La dinamica del capitalismo secondo Fernand Braudel, Università di Messina

Documento dall'Università degli Studi di Messina su La dinamica del capitalismo di Fernand Braudel. Il Pdf, un set di appunti di Economia per l'Università, esplora l'economia preindustriale, le gerarchie sociali e la divisione del mondo in economie-mondo, con capitoli dedicati alla vita materiale e al capitalismo.

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10 pagine

La dinamica del capitalismo-
Fernand Braudel
Sociologia Economica
Università degli Studi di Messina (UNIME)
9 pag.
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CAPITOLO PRIMO : RIPENSANDO ALLA VITA MATERIALE
La caratteristica fondamentale dell’economia preindustriale è la coesistenza delle rigidità, inerzie e
lentezze di un’economia ancora elementare. Da un lato, contadini che vivono nei loro villaggi e
sviluppano forme autonome di economia, dall’altro un’economia di mercato ed un capitalismo in
espansione che tracciano, a poco a poco, la configurazione del mondo in cui viviamo. Braudel
parte dal quotidiano, dalla routine, dai mille gesti che sorgono spontaneamente senza che
intervenga una deliberata decisione, si tratta di pressioni, modelli e modi d’azione e reazione che
vengono ereditati dal passato. Tutto ciò viene collegato all’espressione <<vita materiale>>.
Ovviamente, si tratta solo di una parte della vita attiva degli uomini, i quali sono altrettanto
creativi, oltre che abitudinari.
A partire dal 1450, dopo la peste nera, in Europa il numero degli uomini cresce rapidamente, c’è
stato un recupero fino al successivo riflusso. Solo a partire dal XVIII secolo, il numero degli uomini
non cesserà di aumentare e non si verificheranno più battute d’arresto. In ogni caso, fino al XVIII
secolo, l’equilibrio demografico veniva ristabilito con carestia e malattie, guerre, ecc.. Dunque, fino
a tempi recenti, una realtà biologica malsana domina implacabilmente la storia umana. Si diceva
che l’uomo è ciò che mangia: l’apparizione di tanti prodotti alimentari, dallo zucchero al caffè, dal
all’alcool rappresenta un importante cambiamento. Pensiamo, ad esempio, il modo folgorante
in cui il tabacco ha conquistato il mondo, non è forse un modo di sperimentare le forme di
diffusione e di consumo delle droghe di oggi? Il grano, il riso, il mais sono il risultato di scelte molto
antiche. L’Europa ha scelto il grano che divora la guerra e la obbliga a riposarsi, questa scelta
permette l’allevamento del bestiame. Il riso nasce da una specie di giardinaggio, da una cultura
intensiva in cui l’uomo non lascia spazio agli animali. Il mais è certamente il mezzo più semplice
per ottenere il pane, la sua coltivazione permette di organizzare abilmente il tempo libero. La
storia delle tecniche è altrettanto affascinante. Le grandi concentrazioni economiche richiedono
concentrazioni di mezzi tecnici e sviluppo della tecnologia. Da sempre, tutte le tecniche vengono
scambiate, seguendo un movimento di diffusione incessante.
Si immagini adesso la vasta ed articolata mappa disegnata, in una data regione, da tutti i suoi
mercati elementari. Da queste molteplici aperture comincia la cosiddetta economia di scambio.
Durante l’Ancien Regime, tra il 1400 e il 1800, si tratta di un economia di scambio assai imperfetta.
Grandissima parte della produzione, assorbita dall’autoconsumo della famiglia o del villaggio, non
entra nel circuito del mercato. Tenuto conto di questa imperfezione, l’economia di mercato è
comunque in costante progresso e collega piccoli centri e le grandi città. L’artigiano itinerante che
va di borgo in borgo ad offrire i suoi poveri servizi, l’impagliatore di sedie o lo spazzacamino
appartengono già al mondo del mercato; il venditore ambulante che percorre strade e campagne
portando con piccole quantità di merce si colloca sul versante dello scambio per quanto
modesti siano i suoi scambi ed i suoi calcoli; anche il bottegaio è decisamente un agente
dell’economia di mercato. Fiere e borse costituiscono i livelli immediatamente superiori alle
strutture elementari. Abbiamo così distinto due livelli dell’economia di mercato: un livello inferiore
costituito da mercati, botteghe, venditori ambulanti e un livello superiore con fiere e borse.
Braudel intende ripercorrere a larghe linee l’evoluzione dell’Occidente nel corso del XV, XVI, XVII e
XVIII secolo. Con il XV secolo, soprattutto dopo il 1450, assistiamo ad una ripresa generale
dell’economia a beneficio delle città. In questo momento, la spinta deriva dalle botteghe artigiane
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RIPENSANDO ALLA VITA MATERIALE

La caratteristica fondamentale dell'economia preindustriale è la coesistenza delle rigidità, inerzie e lentezze di un'economia ancora elementare. Da un lato, contadini che vivono nei loro villaggi e sviluppano forme autonome di economia, dall'altro un'economia di mercato ed un capitalismo in espansione che tracciano, a poco a poco, la configurazione del mondo in cui viviamo. Braudel parte dal quotidiano, dalla routine, dai mille gesti che sorgono spontaneamente senza che intervenga una deliberata decisione, si tratta di pressioni, modelli e modi d'azione e reazione che vengono ereditati dal passato. Tutto ciò viene collegato all'espressione << vita materiale>>. Ovviamente, si tratta solo di una parte della vita attiva degli uomini, i quali sono altrettanto creativi, oltre che abitudinari.

A partire dal 1450, dopo la peste nera, in Europa il numero degli uomini cresce rapidamente, c'è stato un recupero fino al successivo riflusso. Solo a partire dal XVIII secolo, il numero degli uomini non cesserà di aumentare e non si verificheranno più battute d'arresto. In ogni caso, fino al XVIII secolo, l'equilibrio demografico veniva ristabilito con carestia e malattie, guerre, ecc .. Dunque, fino a tempi recenti, una realtà biologica malsana domina implacabilmente la storia umana. Si diceva che l'uomo è ciò che mangia: l'apparizione di tanti prodotti alimentari, dallo zucchero al caffè, dal tè all'alcool rappresenta un importante cambiamento. Pensiamo, ad esempio, il modo folgorante in cui il tabacco ha conquistato il mondo, non è forse un modo di sperimentare le forme di diffusione e di consumo delle droghe di oggi? Il grano, il riso, il mais sono il risultato di scelte molto antiche. L'Europa ha scelto il grano che divora la guerra e la obbliga a riposarsi, questa scelta permette l'allevamento del bestiame. Il riso nasce da una specie di giardinaggio, da una cultura intensiva in cui l'uomo non lascia spazio agli animali. Il mais è certamente il mezzo più semplice per ottenere il pane, la sua coltivazione permette di organizzare abilmente il tempo libero. La storia delle tecniche è altrettanto affascinante. Le grandi concentrazioni economiche richiedono concentrazioni di mezzi tecnici e sviluppo della tecnologia. Da sempre, tutte le tecniche vengono scambiate, seguendo un movimento di diffusione incessante.

Si immagini adesso la vasta ed articolata mappa disegnata, in una data regione, da tutti i suoi mercati elementari. Da queste molteplici aperture comincia la cosiddetta economia di scambio. Durante l'Ancien Regime, tra il 1400 e il 1800, si tratta di un economia di scambio assai imperfetta. Grandissima parte della produzione, assorbita dall'autoconsumo della famiglia o del villaggio, non entra nel circuito del mercato. Tenuto conto di questa imperfezione, l'economia di mercato è comunque in costante progresso e collega piccoli centri e le grandi città. L'artigiano itinerante che va di borgo in borgo ad offrire i suoi poveri servizi, l'impagliatore di sedie o lo spazzacamino appartengono già al mondo del mercato; il venditore ambulante che percorre strade e campagne portando con sé piccole quantità di merce si colloca sul versante dello scambio per quanto modesti siano i suoi scambi ed i suoi calcoli; anche il bottegaio è decisamente un agente dell'economia di mercato. Fiere e borse costituiscono i livelli immediatamente superiori alle strutture elementari. Abbiamo così distinto due livelli dell'economia di mercato: un livello inferiore costituito da mercati, botteghe, venditori ambulanti e un livello superiore con fiere e borse.

Braudel intende ripercorrere a larghe linee l'evoluzione dell'Occidente nel corso del XV, XVI, XVII e XVIII secolo. Con il XV secolo, soprattutto dopo il 1450, assistiamo ad una ripresa generale dell'economia a beneficio delle città. In questo momento, la spinta deriva dalle botteghe artigiane Document shared on https://www.docsity.com/it/la-dinamica-del-capitalismo-fernand-braudel-1-1/485559/ Downloaded by: nhbyh-hhbyhy (psn89419@toaik.com)e dai mercati urbani. Nel secolo successivo, la forza si situa a livello delle fiere internazionali: estremamente sofisticate, limitate alle transazioni monetarie e creditizie esse furono lo strumento, almeno per una quarantina di anni, della dominazione dei genovesi, incontrastati signori delle transazioni internazionali. La crescita del XVI secolo fu altresì stimolata dall'arrivo dei metalli preziosi americani e da un sistema creditizio in grado di far circolare rapidamente una massa di cambiali e di prestiti. Nello stesso tempo, la fiera cede il passo alle borse, ovvero un flusso continuo che si sostituisce a delle forme di scambio intermittenti. Ma l'attenzione non deve concentrarsi solo sulle borse, il XVII secolo segna anche lo sviluppo generalizzato della bottega un altro trionfo della continuità. Nel XVIII secolo, secolo di accelerazione economica generale, tutti gli strumenti dello scambio sono all'opera: le borse estendono le loro attività, Londra tenta di soppiantare Amsterdam che cerca allora di specializzarsi come il maggiore centro dei prestiti internazionali, Ginevra e Genova partecipano a questo gioco, Parigi si anima, e denaro e credito corrono così sempre più liberamente da un posto all'altro. In questo periodo di intensificazione del consumo e dello scambio, i piccoli mercati urbani e le botteghe sono più animati che mai. Tutte queste osservazioni sono però valide per l'Europa. Facciamo una comparazione tra non-Europa ed Europa. Nel mondo islamico, i più importanti mercati sorgono alle porte monumentali delle città, infatti le città islamiche hanno sviluppato i meccanismi dello scambio più sofisticato. I mercati indiani hanno una caratteristica particolare: non esiste villaggio che non possieda il suo mercato, a causa della necessità di servirsi del mercante Banyan come intermediario nella trasformazione dei canoni pagati in natura dalla comunità villaggio in quantità di denaro; l'India è inoltre il paese per eccellenza delle fiere, grandi riunioni ad un tempo mercantili e religiose perché esse si tengono, nella maggioranza dei casi, in luoghi di pellegrinaggio. L'organizzazione più spettacolare dei mercati di base è sicuramente quella della Cina, in pratica questo mercato si distribuisce secondo la rete delle strade e delle piazze del borgo. Venditori ambulanti ed artigiani vanno continuamente da un mercato all'altro, perché in Cina la bottega dell'artigiano è ambulante ed è solo al mercato che egli presta la sua opera. In breve, il vasto territorio cinese è attraversato da catene di mercati regolari. Fiere e borse sono però scarsamente diffusi. I livelli superiori dello scambio sono assai più sviluppati in Giappone, la stessa cosa vale per l'Indonesia, antico incrocio di traffici, con le sue fiere regolari e le sue borse, se con questo termine indichiamo, come per l'Europa del XV e XVI secolo e oltre, le riunioni quotidiane dei grossi mercanti di una determinata piazza.

In conclusione, l'economia europea, a confronto con le economie del resto del mondo, sembra essere più sviluppata grazie ai suoi mezzi ed ai suoi strumenti più sofisticati. È anche vero tuttavia che tutti i meccanismi dello scambio si ritrovano anche fuori dall'Europa, tanto che è possibile tracciare una classificazione: al primo livello si collocano Giappone, forse l'Insulindia, l'Islam; al secondo, l'India; infine, ai livelli inferiori, la Cina ed ancora più basso le migliaia di economie primitive.

ECONOMIA DI MERCATO E CAPITALISMO

Aspetti dello scambio

Braudel analizza a questo punto gli aspetti che riguardano più propriamente lo scambio e che indicherà con i termini di economia di mercato e capitalismo, sottolineando tuttavia che, fino al XVIII secolo, essi sono aspetti minoritari dell'attività umana che resta inghiottita nei territori della vita materiale.

Tra il XV e il XVII secolo l'economia di mercato non cessa di allargarsi. I prezzi oscillano nel mondo interno: in Europa, in Giappone ed in Cina, in India e nei territori islamici, in America, dove l'oro e l'argento giocano presto un ruolo importante. Dunque, una certa economia lega tra loro i differenti mercati mondiali. Si arriverà così a credere che lo scambio gioca in sé un ruolo decisivo come elemento di equilibrio capace di bilanciare, attraverso il meccanismo della concorrenza, i dislivelli e di adeguare l'offerta alla domanda; il mercato diventerà così << la mano invisibile>> di Adam Smith, il mercato autoregolato del XIX secolo, chiave di volta dell'economia per tutto il periodo in cui ci si è attenuti al principio del laisser faire. Comunque, è importante sottolineare soprattutto che il mercato è solo un legame imperfetto tra produzione e consumo, un legame incompleto. L'autore crede nelle virtù e nell'importanza dell'economia di mercato, ma non lo considera un fattore assoluto; ciò non impedisce tuttavia che fino a tempi recenti, gli economisti abbiano costruito le loro teorie solo a partire dagli schemi dell'economia di mercato.

Molti storici stanno cominciando a rendersi conto che la rivoluzione industriale si andava delineando molto tempo prima del XVIII secolo, poiché è ovvio che tra il presente e il passato non c'è mai una rottura, una discontinuità totale.

Definizione di Capitalismo

Il termine capitalismo può essere definito solo se situato tra i due termini che lo sottendono: capitale e capitalista. Il capitale, realtà concreta, è un insieme di mezzi, costantemente all'opera; il capitalismo è l'uomo che controlla l'immissione del capitale nell'incessante processo di produzione; il capitalismo è in generale il modo in cui è gestito questo gioco di costante immissione. La parola chiave è capitale. Nelle opere degli economisti essa ha assunto il significato più specifico di << bene capitale>> che non designa solo le forme di accumulazione di denaro, ma anche i risultati di ogni lavoro compito: una casa è un capitale, una strada è un capitale, il grano ammucchiato nel granaio è un capitale. Si possono distinguere due forme A e B di economia di mercato, distinguibili per il differente tipo di rapporti umani, economici e sociali che esse instaurano. Nella categoria A si collocano gli scambi quotidiani dei mercati elementari ed anche gli scambi a più lungo raggio, quando si presentano in forma regolare, prevedibile. Il mercato del borgo offre un chiaro esempio di questi scambi senza colpi di scena, trasparenti ed i cui profitti, mai eccezionali, possono essere approssimativamente previsti. Gli storici inglesi hanno dimostrato che, a partire dal XV secolo, accanto al mercato pubblico tradizione (public market) si sviluppa un altro tipo di mercato da essi denominato private market, mercato privato, che si sbarazza delle regole di quello tradizionale, che aggira trasparenza e controlli, si tratta dello scambio di tipo B. Accade allora che dei mercanti itineranti, che raccolgono ed ammassano particolari merci, si rechino direttamente dai produttori (dal contadino acquistano lana, canapa, orzo, grano, ecc.); in seguito essi avviano, con carri, bestie da soma o barche, le merci acquistate verso le grandi città o i porti cui fanno capo i traffici di esportazione. Il mercato collettivo viene in tal modo sostituito da un sistema di transazioni individuali, basate su accordi finanziari arbitrariamente stabiliti. È evidente che si tratta di scambi ineguali in cui la concorrenza, regola essenziale della cosiddetta Document shared on https://www.docsity.com/it/la-dinamica-del-capitalismo-fernand-braudel-1-1/485559/ Downloaded by: nhbyh-hhbyhy (psn89419@toaik.com)

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