Documento universitario sulla poesia di Salvatore Quasimodo, con analisi di "Specchio" e "Vento a Tindari". Il Pdf, utile per lo studio della Letteratura, approfondisce i temi e le tecniche stilistiche dell'autore, fornendo interpretazioni dettagliate delle opere.
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Riprendiamo a parlare da dove ci siamo lasciati ieri, cioè da questo poeta, Salvatore Quasimodo, pienamente novecentesco, che subisce nel corso della sua carriera poetica dei cambiamenti, dei mutamenti dovuti proprio anche all'influsso del tempo in cui vive, per cui riceve dai fatti storici in cui si trova coinvolto delle suggestioni, delle sollecitazioni che lo portano a modificare il suo modo di scrivere poesia. Ma un modo radicale e questo in un certo senso forse gli ha nociuto, nel senso che è stato più difficile anche individuare una linea, una continuità e c'è stato il dibattito della critica legato a quale Quasimodo fosse da preferire.
Insomma, la professoressa ritiene che siano comunque delle polemiche abbastanza sterili, nel senso che per ogni fase poetica si possono individuare motivi anche di maggiore o minore riuscita della poesia, in ogni caso è legittimo anche accogliere ciò che il poeta ritiene di dover progressivamente modificare nel suo modo di scrivere poesia.
L'ultimo componimento che avevamo visto era Specchio.
Avevamo notato questa esplosione, potremmo proprio dire, della natura in primavera dal letargo invernale, questo accorgersi tutto un tratto, quasi fosse un miracolo, che arriva una nuova stagione, cioè la primavera e suggestioni di tipo ermetico, cioè accostamenti di immagini per analogia, per vicinanza, accostate. Questo accostare sensazioni visive, abbiamo detto di colore, con anche la stasi e il movimento, avevamo infatti notato come nelle due strofe si alternassero queste differenti modalità anche di descrizione della primavera.
Oggi la professoressa ci presenta un altro che appartiene sempre al primo periodo che è Vento a Tindari.
Qui si torna alle origini, cioè Quasimodo ripensa alla sua esperienza siciliana con nostalgia, lo vedremo, e prende spunto e occasione da un momento reale, cioè una gita che era stata fatta insieme ad alcuni amici in questa località, la quale ci ha messo poi un'immagine così da riuscire a capire certi passaggi in cui si parla proprio del vedere le cose dall'alto quasi a precipizio. Ci ha messo un'immagine della città che rende l'idea di come effettivamente possa suscitare anche alcune delle immagini che poi si trovano nella poesia.Quindi c'è stata questa gita, vanno su un dirupo affacciato sul mare, siamo nel 1929, il poeta ripensa a questa occasione reale e si lascia raffinare proprio da diverse suggestioni, immagini.
In alcuni passaggi la poesia non è immediatamente perspicua, per cui ad esempio anche alcuni che conoscevano Quasimodo hanno suggerito possibili interpretazioni, ma questo fa parte anche un po' della poesia ermetica, cioè non è tutto immediatamente comprensibile e quindi in un certo senso risponde proprio in modo vicino a quelle che erano le tendenze poetiche della poesia ermetica.
Quindi torna nell'isola, si era allontanato dall'isola da tanto tempo attraverso questa gita con gli amici che è l'occasione per lasciare vagare il proprio pensiero, diciamo così in modo analogico, si lascia trascinare da queste immagini che si succedono e attenzione c'è un elemento che poi ritroveremo anche in altri suoi componimenti, il vento.
Il vento è il motivo che domina un po' tutto il componimento, lo ritroveremo anche in altri componimenti. Qui c'è il vento dei pini a un certo punto; quindi, il vento che fa muovere gli alberi, si parla poi alla fine proprio di vento profondo; quindi, il vento apre e chiude il componimento.
L'arrivo, diciamo così, del vento è all'inizio naturale; quindi, questo passare del vento tra gli alberi dà l'avvio alle idee, alle suggestioni, ai ricordi e poi a un certo punto c'è invece quello finale che è un vento metaforico, cioè proprio quello legato ai ricordi, i ricordi che ad un certo punto se ne vanno, così come il vento reale ha fatto arrivare i ricordi, a un certo punto il vento porta via, porta con sé i ricordi.
Poi c'è questo precipizio iniziale in cui praticamente ci si trova quasi proprio a strapiombo e anche questo dà l'idea di un accostamento, di un'altra immagine, un po' per analogia.
I ricordi a un certo punto si affacciano come il poeta si affaccia su questo precipizio. Quindi, non aspettiamoci all'interno dei componimenti una logica stringente; quindi, si lascia proprio trascinare da questi ricordi.
Quali sono i temi che emergono da questi ricordi, da queste suggestioni che si accostano per analogia: le memorie, il ricordare il proprio tempo, anche nella sua Sicilia, lui si sente in una sorta di esilio, ora che si trova a lavorare in altra città, a Milano in particolare; quindi, questo vento scuote nel profondo il poeta e a un certo punto compare anche una sorta di amore perduto. C'è questo testimone amico che dice che probabilmente in certi versi del componimento si riferisce a una donna. Non è per forza detto che pensi a una donna, anche perché questa immagine che vedremo poi nella parte centrale del componimento torna anche in altri componimenti.
C'è il desiderio di tornare all'armonia che il poeta trovava in questa realtà siciliana che invece ora è lontana da lui, si sente in esilio, vorrebbe recuperare l'armonia che aveva nella sua fase giovanile.
Poi ci sono anche idee di morte che ogni tanto si affacciano nel componimento.
Quindi è come se, pur in compagnia di questi amici, si parte da una situazione reale e a un certo punto il vento fa isolare nel raccoglimento, nella riflessione, il poeta che si estranea da quello che lo circonda e poi a un certo punto torna alla realtà. Quindi è come se servissimo il poeta nei suoi pensieri, nei suoi ricordi, nelle sue rievocazioni e a un certo punto sul finale del componimento è come se si ridestasse da un sogno e torna nella realtà.
Questo che ora ci accingiamo a vedere più da vicino è uno dei componimenti che rappresenta bene la prima fase, la fase ermetica del poeta.
Tindari, la parola iniziale, quindi c'è questo appello, questa apostrofe proprio a Tindari, è personificata sostanzialmente. Entra all'interno del componimento come una realtà concreta, vissuta nel sogno. Quindi ci si rivolge proprio alla città, a questo luogo, e da lì poi parte la rievocazione.
Quindi il paesaggio, vedremo, e i ricordi che si succedono, non per forza in modo logico all'interno del componimento.
Ora vediamo insieme il metro. Abbiamo 5 strofe, sono versi liberi e prevale l'endecasillabo. Quindi c'è prevalenza del verso lungo dell'endecasillabo, però comunque versi liberi, si accostano. Questo lo abbiamo incontrato recentemente, progressivamente, sempre più volte, cioè la libertà.
Mentre i poeti della tradizione più antica si sentivano vincolanti a delle strutture ben impostate anche dal modello petrarchesco, ad esempio, e poi progressivamente si cominciano a liberarsene. Ad esempio, un passaggio importante ai Leopardi. à Leopardi prende la canzone petrarchesca e la modifica. Infatti, si parla di canzone petrarchesca e canzone leopardiana, la svincola.
I poeti specie nell'Ottocento cominciano a liberarsi da questi vincoli e un passaggio importante è quello di Leopardi. Leopardi comincia a liberarsi da questa tradizione. Ci si libera anche dalla rima progressivamente, quindi i versi diventano sciolti.
Nel Novecento i versi sono liberi, quindi si mettono insieme in un componimento versi di diversa lunghezza. L'abbiamo incontrato sempre più spesso anche in Saba, abbiamo visto anche se Saba si rifà la tradizione, però si rifà la tradizione in modo abbastanza libero e quindi si procede su questa strada, si prosegue in versi liberi.
Allora, vediamo più o meno l'anno in cui la poesia ha origine. Si parte da questa gita fatta nel 1929, compone la poesia e poi entra a far parte della raccolta che esce l'anno dopo, che è Acque e terre; quindi, siamo ancora nella prima raccolta di Quasimodo.
Vediamo un po' il componimento di Tindari.
Strofa per strofa, così ci possiamo soffermare sui singoli passaggi.
Tindari, mite ti so, tra larghi colli, pensile, sull'acque dell'isole, dolci del dio. oggi m'assali e ti chini in cuore.
Quindi si rivolge a questa località, a Tindari, una sorta di apostrofe, di appello, che poi porterà anche alla personificazione progressiva di questa località.
ti conosco come mite à quindi comincia già ora l'affetto rivolto alla sua terra d'origine.
fra larghi colli pensile sull'acque à cioè sospesa sulle acque e si affacciano sulle isole dolci del Dio. Ecco questa è una perifrasi per dirci isole Eolie, cioè le isole Eolie sono sacre al Dio Evi. Quindi ci sta collocando la località.
Tindari, ti conosco come mite, tra larghi colli, sospesa sulle acque, perché la città è sospesa su un'altura protesa sul mare, quindi sostanzialmente ce la sta presentando,
delle isole dolci del dio à cioè le isole Eolie.
oggi m'assali e ti chini in cuore. à Oggi, perché io torno oggi alla mia terra d'origine, in questa gita che aveva compiuto con alcuni amici; quindi, ... torna dall'esilio
oggi m'assali à mi aggredisci
e ti chini in cuore à cioè ti pieghi sul mio cuore.
Sostanzialmente, quindi, si sente già un senso di commozione anche solo per il fatto di essere oggi tornato dall'esilio. Quel oggi si opporrà poi all'esilio di cui parlo dopo. Quindi poter tornare alla sua terra, per cui Tindari rappresenta sostanzialmente in generale la Sicilia, torno alla mia terra e sento in me un senso di commozione.
Salgo vertici aerei precipizi, assorto al vento dei pini,e la brigata che lieve m'accompagna s'allontana nell'aria, onda di suoni e amore, e tu mi prendi da cui male mi trassi e paure d'ombre e di silenzi, rifugi di dolcezze un tempo assidue e morte d'anima.
Ecco comincia la fase analogica, l'accostamento di immagini tipiche del sogno.
Quando noi facciamo un sogno non è per forza di cose che tutto sia ordinato. I miei densi susseguono in modo a volte un po' arruffato, un po' non logico. E qui comincia ad iscriverci le sensazioni che provano a essere tornato nella sua terra.
Primo verso della seconda strofa.
Attenzione a quel: salgo vertici aerei precipizi à La professoressa ha sottolineato la parola aerei perché è messa in un modo un po' strano. Allora, diciamo come significato questo verso è à salgo su picchi aerei a strapiombo sul mare. Quindi la città è su una costiera, insomma, a strapiombo sul mare. Attenzione a quell'aerei. Aerei è posto in modo da servire ai due termini che lo precedono e lo seguono. Quindi sono i vertici, aerei, e sono i precipizi, aerei. Ha trovato questa forma per unire due termini che tra loro sono opposti. Quindi ha creato un accostamento di termini opposti attraverso l'aggettiva che va bene per entrambi. È una forma, diciamo, efficace per rendere proprio il passaggio dal basso all'alto e dare l'idea quasi del precipizio. Quindi salgo su picchi aerei, cioè che si protendono nell'aria, a strapiombo. à Ci dà proprio l'idea del salire, salgo, ma anche del precipitare. Quindi il verso inizia con salgo e si conclude con precipizi.
assorto al vento dei pini à Quindi è come se il vento che si sente muoversi tra i pini desse addio al suo sogno.
E chi è intorno a lui? à e la brigata che lieve m'accompagna à i suoi amici, è come se svanissero, perché ormai è tutto raccolto nel suo sogno.
Guardate l'immagine com'è efficace della brigata che accompagna il poeta che s'allontana nell'aria. à Cioè è come se il vento che sta stormendo tra i pini si portasse via gli amici.