Slide sull'Arte Micenea che esplora la civiltà, le fortificazioni e le tombe ipogee. Il Pdf, adatto alla scuola superiore per la materia Arte, descrive le mura di Tirinto, il Tesoro di Atreo e le maschere funerarie d'oro, con illustrazioni e schemi.
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La civiltà micenea si sviluppa soprattutto nel Peloponneso; è una società più povera, lega- ta a tradizioni agricole e pastorali ed abituata a combattere.
Le città erano potentemente fortificate: a Ti- rinto, ad esempio, le mura erano alte 10 m e spesse da 7 a 17 m; erano talmente larghe che al loro interno correva una galleria percorribi- le. Secondo la leggenda erano state edificate dai ciclopi.N
Diversamente dai palazzi cre- tesi, ampi, liberi, aperti, qui si può parlare di palazzo-fortez- za, un complesso più piccolo con un ambiente tipico chia- mato mégaron.
Il mégaron era un ampio vano il cui tetto era sostenuto da 4 colonne con un focolare al centro e un ingresso con due colonne.
Era la sala principale nella quale si ricevevano gli ospiti di cui Omero parla più volte e che, secondo gli studiosi, è il principio originario del tem- pio greco.
Pianta di Tirinto e megaron miceneo
Anche Micene era cinta da poderose mura capaci di esprimere un senso di forza e di ma- estosità.
Lungo le mura si apre la cosiddetta Porta dei Leoni: un massiccio trilite sormontato da un monolite triangolare decorato con il bassori- lievo di due leoni rampanti affrontati davanti ad una colonna rastremata verso il basso (come quelle cretesi).
Ricostruzione di Micene, ruderi attuali e porta dei Leoni (XIV sec. a.C.)
Micene è importante anche per le sue tombe ipogee tra le quali quella chiamata Tesoro di Atreo (XIV sec. a.C.). La tomba è composta da un corridoio scavato nel terreno (dromos), una pseudocupola composta da 33 giri concentrici di pietre progressivamente aggettanti (tholos) e un piccolo ambiente laterale che costituiva la camera funeraria.
video Tesoro di Atreo
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=L'ingresso presenta un'apertura a forma triangolare tale da scaricare l'architrave dai pesi della muratura (cosa che non avviene nella porta dei Leoni). La vera camera funeraria è una piccola stanza adiacente alla tholos.
Tesoro di Atreo
La stessa drammaticità e austerità, espressione di una società guerriera, si ritrova in alcune maschere funerarie d'oro, lavorate a sbalzo, dai tratti forti, decisi, energici, il cui uso è di deri- vazione egizia. La più nota proviene da una tomba di Micene, dove copriva il volto di un perso- naggio che l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann credette essere Agamennone.
Maschera di Agamennone (XVI sec. a.C.) Maschera d'oro micenea
Lo stesso stile rigido e schematico degli oggetti d'oro si ritrova anche nella pittura vascolare: anche quando i Micenei riprendono i temi cari alla civiltà minoica, come l'immagine del polpo, non riescono a fare a meno di trasformarli in decorazioni geometriche e stilizzate, talmente sem- plificate e simmetriche che spesso non è facile riconoscere il riferimento naturale.
Vasi micenei con toro e oche (XIII sec. a.C.), con conchiglie (XIV sec. a.C.) e con calamari (XIII sec. a.C.)
In alcuni casi l'influenza minoica faceva sì che le immagini fossero più mosse e realistiche. Da questo punto di vista sono particolarmente note le cosiddette "tazze di Vaphiò", due piccoli og- getti in oro lavorato a sbalzo, trovate tra il corredo funerario dell'omonimo principe.
Tazze di Vaphiò (XV sec. a.C.)