Semiotica e Design di Dario Mangano: analisi del segno e del testo

Documento di Dario Mangano su Semiotica e Design. Il Pdf analizza la relazione tra semiotica e design, esplorando concetti come il segno, il testo e la narrativa, con esempi pratici di analisi semiotica di oggetti di design, utile per studenti universitari.

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15 pagine

SEMIOTICA E DESIGNDario Mangano
1. DAL SEGNO AL TESTO
1.1. Un inizio promettente
Intorno agli anni 60 la SEMIOTICA e il DESIGN cominciarono a interessarsi l’una all’altro, entrambe queste
discipline erano arrivate ad un momento delicato nel loro sviluppo. All’epoca il termine per chiamare la semiotica
era “SEMIOLOGIA” ed essa era già nata allinizio del secolo dagli studi linguistici di De Saussure con lo scopo di
analizzare i sistemi di significazione sociale nel loro complesso interpretando oltre alla sostanza espressiva della
lingua, anche quella della cultura materiale. Questa disciplina intendeva studiare la vita dei segni nel quadro della
vita sociale di quel periodo. Da una parte vi era quindi una pratica, il design, che cercava di costruire una propria
teoria e dall’altra la teoria, la semiotica, che cercava il confronto con una serie di pratiche culturali, artistiche e
tecnologiche. Entrambe le discipline mostravano di avere come unico obiettivo di studio la SOCIETÀ DI MASSA.
Non a caso una delle prime cattedre dedicate alla semiotica fu occupata da Thomas Maldonado, alla scuola di
Ulm.
BARTHES voleva mostrare come al di sotto di ciò che è considerato ovvio, si nascondesse l’abuso ideologico della
società dei consumi, la quale inscriveva il modello di vita piccolo-borghese in ogni suo prodotto nascondendone
la natura artificiale. Così la CITROEN DS diventa l’equivalente delle cattedrali gotiche, infatti, come esse viene
consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da un popolo che si appropria con essa di un oggetto magico.
Questa vettura non deve più denunciare la sua potenza ma diventa casalinga, cancellando le tracce della sua
costruzione che in altri periodi sarebbe stata messa in risalto come le giunzioni della lamiera o il metallo che
lascia spazio al vetro. Questo fa che la sua dinamica trovi un equilibrio tale da diventare una normalità da
consumare. La tecnologia ne fa dunque un oggetto di cui è facile appropriarsi grazie alla promozione “piccolo-
borghese”. Il semiologo offre una prospettiva sulla società che ha come punto d’origine l’oggetto stesso, ovvero
parla dell’oggetto come tale mostrando come le scelte stilistiche portino precisi significati culturali. Gli oggetti
diventano quindi produttori di senso offrendo indirettamente al progettista indicazioni tecniche per il suo lavoro.
1.2. IL SEGNO NELL’ARCHITTETTURA E NEL DESIGN
Il design aveva bisogno di precisi modelli trovo nella linguistica saussuriana. Lui definisce il concetto disegno
come una relazione tra due entità: il significante, la dati sensoriali e il significato, che articola elementi totali. Il
segno sta del rapporto che Lega questi due. la lingua oscilla continuamente tra la libertà che offre ai suoi parlanti
e le regole che gli impone, essa è al contempo Langue (lato invariabile, norme grammaticali) e parole (lato
variabile, atto individuale del parlante).
SAUSSURE definisce il concetto di “SEGNO” come una relazione tra due entità:
1. Il SIGNIFICANTE (articola i dati sensoriali);
2. Il SIGNIFICATO (articola i elementi mentali).
Il segno sta tra la prima e la seconda entità, è il rapporto che li lega. Questa suddivisione evoca la dicotomia sulla
quale il design stesso si fonda: FORMA E FUNZIONE. La relazione tra questi due elementi a sua volta si basa sulla
presenza di un codice che deve essere condiviso da chi produce l’oggetto-messaggi e chi ne usufruisce. Forma e
funzione entrano in relazione a un preciso codice sociale che p cambiare in base al tempo e allo spazio. ES.
ruotare il pomello di un lavandino che fa uscire l’acqua sembra un’azione naturale proprio perché abbiamo
assimilato il codice per interpretare la relazione. Questo rappresenta però il primo livello di relazione che Eco
chiama funzione prima di un oggetto. A un significato denotato (prima la funzione dell’oggetto) ne vengono
accostati altri detti connotati che derivano dalla possibilità di associare a delle forme materiali un significato
differente. ES. Il tetto non è solo un luogo di riparo ma assume anche il significato differente di protezione, o
ancora il trono che è prima di ogni cosa una sedia ma la sua funzione primaria passa in secondo piano rispetto al
fatto che chi sta seduto lì può comandare eserciti o richiedere tasse. Il valore connotativo, dunque, in questo caso
ha un valore di gran lunga superiore a quello denotativo al punto che la funzione prima risulta quasi mortificata
rispetto alla seconda. Infatti, il trono non è una sedia comoda, ha dei braccioli voluminosi e la spalliera troppo
alta, concetti che si giustificano dal predominio di una funzione rispetto all’altra. Il design e l’architettura video
nella nozione di segno un nuovo approccio all’analisi degli oggetti.
1.3. DESIGN E STRUTTURALISMO
Il segno è la punta di dell’iceberg di una concezione più vasta che fa capo al concetto di concetto di
struttura, teoria che prende il nome STRUTTURALISMO. Il fondamento di questa teoria sta nel fatto che un segno
assume un valore diverso a seconda di come si inserisce in una struttura. ES. la cravatta se viene portata sopra
una camicia, con un nodo al collo e accompagnata da una giacca, assume un certo significato ma se la cravatta
venisse annodata alla vita assumerebbe un significato completamente diverso e inatteso. L’analisi dell’oggetto
all’interno di una struttura comporta la presenza di due relazioni costitutive delle strutture stessa:
1. PARADIGMATICA, relazione che lega un certo elemento a quelli che, in un determinato contesto, potrebbero
trovarsi al suo posto (IN ABSETIA, elementi che sono potenzialmente disponibili, e di essi se ne manifesta solo
uno);
2. SINTAGMATICA, quando all’interno della struttura troviamo tutti gli elementi della relazione pragmatica (IN
PREASENTIA, quando gli elementi sono tutti presenti nell’unità di riferimento scelta);
1.4. FORMA DELLE COSE
La “forma” è un concetto fondamentale sia per il design che per la semiotica ma assume un significato
completamente diverso nei due contesti. Nel design la “forma” è la “forma fisica” vera e propria di un oggetto e
dare forma a qualcosa significa disegnarne i contorni dandone un aspetto estetico. In semiotica invece, la forma
è SOSTANZA DI ESPRESSIONE, una griglia culturale che organizza la materia suddividendola per farne ciò che
possiamo vedere e toccare, percepire e capire. Secondo Hjelmslev la semiotica non può fermarsi a ad essere una
scienza dei segni, ma deve fare un passo avanti diventando teoria della significazione. La semiotica deve
individuare più di un livello astratto di quello della manifestazione che consente di mettere a confronto più
prodotti culturali diversi. Hjelmslev introdurrà un modello di segno diverso da Saussure, in cui due piani,
chiamati ESPRESSIONE e CONTENUTO, sono ulteriormente divisi in FORMA e SOSTANZA per un totale di quattro
elementi complessivi. Parliamo della cosiddetta QUADRIPARTIZIONE DI HJELMSLEV. L’importanza di questa
suddivisione consiste nel rendere evidente l’operazione di messa in forma che ogni linguaggio realizza su quella
che Hjelmslev chiama MATERIA. La forma è una griglia culturale che filtra la materia, la organizza suddividendola
per farne ciò che possiamo vedere e toccare, percepire e capire; ciò significa che è allo stesso tempo il PRODOTTO
DI CULTURA ma anche, CIO’ CHE PRODUCE QUELLA CULTURA. Questo fa che ciò che percepiamo e capiamo
appunto, è l’esito di una messa in forma di una materia preesistente, che è sempre di tipo culturale.
1.5. DISTACCO SEMIOTICA/DESIGN
Negli anni Ottanta e novanta, il rapporto tra le due discipline si interruppe. Il design, infatti, aveva sfide da
affrontare su diversi sistemi:
1. Quello dei prodotti (trasformazione dei mercati), nascono nuovi prodotti come computer e strumenti come
Internet che cambieranno il modo di vedere le cose;
2. Quello della produzione, sono gli anni in cui si passa dal disegno industriale al design.
Per quanto riguarda la semiotica, nello stesso periodo, si assiste a una svolta dell’analisi verso nuovi mondi e
nuove forme di comunicazione. Si abbandona la nozione di segno e viene adottato al suo posto quella di TESTO,
e la formulazione del concetto di NARRATIVA.
1.6. BASI DI NARRRATIVITA’
La svolta verso la narrativa si deve al semiologo GREIMAS, che prende spunto dalle analisi delle fiabe russe fatte
da PROPP. Comparando fiabe di paesi diversi si accorse che sebbene in apparenza sembravano diverse, le
narrazioni erano accomunate da similitudini rilevanti. Propp, distingueva tra:
1. ELEMENTI INVARIANTI, che considerano l’operato dei personaggi dal punto di vista del proseguimento del
racconto);
2. VARIABILI, che riguardano cose come le caratteristiche specifiche dei personaggi, glielementi di raccordo, etc.).
Riuscì così a separare il nucleo narrativo astratto e universale, da un insieme di elementi specifici delle varie
culture. Greimas prese queste ricerche e allargò le conclusioni di Propp facendone un modello generale di
significazione di ogni produzione di senso. Quindi l’uomo costruisce ogni manifestazione di senso secondo un
modello universale. Questo modello prevede trasformazioni (dunque narrativo).
Il senso è quindi un flusso, un movimento. Altro punto fondamentale è stabilire la differenza tra narrazione e
narratività:
1. La NARRAZIONE è una storia come la fiaba o un racconto
2. La NARRATIVITÀ è un principio esplicativo dei processi di significazione che ha a che vedere con ogni forma
di comunicazione.
Le forze narrative si trovano al di sotto di ogni tipo di discorso e dunque la narrativa si offre come un’ipotesi
interpretativa dei fenomeni socioculturali. Il PERCORSO GENERATIVO DEL SENSO costituisce la summa del
pensiero greimisiano con le considerazioni di Propp in uno schema dove la significazione è divisa per livelli: dal
livello p astratto, al livello più superficiale. Nella teoria greimasiana, dunque, non si parla più di segni ma di
STRUTTURE in cui la significazione non si presenta come corrispondenza tra un significante e un significato bensì
come TRASFORMAZIONE di quei soggetti che sono coinvolti nel processo di comunicazione. Il semiologo ora non
si interessa più al “cosa significa”, ma al “come significa”.

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Anteprima

SEMIOTICA E DESIGN - Dario Mangano

DAL SEGNO AL TESTO

Intorno agli anni 60 la SEMIOTICA e il DESIGN cominciarono a interessarsi l'una all'altro, entrambe queste discipline erano arrivate ad un momento delicato nel loro sviluppo. All'epoca il termine per chiamare la semiotica era "SEMIOLOGIA" ed essa era già nata all'inizio del secolo dagli studi linguistici di De Saussure con lo scopo di analizzare i sistemi di significazione sociale nel loro complesso interpretando oltre alla sostanza espressiva della lingua, anche quella della cultura materiale. Questa disciplina intendeva studiare la vita dei segni nel quadro della vita sociale di quel periodo. Da una parte vi era quindi una pratica, il design, che cercava di costruire una propria teoria e dall'altra la teoria, la semiotica, che cercava il confronto con una serie di pratiche culturali, artistiche e tecnologiche. Entrambe le discipline mostravano di avere come unico obiettivo di studio la SOCIETÀ DI MASSA. Non a caso una delle prime cattedre dedicate alla semiotica fu occupata da Thomas Maldonado, alla scuola di Ulm.

BARTHES voleva mostrare come al di sotto di ciò che è considerato ovvio, si nascondesse l'abuso ideologico della società dei consumi, la quale inscriveva il modello di vita piccolo-borghese in ogni suo prodotto nascondendone la natura artificiale. Così la CITROEN DS diventa l'equivalente delle cattedrali gotiche, infatti, come esse viene consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da un popolo che si appropria con essa di un oggetto magico. Questa vettura non deve più denunciare la sua potenza ma diventa casalinga, cancellando le tracce della sua costruzione che in altri periodi sarebbe stata messa in risalto come le giunzioni della lamiera o il metallo che lascia spazio al vetro. Questo fa sì che la sua dinamica trovi un equilibrio tale da diventare una normalità da consumare. La tecnologia ne fa dunque un oggetto di cui è facile appropriarsi grazie alla promozione "piccolo- borghese". Il semiologo offre una prospettiva sulla società che ha come punto d'origine l'oggetto stesso, ovvero parla dell'oggetto come tale mostrando come le scelte stilistiche portino precisi significati culturali. Gli oggetti diventano quindi produttori di senso offrendo indirettamente al progettista indicazioni tecniche per il suo lavoro.

IL SEGNO NELL'ARCHITTETTURA E NEL DESIGN

Il design aveva bisogno di precisi modelli trovo nella linguistica saussuriana. Lui definisce il concetto disegno come una relazione tra due entità: il significante, la dati sensoriali e il significato, che articola elementi totali. Il segno sta del rapporto che Lega questi due. la lingua oscilla continuamente tra la libertà che offre ai suoi parlanti e le regole che gli impone, essa è al contempo Langue (lato invariabile, norme grammaticali) e parole (lato variabile, atto individuale del parlante).

SAUSSURE definisce il concetto di "SEGNO" come una relazione tra due entità:

  1. Il SIGNIFICANTE (articola i dati sensoriali);
  2. Il SIGNIFICATO (articola i elementi mentali).

Il segno sta tra la prima e la seconda entità, è il rapporto che li lega. Questa suddivisione evoca la dicotomia sulla quale il design stesso si fonda: FORMA E FUNZIONE. La relazione tra questi due elementi a sua volta si basa sulla presenza di un codice che deve essere condiviso da chi produce l'oggetto-messaggi e chi ne usufruisce. Forma e funzione entrano in relazione a un preciso codice sociale che può cambiare in base al tempo e allo spazio. ES. ruotare il pomello di un lavandino che fa uscire l'acqua sembra un'azione naturale proprio perché abbiamo assimilato il codice per interpretare la relazione. Questo rappresenta però il primo livello di relazione che Eco chiama funzione prima di un oggetto. A un significato denotato (prima la funzione dell'oggetto) ne vengono accostati altri detti connotati che derivano dalla possibilità di associare a delle forme materiali un significato differente. ES. Il tetto non è solo un luogo di riparo ma assume anche il significato differente di protezione, o ancora il trono che è prima di ogni cosa una sedia ma la sua funzione primaria passa in secondo piano rispetto al fatto che chi sta seduto lì può comandare eserciti o richiedere tasse. Il valore connotativo, dunque, in questo caso ha un valore di gran lunga superiore a quello denotativo al punto che la funzione prima risulta quasi mortificata rispetto alla seconda. Infatti, il trono non è una sedia comoda, ha dei braccioli voluminosi e la spalliera troppo alta, concetti che si giustificano dal predominio di una funzione rispetto all'altra. Il design e l'architettura video nella nozione di segno un nuovo approccio all'analisi degli oggetti.

DESIGN E STRUTTURALISMO

Il segno è la punta di dell'iceberg di una concezione più vasta che fa capo al concetto di concetto di struttura, teoria che prende il nome STRUTTURALISMO. Il fondamento di questa teoria sta nel fatto che un segno assume un valore diverso a seconda di come si inserisce in una struttura. ES. la cravatta se viene portata sopra una camicia, con un nodo al collo e accompagnata da una giacca, assume un certo significato ma se la cravattavenisse annodata alla vita assumerebbe un significato completamente diverso e inatteso. L'analisi dell'oggetto all'interno di una struttura comporta la presenza di due relazioni costitutive delle strutture stessa:

  1. PARADIGMATICA, relazione che lega un certo elemento a quelli che, in un determinato contesto, potrebbero trovarsi al suo posto (IN ABSETIA, elementi che sono potenzialmente disponibili, e di essi se ne manifesta solo uno);
  2. SINTAGMATICA, quando all'interno della struttura troviamo tutti gli elementi della relazione pragmatica (IN PREASENTIA, quando gli elementi sono tutti presenti nell'unità di riferimento scelta);

FORMA DELLE COSE

La "forma" è un concetto fondamentale sia per il design che per la semiotica ma assume un significato completamente diverso nei due contesti. Nel design la "forma" è la "forma fisica" vera e propria di un oggetto e dare forma a qualcosa significa disegnarne i contorni dandone un aspetto estetico. In semiotica invece, la forma è SOSTANZA DI ESPRESSIONE, una griglia culturale che organizza la materia suddividendola per farne ciò che possiamo vedere e toccare, percepire e capire. Secondo Hjelmslev la semiotica non può fermarsi a ad essere una scienza dei segni, ma deve fare un passo avanti diventando teoria della significazione. La semiotica deve individuare più di un livello astratto di quello della manifestazione che consente di mettere a confronto più prodotti culturali diversi. Hjelmslev introdurrà un modello di segno diverso da Saussure, in cui due piani, chiamati ESPRESSIONE e CONTENUTO, sono ulteriormente divisi in FORMA e SOSTANZA per un totale di quattro elementi complessivi. Parliamo della cosiddetta QUADRIPARTIZIONE DI HJELMSLEV. L'importanza di questa suddivisione consiste nel rendere evidente l'operazione di messa in forma che ogni linguaggio realizza su quella che Hjelmslev chiama MATERIA. La forma è una griglia culturale che filtra la materia, la organizza suddividendola per farne ciò che possiamo vedere e toccare, percepire e capire; ciò significa che è allo stesso tempo il PRODOTTO DI CULTURA ma anche, CIO' CHE PRODUCE QUELLA CULTURA. Questo fa sì che ciò che percepiamo e capiamo appunto, è l'esito di una messa in forma di una materia preesistente, che è sempre di tipo culturale.

DISTACCO SEMIOTICA/DESIGN

Negli anni Ottanta e novanta, il rapporto tra le due discipline si interruppe. Il design, infatti, aveva sfide da affrontare su diversi sistemi:

  1. Quello dei prodotti (trasformazione dei mercati), nascono nuovi prodotti come computer e strumenti come Internet che cambieranno il modo di vedere le cose;
  2. Quello della produzione, sono gli anni in cui si passa dal disegno industriale al design.

Per quanto riguarda la semiotica, nello stesso periodo, si assiste a una svolta dell'analisi verso nuovi mondi e nuove forme di comunicazione. Si abbandona la nozione di segno e viene adottato al suo posto quella di TESTO, e la formulazione del concetto di NARRATIVA.

BASI DI NARRATIVITÀ

La svolta verso la narrativa si deve al semiologo GREIMAS, che prende spunto dalle analisi delle fiabe russe fatte da PROPP. Comparando fiabe di paesi diversi si accorse che sebbene in apparenza sembravano diverse, le narrazioni erano accomunate da similitudini rilevanti. Propp, distingueva tra:

  1. ELEMENTI INVARIANTI, che considerano l'operato dei personaggi dal punto di vista del proseguimento del racconto);
  2. VARIABILI, che riguardano cose come le caratteristiche specifiche dei personaggi, glielementi di raccordo, etc.).

Riuscì così a separare il nucleo narrativo astratto e universale, da un insieme di elementi specifici delle varie culture. Greimas prese queste ricerche e allargò le conclusioni di Propp facendone un modello generale di significazione di ogni produzione di senso. Quindi l'uomo costruisce ogni manifestazione di senso secondo un modello universale. Questo modello prevede trasformazioni (dunque narrativo).

Il senso è quindi un flusso, un movimento. Altro punto fondamentale è stabilire la differenza tra narrazione e narratività:

  1. La NARRAZIONE è una storia come la fiaba o un racconto
  2. La NARRATIVITÀ è un principio esplicativo dei processi di significazione che ha a che vedere con ogni forma di comunicazione.

Le forze narrative si trovano al di sotto di ogni tipo di discorso e dunque la narrativa si offre come un'ipotesi interpretativa dei fenomeni socioculturali. Il PERCORSO GENERATIVO DEL SENSO costituisce la summa del pensiero greimisiano con le considerazioni di Propp in uno schema dove la significazione è divisa per livelli: dal livello più astratto, al livello più superficiale. Nella teoria greimasiana, dunque, non si parla più di segni ma di STRUTTURE in cui la significazione non si presenta come corrispondenza tra un significante e un significato bensì come TRASFORMAZIONE di quei soggetti che sono coinvolti nel processo di comunicazione. Il semiologo ora non si interessa più al "cosa significa", ma al "come significa".

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