Documento universitario sul cinema di Yorgos Lanthimos, analizzando la sua evoluzione stilistica e tematica. Il Pdf esplora i temi ricorrenti, lo stile cinematografico e l'impatto del regista sul cinema greco, con un focus su film chiave come "Kynodontas" e "The Lobster".
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Nel giro di 13 anni e 6 lungometraggi Yorgos Lanthimos è stato in grado di farsi riconoscere come autore, come forse nessuno prima d'allora. La sua ascesa è stata rapida e ha portato al rilancio dell'industria cinematografica greca. Per il suo stile marcato e provocatorio è riuscito ad affermarsi come un brand, come se il film "a la Lanthimos" fosse un genere a sé stante fatto di limpide geometrie, sguardo cinico , realismo paradossale, a un passo dal surreale. Esattamente come un brand è stato riconosciuto da un brand: Nimic (corto del 2019) è stato prodotto dalla casa automobilistica Mini.
I racconti del regista greco avvicinano i personaggi e sanno divenire intimamente disturbanti. La fuga è continuamente ricercata, la fuga escogitata nei modi più estremi per sottrarsi a un mondo sempre più catalogante. I protagonisti sperimentano l'ossessione per il controllo delle proprie azioni come di quelle altrui, verso spirali autodistruttive che chiamano in causa la contemporaneità e i miti tragici, la crisi della ratio occidentale e il dominio di un inconscio mai domato né compreso. Il cinema di Yorgos Lanthimos presenta una componente visiva che si accompagna alle dissonanze provocate dalla matrice sonora , attraverso immagini che veicolano il progressivo venir meno dell'equilibrio psichico e armonico per i personaggi e per chi guarda il film. Un deragliamento che mina la prigione dorata della Regina Anna (La favorita), così come quello della famiglia benestante dell'Ohio (Il sacrificio del cervo sacro). Lanthimos ama circondarsi dei suoi autori prediletti sviluppando a fondo i ruoli e le situazioni in sintonia con gli interpreti, scavando nell'emotività per dar luogo a quello spaiamento attonito e anestetizzato che possiamo cogliere nel suoi film.
Yorgos Lanthimos nasce a Pangrati (Atene) nel 1973. Studia regia cinematografica e televisiva alla Stravrakos Film School e non disdegna affatto il mondo della commedia sin dal lungometraggio d'esordio "O kalyteros mou filos", co-direzione con l'amico Lakis Lazopoulos. Un'esordio che il cineasta greco eviterà di considerare parte della sua filmografia vera e propria, trattandosi di un film condiviso nelle scelte registiche e attoriali con Lakis Lazopoulos e Antonis Kafetzopoulos. Prima del suo primo lungometraggio, Kinetta (2009), Lanthinos è egli stesso un attore che realizza videoclip. I protagonisti dei film dell'autore greco non hanno quasi mai un nome proprio, e sono identificati unicamente per tratti esteriori o materiali. Vivono nell'isolamento, senza contatti con il mondo esterno, come avviene per Kynodontas, o nella tenebra di un hotel dove i single hanno soltanto 45 giorni per trovare l'anima gemella, altrimenti verranno trasformati in animali: allegoria che riguarda The Lobster (prima nomination agli Oscar per la sceneggiatura nel 2017). Intanto, i festival si accorgono del regista: per citarne uno, al Festival di Cannes il cineasta greco è premiato nel 2009 per Kynodontas, nel 2015 per The Lobster e nel 2017 per Il sacrificio del cervo sacro. Nel film La favorita la condizione femminile in un mondo di grotteschi ostacoli è attentamente rappresentata nelle motivazioni che rendono in parte giustificabili anche le mosse spietate delle protagoniste in uno scenario storico sanguinoso che non prevede per loro difese. Dall'attrazione metafisica, alla coscienza storica, il passo potrebbe sembrare arduo ma Lanthimos lo affronta a testa alta, tanto che i corsi e i ricorsi storici sembrano in qualche misura collegarsi con la circolarità delle sue vicende, come avviene anche in Nimic, cortometraggio di 12 minuti in cui i toni musicalmente tragici vengono coniugati con il discorso sulla mancanza di certezze dell'uomo contemporaneo. Si tratta di un film essenzialmente musicale, infatti il cineasta greco è da sempre molto attento alle associazioni tra le strutture musicali e la sfera affettiva. La trama del film riguarda unvioloncellista Matt Dillon, che prepara la colazione nel quadretto di una tipica famiglia borghese, in cui l'aspetto ansiogeno viene rappresentato con l'interruzione della musica scandita dal timer. L'incontro con una donna sulla metropolitana di New York restituisce a Dillon un incubo a occhi aperti, la semplice domanda della donna "Do you have the time?" introduce un'ossessione, che proseguirà con l'inseguimento di questa figura che pare stregata e dallo sguardo asettico. Moglie e figli saranno incapaci di dire chi sia quello appartenente al padre tra i 2 volti rientrati a casa. La consapevolezza strutturale e teorica attraversa il cinema di Lanthimos. Un cinema di echi lontani ma nuovo e coerente, la cui estetica raffinata e singolare continua a trovare estimatori.
L'affermazione di Yorgos Lanthimos, non è importante solo perchè porta in luce la crudeltà del sistema alle spalle della crisi greca, ma soprattutto perchè libera una generazione di registi capace di sfidare la mancanza di fondi e strutture. Voce radicale della desolazione industriale e urbanistica che trova originaria affermazione con Athina Rachel Tsangari e Alexandros Avranas con Miss Violence rappresentante un padre- orco in un film allusivo e impietoso. I cineasti greci danno voce comune a scenari grotteschi e attitudini animalesche, parodie del vivere in paesaggi vaporosi in uno degli altri film greci del periodo che si fa notare: A Blast di Syllas Tzoumerkas. Tsangaru, Lanthimos, Avranas sono da sprone per epigoni che liberano la realtà sullo schermo, creando situazioni di humor gelido, talvolta saturo di una desolazione che non trova lenimento. La Grecia appare come il laboratorio una cultura sentimentale e sessuale in grado di affrontare la devastazione, tra sconcertante angoscia e attonita prossimità. Il nuovo cinema è coevo delle tormentate trasformazioni politiche in atto. Nel 2009 George Papandreou, neo-primo ministro, denuncia pubblicamente come i conti presentati presentati dai governi precedenti per facilitare l'entrata della Grecia nell'euro fossero stati truccati e questo provocò la chiusura dei mercati internazionali e un paese sul baratro. In quel periodo il cinema greco era conosciuto solo per registi come Angelopoulos, Costa- Ferris e Costa-Gravas. La partenza di Athina Rachel Tsangari e Yorgos Lanthimos è caratterizzata da budget zero, questo porta a un cinema la cui omogeneità prende le mosse dai 5 anni di austerità in cui i registi portano in giro i film per i festival (3 a testa). Kinetta di Lanthimos, notato sia a Berlino che Toronto, lo fa passare dal budget zero a uno di 250.000 euro per Kynodontas, tuttavia poiché i fondi ritardano ad arrivare anche quest'ultimo film viene realizzato senza soldi, con un'unica lente e un mese prima di quel giorno del 2009 che diede avvio alla crisi. Il successo del famoso cineasta greco porterà il governo a offrire agevolazioni finanziarie ai privati interessati a investire nel cinema. Il regista condivide con la collega produttrice Athina Tsangari non soltanto le condizioni realizzative, ma anche la ricerca di quelle nevrosi che attraversano relazioni squilibrate segnate dal sadismo, dall'attenzione costante per il femminile e dalla teatralizzazione recitativa quale componente spiccata del lavoro sugli attori.
Attenberg, insieme a Kinetta, è un piccolo film che indica altro sentire e un'altra rotta. La stravaganza del film ci porta a un cinema che vuole esporsi come radicalmente iniziatico nelle diverse situazioni portate in scena.
Gli autori che guardano impietosamente alla contemporaneità non smentiscono un'affinità con la New Wave greca, questo cinema è sovente rappreso di immagini che vogliono sorprendere, scuotere.
Kinetta è il primo lungometraggio completamente firmato da Yorgos Lanthimos, è una località balneare dell'Attica, tra Corinto e Atene. Gli elementi del cinema dell'autore presto compaiono nel resort ingiallito, dove l'azione e i dialoghi sono ridotti al minimo. Le vite dei 3 personaggi sono prive di scopi, anonime e circoscritte in comportamenti reiterati. La scena viene filmata con una camera a mano inquadrando i volti e i gesti che si ripetono, la distanza emotiva è inoltre ribadita dalla macchina da presa che si pone come uno spettatore impotente. A disturbare è la separazione tra la vita reale e la vita di scena, scelta disorientante che sovverte qualsiasi illusione di finzione. Kinetta nella Grecia della "crisi" diventa il pre-manifesto di un cinema che non ha bisogno di nessun "voto di castità" per ritrovare nelle oggettive difficoltà realizzative i motivi della sua urgenza. La recitazione appare straniata, resa antinaturalistica secondo una tendenza in atto nel cinema greco del periodo e in anticipo rispetto a tutti gli altri film del regista. La storia di Kinetta riguarda una giovane ragazza immigrata che viene ingaggiata, in cambio di un permesso di soggiorno, da due uomini con una perversione in comune: simulare scene di violenza ricreandole come ci si trovasse davanti a un film. La patologica indistinzione tra realtà e finzione è un segno che riguarda nettamente il personaggio femminile, presto succube e incapace di separare la morte reale da quella portata in scena. Il film mostra l'esasperata perdita di se stessa di una donna, vittima della sua ossessione e di individui che non mostrano nessuna partecipazione emotiva. Vengono utilizzati movimenti di macchina lenti e solo apparentemente incerti e dialoghi essenziali. Voci imperative che impartiscono ordini alla donna su come comportarsi per poter essere ripresa correttamente dalla macchina. Kinetta è un luogo di vacanze solitamente colmo di ombrelloni e sdraio che il lungo inverno svuota di persone, ma Kinetta è anche il nome di una macchina da presa, designata a riprendere questo deserto umano in cui permane la voglia di fare cinema seppure in una forma inquietante e degenerata. Kinetta assume, a posteriori, l'aspetto di prova generale e di film sperimentale che accoglie istanze dei successivi lavori di Lanthimos. I personaggi del film anticipano quelli futuri del regista, essi sono senza nome e li identifichiamo unicamente per quello che fanno. La macchina da presa fino a un certo punto propende per il campo totale, magari "disturbato" da un dettaglio che sporca l'immagine e ne aggiunge una nota di realismo, poi si avvicina e induce una partecipazione quasi fisica. Lanthimos accentua il contrato tra le riprese di un'umanità apatica e i momenti maggiormente visionari [Es. il sogno della ragazza in cui ripercorre corridoi già visti, oppure la ripresa della nuca e del volto della donna]. A un certo punto ci sono solo due possibilità: la cameriera comincia a comportarsi come una fuggitiva, oppure la scena è già la sequenza del film dentro il film. Questa sottile ambiguità è calata nella dimensione iper-reale di un film che esige pazienza e impegno