosofi erano anche dei "tecnici", avevano "competenze" pratiche (gr. technē, lat. ars).
Nel campo medico, per es., il dibattito era se fosse più utile, per curare i malati, la teoria o la pratica, la ragione o la percezione. Secondo i teorici, la percezione è soggettiva, illusoria, quindi gli studi empirici portano solo a risultati probabili e incerti; il ragionamento, invece, dato che è dimostrabile, è l'unico oggettivo e quindi affidabile. Secondo gli scienziati pratici, invece, la semplice argomentazione non è affatto dimostrabile, quindi anch'essa non dà certezze.
La scienza non era da intendersi come oggi: il lat. scientia e il gr. episteme indicano la conoscenza in generale. Ecco che gli scienziati del passato erano in generale dei pensatori, dei filosofi (Galeno diceva che "il miglior medico è anche filosofo"). Chi si occupava di scienza poteva essere allo stesso tempo un geografo, un matematico, un astronomo, uno zoologo, ecc. Per es. Tolomeo (+ 168 d.C.) era un matematico, ma studiava anche l'astronomia e l'astrologia, l'armonia e l'ottica.
Anche con il termine "fisica" (gr. physike, lat. physica) non si intende la semplice fisica di oggi, ma tutte le scienze naturali. Per es. nella Fisica di Aristotele non si parla solo di aspetti fisici dell'universo, ma anche della loro concezione astratta (concetto di infinito, di tempo, ecc.), cosa che avvicina i suoi studi più alla filosofia.
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Alcune discipline che oggi sono distinte una volta non lo erano, come l'astronomia e l'astrologia (si trattava comunque di studio delle stelle, calcolo matematico dei movimenti dei corpi celesti, calcolo della posizione di un pianeta in un determinato momento, per es. alla nascita di una persona, per fargli l'oroscopo, o per valutare quando iniziare una battaglia, ecc.). Anche sulla musica convergevano studi di diverso tipo: fisici (musica come fenomeno acustico), matematici (ritmo, tempo), astronomici (musica = "armonia delle sfere" o "musica universale" = i corpi celesti si muovono su sfere rotanti che producono musica che segue formule matematiche).
Le scienze antiche si avvicinavano alla filosofia non solo per capire i fenomeni fisici, ma anche per comprendere i principi "ordinatori", perché pensavano che l'universo fosse stato creato da un'intelligenza trascendente benevola, che poteva essere un dio o una forza naturale. Si tratta della concezione teleologica (gr. télos, 'scopo'), secondo cui l'universo ha un "ordine", una "organizzazione" voluta da questa entità superiore. Secondo Platone, inoltre, ogni aspetto del creato non è casuale, ma ha uno scopo preciso, che i filosofi devono capire. Quindi lo scienziato voleva decodificare questi principi ordinatori, li voleva sistematizzare e voleva capirne la natura.
La medicina era strettamente legata alla religione: si pensava che le malattie fossero causate dagli dèi, ma allo stesso tempo ci si rivolgeva proprio agli dei per curarsi.
Nell'antichità greco-romana si venerava un dio, Asclepio (Esculapio), figlio di Apollo (dio della medicina), cresciuto dal centauro Chirone (che gli insegna la medicina). La madre era una principessa, quindi Asclepio era un semidio.
La sua caratteristica era che dal fianco sinistro gli usciva sangue mortifero e che portava sventure, mentre dal lato destro il sangue era salutifero e faceva resuscitare i morti. Si nota anche qui la duplice natura del dio: può far ammalare e può guarire.
Zeus e Ade non apprezzavano questa natura di Asclepio, così Zeus lo fulmina. Infatti guarire e far resuscitare i morti voleva dire che nell'Ade arrivavano meno morti, e che si annullava la distinzione tra dèi (immortali) e uomini (mortali).
Asclepio aveva 5 figlie, tutte dee della guarigione e della salute:
Il suo simbolo è il bastone con attorcigliato un serpente (la "verga di Esculapio"). II serpente simboleggia la guarigione e la rinascita per la sua caratteristica di "rinascere" quando fa la muta della pelle.
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Al dio venivano dedicati templi e santuari dove si praticavano le cure. Se ne hanno tracce fino al II sec. d.C. Qui le cure erano in mano a sacerdoti, che quindi svolgevano anche il ruolo di medici.
Come abbiamo visto, gli dèi possono dare guarigione o portare malattie, hanno potere di vita e di morte sugli uomini; le cure presso il "tempio di Esculapio" dunque consistevano soprattutto in preghiere per placare l'ira degli dei, facendo delle offerte, o nella speranza di ottenere un segno da parte di un dio per guarire. Presso il tempio c'erano anche dei guaritori che vendevano amuleti ed erano esperti di divinità, per cui conoscevano anche dei rituali e delle formule magiche, che 3