Analisi della poesia e delle leggende di Gustavo Adolfo Bécquer

Documento da eCampus Università su Gustavo Adolfo Bécquer. Il Pdf esplora la poesia e le leggende di Bécquer, analizzando il suo stile intimistico e personale, con un focus sulle Rimas e Leyendas. Materiale di Letteratura per l'Università.

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Gustavo Adolfo Bécquer
Verso la metà del XIX secolo si assiste ad un cambiamento nella poesia spagnola
che, pur non abbandonando del tutto i canoni romantici, si sviluppa
principalmente su due diversi binari: da un lato una poesia realistica e
prosastica priva della tipica verve romantica, esemplificabile nella poesia di
Campoamor; dall'altro una poesia che si fa invece più intimistica e personale,
che prende spunto dalla canzone popolare e dalla lirica romantica tedesca, e che
porterà alle esperienze di Bécquer e Rosalía de Castro. Rispetto all'epoca
precedente, in generale diminuisce l'interesse per la narrazione storico-
leggendaria a favore dell'aneddoto sentimentale tratto dalla vita quotidiana, e il
colore e la musicalità del verso lascia spazio ad una maggiore attenzione al
contenuto dei versi.
Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870) nacque a Siviglia (il suo vero
cognome era Domínguez Bastida, ma discendeva da una nota famiglia fiamminga
di nome, appunto, Bécquer); figlio di un pittore, sviluppò ben presto un forte
interesse per la pittura e la musica ma, rimasto orfano giovanissimo, a diciotto
anni si trasferì a Madrid, dove fu adattatore di commedie, scrittore di zarzuelas e
redattore della Historia de los templos de España [Storia dei templi di Spagna]
(1857), che probabilmente lo avvicinò al mondo delle leyendas. Dal 1859
collaborò piuttosto assiduamente con il giornale El Contemporáneo, dove
pubblicherà le sue prime rime e leggende, ma anche le Cartas a una mujer
[Lettere a una donna] (1860-1861) e le Cartas desde mi celda [Lettere dalla mia
cella] (1863). Tra il 1867 e il 1868 preparò un'edizione accurata delle sue Rimas,
ma il manoscritto (consegnato al ministro González Bravo, amico dell'autore)
andò perduto nei moti rivoluzionari del 1868.
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Trasferitosi a Toledo, Bécquer si dedicò alla riscrittura a memoria dei suoi
testi (sulla copertina del quaderno dove le trascrive c'è scritto Libro de los
gorriones [Libro dei passerotti]), ma la morte sopraggiungerà prima che possa
darlo alle stampe; saranno alcuni suoi amici, come vedremo nella prossima
sessione, a darlo alle stampe l'anno seguente (1871) con il titolo di Rimas.
La poesia di Bécquer, secondo una sua definizione, è una "poesia dei
poeti", priva di qualsiasi artificio, "breve, secca, che sgorga dall'anima come una
scintilla elettrica"; questa poesia non viene scritta di getto, ma interiorizzata e
poi messa su carta quasi in uno stato di estasi, il che permette all'autore di
raggiungere un elevato effetto di naturalezza. In queste poesie Bécquer ci la
sua ineffabile esperienza della realtà, ma anche della fantasia e del sogno;
vorrebbe unire l'ispirazione e la ragione, ma la parola si dimostra insufficiente
per esprimere quello che la mente vorrebbe dire, per dar forma alle sue idee.
La poesia di Bécquer è semplice e leggiadra, ben lontana dalla ricerca di
effetto di quella di un Espronceda; certo non mancano riferimenti plastici, ma
questi vengono come sfumati, e anche la musicalità del verso risulta tenue e
delicata. Anche la tematica amorosa non viene quasi mai espressa con grida o
imprecazioni, bensì con silenziosi sospiri e intensa malinconia. Ma quello che
un tocco estremamente personale alla poesia di Bécquer è la sua intuizione di
una realtà occulta ai sensi, un'attitudine anelante ed inquieta di fronte ad un
mondo invisibile, percepito solo vagamente. I suoi versi sono in genere a rima
popolare assonante, con eptasillabi ed endecasillabi, stilisticamente molto curati
e lontani da qualsiasi intenzione ideologica

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Corso di Laurea: Insegnamento: Numero lezione: Titolo: Lettere Gustavo Adolfo Bécquer

Cambiamento nella poesia spagnola del XIX secolo

Verso la metà del XIX secolo si assiste ad un cambiamento nella poesia spagnola che, pur non abbandonando del tutto i canoni romantici, si sviluppa principalmente su due diversi binari: da un lato una poesia realistica e prosastica priva della tipica verve romantica, esemplificabile nella poesia di Campoamor; dall'altro una poesia che si fa invece più intimistica e personale, che prende spunto dalla canzone popolare e dalla lirica romantica tedesca, e che porterà alle esperienze di Bécquer e Rosalía de Castro. Rispetto all'epoca precedente, in generale diminuisce l'interesse per la narrazione storico- leggendaria a favore dell'aneddoto sentimentale tratto dalla vita quotidiana, e il colore e la musicalità del verso lascia spazio ad una maggiore attenzione al contenuto dei versi.

Biografia di Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870)

Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870) nacque a Siviglia (il suo vero cognome era Domínguez Bastida, ma discendeva da una nota famiglia fiamminga di nome, appunto, Bécquer); figlio di un pittore, sviluppò ben presto un forte interesse per la pittura e la musica ma, rimasto orfano giovanissimo, a diciotto anni si trasferì a Madrid, dove fu adattatore di commedie, scrittore di zarzuelas e redattore della Historia de los templos de España [Storia dei templi di Spagna] (1857), che probabilmente lo avvicinò al mondo delle leyendas. Dal 1859 collaborò piuttosto assiduamente con il giornale El Contemporáneo, dove pubblicherà le sue prime rime e leggende, ma anche le Cartas a una mujer [Lettere a una donna] (1860-1861) e le Cartas desde mi celda [Lettere dalla mia cella] (1863). Tra il 1867 e il 1868 preparò un'edizione accurata delle sue Rimas, ma il manoscritto (consegnato al ministro González Bravo, amico dell'autore) andò perduto nei moti rivoluzionari del 1868.

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La riscrittura delle Rimas e la pubblicazione postuma

Trasferitosi a Toledo, Bécquer si dedicò alla riscrittura a memoria dei suoi testi (sulla copertina del quaderno dove le trascrive c'è scritto Libro de los gorriones [Libro dei passerotti]), ma la morte sopraggiungerà prima che possa darlo alle stampe; saranno alcuni suoi amici, come vedremo nella prossima sessione, a darlo alle stampe l'anno seguente (1871) con il titolo di Rimas.

La poesia di Bécquer: caratteristiche e stile

La poesia di Bécquer, secondo una sua definizione, è una "poesia dei poeti", priva di qualsiasi artificio, "breve, secca, che sgorga dall'anima come una scintilla elettrica"; questa poesia non viene scritta di getto, ma interiorizzata e poi messa su carta quasi in uno stato di estasi, il che permette all'autore di raggiungere un elevato effetto di naturalezza. In queste poesie Bécquer ci dà la sua ineffabile esperienza della realtà, ma anche della fantasia e del sogno; vorrebbe unire l'ispirazione e la ragione, ma la parola si dimostra insufficiente per esprimere quello che la mente vorrebbe dire, per dar forma alle sue idee.

Stile e tematiche della poesia di Bécquer

La poesia di Bécquer è semplice e leggiadra, ben lontana dalla ricerca di effetto di quella di un Espronceda; certo non mancano riferimenti plastici, ma questi vengono come sfumati, e anche la musicalità del verso risulta tenue e delicata. Anche la tematica amorosa non viene quasi mai espressa con grida o imprecazioni, bensì con silenziosi sospiri e intensa malinconia. Ma quello che dà un tocco estremamente personale alla poesia di Bécquer è la sua intuizione di una realtà occulta ai sensi, un'attitudine anelante ed inquieta di fronte ad un mondo invisibile, percepito solo vagamente. I suoi versi sono in genere a rima popolare assonante, con eptasillabi ed endecasillabi, stilisticamente molto curati e lontani da qualsiasi intenzione ideologica

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Rimas

Le Rimas: pubblicazione e struttura

Come precedentemente accennato, le Rimas furono pubblicate postume da alcuni amici di Bécquer, che si basarono sul Libro de los gorriones, nell'edizione sono presenti alcune correzioni che non si sa se siano di Becquer o no. Sicuramente l'ordine delle Rimas non è lo stesso del quaderno in cui l'autore stava recuperando la sua opera: queste vennero divise in quattro serie, che ora andiamo ad analizzare.

Prima serie delle Rimas (I-XI): ispirazione e poesia

Nella prima serie (I-XI) vengono raccolte le rime riguardanti il concetto di ispirazione creativa e di poesia; possiamo vedere un esempio tratto dalla Rima XI:

- Yo soy un sueño, un imposible, vano fantasma de niebla y luz; soy incorpórea, soy intangible: no puedo amarte. - iOh, ven; ven tú! [- Io sono un sogno, un'assurdità, vano fantasma di nebbia e luce; sono incorporea, sono intangibile: non posso amarti. - Oh, vieni; vieni tu! ]

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Rimas

Seconda serie delle Rimas (XII-XXIX): amore e sentimento

Nella seconda serie (XII-XXIX) sono invece raccolti testi sull'amore, a tratti forza vitale, a tratti fonte di galanteria, a tratti profondo sentimento, benché Becquer non sia il cantore dell'allegria, ma piuttosto il poeta dell'amore disperato. Possiamo vedere come esempio la Rima XIX, delicata metafora dell'amata:

Cuando sobre el pecho inclinas la melancólica frente, una azucena tronchada me pareces. [Quando sul petto reclini la malinconica fronte, un giglio reciso mi sembri. Porque al darte la pureza de que es símbolo celeste, como a ella te hizo Dios: de oro y nieve. Perché nel darti la purezza di cui è simbolo celeste, come lui ti fece Dio: di oro e neve.]

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Rimas

Terza serie delle Rimas (XXX-LI): amarezza e disinganno

Nella terza serie (XXX-LI) sono invece raccolti i testi dell'amarezza e del disinganno d'amore, della gelosia e della solitudine; qui c'è il testo che apriva il Libro de los gorriones, ora Rima XLVIII, di cui possiamo vedere le prime due strofe, dove è evidente lo sforzo del poeta per dimenticare l'amata:

Como se arranca el hierro de una herida su amor de las entrañas me arranque, aunque senti al hacerlo que la vida me arrancaba con el. Del altar que le alce en el alma mía la voluntad su imagen arrojó, y la luz de la fe que en ella ardía ante el ara desierta se apagó. [Come si strappa il ferro da una ferita il suo amore dalla viscere mi strappai, anche se sentii nel farlo che la vita mi strappavo con esso. Dall'altare che le innalziai nella mia anima la volontà la sua immagine buttò, e la luz de la fe che in ella ardeva di fronte all'ara deserta se spense.]

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Rimas

Quarta serie delle Rimas (LII-LXXVI): dolore e solitudine

Infine, nella quarta serie (LII-LXXVI), meno omogenea e più complessa delle precedenti, troviamo il dolore profondo, la morte, la solitudine, il vuoto; buon esempio ne è la strofa finale della Rima LXVI:

¿Adónde voy? El más sombrío y triste de los páramos cruza; valle de eternas nieves y de eternas melancólicas brumas. En donde esté una piedra solitaria sin inscripción alguna, donde habite el olvido, allí estará mi tumba. [Dove vado? La più triste ed ombrosa delle lande percorri; valle di eterne nevi e di eterne malinconiche nebbie. Dove sia una pietra solitaria senza epigrafe alcuna, dove abiti l'oblio, lì sarà la mia tomba. ]

[Traduzioni mie; i testi sono stati citati a partire dal seguente link: http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/rimas-y-leyendas -- 0/html/ ]

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Leyendas

Le Leyendas di Bécquer: caratteristiche e stile

Le Leyendas di Becquer, anch'esse pubblicate postume (1871), non sono un semplice contributo dell'autore al genere; come abbiamo visto anche per la sua poesia, esse sono ben diverse da quelle di Rivas e Zorrilla: i versi sono sostituiti dalla prosa, e il passato nazionale viene sostituito da una creazione artistica soggettiva, che nasce dalla proiezione dell'io sul mondo narrato.

Struttura e temi delle Leyendas

Alla base delle ventidue Leyendas (che furono pubblicate tra il 1858 e il 1864, prevalentemente su El Contemporaneo e su La America) troviamo tradizioni orali e scritte (prevalentemente il Romancero); alcune accompagnate da un'introduzione, altre da un epilogo, tutte mostrano la competizione tra diverse forze morali, fino allo scioglimento finale che prevede il pentimento o la punizione. In questi testi Becquer fa frequentemente uso del soprannaturale, ma lo fa in un'atmosfera intensamente lirica, con un linguaggio profondamente poetico.

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