Documento dall'Università Telematica Pegaso su cenni di storia romana dal 96 d.C. al 192 d.C. Il Pdf, di Storia a livello universitario, esplora la cronologia degli imperatori e gli eventi chiave, analizzando il principato di Traiano e il ruolo degli intellettuali come Frontone e Aulo Gellio.
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96-98 d.C. Nerva imperatore 98-117 d.C. Traiano imperatore 101-106 d.C. Guerre Daciche 115-117 d.C. Guerre contro i Parti 117-138 d.C. Adriano imperatore 122-127 d.C. Costruzione del vallo di Adriano in Britannia 133-135 d.C. Rivolta giudaica 138-161 d.C. Antonino Pio imperatore 142 d.C. Costruzione del vallo di Antonino in Britannia 161-180 d.C. Marco Aurelio imperatore 161-169 d.C. Marco Aurelio associa al potere il fratello adottivo Lucio Vero 161-167 d.C. Guerra contro i Parti 167-172 d.C. Guerre contro i Quadi, Marcomanni, Sarmati 180-192 d.C. Commodo imperatore 192 d.C. Assassinio di Commodo
La classe senatoria di cui era espressione l'anziano Nerva mal tollerava il principio della successione dinastica per via familiare: Nerva provvide dunque a scegliere il proprio successore - secondo il principio della designazione - e la scelta cadde su Traiano, un giovane aristocratico provinciale, comandante delle truppe di stanza in Germania. Una volta divenuto imperatore (98 d.C.), mostrò grande considerazione e rispetto per il senato, rendendo accettabile il suo potere assoluto.
Il regno di Traiano garanti un periodo di grande tranquillità all'interno, inaugurando l'ultima stagione di espansione militare per Roma: il prestigio imperiale è accresciuto 1 Per approfondimenti sul quadro storico dell'età di Traiano e Marco Aurelio, su Giovenale, Tacito, Frontone, Aulo Gellio, Apuleio, rimando a Cipriani 2015. PEGASO 3 di 26 dall'annessione della Dacia (101-106), rievocata nella colonna Traiana, e dell'ArabiaPetrea (105-6), nonché dalle campagne contro i Parti (113-116). Con Traiano ha veramente fine il principato gentilizio: l'unione fra principe e res publica trova il suo cardine nel concetto di obsequium (l'obsequium prende il posto della fides del principato gentilizio), che dà nuova forma al rapporto di dipendenza dei subordinati. Traiano è al vertice di una piramide funzionale che caratterizza in maniera formale la sua superiorità. Come rappresentante del pubblico, tutte le funzioni politiche e amministrative divenivano deleghe del principe. Il servizio per il principe diveniva servizio pubblico e viceversa. L'obsequium comporta il riconoscimento di un proprio ruolo da svolgere, in un posto determinato dell'ordinamento della res publica, secondo una gerarchia di compiti stabilita dal principe, ed è nell'obbedienza al principe che hanno ora le basi la dignitas e il dovere civico. L'area sociale in cui si rispecchia il nuovo assolutismo è quella dei ceti impiegatizi la cui ottica del 'servizio' spiega anche la tendenza a uniformare, ferma restando la primazia della dignitas, le carriere senatoria ed equestre, eliminando così uno dei più forti motivi di contrasto dell'età flavia.
Il segno di una nuova epoca si avverte anche nell'atteggiamento dei filosofi e degli intellettuali: non sono più il cuore dell'opposizione, ma interpretano ora la libertas come libertà interiore del saggio (non quella di stampo repubblicano, antagonista dell'assolutismo) e supportano il consenso dando del principato l'interpretazione di una forza unificante. La filosofia prende dunque le distanze dalla politica e si specializza in senso retorico-educativo.
Rispecchia questa nuova fisionomia di intellettuale l'opera più importante di Plinio il Giovane (61-113 d.C.), nipote del famoso martire della scienza quale fu Plinio il Vecchio, deceduto mentre cercava di capire le ragioni dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Si vuole alludere al Panegirico in onore di Traiano, una sorta di lungo elogio dell'imperatore, PEGASO 4 di 26 velato dalla intenzione di ringraziarlo per il suo buon governo e di esortarlo a continuare su questa strada, mescolando così l'encomio al tentativo di suggerirgli un profilo innovativocirca l'interpretazione della figura di princeps. Si tratta, pertanto, di un precedente importante nel rapporto fra potere e cerchia degli intellettuali, un precedente che stimolerà nei secoli successivi riprese e imitazioni.
Alla morte di Traiano (117 d.C.) divenne imperatore Adriano (117-138), legato al principe da rapporti di parentela (la zia di Traiano era nonna di Adriano) e da lui adottato in punto di morte. Il suo principato si segnala per lo sforzo di stabilizzazione complessiva e di ammodernamento dell'apparato politico e amministrativo. Ormai il principe è espressione della res publica e la prende in consegna (su monete d'oro dell'età adrianea è raffigurato Giove che affida il globo ad Adriano). La politica militare dell'impero si orienta in senso difensivo, mirando al rafforzamento dei confini piuttosto che all'espansione territoriale: un esempio concreto di questa politica è la costruzione della fortificazione nota come Vallo di Adriano. L'imperatore viaggia lungo i territori e le frontiere per garantire il controllo, ma l'attivazione di questo potere in qualche modo itinerante non si tradusse in forme definite di decentramento.
Alla morte di Adriano (138) il soglio imperiale fu occupato da Antonino Pio (138- 161), suo figlio adottivo, che si impegnò a rivestire il ruolo di 'buon monarca'. Forte del consenso delle classi colte, italiche e provinciali, garanti all'impero la stabilità politica e sociale e la pace. Il suo regno si pose su una linea di continuità rispetto a quello del suo predecessore, di cui non condivise, però, la molteplicità di interessi culturali e artistici. A distinguere Antonino da Adriano fu la tendenza a non muoversi dall'Italia, tendenza giustificata dalla volontà di non sottrarsi ai suoi doveri verso i sudditi e dalla PEGASO Fairrisilà Tillmalina 5 di 26 motivazione - forse polemica verso Adriano - di non voler gravare sulle province con viaggi dispendiosi.
Marco Aurelio (161-180), educato allo stoicismo e autore egli stesso di un libretto diriflessioni filosofiche in greco, i Ricordi, volle dare di sé l'immagine del sovrano illuminato, in linea di continuità con gli immediati predecessori. Ma proprio il regno del principe-filosofo coincise con gravi difficoltà esterne che facevano emergere i segni della crisi latente in quella che passerà alla storia come l'età più felice dell'impero. Un armonico equilibrio fra principe e nuova aristocrazia cosmopolita aveva determinato pace e stabilità interna, fattori di forte coesione e consenso sociale, tuttavia il governo imperiale possedeva una modesta capacità d'azione e una struttura amministrativa diffusa, ma solo apparentemente efficace. Il prelievo di ricchezza, e quindi la relativa disponibilità, da parte dello Stato era infatti insufficiente e le risorse delle classi abbienti trovavano sempre più spesso impiego a livello locale per la realizzazione di opere di prestigio (teatri, strade, opere d'architettura), secondo il sistema di contributi spontanei di facoltosi privati, che si assicuravano in questo modo la gloria e la preminenza sociopolitica (evergetismo). Tali debolezze strutturali fecero sì che, in concomitanza con gli attacchi dei barbari ai confini dell'impero, la necessità di sostenere le spese per la difesa incrinasse il delicato equilibrio di potere fra imperatore, esercito e aristocrazia, equilibrio caratteristico dell'età degli Antonini. Marco Aurelio dovette far fronte alle prime manifestazioni della crisi con interventi nel campo dell'amministrazione (sostituì le autorità locali con funzionari imperiali determinando in sostanza la fine dell'aristocrazia dirigente come classe coesa che aveva la base nella pace imperiale) e della finanza; inoltre dovette impegnarsi militarmente sul fronte orientale (guerra partica, 161-166) e su quello settentrionale (guerre contro i Quadi e i Marcomanni), dove, a partire dal 166, le invasioni e le pressioni delle popolazioni PEGASO Emirrisilà Talimalina 6 di 26 germaniche richiesero un grandissimo sforzo militare e politico che impegnò ingenti risorse umane e finanziarie dell'impero.
L'imperatore governò dapprima insieme al fratello Lucio Vero - avviando la prassi del governo collegiale - fino alla morte di quest'ultimo (169); poi (176) associò a sé il figlioCommodo, che alla morte di Marco Aurelio rimase detentore unico del potere (180-192). La propensione di Commodo per un regime marcatamente autocratico e le stravaganze della sua personalità causarono la rottura con il senato e la rivalutazione dei liberti come funzionari imperiali in ruoli chiave; l'esercito, da parte sua, garanti inizialmente il sostegno al nuovo imperatore in seguito a un cospicuo aumento del salario. Il clima di terrore, le congiure, le repressioni si accentuarono negli ultimi anni, finché una congiura di palazzo - la prima dopo più di un secolo - eliminò Commodo (192), chiudendo nel sangue il periodo più stabile della storia dell'impero. PEGASO 7 di 26
Nel II secolo la prosa mostra una vitalità senz'altro maggiore rispetto alla poesia, una prosa che si arricchisce, però, di poetismi, che "nella lingua della prosa letteraria latina non sono più, ormai, una novità. Essi sono frequenti un po' in tutti gli autori in prosa,in Tacito come in Apuleio, in Svetonio come in Floro, ecc. Non raramente questi poetismi sono insieme anche arcaismi"2.
A proposito di questa età, scrive Mazzini3, "sul piano culturale i caratteri che distinguono questa fase storica appaiono essere soprattutto: a) un accentuato filellenismo cui si accompagna anche un'eccezionale vivacità della lingua e della cultura greca; b) una politica di istruzione pubblica con una crescita senza precedenti di alfabeti; c) la seconda sofistica e l'immagine del letterato come showman; d) una cultura bilingue; e) una grande passione culturale o meglio cultura globale".
La cultura greca acquista un valore sempre maggiore nel contesto di un impero di vaste dimensioni giunto al massimo della sua estensione territoriale, in cui l'elemento italico non occupa più un posto privilegiato. Il maggior grado di unità culturale e la diffusione dell'istruzione di base portarono alla formazione di un nuovo pubblico di utenti, particolarmente interessato, oltre che a conoscere la cultura del passato per 'nobilitare' la propria formazione, a cognizioni di tipo tecnico-pratico e a opere di tipo divulgativo, necessarie per lo svolgimento del proprio lavoro.
Risulta del tutto congeniale al clima dell'epoca il movimento culturale greco della cosiddetta 'Seconda Sofistica', a cui si faceva cenno supra, perfettamente integrato nel sistema socio-politico del tempo. Nell'età dei Severi (che ha inizio con l'avvio del 2 Mazzini 2007, 230. 3 Ivi, 213-214. PEGASO Fairrisil Talimalina 8 di 26 principato di Settimio Severo nel 193 d.C.), ad esempio, Filostrato raccolse le biografie di numerosi neosofisti, perlopiù originari della parte orientale dell'impero, tra i quali spiccano il magnate ateniese Erode Attico (che fu console nel 148) ed Elio Aristide (autore, tra l'altro, di un Encomio di Roma). La Seconda Sofistica si fece veicolo di una tendenza linguistica volta al recupero del 'puro' greco attico sulla base dell'uso dei 'classici', che ricorda per certi aspetti la moda dell'arcaismo in latino. "Per la profondità della penetrazione della lingua greca a tutti i livelli sociali è