Documento sul Simbolismo, analizzando le opere di artisti chiave come Gustave Moreau, Auguste Rodin, James Ensor e Edvard Munch. Il Pdf, un documento di Arte per l'Università, esplora i temi ricorrenti del movimento, inclusi l'allegoria, la critica sociale e l'introspezione psicologica.
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Il simbolismo parte come movimento letterario nel 1886; parte dal romanticismo (che si divideva in pittura di paesaggio e pittura figurativa). Da qui si sviluppano due correnti diverse. Il simbolismo prende l'aspetto del romanticismo legato al sogno, all'immaginazione. Parte da un'esperienza letteraria: (1886 MALLARME, RIMBAUD, VERLAINE in Francia)-> influenzato da letteratura francese anni 80 1889 > la visione dopo il sermone quadro manifesto del simbolismo (ma gaugaine NON È simbolista, egli anticipa il simbolismo) 1891 > prima mostra simbolista
RADICI DEL SIMBOLISMO-> ROMANTICISMO PRECURSORI-> negli anni 70 c'era GUSTAVE MOREAU negli anni 70 dell'800 che realizza delle opere che anticipano il simbolismo
SIMBOLO + ALLEGORIA simbolo= qualcosa di chiaro nella realtà, ma in arte qualcosa su cui ci devi ragionare, è una cosa SOGGETTIVA, richiede costante attenzione, costante ragionamento, costante ricerca nel contenuto. Ci possono essere significati diversi e talvolta nascosti/misteriosi. allegoria= un concetto astratto personificato. traduce in immagini esplicite un principio o una morale (es: giustizia, stato ... ).
PRIMO SIMBOLISMO (anni 70 dell'800)
GUSTAVE MOREAU
MOREAU, Salomè (L'apparizione), 1876 SALOME (L'APPARIZIONE) 1876 Il dipinto Salomé, l'Apparizione (1876) di Gustave Moreau è un'opera simbolista che raffigura un momento chiave della leggenda di Salomé, la principessa giudaica che, secondo i Vangeli, chiese la testa di Giovanni Battista come ricompensa per la sua danza di fronte al re Erode. La scena si svolge in un ambiente sontuoso, ispirato all'arte orientale e bizantina. Salome è al centro della composizione, rappresentata come un'apparizione mistica. Indossa un abito riccamente decorato, con gioielli scintillanti e dettagli dorati che enfatizzano la sua bellezza seducente e inquietante. Il suo corpo è slanciato e la sua postura esprime un senso di trance o estasi. Davanti a lei, appare la testa mozzata di Giovanni Battista, circondata da un'aura. La testa del profeta è sollevata in aria, irraggiata da una luce divina che contrasta con l'atmosfera cupa e onirica della scena. La visione è resa con un'intensa esplosione di colori e dettagli raffinati, tipici dello stile di Moreau, che fonde elementi simbolisti con influenze dell'arte miniaturista persiana e indiana. Sul lato sinistro del dipinto, si scorge la figura di Erode, il re di Giudea, avvolto in vesti riccamente ornate, mentre osserva la scena con un'espressione di stupore e timore. Lo sfondo è dominato da un'architettura fantastica, con colonne decorate, mosaici e motivi arabeschi, creando un'ambientazione esotica e mistica. Moreau utilizza un linguaggio simbolista per trasformare la vicenda biblica in una rappresentazione mistica della seduzione, del martirio e del sacro. Salomé non è semplicemente una figura storica o letteraria, ma un'icona di bellezza fatale, un'archetipo della femme fatale che incarna il potere distruttivo dell'erotismo. La testa di Giovanni Battista, luminosa e fluttuante, simboleggia la vittoria dello spirito sulla carne, mentre l'ambiente lussuoso e decadente allude alla corruzione e alla depravazione della corte di Erode. L'uso dei colori, con il contrasto tra le tonalità fredde e dorate, e la minuziosita dei dettagli contribuiscono a creare un'atmosfera onirica e visionaria, tipica delle opere di Moreau. La composizione richiama l'arte medievale e orientale, enfatizzando il carattere mistico e fuori dal tempo della scena.
AUGUSTE RODIN - simbolismo in FRANCIA (scultura)
LA PORTA DELL'INFERNO 1880- 1917 La realizza per il museo delle arti decorative, che poi non hanno realizzato. egli compone le parti della porta, ma non lha mai vista finita, perche fusa in bronzo dopo la morte. Questa monumentale scultura è una porta di bronzo che raffigura idealmente la Porta dell'Inferno, una realizzazione imponente e dalla complessa decorazione, che vuole riecheggiare sia la poesia di Dante Alighieri, sia la scultura di Michelangelo. Fu l'impresa più complessa e tormentata dello scultore frl soggetto fu scelto da Rodin perché molto interessato al tema dell'Inferno e accanito lettore di Dante e del suo capolavoro. La Divina Commedia. Egli immaginò i corpi nudi dei dannati mentre volteggiavano liberi e vitali nello spazio. un po' come fece Michelangelo nel dipingere il Giudizio Universale (vedi p.152). La Porta divenne per Rodin una sorta di laboratorio dove dispose innumerevoli figure scolpite, ciascuna pensata per trasmettere le sensazioni e le emozioni che attraversano la vita di un uomo. Auguste Rodin fu uno scultore autodidatta: decisivo per la sua formazione fu soprattutto il viaggio in Italia del 1875 dove rimase affascinato dalle città di Firenze e di Roma, che rivisitò numerose volte. Le sue fonti di ispirazione furono tutte italiane: Dante, filo conduttore della Porta dell'Inferno, il Rinascimento e Michelangelo, il Barocco e, infine, l'Antichità. Dopo quattro anni di lavoro, Rodin sembrava aver trovato finalmente una versione soddisfacente della Porta, ma grazie alla ben nota "fortuna" degli artisti emergenti proprio allora lo scultore ricevette la notizia che il progetto del museo era stato abbandonato. «Tanto peggio per loro», pensò Rodin che non era il tipo da farsi abbattere, e «tanto meglio per noi», aggiungerei io e vi spiego perché. Auguste RODIN, La Porta dell'Inferno, 1880-1917 Auguste RODIN, Il Pensatore, 1880 La Porta dell'Inferno non venne abbandonata anzi, divenne una sorta di riserva creativa personale in cui Rodin sperimentò innumerevoli possibili assemblaggi di decine e decine di gruppi scultorei. Nel corso di dieci anni di studio, lavoro, prove e rinunce, come in una moderna versione della leggenda di Pigmalione (lo scultore di Cipro innamorato a tal punto di una sua scultura femminile che la dea Afrodite, commossa, le concesse la vita), alcune di queste figure si affrancarono dalla Porta guadagnandosi la dignità di opere autonome. Ciò avvenne ad esempio per "il Pensatore".
PORTE DEL BATTISTERO DI FIRENZE (seconda porta e porta del paradiso) egli estrapola dante dalla porta e realizza una scultura autonoma:
IL PENSATORE 1880 L'uomo contemporaneo che riflette sul dolore (introspezione) La scultura raffigura un uomo nudo, seduto su una roccia, con il corpo piegato in avanti. Il gomito destro è appoggiato sulla coscia sinistra, mentre la mano destra sostiene il mento, con le dita che sfiorano la bocca. Il braccio sinistro, rilassato, poggia sulla gamba sinistra, con la mano che sfiora il ginocchio. L'intera figura trasmette un senso di tensione e introspezione. Il busto si inclina leggermente in avanti, le spalle sono curve e i muscoli delle braccia, delle gambe e della schiena sono tesi, come se il pensiero fosse un peso fisico che grava sul corpo. Il volto è profondamente concentrato, con la fronte aggrottata e lo sguardo rivolto verso il basso. La bocca è chiusa e la mascella serrata, suggerendo uno sforzo mentale intenso. Le sopracciglia sono incise profondamente, aumentando l'effetto drammatico dell'espressione. Rodin modella il corpo con un realismo straordinario: i muscoli sono scolpiti con precisione, mostrando tendini e vene che accentuano la fisicità della figura. La texture della pelle è ruvida e imperfetta, tipica dello stile di Rodin, che preferiva un approccio più naturale e dinamico rispetto alla perfezione neoclassica. Il gioco di luci e ombre sulla superficie della scultura enfatizza il senso di movimento e tensione interiore. La postura raccolta e la muscolatura definita suggeriscono che il pensiero non sia un'azione passiva, ma un atto che coinvolge tutto il corpo. Il Pensatore nasce come parte della grande composizione La Porta dell'Inferno, ispirata alla Divina Commedia di Dante. La figura era inizialmente destinata a rappresentare Dante stesso, seduto sopra il portale, mentre osserva e riflette sul destino delle anime dannate. Tuttavia, col tempo, la statua acquisì un significato più universale, diventando un simbolo dell'intelletto umano. Con il tempo, Il Pensatore è diventato un'icona del raziocinio, della filosofia e della creatività intellettuale. L'assenza di vestiti lo rende un simbolo universale, al di là di epoche e culture, rappresentando l'uomo nella sua condizione essenziale di essere pensante. La versione più famosa è quella in bronzo, alta 72 cm, esposta al Musée Rodin di Parigi. Rodin ne realizzò anche versioni più grandi, tra cui quella monumentale del 1904, alta 1,89 metri, oggi situata nei giardini del museo. Nel corso del tempo, Il Pensatore è stato replicato in diverse dimensioni e materiali, con numerose copie esposte in tutto il mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York e il Museo Rodin di Filadelfia.il simbolismo è il contrario del realismo
JAMES ENSOR nasce nel 1860 a Ostenda, da padre inglese e madre belga. Cresce nei negozi di souvenir gestiti dai suoi genitori. Fin da piccolo è affascinato dalle maschere di carnevale in vendita nel negozio e che sarebbero diventate in seguito un tratto distintivo della sua opera. Un particolare a cui nessuno pensa quando il giovane James prende lezioni di disegno all'età di quattordici anni. Il suo talento è evidente e verrà ulteriormente sviluppato all'Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles. Qui Ensor getta le basi per una carriera straordinaria lunga quasi 70 anni. con una produzione di circa 850 dipinti. L'artista di Ostenda ha creato un'opera straordinaria, ma non si è mai lasciato incasellare. Questo moderno maestro fiammingo aveva un irresistibile bisogno di sperimentare, tuttavia ritornava spesso su una serie di temi fissi, che costituiscono il filo conduttore di tutta la sua opera. Ad esempio, nei suoi dipinti ritrae spesso personaggi in maschera. un accenno alla sua infanzia nel negozio di souvenir. Anche l'effige della morte è una presenza costante nella sua opera pittorica, come pure il suo latente disgusto per la borghesia e i suoi valori, nonostante egli stesso fosse destinato a farvi parte dato che nel 1929 fu nominato barone. SOCIALE
James ENSOR, Ingresso di Cristo a Bruxelles, 1888 L'INGRESSO DI CRISTO A BRUXELLES 1888 folla protagonista, finzione, falsità, maschere, colori acidi. L'Entrata di Cristo a Bruxelles (1888) di James Ensor è un dipinto monumentale (252 x 431 cm) che rappresenta una processione caotica e grottesca nella quale Cristo entra a Bruxelles in un'atmosfera di satira e critica sociale. L'opera, uno dei capolavori del simbolismo e un precursore dell'espressionismo, è caratterizzata da colori vivaci, pennellate audaci e una composizione affollata e disordinata. L'intera tela è invasa da una folla scomposta e mascherata, che celebra con entusiasmo grottesco l'arrivo di Cristo. La processione avanza verso lo spettatore, ma invece di evocare un'atmosfera sacra e solenne, Ensor trasforma la scena in un carnevale satirico e caotico, popolato da personaggi deformi, maschere e caricature dell'alta società, della borghesia e del clero. Cristo, piccolo e marginale rispetto alla folla, si trova leggermente a sinistra del centro, con un'aureola luminosa intorno al capo e un'espressione malinconica e rassegnata. È vestito con un mantello rosso e cavalca un asino, proprio come nella tradizione evangelica dell'ingresso a Gerusalemme. Tuttavia, la folla che lo circonda non lo segue con devozione, ma con indifferenza o addirittura derisione, trasformando la scena in una parodia della celebrazione religiosa. In alto, un grande striscione con la scritta "Vive la Sociale" richiama la propaganda politica e il clima socialista dell'epoca, rafforzando la critica di Ensor alla società moderna, alla sua ipocrisia e alla perdita di valori autentici. La scena, quindi, non è solo una rivisitazione biblica, ma anche una feroce denuncia della società belga della fine del XIX secolo. Il dipinto è caratterizzato da colori forti e contrastanti, con una predominanza di rossi, gialli e azzurri accesi. Le figure sono spesso stilizzate, con contorni netti e volti caricaturali, ispirati al mondo delle maschere e del teatro popolare. La pennellata è energica e spontanea, anticipando lo sviluppo dell'espressionismo e del fauvismo. L'Entrata di Cristo a Bruxelles è una satira feroce della società borghese, della politica, della religione istituzionalizzata e della follia collettiva. Ensor mostra come il messaggio di Cristo sia stato travisato e strumentalizzato da una folla superficiale e ipocrita, più interessata al potere e alle apparenze che ai valori autentici. Il dipinto denuncia anche l'egoismo della società moderna, in cui l'individuo (Cristo) e isolato e sopraffatto dalla massa.
AUTORITRATTO CON MASCHERE(PIRANDELLO) 1899 persone false, scheletri, VIVA GESU lui è l'unico vero, circondato da maschere "Autoritratto con maschere" è un dipinto enigmatico e simbolico di James Ensor, realizzato nel 1899 e attualmente conservato al Menard Art Museum in Giappone. Quest'opera è un esempio significativo della poetica dell'artista belga, caratterizzata dall'uso delle maschere come metafora della falsità, dell'ipocrisia e dell'alienazione sociale. Al centro del dipinto, emerge il volto di Ensor, dipinto con una luce intensa e un realismo quasi classico, in netto contrasto con il resto della scena. Il suo sguardo è fisso e penetrante, rivolto direttamente allo spettatore, quasi in un confronto diretto. Tuttavia, attorno a lui si accumula una folla inquietante di maschere colorate e grottesche, che sembrano stringerlo e sovrastarlo. Queste maschere sono dipinte in uno stile caricaturale e presentano espressioni esagerate, che vanno dal ridicolo al minaccioso. Alcune ridono beffardamente, altre sembrano deridere o ignorare l'artista. Il loro aspetto richiama le tradizioni del carnevale fiammingo, ma Ensor le trasforma in simboli di falsità e anonimato. Il dipinto presenta colori vivaci e accesi, con forti contrasti tra il volto realistico di Ensor e le tonalità sgargianti delle maschere, che vanno dal rosso intenso al giallo, al blu elettrico. La pennellata e libera ed espressiva, con un tratto che anticipa l'Espressionismo. Il senso di profondità e volutamente distorto: le maschere sembrano fluttuare nello spazio, creando un effetto di spaesamento e oppressione. L'opera è un'allegoria della condizione dell'artista nella società moderna. Ensor si dipinge come un individuo isolato, circondato da una folla che lo soffoca e lo ridicolizza. Le maschere rappresentano la falsità e l'ipocrisia della società borghese, incapace di comprendere l'arte autentica. Questo riflette il difficile rapporto che Ensor ebbe con il pubblico e con la critica del suo tempo, che spesso rifiutava le sue opere più provocatorie. L'uso delle maschere richiama anche il tema del teatro della vita: gli uomini indossano maschere per nascondere la loro vera natura, mentre l'artista cerca di svelare la realtà dietro queste finzioni. In questo senso, il dipinto è anche una riflessione sulla solitudine del genio creativo, incompreso e circondato da un mondo superficiale. la tematica simbolista in italia si esprime attraverso pittori che aderiscono ad un movimento artistico chiamato DIVISIONISMO: tecnica di scomposizione dei colori. (MARX)
IL QUARTO STATO; simile al realismo, raffigura uno sciopero, proletari, lavoratori. ambientato a volpedo. concittadini hanno fato da modelli. "Il Quarto Stato" (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo è un'iconica opera del realismo sociale italiano. Il dipinto (293 x 545 cm), conservato al Museo del Novecento di Milano, rappresenta un gruppo di lavoratori in marcia, simbolo della classe operaia che rivendica i propri diritti. Al centro della scena, tre figure avanzano con determinazione: un uomo con camicia arrotolata, una donna con un bambino in braccio e un altro uomo barbuto. Dietro di loro, una folla compatta riempie lo sfondo, creando un senso di movimento collettivo. La luce calda e dorata illumina la scena, conferendo solennità e dignità ai protagonisti. L'opera, realizzata con la tecnica del divisionismo, è una potente celebrazione della lotta sociale e della dignità del lavoro, diventando un simbolo del progresso e dell'emancipazione della classe operaia.