La materia per pensare la morte: riti funerari e percezione della morte

Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca (UNIMIB) su La materia per pensare la morte RIASSUNTO. Il Pdf esplora il concetto di morte e i riti funerari in diverse culture, analizzando come oggetti, corpi e immagini influenzino la percezione della morte. Vengono esaminati casi dalla Nuova Irlanda, dall'Europa medievale e dalle Ande peruviane, oltre ai sacrifici umani in Africa occidentale.

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12 pagine

La materia per pensare la morte
RIASSUNTO
Antropologia Culturale
Università degli Studi di Milano-Bicocca (UNIMIB)
11 pag.
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Verso la Nuova Irlanda
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Ritorno all’Europa
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Dal tardo Medioevo europeo verso l’anchità e ritorno
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Le doppie esequie
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La materia per pensare la morte

docsity La materia per pensare la morte RIASSUNTO Antropologia Culturale Università degli Studi di Milano-Bicocca (UNIMIB) 11 pag. Prova gratis! docsity AI Genera mappe concettuali, riassunti e altro con l'AI ~Clicca qui Document shared on https://www.docsity.com/it/la-materia-per-pensare-la-morte-riassunto/9773884/ Downloaded by: claudia-cossi-1 (claudiapatriciacossi@gmail.com)LA MATERIA PER PENSARE LA MORTE

Legami di vita, di morte. Oggetti, corpi e immagini nella pratica funeraria

Per molto è prevalsa l'idea che gli oggetti siano qualcosa di puramente passivo, ma in realtà sanno suscitare nell'uomo varie reazioni. Nel libro si cerca mostrare come alcuni oggetti "che vivono e muoiono" nello stesso rituale funebre consentano l'esperienza di un altro se (trascendenza), per accostare casi lontani e specificarne il senso delle pratiche.

Verso la Nuova Irlanda

Nel 1929 l'antropologa Hortense Powdermaker lascia un villaggio della Nuova Irlanda con molti oggetti strani chiamati malangan. Un anziano le aveva detto: "Dì a chi li vedrà che non sono solo oggetti in legno scolpiti e disegnati, ma fagli capire il lavoro e la ricchezza serviti per crearli". Quindi, la cosa più importante era ciò che stava dietro, cioè la dimensione sociale: si costruivano in gruppo tramite cooperazione e scambi. Questi oggetti venivano usati in riti funebri e cerimonie di iniziazione per giovani. Per loro, infatti, l'iniziazione rappresentava la morte seguita dalla rinascita. Non rappresentavano il soggetto, ma indirettamente c'entravano con la persona. Al termine delle feste in cui venivano utilizzati, c'era il giudizio degli invitati sul cibo, sulle danze e sulle sculture, ma prima della fine il malangan veniva posto di fianco alla tomba. Per loro la persona non era morta veramente finché non rimanevano solo le ossa, a quel punto avveniva un secondo funerale.

Ritorno all'Europa

Se osserviamo le usanze funebri in Inghilterra e Francia (tra 1300 e 1500) troviamo una forma di sdoppiamento. Il sovrano, una volta morto, era affiancato da una sua raffigurazione (in legno, cera o cuoio) che veniva esibita prima e durante i funerali, per rappresentare la sua duplice natura: mortale ed eterna. Dopo i funerali veniva, poi, distrutta. Non rientrano in questa categoria i monumenti funebri di commemorazione in marmo, infatti, avevano una differenza principale: al contrario di questi monumenti, nelle effigi destinate alla distruzione, i re avevano gli occhi aperti come se fossero vivi (come era ancora la loro sovranità).

Dal tardo Medioevo europeo verso l'antichità e ritorno

Ginzburg si chiede come si è arrivati a esporre corpo finto e vero contemporaneamente. Ricorda l'accostamento tra la pratica medievale di esporre statuette in legno/cera/cuoio e le figure di cera usate nei funerali imperiali romani. I riti nei funerali imperiali erano caratterizzati da doppia cremazione: quella del corpo dell'imperatore e dopo qualche giorno quella della statua in cera (erano queste ultime a renderlo ricevibile dagli dei).

Le doppie esequie

Il fenomeno delle doppie esequie fu studiato da Hertz, che mostra come l'individuo era davvero deceduto solo dopo il secondo rituale in quanto la sua anima passava a quella dei morti solo dopo la totale dissoluzione del corpo (che poteva durare anni grazie a certe tecniche). La differenza tra le due culture è che nei riti romani si voleva eternizzare la figura dell'imperatore ma nel caso del re medievale ciò che si doveva eternizzare era la sua funzione, non la persona in sé.

Astrazione

Con il Cristianesimo i cimiteri divennero istituzioni consacrate. Lo storico Peter Brown sottolinea come questi cambiamenti nella relazione tra morti e vivi crearono un contatto più intimo con le figure di martiri, santi ecc. Con il dogma, la transustanziazione nell'Ostia fu considerata l'unica reliquia da adorare, ma la devozione popolare ha portato anche ad altro (venerazione di immagini e santi ... ). Col boom dell'arte medievale e Document shared on https://www.docsity.com/it/la-materia-per-pensare-la-morte-riassunto/9773884/ Downloaded by: claudia-cossi-1 (claudiapatriciacossi@gmail.com)rinascimentale ci fu un aumento importante di rappresentazioni religiose, considerate "sacre". Quindi il dogma della transustanziazione è visto come trionfo dell'astrazione.

Ritorno alla Nuova Irlanda

Come già visto le effigi medievali avevano gli occhi aperti e anche nei malangan c'era la presenza dell'occhio, considerata evocatrice della vita. Le immagini e i motivi circolano tra individui come un dono, sebbene fossero oggetto di compravendita tra i vari gruppi. I malangan, inoltre, non erano soggetti ai segni del tempo, come avveniva per i doni in altre culture, perché la loro esistenza era temporanea. Era proprio la loro scomparsa la condizione per cui potessero funzionare. La sua natura di "mezzo" per portare il morto al mondo spirituale è un processo di astrazione. Ci sono 4 modi di produrre la trascendenza attraverso l'uso della materia e la sua distruzione:

  1. Attribuzione del carattere divino agli imperatori con la combustione delle loro statue di cera;
  2. Presenza di Cristo nell'Ostia;
  3. Rappresentazione della regalità immortale tramite manichini tardomedievali;
  4. Riaffermazione dell'eternità del clan nella fabbricazione e poi nell'abbandono di malangan.

"Anime che recuperano le tracce, ossa che restano vive". L'instabile confine tra vita e morte sulle Ande peruviane

Sulle Ande peruviane non c'è una frontiera precisa che separa vita e morte. La morte di qualcuno è una tappa nel percorso in cui vita e morte delle persone si intersecano a quelle delle cose.

L'anima cammina

Per loro il corpo è la frontiera che ci separa dagli altri e che allo stesso tempo è continuamente attraversata e attraversabile. Inoltre, è fatto di orifizi da cui entra ed esce l'anima (bocca, occhi, orecchie). C'è differenza tra la parola alma e anima: nella prima c'è l'influenza dell'evangelizzazione e indica un'entità che si stacca dopo la morte e continua a vivere; la seconda indica un elemento vitale che può uscire in varie circostanze e non è esclusivo dell'uomo. L'anima è relazionale perché permette un continuo scambio tra diverse entità (cose, persone ... ). "L'anima esce, cammina ecc." non solo quando si muore ma anche quando ci si spaventa, si sogna ecc. ed è il momento in cui può essere vista. La signora Indalisia racconta di quando aveva visto sua mamma in un campo, ma in realtà era a casa. Aveva visto la sua anima, infatti, poco dopo era morta. Per alcuni l'anima iniziava a uscire 7 anni prima, per altri solo alcuni mesi/giorni prima, e ripercorreva luoghi in cui era già stata, soprattutto di notte, all'alba o al tramonto. Come per lo spavento, l'anima viene prima del corpo, quindi si spaventa e si stacca dal corpo prima che muoia.

Quando il morto si allontana

Quando si muore l'anima non si stacca completamente ma continua a camminare per 1 settimana in cerca delle sue tracce. I rituali permettono, poi, una graduale "fabbricazione del morto" che solo alla fine (dopo 3 anni) diventa un'entità separata dai vivi. Cibo e bevande sono elementi di scambio e connessione con i morti, infatti, alle veglie vengono consumati per creare un legame con le anime. Il 5º giorno lo spirito torna nel corpo per dire addio e si rende conto di essere morto, allora si prepara il suo cibo preferito. Un rituale che si svolge in alcune culture l'8º giorno i parenti del defunto costruiscono un lama in miniatura col cuoio per trasportare i viveri al defunto nell'aldilà, e poi creano un bambolino che rappresenta il morto vestito con frammenti dei suoi abiti e che serve a chiamare l'anima nel rito. In seguito, dopo aver mangiato, bevuto e fumato, li bruciano per completare la separazione del defunto dal villaggio.

Ritornare nei sogni

Nei sogni le anime si presentano ai vivi. Uno zio si manifestava tutte le notti a sua nipote, allora lei era andata dalla vedova per dirle di bruciare i suoi vestiti che aveva conservato per ricordo. Da allora non si era più mostrato. Quando invece chiedono cibo, è una richiesta di offerte rituali (cibo, alcol ... ) o di una messa. I sogni permettono di definire una "comunità di linguaggio" tra vivi e morti, che influisce sul rapporto tra i vivi. Non sempre si rivelano in modo positivo, ma possono causare incubi, come a Isidora che racconta che l'anima di un vicino con cui aveva litigato la tormentava in incubi. I morti recenti hanno questo potere di mostrarsi, che poi gradualmente perde col tempo. Le morti violente, soprattutto in epoche in cui c'erano le esecuzioni pubbliche in cui poi i corpi venivano gettati in fosse comuni senza rituali, causano anime che penano e che non riescono a morire definitivamente.

Le ossa che si ri-animano

È importante conoscere i gentiles= pagani, non credenti, si narra che fossero una civiltà acculturata, che si era poi corrotta. La loro avidità era stata punita con la pioggia di fuoco che li aveva fatti scomparire. Sono chiamati los abuelos coloro che sono considerati i successori. Sembra in realtà che i gentiles, attraverso le ossa, continuano a interferire nella vita degli abitanti dei villaggi, al tramonto. Hanno però un'ambiguità: sono pericolosi ma hanno anche un potere protettivo. Quindi sono considerati buoni e cattivi.

Conclusioni

Nella visione razionalizzante della morte nel contesto europeo sono i vivi che separano e fanno esistere i morti, e se questi si manifestano gli viene attribuito un significato simbolico. Sulle Ande, invece, i morti e gli oggetti partecipano attivamente e il loro potere è garantito dall'anima.

I sacrifici umani e le gerarchie della morte lungo le coste del golfo di Guinea

I fenomeni religiosi sono un tentativo di dare risposta alla morte e un senso di finitezza alla vita. Nei sacrifici la morte permette ai beneficiari del rito di entrare nello spazio di trascendenza, senza restarci per sempre, quindi, si apre una porta che fa oscillare gli uomini tra il desiderio di raggiungere la morte e il bisogno di allontanarla. I riti funerari servivano per colmare l'assenza e ristabilire equilibrio, per questo, diceva Hertz, la morte di uno straniero/schiavo/bambino non imponeva un rito e passava quasi inosservata. Questo perché la morte non era un dramma individuale ma una minaccia sociale. Michael Lambek dice che, più che parlare di vita e morte, bisogna introdurre il concetto di "cose animate" contrapposte a quelle inanimate. Fa, infatti, riferimento a un'analisi sulle uccisioni rituali di popolazioni dell'Africa orientale che spiega come l'obbiettivo fosse quello di trasferire la vita. La morte è un fenomeno sociale ma impone anche di interrogarsi su senso e qualità della vita. Le morti non "naturali" (es. dopo atti violenti) costringono a confrontarsi con l'ingiustizia e la sofferenza che può causare la società all'uomo (guerre, genocidi ... ). Il concetto di morte "naturale" è una costruzione culturale che può mutare in base a dove ci si trova. In Africa occidentale la morte "innaturale" è quella dovuta a un incidente o a cause esterne all'individuo e, in questi casi, i riti funebri servono a ricucire lo strappo con il mondo dei vivi. Una mancata o inadeguata celebrazione lasciano aperto questo varco tra i due mondi. La paura di quelle entità né vive ne morte (es. vampiri) e la paura del ritorno dei morti porta la società a creare spazi per scongiurare questa evenienza (maschere di Halloween ... ).

Le uccisioni funebri in Africa occidentale

Terray si interrogava sulle regioni di queste uccisioni rituali in caso di funerali di capi, nobili, re ... Una delle teorie era che i servitori, gli schiavi e le mogli dovevano accompagnarli nell'aldilà, ma questo non era una copia del mondo terreno e soprattutto perché avrebbero voluto come compagni di viaggio anche dei criminali? Document shared on https://www.docsity.com/it/la-materia-per-pensare-la-morte-riassunto/9773884/ Downloaded by: claudia-cossi-1 (claudiapatriciacossi@gmail.com)

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