Documento di Università sulla PET nel tumore polmonare e medicina nucleare in nefro-urologia. Il Pdf esplora l'applicazione della PET nella stadiazione del tumore polmonare e nella valutazione della risposta terapeutica, includendo la fisiologia renale in medicina nucleare.
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La metodica PET, la cui sensibilità e specificità sono piuttosto alte, ha un ruolo importante nella stadiazione del tumore al polmone, specie per quanto riguarda il parametro N (linfonodale) e M (metastasi), apportando quindi vantaggi nella gestione della malattia sia in fase di diagnosi che di ristadiazione in corso di follow-up laddove vi sia un sospetto di ripresa di malattia.
Nell'ambito del processo stadiativo, quindi, la PET non si sostituisce alle metodiche morfologiche convenzionali (TC) di stadiazione della neoplasia polmonare ma viene utilizzata in maniera complementare ad esse, in quanto è in grado di rilevare localizzazioni di malattia a distanza misconosciute all'imaging convenzionale.
Table 2. Value of PET in the detection of unexpected distant metastases Study n of patients Detection of extra lesions (%) (Schrevens L. et al The Oncologist; 2004) Bury et al. [55] 109 6 Lewis et al. [56] 34 29 MacManus et al . [57] 167 19 Marom et al. [50] 100 9 Pieterman et al. [58] 102 11 Saunders et al. [33] 97 17 Stroobants et al. [59] 144 5 Valk et al. [34] 99 11 Weder et al. [60] 100 15
Table 3. Impact of PET on patient management in NSCLC Study n of patients Change of stage (%) Impact on management (%) Bury et al. [55] 109 34 25 Hicks et al. [61] 153 43 35 Hoekstra et al. [62] 57 30 19 Lewis et al. [56] 34 - 41 Pieterman et al. [58] 102 62 15 Saunders et al. [33] 97 27 37 Schmucking et al. [63] 63 52
Nelle due tabelle sopra riportate è possibile osservare come l'introduzione della PET nel processo stadiativo abbia portato alla rilevazione, in una percentuale variabile di casi, di lesioni metastatiche non evidenziate con le metodiche convenzionali.
L'esito della PET può quindi impattare sulla stadiazione finale della malattia e sulla gestione del paziente: ad esempio, un paziente che sulla base della stadiazione convenzionale è candidato al trattamento chirurgico, può, per la presenza di metastasi a distanza documentate con PET, essere indirizzato a un trattamento chemioterapico neoadiuvante avente lo scopo di portare la malattia a uno stadio trattabile chirurgicamente.
Il PLUS (PET in LUng Staging) study evidenzia come l'introduzione della PET abbia portato a:
Il tutto chiaramente garantisce anche dei risparmi in termini economici.DIM - Medicina nucleare #04 - Landoni - PET nel tumore polmonare e Medicina Nucleare in nefro-urologia pt.1 Pag. 2 a 14
In generale, la PET può essere utilizzata nella valutazione della risposta al trattamento chemioterapico e, per alcuni aspetti, a quello radioterapico.
Per poter utilizzare la PET a questo fine è tuttavia necessario possedere una valutazione PET basale (quindi prima dell'inizio del trattamento chemioterapico) che stabilisca l'entità dell'attività metabolica della malattia e la sua distribuzione nell'organismo.
Con questa è possibile poi confrontare gli studi PET successivi ripetuti durante o al termine del trattamento terapeutico.
In figura 1 è possibile osservare come, rispetto alla PET basale che evidenziava una lesione polmonare primitiva alla base del polmone sx, la PET eseguita dopo il trattamento chemioterapico mostri una netta riduzione dell'attività metabolica nella sede di neoplasia, rappresentando di fatto un'ottima risposta al trattamento.
L'importanza dell'eseguire una PET basale per valutare poi la successiva risposta al trattamento risiede nel fatto che la neoplasia polmonare, in base alla sua differenziazione (da G1 a G3) può avere un grado di attività metabolica significativamente differente. Nell'immagine a sx è possibile vedere due immagini tomografiche:
Generalmente, le lesioni a maggior attività metabolica sono forme con grado di differenziazione più elevato.
Figura 1 Pre Chemotherapy Study 2/11/99 Post Chemotherapy Study 15/3/00 SUVmax = 7.4 SUVmax = 2.1 D.L. 55 aa Figura 2 P. G. 68 aa
Avere una PET basale e delle PET successive consente quindi di operare un confronto dell'attività metabolica della lesione, misurata tramite i valori SUV.
Un altro aspetto importante di cui tener conto è l'intervallo tra il trattamento e la rivalutazione PET: si è osservato che pochi giorni dopo il trattamento chemioterapico possono verificarsi dei fenomeni flogistici locali nella sede della lesione la cui rilevazione porta a sottostimare l'effettiva risposta metabolica al trattamento.
Consideriamo l'esempio di una lesione polmonare che risponda al trattamento chemioterapico classico (cisplatino + gemcitabina). Nei giorni immediatamente successivi al trattamento può verificarsi un richiamo di cellule infiammatorie nella sede della lesione che determina accumulo del tracciante FDG (le cellule infiammatorie infatti consumano glucosio): una PET effettuata in questo momento evidenzierebbe elevata captazione del tracciante che, tuttavia, non sarebbe imputabile all'attività metabolica della lesione. È buona norma, quindi, attendere almeno una/due settimane dal termine del ciclo chemioterapico per ridurre l'entità del bias di valutazione dell'efficacia del trattamento chemioterapico.
È anche vero che alcuni cicli di chemioterapia, purtroppo, si susseguono rapidamente, il che può non essere compatibile con la necessità di eseguire una valutazione PET dopo un paio di settimane; in conclusione si tratta di un fattore da tenere in considerazione, ma anche attendere solo 5 giorni (anziché due settimane) può, nella maggior parte dei casi, essere sufficiente per avere una valutazione comunque accurata dell'eventuale risposta al trattamento chemioterapico.
Purtroppo, però, ciò non vale per i pazienti sottoposti a un trattamento radioterapico: in questo caso l'attività infiammatoria conseguente al trattamento può perdurare per tempi relativamenteDIM - Medicina nucleare #04 - Landoni - PET nel tumore polmonare e Medicina Nucleare in nefro-urologia pt.1 Pag. 3 a 14 lunghi, fino a 2 mesi e mezzo/3 mesi, il che rende poco valutabile l'efficacia metabolica del trattamento della lesione.
Rispetto al passato, i trattamenti radioterapici oggi possono essere conformati e più focalizzati tramite un'erogazione della dose in campi molto ristretti e con una caduta di dose ai margini della lesione stessa, il che:
Alcuni studi hanno documentato inoltre che gli effetti infiammatori del trattamento radioterapico in caso di trattamenti molto conformazionali (es: Gamma-knife, tomoterapia, IMRT1) possono dare origine a fenomeni infiammatori in tempi anche successivi ai soliti 3 mesi della radioterapia classica, elemento di cui tener conto nella valutazione della risposta; nonostante ciò, però, gli effetti flogistici post-attinici hanno una distribuzione spaziale differente rispetto all'attività metabolica della lesione primitiva, il che, entro certi limiti, consente di distinguere le due situazioni.
Riassumendo:
Questa tempistica chiaramente si riferisce alla valutazione dell'efficacia del trattamento nella sede di malattia; se però la necessità è quella di valutare il pz post-trattamento per escludere che abbia sviluppato altre localizzazioni di malattia, è comunque possibile eseguire una PET prima dei 3 mesi escludendo però dalla valutazione la sede di malattia primitiva.
I metodi di analisi sono essenzialmente di due tipi:
Le raccomandazioni dell'EORCT (Organizzazione per la Cura e la Ricerca sul Cancro) definiscono la risposta metabolica all'FDG come la variazione percentuale tra il SUV basale e il SUV misurato durante o al termine del trattamento, di fatto permettendo di attestare un aumento, un mantenimento o una riduzione dell'attività metabolica.
In figura 3 è possibile vedere una lesione polmonare apicale sx, studiata:
SUV = 8.9 SUV = 3.6 Pre Post ASUV = - 59.5% Figura 3
La variazione percentuale del SUV è del 59,5%, il che indica un'ottima risposta metabolica.
Ciò può avvenire anche laddove si abbia una stabilità dimensionale della massa, in quanto come visto nella scorsa lezione l'efficacia metabolica del trattamento può essere rilevata molto più precocemente rispetto all'efficacia in termini morfologici/dimensionali.
I criteri EORCT depongono per 4 gradi di risposta:
Più recentemente, Wahl ha proposto una valutazione che comprende una misura del SUV più precisa secondo i criteri PERCIST (PET Response Criteria In Solid Tumors), utilizzati non solo nel tumore polmonare ma anche in altre patologie.
Anche in questo caso vengono definiti 4 gradi di risposta:
Un vecchio studio di Weber ha compreso 57 pazienti in stadio IIIb o stadio IV (non candidabili al trattamento chirurgico) e ha previsto la loro valutazione con PET sia prima che dopo il primo il ciclo di chemio, il che ha permesso di classificarli in due gruppi:
prior to therapy at 3 weeks at 3 months prior to therapy at 3 weeks at 2 months 0 SUV 10 0 SUV 12 Figura 4
Weber ha quindi osservato che nei PET responder il 71% dei pz ha avuto una risposta (anche parziale), mentre nei PET non responder i pazienti sono rimasti in uno stato di Stable Disease o hanno addirittura avuto una progressione di malattia.