Appunti su Pompei: storia, arte romana e architettura etrusca

Documento da Università su Pompei: storia, arte romana e architettura etrusca. Il Pdf esplora gli stili pittorici e le tecniche costruttive, fornendo un'analisi dettagliata dei reperti archeologici e delle loro interpretazioni, utile per lo studio dell'Arte a livello universitario.

Mostra di più

15 pagine

I due terzi della cià di Pompei sono ancora soo le rocce che si sono create dopo l’eruzione e non sono recuperabili
perché sopra vi è stata costruita la cià moderna, ci sono campi colva, e con gli strumen che abbiamo adesso è
quindi impossibile proseguire gli scavi anche se ancora ad oggi, dopo 300 anni si connuano a fare ritrovamen. Nel
79 d.C. è esploso il Vesuvio, un vulcano avo che aveva un tappo di rocce, il gas magma spingevano e avevano
sempre più pressione per le alte temperatura ad un certo punto non regge più la pressione ed esplode tuo, i gas e i
detri salgono per milioni chilometri no a quando la gravità li riporta a terra facendoli scendere lungo le pendici del
Vesuvio e inondando tua la cià di Pompei, Ercolano, Oplompis e Stavia, che prese da questa colata piroclasca
che ha ricoperto tuo nel giro di ore, si sono bloccate nel tempo, quindi si è messo un tappo di pietra che è rimasto lì
per quasi 2000 anni. Abbiamo molssime ricostruzioni storiche di quanto successo, mol storici andarono con le
barche anche da Roma. Per giorni connuano le scosse, crollarono gran parte dei muri e dei te in legno, alcuni sono
crolla per i terremo, altri invece per il peso dei pezzi di pomice (lapilli). Per gli storici dell’arte ciò è stata una
benedizione, in quanto tu i pavimen sono rimas intonsi. I poveri rimas a Pompei -perché i ricchi se ne sono
anda quando hanno iniziato a vedere la pioggia di pietra- sono mor sooca dalle nubi di gas tossici incandescen.
Al museo Archeologico di Napoli possiamo vedere i calchi dei corpi delle vime, in quanto una volta che ques erano
esanimi venivano ricoper da cenere che con il passare del tempo si è solidicata, mentre i baeri hanno
decomposto il cadavere, lasciando un vuoto, che una volta che gli archeologi si resero conto che eevamente
avevano la forma di un essere umano, prima di spaccare tuo a picconate si faceva un piccolo forellino araverso il
quale versavano del gesso, facevano la matrice, levavano la pietra e rimaneva così il calco dello spazio lasciato dai
corpi che talvolta si abbracciano, cercano di fuggire ecc..
Nel 1735 un contadino stava scavando per cercare dellacqua ed entra dentro una stanza, nota dei gradoni, delle
decorazioni, scopre l’anteatro, porta quindi nozia al re Carlo di Borbone, il quale capisce immediatamente che ciò
che hanno scoperto cambierà la storia, quindi privazza gli scavi, e da loro ucialmente inizio. Da quel momento no
ad oggi si connua a scavare anche se cambiano le tecniche, in quanto non c’erano sistemi avanza di oggi, per
esempio, per capire la densità del terreno. La pietra pomice da cui sono riempite le stanze è molto malleabile, infa,
basta raschiarla con un vangheo o una spazzola ed iniziano lentamente a comparire gli ogge. Le domus e le
poppine (boeghe) a Pompei, sono talmente tante che è necessario numerarle.
La piura pompeiana è una decorazione parietale, e a dierenza della piura romana che rappresentava i ritra
delle persone importan e delle baaglie non è andata perduta per la tecnica con la quale è stata realizzata, ovvero
l’aresco: la base è costuita dal muro grezzo in muratura, sopra di essa viene data una mano di intonaco, un
impasto di calce e acqua molto liscio candido e sole, su questo strato viene realizzato con un carboncino rosso in
modo che fosse evidente lo schema di ciò che si vuole disegnare in un secondo momento, è il cosiddeo disegno di
sinopia, una volta fao ciò, inizia la fase più complessa, dopo aver dato una seconda fase di intonaco molto sole
perché deve comunque trasparire la sinopia in modo da poterla usare come traccia, si iniziano a dare i pigmen
colora, ques vengono assorbi dall’intonaco e quando si asciuga si incrostano e non se ne vanno più. Se la piura
viene data su intonaco non fresco, si parla di temperatura parietale a tempera. I romani hanno codicato questo
sistema come una catena di montaggio, ognuno aveva il suo compito, in parcolare il pictor imaginarius progeava il
disegno e meeva il colore sulla parete. Il problema dell’aresco è che è necessario essere molto rapidi nella stesura
del colore, e ciò porta a un basso livello dei deagli, infa, l’arte piorica romana viene anche denita come
compendiaria (ovvero riassunva).
Si è solito disnguere la piura parietale romana e pompeiana in quaro sli secondo la divisione proposta nel 1882
dal tedesco August Mau, che si basava su un passo del De architectura di Vitruvio.
o Sle a incrostazione o struurale (ne III secolo-ne II secolo a.C.), è così chiamato perché imita lastre di
marmo che non tu si potevano permeere. Inizialmente l’intonaco veniva modellato per simulare al meglio le
crepe e le venature del marmo, si facevano nte incisioni per imitare i giun dei blocchi di marmo rispeo al
blocco successivo, successivamente non fu più necessario perché era suciente anche la sola piura per imitare
dandone una perfea illusione (è anche questa una tecnica per nobilitare il materiale)
o Lo sle in prospeva o architeonico (inizi I secolo-ca 30 a.C.) dimostra che, passa i decenni, gli ars
capiscono che non è più necessario disegnare in aggeo per simulare la profondità, ma sono sucien i disegni
delle ombre con i chiaroscuri, che ci danno eeo tridimensionale. Grazie ai colori riescono a far sparire le pare,
simulando di guardare oltre grazie al cosiddeo sfondamento prospeco, che illude che la parete non ci sia
tramite disegni di pare in prospeva (tecnica di disegno che ci permee di rappresentare uno spazio
tridimensionale su una supercie bidimensionale, venne inventata da Filippo Brunelleschi nel 1413) anche se i
romani ne simularono solo le regole di base: un elemento più vicino lo vedo più grande rispeo ad un elemento
più lontano, le ombre le vedo più marcate quando sono più vicine, le linee parallele tra loro nella realtà nel
nostro occhio in prospeva sembra vadano a correre tue verso un unico punto, il punto di fuga (punto
innitamente rispeo al punto di vista rispeo al quale sembra che vadano a convogliare tue le linee che sono
parallele tra di loro nella realtà). Vengono disegna edici esaamente come noi li potremmo vedere se fossero
reali perché sono tu esaamente proporziona. Si denisce quindi prospeva empirica perché deriva
unicamente dall’esperienza intuiva di come noi vediamo il mondo. Vista l’impossibilità di fare un aresco di
questo po in un solo giorno, si lavora per “giornate dell’aresco, si da l’intonaco in una determinata area e si
dipinge solo lì, poi il giorno seguente si fa un’altra giornata, a volte si nota che le mani sono state date in giornate
diverse, questa cosa traspare molto nelle ville Venete. Questo sle possiamo studiarlo precisamente dalla villa
Poppea.
o Sle ornamentale o della parete reale (ca 30-20 a.C.-ca 54 d.C.): in questo sle le architeure non vengono
realizzate in maniera realisca ma solo a scopo ornamentale, come un quadro, quindi sono solamente delle
cornici. Le pare vengono dipinte in campitura piaa dello stesso colore, nere rosse e gialle per le più anche,
nere blu e verdi per le più moderne. Le parcolarità del terzo sle sono le decorazioni di minuzia, ovvero un
miscuglio tra elemen geometrici ed elemen oreali (si deniscono quindi elemen decoravi geometrico-
oreali liformi), nel Rinascimento verranno riproposte come decorazioni groesche (perché verranno studiate
all’interno di groe), in sle compendiario e liforme. Del terzo sle fanno parte anche i pinax, maonelle di
intonaco sulle quali venivano realizza -da boeghe di piori- areschi; queste specie di “quadri” sono molto
funzionali in quanto non sempre l’autore è disposto a spostarsi e quando ci si trasferiva era posabile portarli con
.
o Lo sle fantasco o dellillusione (seconda metà I secolo d.C. o età neroniana) conserva le stesse caraerische
del terzo sle, con l’aggiunta però di sogge mitologici e paesaggi d’invenzione, ma anche ritra realisci del
padrone di casa; le prospeve architeoniche sono del tuo fantasiose ed estremamente teatrali, la prospeva
viene denita virtuosisca. Le piccole scene sono sempre realizzate con la tecnica compendiaria o a macchia.

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Pompei: Storia e Scavi

I due terzi della città di Pompei sono ancora sotto le rocce che si sono create dopo l'eruzione e non sono recuperabili perché sopra vi è stata costruita la città moderna, ci sono campi coltivati, e con gli strumenti che abbiamo adesso è quindi impossibile proseguire gli scavi anche se ancora ad oggi, dopo 300 anni si continuano a fare ritrovamenti. Nel 79 d.C. è esploso il Vesuvio, un vulcano attivo che aveva un tappo di rocce, il gas magma spingevano e avevano sempre più pressione per le alte temperatura ad un certo punto non regge più la pressione ed esplode tutto, i gas e i detriti salgono per milioni chilometri fino a quando la gravità li riporta a terra facendoli scendere lungo le pendici del Vesuvio e inondando tutta la città di Pompei, Ercolano, Oplompis e Stavia, che prese da questa colata piroclastica che ha ricoperto tutto nel giro di ore, si sono bloccate nel tempo, quindi si è messo un tappo di pietra che è rimasto lì per quasi 2000 anni. Abbiamo moltissime ricostruzioni storiche di quanto successo, molti storici andarono con le barche anche da Roma. Per giorni continuano le scosse, crollarono gran parte dei muri e dei tetti in legno, alcuni sono crollati per i terremoti, altri invece per il peso dei pezzi di pomice (lapilli). Per gli storici dell'arte ciò è stata una benedizione, in quanto tutti i pavimenti sono rimasti intonsi. I poveri rimasti a Pompei -perché i ricchi se ne sono andati quando hanno iniziato a vedere la pioggia di pietra- sono morti soffocati dalle nubi di gas tossici incandescenti. Al museo Archeologico di Napoli possiamo vedere i calchi dei corpi delle vittime, in quanto una volta che questi erano esanimi venivano ricoperti da cenere che con il passare del tempo si è solidificata, mentre i batteri hanno decomposto il cadavere, lasciando un vuoto, che una volta che gli archeologi si resero conto che effettivamente avevano la forma di un essere umano, prima di spaccare tutto a picconate si faceva un piccolo forellino attraverso il quale versavano del gesso, facevano la matrice, levavano la pietra e rimaneva così il calco dello spazio lasciato dai corpi che talvolta si abbracciano, cercano di fuggire ecc ..

Nel 1735 un contadino stava scavando per cercare dell'acqua ed entra dentro una stanza, nota dei gradoni, delle decorazioni, scopre l'anfiteatro, porta quindi notizia al re Carlo di Borbone, il quale capisce immediatamente che ciò che hanno scoperto cambierà la storia, quindi privatizza gli scavi, e da loro ufficialmente inizio. Da quel momento fino ad oggi si continua a scavare anche se cambiano le tecniche, in quanto non c'erano sistemi avanzati di oggi, per esempio, per capire la densità del terreno. La pietra pomice da cui sono riempite le stanze è molto malleabile, infatti, basta raschiarla con un vanghetto o una spazzola ed iniziano lentamente a comparire gli oggetti. Le domus e le poppine (botteghe) a Pompei, sono talmente tante che è necessario numerarle.

Pittura Pompeiana: Tecniche e Stili

La pittura pompeiana è una decorazione parietale, e a differenza della pittura romana che rappresentava i ritratti delle persone importanti e delle battaglie non è andata perduta per la tecnica con la quale è stata realizzata, ovvero l'affresco: la base è costituita dal muro grezzo in muratura, sopra di essa viene data una mano di intonaco, un impasto di calce e acqua molto liscio candido e sottile, su questo strato viene realizzato con un carboncino rosso in modo che fosse evidente lo schema di ciò che si vuole disegnare in un secondo momento, è il cosiddetto disegno di sinopia, una volta fatto ciò, inizia la fase più complessa, dopo aver dato una seconda fase di intonaco molto sottile perché deve comunque trasparire la sinopia in modo da poterla usare come traccia, si iniziano a dare i pigmenti colorati, questi vengono assorbiti dall'intonaco e quando si asciuga si incrostano e non se ne vanno più. Se la pittura viene data su intonaco non fresco, si parla di temperatura parietale a tempera. I romani hanno codificato questo sistema come una catena di montaggio, ognuno aveva il suo compito, in particolare il pictor imaginarius progettava il disegno e metteva il colore sulla parete. Il problema dell'affresco è che è necessario essere molto rapidi nella stesura del colore, e ciò porta a un basso livello dei dettagli, infatti, l'arte pittorica romana viene anche definita come compendiaria (ovvero riassuntiva).

Si è solito distinguere la pittura parietale romana e pompeiana in quattro stili secondo la divisione proposta nel 1882 dal tedesco August Mau, che si basava su un passo del De architectura di Vitruvio.

  • Stile a incrostazione o strutturale (fine III secolo-fine II secolo a.C.), è così chiamato perché imita lastre di marmo che non tutti si potevano permettere. Inizialmente l'intonaco veniva modellato per simulare al meglio le crepe e le venature del marmo, si facevano finte incisioni per imitare i giunti dei blocchi di marmo rispetto al blocco successivo, successivamente non fu più necessario perché era sufficiente anche la sola pittura per imitare dandone una perfetta illusione (è anche questa una tecnica per nobilitare il materiale)
  • Lo stile in prospettiva o architettonico (inizi I secolo-ca 30 a.C.) dimostra che, passati i decenni, gli artisti capiscono che non è più necessario disegnare in oggetto per simulare la profondità, ma sono sufficienti i disegni delle ombre con i chiaroscuri, che ci danno effetto tridimensionale. Grazie ai colori riescono a far sparire le pareti, simulando di guardare oltre grazie al cosiddetto sfondamento prospettico, che illude che la parete non ci sia tramite disegni di pareti in prospettiva (tecnica di disegno che ci permette di rappresentare uno spazio tridimensionale su una superficie bidimensionale, venne inventata da Filippo Brunelleschi nel 1413) anche se i romani ne simularono solo le regole di base: un elemento più vicino lo vedo più grande rispetto ad un elemento più lontano, le ombre le vedo più marcate quando sono più vicine, le linee parallele tra loro nella realtà nelnostro occhio in prospettiva sembra vadano a correre tutte verso un unico punto, il punto di fuga (punto infinitamente rispetto al punto di vista rispetto al quale sembra che vadano a convogliare tutte le linee che sono parallele tra di loro nella realtà). Vengono disegnati edifici esattamente come noi li potremmo vedere se fossero reali perché sono tutti esattamente proporzionati. Si definisce quindi prospettiva empirica perché deriva unicamente dall'esperienza intuitiva di come noi vediamo il mondo. Vista l'impossibilità di fare un affresco di questo tipo in un solo giorno, si lavora per "giornate dell'affresco", si da l'intonaco in una determinata area e si dipinge solo lì, poi il giorno seguente si fa un'altra giornata, a volte si nota che le mani sono state date in giornate diverse, questa cosa traspare molto nelle ville Venete. Questo stile possiamo studiarlo precisamente dalla villa Poppea.
  • Stile ornamentale o della parete reale (ca 30-20 a.C .- ca 54 d.C.): in questo stile le architetture non vengono realizzate in maniera realistica ma solo a scopo ornamentale, come un quadro, quindi sono solamente delle cornici. Le pareti vengono dipinte in campitura piatta dello stesso colore, nere rosse e gialle per le più antiche, nere blu e verdi per le più moderne. Le particolarità del terzo stile sono le decorazioni di minuzia, ovvero un miscuglio tra elementi geometrici ed elementi floreali (si definiscono quindi elementi decorativi geometrico- floreali filiformi), nel Rinascimento verranno riproposte come decorazioni grottesche (perché verranno studiate all'interno di grotte), in stile compendiario e filiforme. Del terzo stile fanno parte anche i pinax, mattonelle di intonaco sulle quali venivano realizzati -da botteghe di pittori- affreschi; queste specie di "quadri" sono molto funzionali in quanto non sempre l'autore è disposto a spostarsi e quando ci si trasferiva era posabile portarli con sé.
  • Lo stile fantastico o dell'illusione (seconda metà I secolo d.C. o età neroniana) conserva le stesse caratteristiche del terzo stile, con l'aggiunta però di soggetti mitologici e paesaggi d'invenzione, ma anche ritratti realistici del padrone di casa; le prospettive architettoniche sono del tutto fantasiose ed estremamente teatrali, la prospettiva viene definita virtuosistica. Le piccole scene sono sempre realizzate con la tecnica compendiaria o a macchia.

Roma Antica: Storia e Arte

I Romani Roma è stata fondata nel 753 a.C., che per noi rappresenta l'anno 0; fino al 509 a.C. Roma era un piccolo paesino di agricoltori e allevatori, da questo momento in poi, nell'età Regia iniziano a susseguirsi i sette re di Roma, i primi quattro sanniti, di origine latina, gli ultimi tre etruschi, questo ci fa capire che ci sarà una fusione tra le due civiltà. Quando viene deposto il re Tarquinio il Superbo finisce la Monarchia e inizia la repubblica, ossia un governo aristocratico con una divisione dei poteri fra tutta una serie di consoli magistrati o censori che gestivano i vari aspetti dell'organizzazione romana, e dove al vertice v'erano gli aristocratici. Nel 27 a.C. Roma cessa di essere una repubblica aristocratica e ritorna ad essere una monarchia, diventando però un principato dove tutti i poteri che prima erano suddivisi vengono accorpati in un'unica figura, il principe; il primo fu Ottaviano Augusto (che rimase al potere fino al Il secolo d.C.) e l'ultimo Romolo Augustolo, chiamato così in modo dispregiativo perché era molto piccolo per stare al trono. Quando Roma cadrà l'impero si dividerà in due, l'Impero d'Oriente che continuerà a sopravvivere per altri mille anni, fino al 1453 d.C., che cadendo lascerà posto all'impero Ottomano, e l'Imperò d'Occidente che ebbe una durata decisamente inferiore.

L'arte romana si divide in tre periodi: il periodo dell'arte regia, quando Roma era una monarchia, l'età Repubblicana, e l'età Imperiale (I secolo d.C.), quando la forma di governo dell'immenso stato passa dall'essere una repubblica ad essere un principato (differenza tra impero e regno: l'impero ha dei territori distaccati, il regno è un territorio unico). La vera arte romana nascerà solo a partire dall'età Imperiale, prima non erano mai state prodotte forme artistiche così come le consideriamo noi oggi (pitture, sculture o architetture celebrative). L'arte del periodo che va dall'età repubblicana all'età imperiale è una concretizzazione/cristallizzazione della società in quanto assume le caratteristiche degli usi e dei costumi che c'erano in quel periodo; infatti, la civiltà romana è molto legata ai suoi antenati e alle regole trasmesse dalla tradizione, infatti, i romani tenevano nelle loro domus un altare dove posizionavano le maschere e le statue dei lari, cosicché ogni mattina il pater familia potesse portare loro preghiera affinché portassero fortuna. Per riassumere questo "principio" i romani utilizzavano il termine latino mos maiorum, la legge dei maiores è l'insieme dei tre valori che derivavano dagli antenati: virtus (coraggio), fides (lealtà nei confronti dei rapporti con la famiglia ma anche con lo stato) e pietas (rispetto dei propri doveri). Questi principi -che trasparranno anche nella loro arte- rendono Roma una civiltà austera, sobria e solenne. Prima del 27 a.C. gli unici contatti che i romani avevano con l'arte derivavano dalle guerre e dalle spoliazioni che avvenivano in queste, in quanto i soldati non venivano stipendiati, ma retribuiti con parte del bottino di guerra, in Magna Grecia vennero presi capitelli, blocchi di marmo, statue, candelieri, opere in bronzo, tele (a noi mai giunte), opere sul legno ecc. Questo costante contatto con l'arte greca ha fatto diventare questa una provincia romana, poiché è ormai inevitabile che non vi sia una fusione, a tal proposito il poeta latino Orazio dice che "una volta conquistata, la Grecia conquisterà il suo rozzo vicnitore", ciò significa che la cultura greca ha conquistato Roma, perché dal punto di vista umanistico e scientifico era molto più avanzata; a Roma iniziarono ad arrivare artisti greci, filosofi, matematici ecc, questo ci porta ad un'altra caratteristica di questa città, ossia la sua innata furbizia, perché delegavano la potestà all'interno del loro vastissimo impero che andava dalla Gran Bretagna fino al Mar Rosso. Essi basavano il loro potere sulla potenza militare, ma il mantenimento di questo, sulla loro capacità di integrazione dei popoli vinti, in quanto, quando conquistavano un nuovo territorio lasciavano piena libertà al popolo di proseguire i commerci e la loro vita quotidiana, chiedevano soltanto cinque cose: utilizzare come lingue ufficiali il Latino e il Greco, venerare l'Imperatore (però senza nessuna limitazione ai loro riti ordinari), utilizzare la stessa moneta, seguire le stesse leggi e pagare i tributi, oppure fare proficui scambi di materiale (es. l'Egitto dava grano, l'attuale Romania oro, la Spagna vino rance e olio). Fino al 27 a.C. i romani ritennero l'arte come un ozio, gli artisti vennero definiti da Seneca "dispensatori di lusso" e non sarà diverso il giudizio di Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. L'arte romana è un arte anonima in quanto non abbiamo praticamente nessun nome degli artisti delle grandi opere realizzate, ciò è causa del prevalere dell'interesse dello Stato su quello dei singoli cittadini, spesso infatti le opere prendono il nome dei committenti o dei consoli sotto il cui consolato furono eseguite o a cui furono dedicate. Quest'arte è un arte utilitaristica che dà molta più importanza al valore della sua funzione piuttosto che alla bellezza dell'opera in se; possiamo dividere l'arte romana in tre macrocategorie: le opere di pubblica utilità (acquedotti, terme, luoghi di svago, strade, ponti, fognature), realizzate per l'utilità comune e dello Stato, il ritratto, che trasmetteva realisticamente alle generazioni future le fattezze degli antenati e i rilievi-storico celebrativi, che avevano il compito di celebrare un evento o una personalità influente. Visto che l'arte dev'essere legata all'utilitas la sua più importante forma è l'architettura, ovvero l'applicazione artistica dell'ingegno umano, che ha la funzione pratica di creare luoghi di aggregazione, proteggerci dalle intemperie, ecc, e si concentrano anche sull'ingegneria.

Architettura Romana

L'architettura I romani sostituiscono il sistema architravato greco (che presentava problemi nello scaricamento del peso, in quanto la pietra funziona bene a compressione ma male a trazione) con l'arco, una struttura architettonica che si basa

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.