La video arte: analisi delle opere di Vito Acconci e Bill Viola

Slide da Laba, Brescia sulla video arte (2° parte). Il Pdf, utile per lo studio universitario di Arte, esplora le opere di artisti come Vito Acconci e Bill Viola, fornendo una panoramica del loro impatto nel campo della video arte.

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18 pagine

La video arte
(2° parte)
LABA, Brescia
Prof.ssa: Lorella Scacco
Vito Acconci
(1940-2017)
Dagli iniziali interessi per la letteratura e la poesia
sperimentale, con cui stabiliva una relazione di forte
intensità fisica e comunicativa fra autore e ascoltatore,
Acconci, sul finire degli anni Sessanta, sposta l’interesse
della sua ricerca verso un confronto diretto con il pubblico,
passando dallo spazio della pagina a quello della galleria.
Attraverso l’elaborazione di performance di ossessiva
intensità, l’artista registra una serie di filmati e di video,
privilegiando la ripresa diretta e continua. I primi scarni
lavori esprimono una ricerca di forte, talvolta perfino
disturbante, impatto fisico e psicologico, con una serie di
azioni registrate senza sonoro su pellicola. Quasi
contemporaneamente, inizia anche una fase più auto-
analitica e di rilettura dei rapporti che regolano le relazioni
tra il pubblico e il performer, spostando l’accento su forme
di comunicazione che superano i confini convenzionali fra
spazi pubblici e privati. Sviluppa una serie di monologhi
simili a flussi di coscienza, diretti allo spettatore,
assegnando ai lavori il titolo descrittivo dell’azione eseguita.
Fonte: https://www.castellodirivoli.org/collezione-video/artista/vito-acconci-2/

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Anteprima

La video arte

(2° parte) LABA, Brescia Prof.ssa: Lorella Scacco

Vito Acconci

Vito Acconci (1940-2017)

Dagli iniziali interessi per la letteratura e la poesia sperimentale, con cui stabiliva una relazione di forte intensità fisica e comunicativa fra autore e ascoltatore, Acconci, sul finire degli anni Sessanta, sposta l'interesse della sua ricerca verso un confronto diretto con il pubblico, passando dallo spazio della pagina a quello della galleria. Attraverso l'elaborazione di performance di ossessiva intensità, l'artista registra una serie di filmati e di video, privilegiando la ripresa diretta e continua. I primi scarni lavori esprimono una ricerca di forte, talvolta perfino disturbante, impatto fisico e psicologico, con una serie di azioni registrate senza sonoro su pellicola. Quasi contemporaneamente, inizia anche una fase più auto- analitica e di rilettura dei rapporti che regolano le relazioni tra il pubblico e il performer, spostando l'accento su forme di comunicazione che superano i confini convenzionali fra spazi pubblici e privati. Sviluppa una serie di monologhi simili a flussi di coscienza, diretti allo spettatore, assegnando ai lavori il titolo descrittivo dell'azione eseguita. Fonte: https://www.castellodirivoli.org/collezione-video/artista/vito-acconci-2/

Vito Acconci Centers (1971)

In Centers, Acconci è di fronte alla telecamera, con la testa e il braccio in primo piano mentre punta dritto verso la propria immagine sul monitor, cercando di mantenere il dito concentrato sull'esatto centro dello schermo. Indicando l'immagine di se stesso, Acconci punta anche direttamente allo spettatore, un'azione paradigmatica della dinamica psicologica del lavoro di Acconci in video. Mentre il nastro procede in tempo reale, gli unici cambiamenti nell'azione della performance sono lievi aggiustamenti nella posizione del dito mentre la sua resistenza vacilla. Scrive Acconci: «Il risultato (l'immagine televisiva) ribalta l'attività: un puntare lontano da me stesso, verso uno spettatore esterno - finisco per allargare la mia attenzione agli spettatori di passaggio (sto guardando dritto dentro guardando dritto dentro)».

Vito Acconci Air Time (1973)

Recording Studio From Air Time è un personale confessionale in cui il video è sia uno specchio che un dispositivo di mediazione, perché documenta una sua performance del 1973 alla Sonnabend Gallery. È stato uno degli esercizi psicologicamente più intensi di Acconci sulla inversione tra pubblico e privato. Da solo in una "camera di isolamento" in galleria, ogni giorno per due settimane, Acconci si è seduto con la telecamera focalizzata sul suo riflesso in uno specchio. Al pubblico della galleria, la sua immagine è stata mostrata su un monitor, mentre la sua voce è stata ascoltata attraverso degli altoparlanti. Isolato nel suo ambiente, Acconci inizia un libero monologo sulla sua relazione quinquennale con una donna, raccontando i dettagli della loro vita insieme e i suoi sentimenti più intimi nei suoi confronti. "Sto parlando con te in modo che possa vedermi come mi vedi tu", afferma. "Sto recitando qualcosa per loro" .. Diventando sempre più sprezzante e crudele, alla fine decide di porre fine alla relazione. In Air Time, il video è un veicolo sia per un'introspezione estremamente intima, sia per la trasmissione di questo autoesame nella sfera pubblica.

Bruce Nauman

Bruce Nauman (n. 1941)

Educato al rispetto del valore etico del lavoro, agli inizi della sua carriera Bruce Nauman pone profonda attenzione all'idea di arte come professione, impegnandosi a recarsi tutti i giorni presso il suo studio. Immediatamente, si trova a dover affrontare la fondamentale questione di che cosa faccia un artista da solo in quell'ambiente e giunge alla conclusione che l'arte è un'attività di ricerca piuttosto che un prodotto. Coerentemente con quest'idea, nel corso della sua carriera l'artista ha perseguito l'impiego di diversi media e, abbandonata la pittura, si volge alla scultura e al disegno, performance, video e installazione, sviluppando i propri concetti in maniera autonoma, senza restringerli a specifiche limitazioni tecniche. Nauman realizza film e video a partire dal 1965 esplorandone soprattutto le potenzialità concettuali fino al 1973. I primi film nascono dall'intenzione di impiegare la cinepresa come semplice mezzo di registrazione, capace di documentare le sue attività senza preoccupazioni di natura narrativa o estetica. Il mezzo filmico a basso costo permette all'artista di proseguire le proprie investigazioni, inizialmente pensate come performance, anche in mancanza di pubblico. Eseguiti con cinepresa fissa, alcuni lavori sono propriamente analisi delle attività svolte nello studio, attraverso le quali l'artista descrive lo spazio geometrico e mentale della sua pratica quotidiana. Partendo dal presupposto che qualunque azione umana, per quanto elementare o arbitraria, è degna di attenzione, Nauman documenta ad esempio l'atto fisico del suo continuo camminare, esagerando alcuni aspetti di questa semplice azione o isolandoli in esercizi di danza. Fonte: https://www.castellodirivoli.org/collezione- video/artista/bruce-nauman/

Bruce Nauman Revolving Upside Down (1968)

Alla fine degli anni '60, in una serie di video- performance, Bruce Nauman, attraverso la ripetizione di semplici gesti, mette in scena il proprio corpo, trasformato in strumento musicale e scultura vivente. Questo video analogico mostra Bruce Nauman che gira su se stesso, su un piede, come un automa. Filmato capovolto con una telecamera statica, il suo corpo rigido nello spazio inclinato sembra sospeso al soffitto, spinto da una forza invisibile. Il suo movimento circolare permanente traccia un percorso, una linea obliqua che termina all'esterno della cornice. Alla fine del video, esso non è più visibile. È il rumore dei piedi che scivolano a terra, e lo shock prodotto dal cambio del piede, a indicare la continuazione della sua azione. https://vimeopro.com/user3539702/ubuweb/video/121 815659

Dara Birnbaum

Dara Birnbaum (New York, 1946)

Dara Birnbaum (New York, 1946) è un'artista conosciuta per aver realizzato opere video e installazioni multimediali. All'interno dei suoi lavori pone spesso in atto procedimenti volti a decostruire criticamente l'egemonia delle immagini dei mass media e dei gesti, per affrontare le mitologie della cultura nella storia. La sua pratica artistica ha precedenti storici nel fotomontaggio dadaista e dell'immaginario mediatico della Pop Art. Fonte: Wikipedia

Dara Birnbaum, Six Movements: Mirroring, 1975

Tra le prime opere realizzate, Mirroring del 1975, è basato sulla performance. Birnbaum indaga la nozione di video come specchio per creare un autoritratto psicologico. Ideando un esercizio formale semplice ma ingegnoso, sovrappone immagini reali e riflesse per articolare metaforicamente la dualità del sé interno ed esterno. L'immagine riflessa rielaborata dagli scritti di Jacques Lacan, crea la tensione fisica e visibile tra il suo corpo reale, l'immagine allo specchio e il video che noi osserviamo. La generazione coeva a Birnbaum era attratta dal cinema di Hollywood. Ciò che attira Birnbaum, invece, sono i media stessi e la loro possibile manipolazione - qualcosa che fin da subito la fa scontrare con le rigide normative americane sui diritti televisivi.

Dara Birnbaum Technology/Transformation: Wonder Woman, 1978-79

La ricerca dell'artista segue due filoni principali, spesso che si incrociano tra loro: la critica e manipolazione dei media e l'attivismo femminista. Le famiglie americane alla fine degli anni '70 consumavano, in media, più di sei ore di televisione al giorno. In quel periodo, Birnbaum iniziò a lavorare con filmati tratti dalle trasmissioni televisive. Ha rieditato il materiale del popolare programma Wonder Woman per sottolineare come i mass media si alternino tra rappresentazioni eroiche e banalizzanti delle donne. "Dove sono tra i due?" ha chiesto Birnbaum. "Sono una segretaria, sono una Wonder Woman e non c'è niente nel mezzo. E la via di mezzo è la realtà in cui dobbiamo vivere". Ha installato il video nella vetrina di un parrucchiere di SoHo, affinché tutti lo vedessero. L'opera attinge dalla serie tv "Wonder Woman" basata sulle avventure dell'omonimo personaggio dei fumetti DC Comics. Trasmessa tra il 1977 e il 1979 è rimasta negli anni un vero e proprio cult anche grazie all'interprete Lynda Carter. Dara Birnbaum si concentra sul messaggio che ogni giorno, tramite questo show, passava ai suoi spettatori: quello di una donna cui era sufficiente compiere una piroetta per abbandonare i modesti abiti da segretaria e riapparire in quelli da supereroina con stivali rossi alti fino al ginocchio e pantaloncini stellati aderenti. Contando su alcune conoscenze negli studi televisivi l'artista ottiene del materiale della serie. Ne sceglie le scene più simboliche - in cui la Carter si trasforma o corre all'azione - frammentandole e riunendole in un video, dove la protagonista va a compiere gli stessi gesti in loop. "Ai tempi non mi interessavano le implicazioni legali. Sentivo il diritto di rispondere". Si trattava dunque di comprendere il potere persuasivo dei media sulla cultura popolare, ma anche di ribattere.

Bill Viola

Bill Viola (New York, 1951)

Italo-americano nato a New York nel 1951, si iscrive al College of Visual and Performing Arts della Syracuse University, qui consegue la laurea nel 1973 in Visual e Performing Arts. Inizia a realizzare videoarte nei primi anni settanta. Lavora per affermati artisti come Bruce Nauman e Nam June Paik. Dal 1974 al 1976 lavora a Firenze come direttore tecnico presso la casa di produzione video art/tapes/22 video tapes production. Nel 1975 espone per la prima volta le sue opere a due mostre internazionali: la biennale dei Giovani di Parigi e la biennale del Whitney Museum of Art. Fonte: Wikipedia

Bill Viola The Reflecting Pool 1977-79

video tape Qui Viola esplora le caratteristiche e le potenzialità del video e concentra le tematiche principali che svilupperà in seguito: manipolazione del tempo, rapporto dell'uomo con il mondo, riflessione sull'immagine, acqua come simbolo di purificazione.

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