La critica cinematografica: storia, sfide e metodologie interpretative

Documento sulla critica cinematografica. Il Pdf esplora l'evoluzione, le crisi e le rinascite di questa disciplina, concentrandosi sulla riflessività e l'applicazione di schemi cognitivi nell'analisi filmica, utile per studenti universitari.

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68 pagine

LA CRITICA CINEMATOGRAFICA. UN’INTRODUZIONE
CLAUDIO BISONI
Tra crisi e rinascita
È stata a lungo opinione diusa→ che la critica cinematograca non stesse attraversando un periodo di buona
salute.
- In parte è così anche nel nostro presente digitale.
- Gli spazi che quotidiani e settimanali dedicano alle recensioni dei lm è in via di assottigliamento ormai
da una trentina d’anni
Le riviste di cinema specializzate→festeggiano quando riescono a stampare copie in numeri a quattro cifre. E
sono pochissime.
I critici cinematograci→ capaci di sopravvivere facendo i critici cinematograci
- compongono una casta ristrettissima di individui
Nell’epoca di internet→ l’aspetto di volontariato culturale da sempre proprio della critica si è accentuato.
- Tuttavia→è anche alla base della grande espansione e de-istituzionalizzazione dei di scorsi critici che
chiunque frequenti siti di cinema e blog ha da vanti agli occhi tutti giorni.
Dunque→proprio oggi che la critica assomiglia sempre più a un hobby
- siamo circondati dal proliferare di discorsi che riguardano il cinema: il ritorno della cinelia
- il moltiplicarsi delle recensioni su riviste e siti di argomento cinematograco
- il gioco delle opinioni e dei commenti sui lm, i dibattiti sui social network
una vitalità inattesa→il cui carattere di novità non va trascurato
La critica allo specchio
Eppure→ sotto il cambiamento delle forme di scrittura e del linguaggio
- le tecniche di analisi e i trucchi del mestiere rimangono pressappoco sempre gli stessi.
La critica cinematograca→ è stata e in parte è ancora anche un’istituzione organizzata intorno a sindacati o
associazioni di categoria
- un insieme di pratiche discorsive che quasi tutti coloro che scrivono di cinema ripercorrono e rinnovano.
- Inoltre la critica continua a fare unaltra cosa che ha sempre fatto: riettere su se stessa.
- la critica cinematograca, n dalle origini, si è incessantemente interrogata sul proprio statuto,
sulla propria legittimità, sulle proprie funzioni.
Possiamo dire che→ l’attitudine all’auto-osservazione è il tratto che meno si è modicato a contatto con i
cambiamenti storici, sociali, culturali del secolo.
Il compito dell’interpretazione→ ha coinciso almeno in parte con una pratica di monitoraggio continuo
- di allarmata lamentazione verso periodi prece denti
Semplicando un po’ le questioni in gioco→ possiamo dire che l’auto-osservazione ha prodotto e continua a
produrre riessioni intorno a quattro questioni generali.
- In primo luogo ci si interroga sui criteri di appropriatezza. È in questione il set di strumenti, più o meno
adeguati, per svolgere il compito professionale.
In che modo la critica rende ragione della complessità dei fenomeni che è chiamata a descrive re e
giudicare? Col mutare degli oggetti devono mutare anche gli strumenti per comprenderli? È un problema di
pertinenza, valenza euristica, grado di aggiornamento delle competenze in campo nell’attività intellettuale.
Facciamo due esempi.
- Il primo →è I sette peccati capitali della critica, un articolo di François Truaut degli anni Cinquanta
in cui sostanzialmente→ si dice che il cinema è una cosa troppo complicata per cervelli che hanno
dato il meglio di sé nel 1925. Il futuro regista pone in modo brutale il problema della competenza dei
recensori, dei saperi necessa ri a un corretto esercizio della professione.
La sua tesi suona co: alla critica francese mancano troppe cose perché il prodotto del lavoro
intellettuale non risulti scadente: conoscenze storiche (i critici ignorano la storia del cinema),
conoscenze tecniche (i critici non sono in grado di descrivere in modo competente una tecnica di
ripresa), immaginazione (se i critici ne fossero dotati farebbero lm invece di parlare di quelli degli altri),
consape volezza operativa (i critici fanno il processo alle intenzioni dei registi, ma poiché non sono in
grado di ricostruirle, è come se giudicassero oggetti immaginari, inesistenti) [ora in Truaut 1988].
Secondo esempio→ un articolo di Marcello Walter Bruno in titolato Critica atto impuro [Bruno 1990].
Siamo negli anni No vanta. La questione non è più la presenza/assenza di competenze, ma la
presenza/assenza di competenze adeguate.
Secondo Bruno, la critica è sempre stata gestita da persone che hanno forzato il testo allinterno di
griglie interpretative prestabilite. Di fronte alla natura violenta dell’analisi bisogna reagire su due fronti:
cercando di mantenere attraverso il gesto analitico la “godibilità del lm e superando certi pregiudizi.
Il fatto su cui la critica non sembra essersi soermata abbastanza→è la natura complessa del
cinema così detto postmoderno.
- Questo cinema viene dopo la morte del cinema, nell’epoca della televisione.
- È quindi un cinema che ha imparato a riettere su se stesso, a sviluppare un lato concettuale
reintroducendo anche il piacere del lo spettacolo
Insomma, Bruno→ si pone la questione dell’aggiornamento della categorie critiche a partire da un
problema di adeguatezza all’oggetto: l’oggetto è cambia to e la critica deve tenerne conto [Bruno 1989].
In secondo luogo→ ci si interroga sul grado e il potere di iscrizione sociale della critica cinematograca.
- Su questo piano→ è in gioco la performatività culturale della critica come istituzione nei confronti
dell’opinione pubblica, vale a dire il ruolo della critica in termini di orientamento-condizionamento del
consumo, del gusto, degli altri processi di ricezione.
Quale è l’ampiezza dell’inuenza del critico? Quale la capacità nel promuovere o marginalizzare un lm?
Più in generale, quanto la critica conta nell’aermazione di scuole, nei meccanismi di canonizza zione, nel
consolidamento di determinate poetiche?
Da questo punto di vista→ il tono di lamentazione si mantiene costante come una sorta di basso continuo
attraverso i decenni.
- Quasi sempre si dà per scontato→ che il potere di inuenza e l’autorità della critica abbiano seguito
una parabola di decadenza.
Queste considerazioni in realtà nascondono unidealizzazione del passato.
- L’idea di un mondo→ in cui la critica giace inascoltata presuppone l’esistenza, in unaltra epoca
neppure tanto lontano dalla nostra, di un mondo in cui le cose non erano così.

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Anteprima

Tra crisi e rinascita della critica cinematografica

È stata a lungo opinione diffusa> che la critica cinematografica non stesse attraversando un periodo di buona salute.

  • In parte è così anche nel nostro presente digitale.
  • Gli spazi che quotidiani e settimanali dedicano alle recensioni dei film è in via di assottigliamento ormai da una trentina d'anni

Le riviste di cinema specializzate>festeggiano quando riescono a stampare copie in numeri a quattro cifre. E sono pochissime. I critici cinematografici> capaci di sopravvivere facendo i critici cinematografici

  • compongono una casta ristrettissima di individui

Nell'epoca di internet> l'aspetto di volontariato culturale da sempre proprio della critica si è accentuato.

  • Tuttavia>è anche alla base della grande espansione e de-istituzionalizzazione dei di scorsi critici che chiunque frequenti siti di cinema e blog ha da vanti agli occhi tutti giorni.

Dunque>proprio oggi che la critica assomiglia sempre più a un hobby

  • siamo circondati dal proliferare di discorsi che riguardano il cinema: il ritorno della cinefilia - il moltiplicarsi delle recensioni su riviste e siti di argomento cinematografico - il gioco delle opinioni e dei commenti sui film, i dibattiti sui social network una vitalità inattesa>il cui carattere di novità non va trascurato

La critica allo specchio

Eppure>> sotto il cambiamento delle forme di scrittura e del linguaggio

  • le tecniche di analisi e i trucchi del mestiere rimangono pressappoco sempre gli stessi.

La critica cinematografica> è stata e in parte è ancora anche un'istituzione organizzata intorno a sindacati o associazioni di categoria

  • un insieme di pratiche discorsive che quasi tutti coloro che scrivono di cinema ripercorrono e rinnovano.

Inoltre la critica continua a fare un'altra cosa che ha sempre fatto: riflettere su se stessa.

  • la critica cinematografica, fin dalle origini, si è incessantemente interrogata sul proprio statuto, sulla propria legittimità, sulle proprie funzioni.

Possiamo dire che> l'attitudine all'auto-osservazione è il tratto che meno si è modificato a contatto con i cambiamenti storici, sociali, culturali del secolo. Il compito dell'interpretazione>> ha coinciso almeno in parte con una pratica di monitoraggio continuo

  • di allarmata lamentazione verso periodi prece denti

Semplificando un po' le questioni in gioco> possiamo dire che l'auto-osservazione ha prodotto e continua a produrre riflessioni intorno a quattro questioni generali.

  • In primo luogo ci si interroga sui criteri di appropriatezza. È in questione il set di strumenti, più o meno adeguati, per svolgere il compito professionale.In che modo la critica rende ragione della complessità dei fenomeni che è chiamata a descrive re e giudicare? Col mutare degli oggetti devono mutare anche gli strumenti per comprenderli? È un problema di pertinenza, valenza euristica, grado di aggiornamento delle competenze in campo nell'attività intellettuale.

Esempi di critica cinematografica

Facciamo due esempi.

  • Il primo >è I sette peccati capitali della critica, un articolo di François Truffaut degli anni Cinquanta in cui sostanzialmente> si dice che il cinema è una cosa troppo complicata per cervelli che hanno dato il meglio di sé nel 1925. Il futuro regista pone in modo brutale il problema della competenza dei recensori, dei saperi necessa ri a un corretto esercizio della professione. La sua tesi suona così: alla critica francese mancano troppe cose perché il prodotto del lavoro intellettuale non risulti scadente: conoscenze storiche (i critici ignorano la storia del cinema), conoscenze tecniche (i critici non sono in grado di descrivere in modo competente una tecnica di ripresa), immaginazione (se i critici ne fossero dotati farebbero film invece di parlare di quelli degli altri), consapevolezza operativa (i critici fanno il processo alle intenzioni dei registi, ma poiché non sono in grado di ricostruirle, è come se giudicassero oggetti immaginari, inesistenti) [ora in Truffaut 1988]. Secondo esempio> un articolo di Marcello Walter Bruno in titolato Critica atto impuro [Bruno 1990]. Siamo negli anni No vanta. La questione non è più la presenza/assenza di competenze, ma la presenza/assenza di competenze adeguate. Secondo Bruno, la critica è sempre stata gestita da persone che hanno forzato il testo all'interno di griglie interpretative prestabilite. Di fronte alla natura violenta dell'analisi bisogna reagire su due fronti: cercando di mantenere attraverso il gesto analitico la "godibilità" del film e superando certi pregiudizi. Il fatto su cui la critica non sembra essersi soffermata abbastanza>è la natura complessa del cinema così detto postmoderno.

Il cinema postmoderno

  • Questo cinema viene dopo la morte del cinema, nell'epoca della televisione.
  • È quindi un cinema che ha imparato a riflettere su se stesso, a sviluppare un lato concettuale reintroducendo anche il piacere del lo spettacolo Insomma, Bruno>> si pone la questione dell'aggiornamento della categorie critiche a partire da un problema di adeguatezza all'oggetto: l'oggetto è cambia to e la critica deve tenerne conto [Bruno 1989].

Grado e potere di iscrizione sociale della critica

  • In secondo luogo> ci si interroga sul grado e il potere di iscrizione sociale della critica cinematografica.

Su questo piano> è in gioco la performatività culturale della critica come istituzione nei confronti dell'opinione pubblica, vale a dire il ruolo della critica in termini di orientamento-condizionamento del consumo, del gusto, degli altri processi di ricezione. Quale è l'ampiezza dell'influenza del critico? Quale la capacità nel promuovere o marginalizzare un film? Più in generale, quanto la critica conta nell'affermazione di scuole, nei meccanismi di canonizza zione, nel consolidamento di determinate poetiche? Da questo punto di vista> il tono di lamentazione si mantiene costante come una sorta di basso continuo attraverso i decenni.

  • Quasi sempre si dà per scontato>> che il potere di influenza e l'autorità della critica abbiano seguito una parabola di decadenza.

Queste considerazioni in realtà nascondono un'idealizzazione del passato.

  • L'idea di un mondo>> in cui la critica giace inascoltata presuppone l'esistenza, in un'altra epoca neppure tanto lontano dalla nostra, di un mondo in cui le cose non erano così.Quando la critica cinematografica è stata realmente influente?

Critici influenti

Di solito, se si devono fare i nomi dei critici più temuti si ricade sempre sugli stessi esempi:

  • Pauline Kael (il critico del «New Yorker>> dagli anni Sessanta ai primi Novanta) nei confronti di qualche regista della New Hollywood
  • Giuseppe Marotta degli anni Sessanta nei confronti del cinema italiano
  • le firme di Bosley Crowther e Vincent Canby per i lettori del «New York Times».

Pochi nomi appunto> quasi tutti appartenenti a un periodo compreso tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta,

  • tra la nascita del cinema moderno e gli ultimi fuochi del radicalismo teorico-politico
  • un giro d'anni a cui ci si è riferiti con l'espressione «The Golden Age of Movie Criticism» Più che altro> eccezioni rispetto a una norma ben diversa.

La verità è che> la critica ha esercitato qualche influenza in settori limitati della storia del cinema moderno

  • senza mai incidere in modo determinante sulle dinamiche di consumo e di popolarità dei film.
  • Nessun critico ha mai avuto il potere di compromettere o cancellare un successo popolare, né viceversa di canonizzare, da solo, opere, correnti, autori Più di recente questi temi> sono tornati al centro di un confronto che vede da una parte chi ha fiducia nei media elettroni ci e nelle culture digitali come propulsori per lo sviluppo di forme di influenza e di potere critico,
  • dall'altra parte> chi invece profetizza la diffusione di un dilettantismo emergente dalle ceneri della "sprofessionalizzazione" della critica introdotta dal web

Criteri che organizzano lo statuto discorsivo

  • In terzo luogo> ci si interroga sui criteri che organizzano lo statuto discorsivo.

La critica> è un insieme più o meno omogeneo di discorsi che si colloca all'interno di un più ampio contesto di saperi, prese di parola, generi letterari. Su questo piano è in questione> la natura della critica come parte del circuito dei discorsi sociali. Che tipo di genere letterario è la critica cinematografica? Come si organizza al proprio interno? Come si relaziona al l'esterno con altre forme di sapere? Rimandano a queste domande> gli interventi che si sono interrogati sul problema dei prestiti intellettuali

  • sul rapporto tra la critica cinematografica e sa peri "limitrofi", come l'estetica, la filosofia, la sociologia del consumo, la semiotica, la psicanalisi ecc.

Criteri di legittimità di giudizio

  • In quarto luogo>> ci si interroga sui criteri di legittimità di giudizio, sul grado di oggettività/soggettività dell'enunciato valutativo.

Quanto il momento di valutazione è intrinseco alla critica? Si può fare a meno della fase di giudizio e limitarsi al commento-analisi del proprio oggetto?

  • Ammesso pure che> la presenza del giudizio sia legittima in linea di principio, come renderla in linea di fatto qualcosa di più di un capriccio della soggettività?

A questo ambito di interrogazioni> appartengono i discorsi incentrati sul livello più o meno alto di impressioni smo della critica cinematografica. In genere> due sono le posi zioni antitetiche più ricorrenti.

  • Da una parte c'è chi afferma> che l'elemento del giudizio è l'aspetto più arbitrario dell'attività critico- interpretativa e in certi casi è del tutto non pertinente. Un esempio di questa posizione è l'articolo di Bruno già citato: nel momento in cui tutto il cinema contemporaneo funziona come un oggetto concettuale, non ha senso esprimere enunciati del tipo «buona le recitazione» o «bella la fotografia».

Sul fronte opposto invece> si colloca chi continua a rivendicare un ruolo determinante per l'enunciato di gusto in ogni tipo di discorso critico [Carroll 2009]. Il lavoro della critica>> da questi ambiti di riflessione soprattutto due idee sono penetrate nel senso comune:

  • l'idea della critica come effetto di una preparazione e di un gusto individuali (l'expertise del critico)
  • e l'idea della critica come forma di scrittura personale [Canova 1990, id. 1992; De Marinis 1996]: un'idea che esprimeva anche Oscar Wilde quando diceva che la critica è l'unica forma de cente di autobiografia.

L'esercizio critico> rimane per molti ap passionati di cinema principalmente una sorta di meta naturale

  • Introduzione XII di organizzazione spontanea dell'amore per il cinema.
  • Come tutte le attività che almeno potenzialmente consentono di concilia re il soddisfacimento delle esigenze economiche con il piacere personale
  • è un mestiere meno elitario di un tempo ma ancora ambito e desiderato.

Il critico> è considerato nello stereotipo comune un individuo che al rigore del la preparazione, alla motivazione del giudizio giunge per via di una capacità di esprimere il proprio gusto. È questo aspetto> che mescola un effetto di competenza con un effetto di espressione del sé

  • a rappresentare il dato più invitante dell'autorità della critica.

Per alcuni inoltre> la critica non è altro che una forma di scrittura, un luogo in cui i saperi trovano un'organizzazione coerente data dallo stile di un singolo (il recensore di talento). Se ripercorriamo la produzione scritta dei maggiori critici in vari campi

  • dallo studio della cultura popolare alla letteratura e ancora al cinema
  • e alle altre arti, attraverso nomi come quelli di Serge Daney, Jonathan Rosenbaum, Pauline Kael, Robert Warshow, Roland Barthes, Harold Bloom, Octavio Paz, George Stainer ci troviamo> di fronte a un paradosso:
  • in alcuni casi si tratta di voci dota te di saperi immensi, di erudizione pressoché sconfinata, ma ciò che fa lo stile pare essere l'uomo.
  • Ciò che rende uniche, distinte, autorevoli, usurpatrici queste voci è l'abilità del bricoleur intel lettuale, la capacità di conferire al sapere un aspetto nuovo, di creare cortocircuiti tra differenti settori della conoscenza.

Ebbene, questa abilità> è sotto gli occhi di tutti, è il dato più sensibile del critico di talento.

  • Si può ricostruire, forse imitare.
  • Non insegnare.

Dunque nel presente libro se ne parlerà pochissimo, con la consapevolezza che si tratta di uno scacco di par tenza: l'ingrediente essenziale nella scrittura critica è anche l'elemento più difficile da tramandare. Ciò peraltro non significa che non si possa concentrare l'attenzione su aspetti altrettanto importanti. Significa soltanto che l'attenzione posta alle capacità del critico di talento, allo stile dei singoli recensori, rischia di far trascurare quanto di sistematico, feriale, "routiniero" c'è nella critica stessa. E si tratta di una parte essenziale dell'attività di interpretazione/giudizio. Si tratta inoltre di qualcosa di cui la critica parla malvolentieri. I discorsi che i critici producono su se stessi>> secondo le Introduzione XIII modalità appena elencate, hanno un valore storico e culturale:

  • ci dicono quali sono stati i problemi in agenda per le generazioni di interpreti che si sono avvicendate nella storia e ci illuminano su quanto i singoli operatori, le correnti, le scuole critiche han noespresso in termini di desideri, insoddisfazioni, spinte al cambiamento.

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