Documento sul Decadentismo, che ne esplora il significato, la periodizzazione, i temi e le figure letterarie. Il Pdf, utile per lo studio della Letteratura nella Scuola superiore, analizza l'origine del movimento, i temi centrali come la decadenza e l'estetismo, e il Simbolismo come movimento poetico correlato.
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Le coordinate economiche e sociali La crisi del ruolo dell'intellettuale
Gli strumenti irrazionali del conoscere
La malattia e la morte Vitalismo e superomismo Gli eroi decadenti
Le tecniche espressive e il linguaggio poetico Baudelaire, ponte verso il Simbolismo, e i "poeti maledetti"
Fonti_M.Sambugar-G.Salà, "Letteratura viva" vol 3 La Nuova Italia, 2018 G.Baldi, S.Giusso, M.Razetti, G.Zaccaria, "La letteratura ieri, oggi, domani" vol.3, Paravia, 2017.
A partire dagli anni Sessanta dell'Ottocento cominciarono a manifestarsi in Europa tendenze culturali che non si riconoscevano nella visione scientifica del Positivismo, ma esaltavano le componenti soggettive dell'animo umano e rifiutavano la società borghese e i suoi valori. Furono proprio gli ultimi decenni dell'Ottocento a segnare il definitivo tramonto dell'epoca positivista. Erano gli anni della Grande Depressione (1873-1895), un periodo di grave stagnazione che colpì l'economia del mondo capitalistico con conseguente crisi agraria e industriale e profondo disagio sociale, soprattutto fra gli esponenti delle classi più povere. Alcuni intellettuali e artisti avvertivano anche (e soprattutto) un altro tipo di disagio: in una società ormai dominata dall'affermazione della borghesia, per il quale il valore principale era quello del guadagno, occorreva fare una bandiera della propria diversità, della propria estraneità alla logica del profitto e alle convenzioni sociali.
A fine Ottocento nascono così nuove manifestazioni artistiche; tali orientamenti non si costituirono in scuole organizzate, ma si svilupparono autonomamente nei diversi campi della cultura e delle lettere, contribuendo alla formazione di un fenomeno più ampio, che va sotto il nome di Decadentismo cui appartenevano correnti artistico-letterarie quali il Simbolismo e l'Estetismo.
Il termine Decadentismo deriva dal francese decadent, usato dal poeta Paul Verlaine nella lirica intitolata "Languore" pubblicata sul periodico parigino "Le Chat Noir" ("Il gatto nero"), nel maggio del 1883: "Sono l'Impero alla fine della decadenza che guarda passare i grandi barbari bianchi" ... Il termine viene usato dal poeta per definire il proprio stato d'animo nei confronti della società contemporanea; Verlaine affermava di identificarsi con l'atmosfera di stanchezza e di estenuazione spirituale dell'Impero romano all'epoca delle invasioni barbariche, ormai prossimo alla decadenza, si sente incapace di forti passioni e di azioni energiche, immerso nel vuoto e nella noia, intento solo a raffinatissime quanto oziose esercitazioni letterarie. Il sonetto interpretava uno stato d'animo diffuso nella cultura del tempo, il senso di disfacimento e di fine di tutta una civiltà, la percezione di un'età ormai al tramonto. Queste idee erano proprie di una nuova generazione di poeti che si contrapponevano alla mentalità borghese e ostentavano atteggiamenti bohemien ponendosi al di fuori della norma sia nella produzione artistica, sia nella pratica di vita (abusando di alcol e droghe), ispirandosi al modello "maledetto" di Baudelaire. La critica ufficiale usò inizialmente il termine "decadentismo" in accezione negativa e dispregiativa, ma in seguito quei gruppi di artisti lo vollero assumere polemicamente, rovesciandone il senso a indicare la loro diversità nei riguardi del presente e l'estraneità rispetto alla società borghese e ne fecero una sorta di bandiera orgogliosamente esibita.
In quello stesso 1883, Verlaine presentò le personalità più significative del gruppo sulla rivista "Lutezia" ("Lutèce", antico nome di Parigi) e in un'opera antologica intitolata "Poeti maledetti" (1884), comprendente scritti di Tristan Corbière, Arthur Rimbaud e Stèphane Mallarmè. Inoltre, un'importante funzione di portavoce delle nuove tendenze fu svolta da un'altra rivista, "Le Decadent", fondata a Parigi (1886) da Verlaine e dal circolo dei poeti a lui vicini. Come vero e proprio manifesto di queste tendenze si offrì poi il romanzo "A ritroso" o "Controcorrente" (1884) del francese Joris-Karl Huysmans, che ebbe molta notorietà e fissò in un vero e proprio codice motivi e atteggiamenti del gruppo decadente.
Il termine "Decadentismo", quindi, originariamente indicava un determinato movimento letterario, sorto in un dato ambiente e ispirato da un preciso programma culturale; ma poiché in quel movimento erano già presenti tendenze che poi sarebbero state riprese in altri contesti più vasti, la critica ha assunto il termine come etichetta di una grande corrente culturale di dimensioni europee, che si colloca negli ultimi due decenni dell'Ottocento e che si protrasse fino ai primi decenni del Novecento. L'uso del termine in questa seconda accezione è diffuso prevalentemente nella storiografia letteraria italiana, mentre in altri Paesi sono preferite diverse denominazioni (come ad esempio “Simbolismo"). Inteso in un'accezione più vasta, il Decadentismo appare come una somma di manifestazioni artistiche e letterarie tra loro anche assai differenti, al cui interno tuttavia si possono individuare dei denominatori comuni, che autorizzano perciò ad usare una formula unica e onnicomprensiva.
Il Decadentismo fu un movimento eterogeneo e di difficile classificazione. La prova è data anche dal fatto che non esistono date canoniche condivise in cui collocare lo sviluppo di questo movimento e l'attività di coloro che ne fecero parte. Tutti gli studiosi sono comunque concordi nell'indicare, come inizio dell'età decadente, gli ultimi decenni dell'Ottocento, mentre minore è l'accordo sul suo tramonto. Secondo alcuni critici, le tendenze più strettamente decadenti si esaurirono nei primissimi anni del Novecento (questo è l'orientamento oggi prevalente), mentre altri propongono di impiegare il Decadentismo per descrivere tutto il Novecento (il XX secolo) e considerano autori decadenti anche i romanzieri dell'età della crisi e alcuni poeti del primo dopoguerra (Eliot). Tuttavia, è vero che molte tendenze del Novecento hanno le radici in quel clima e sono legate ad esso da molti elementi, ma si collocano in contesti ormai diversi, fanno riferimento ad altre poetiche e visioni della realtà ed approdano a diverse soluzioni formali.
In conclusione, se il termine "decadentismo", come abbiamo visto, ha avuto in origine un'accezione spregiativa e l'ha conservata per una certa Critica (come per alcune correnti della critica marxista e per il critico e filosofo italiano Benedetto Croce), oggi è ormai chiaro che questo movimento non ha implicato per nulla una decadenza della cultura e dei valori artistici, anzi, si è mostrato un terreno fertile, da cui sono scaturite opere di grande profondità e forza innovativa.
Dopo aver introdotto il Decadentismo nella sua fisionomia generale, occorre ora definire i suoi rapporti con le altre correnti culturali dell'Ottocento, il Romanticismo e il Naturalismo, e la sua collocazione rispetto ai processi della storia economica e sociale, fino a esaminare i suoi legami con il Novecento.
Sul piano culturale, tra Romanticismo e Decadentismo vi è una particolare continuità. Gli storici della letteratura hanno sottolineato come quasi tutte le tendenze e le tematiche del Decadentismo possano trovare anticipazioni nel clima romantico. Pertanto il Decadentismo può a buon diritto essere ritenuto una seconda fase del Romanticismo. Fondamento delle nuove tendenze decadenti sono stati alcuni motivi cari al Romanticismo, quali:
Certo, anche se dal Romanticismo il Decadentismo riprende diverse tematiche, esso ha una sua fisionomia specifica, che rimanda a un clima culturale e storico particolare, e per massima parte i suoi aspetti salienti si individuano, rispetto al Romanticismo, più come accentuazioni, esasperazioni che come novità assolute.
Sulla base di un comune irrazionalismo, del rifiuto della realtà e della fuga verso un mondo ideale e fantastico, nel Romanticismo predominano i sentimenti e le passioni dell'individuo, mentre l'autore decadente indaga la sfera dei pre-sentimenti, intuisce, "scopre" l'inconscio.
L'età romantica proponeva il suo slancio entusiastico e le sue forme di ribellione eroica; l'artista romantico era spesso l'eroe ribelle, titanico. Tuttavia, ricordiamo che già nel Romanticismo esistevano atteggiamenti legati alla contemplazione della propria inutilità e sterilità, quell'aspetto malinconico che induceva al vagheggiamento della morte (vittimismo). Invece, il Decadentismo è attraversato da un senso di stanchezza e debolezza, da un presentimento di fine e di sfacelo, che frena ogni slancio energico e induce a ripiegarsi nell'analisi della propria debolezza e "malattia". Il disprezzo del presente, il disgusto per il conformismo sfociarono nella scelta di una vita disordinata e anticonformista, da bohemien, votata al vagabondaggio e alla sregolatezza, fino all'autodistruzione attraverso l'assunzione di droghe e di alcol. Oppure l'artista decadente si identificava con il dandy, "ammalato di civiltà", che concepisce la vita come opera d'arte. Bohèminen= artista che conduce una vita libera, anticonformista, provocatoria (da Boemia terra dei gitani). Dandy=individuo che ostenta maniere, gusti fuori dalla norma, eccentrici, in modo da provocare sensazione e scandalo.
Se lo slancio verso l'ideale consentiva agli scrittori romantici di trattare i grandi problemi, di provare a incidere sulla realtà con forme di impegno politico e sociale, l'artista decadente rifiuta ogni impegno affermando esclusivamente il principio della poesia pura, non contaminata dagli interessi morali e politici. In contesto romantico inizia a professarsi l'autonomia dell'arte, ma solo con il Decadentismo l'arte si svincola dalla morale ("arte per arte").
Mentre il Romanticismo esaltava la forza creatrice immediata del genio, poneva come valore supremo la "natura", tutto ciò che è spontaneo e immediato, il decadente si chiude nella forma ed esalta l'artificio, la complicazione, ciò che è il prodotto di un lavoro accurato e cerebrale (ne consegue che il pubblico è una cerchia ristretta di iniziati).